martedì 23 marzo 2010

Il ritorno di Barker

Decidiamo di tornare a Parigi con Dustin per cercare una cura al suo male.
Ma mentre cerchiamo di partire arrivano i militari e con loro hanno una donna.
Vogliono fare uno scambio.
La donna per Dustin.
All'inizio non capiamo poi tutto è chiaro: la donna è la moglie di John.
Sembra che ora la scelta è vincolata.
Facciamo lo scambio e torniamo a Parigi con la moglie di John.
Mentre siamo nella nostra casa a parlare sul da farsi si sente bussare alla porta.
Apriamo e rimaniamo a bocca aperta.
"Salve" dice l'uomo e noi rispondiamo in coro: "Barker"
Barker è davanti a noi, coscente di quello che è, ma sopratutto in piedi.
Insieme a lui c'è un certo Philippe Arcer che ora è un suoi collega, ha un nuovo capo e il suo compito è cercare di fare nascere il figlio di Anthony.
Non capiamo come faccia a essere lì e come faccia a essere tornato come nuovo.
Mentre ci domandiamo il come e il perchè lui chi chiede: "Posso riprendermi lo specchio?"
Discutiamo sul da farsi e decidiamo di fare un altro scambio.
Lo specchio per tre risposte.
Prendiamo lo specchio e andiamo da Barker.
Intanto cerchiamo le domande da fare a lui o allo specchio.
Una volta arrivati partiamo con le domande.
La prima è come funziona il treno.
Lui scrive qualcosa sulla mano e poi tocca lo specchio.
Passano alcuni secondi in cui Barker cade in trance e poi ci dice che il treno va grazie a dei simboli che bisogna segnare su di esso e non come funzionano normalmente i treni.
Ci scrive i simboli e sono li stessi che si sono sui nostri orologi.
I nostri occhi si illuminano e chiediamo subito cosa sono quei simboli
Barker fa la stessa cosa di prima, tocca lo specchio e cade in trance.
Dopo pochi secondi ci dice che la prima volta che furono tracciati era nel medioevo, da una donna con i capelli neri e ricci di nome Liliana.
Quando li ha tracciati era in un castello e pronunciava delle parole a lui incomprensibili.
Vicino a lei c'era un cavaliere con i capelli rossi.
Una volta che ebbe tracciato i simboli all'interno di essa camparve un ombra. E dopo aver chiesto a Liliana se era conscia del prezzo che chiedeva loro.
Alla risposta affermativa della donna l'ombra si avvicina al muro, lo tocca ed ecco comparire una porta di metallo
Una delle famose porte di metallo.
E subito il cavaliere invecchia ediventa polvere e si sentono dei gridi nel castello.
Dopo di ciò Barker ci dice che l'ombra si è girata nella sua direzione fissandolo e lui ha staccato la mano dallo specchio mentre vedeva la donna che passava attraverso la porta.
Una volta che ci ha raccontato questo ha perso i sensi per pochi attimi, stremato dalla fatica.
"Mi serve del tempo prima della terza domanda" dice lui appoggiandosi a dei servitori.
"Possiamo usare lo specchio nel mentre?" chiede Paul e lui un po' restio acconsente dicendo che andrà a riposarsi nell'altra sala.
Con noi rimane Philippe che ci guarda disisnteressato.
Io mi avvicino a lui e mentre mi appoggio alla parete Paul ha già scritto qualcosa sulla mano e sta già toccando lo specchio.
"Sai quello che stai facendo?" chiede Philippe e Paul sorridendo "No!" e tocca lo specchio
Passano trenta secondi e già non si regge in piedi. William lo prende e lo stacca di forza dallo specchio.
È stremato.
Paul non fa in tempo a dirci quello che ha visto e subito John ha la mano sullo specchio.
Arcer sembra sconsolato. "Qualcuno fermi questa follia" dice appoggiando la testa fra le mani.
Questa volta Jimbo afferra John pochi secondi dopo la sua caduta in trance, ma sembra che anche lui abbia visto qualcosa.
Mentre tutti cercano di far riprendere Paul e di trattenere John, il nostro compagno Joseph il bibliotecario ha la mano sullo specchio.
Mentre anche lui cade in trance e il suo corpo cede seduta stante alla fatica io chiedo ad Philippe: "Bello il giubbotto! È Pelle?" e lui: "Sì è molto bello ed è di pelle?", lo incalzo "Dove lo hai trovato?" e lui alzandosi "Non in questo tempo" ede sce dalla stanza.
Afferriamo Joseph che ormai stremato era crollato a terra, lo sepcchio è evidentemente troppo per la sua età.
Ci riprendiamo un po' tutti da quello che sta succendendo e Jimbo propone di andare a provare il treno. Subito William è con lui come quasi tutti gli altri.
Ma John, Anthony e io decidiamo di fermarci qui, vogliamo parlare con questo Philippe Arcer.

giovedì 18 marzo 2010

Il ritorno

Dopo la parentesi nel futuro ci ritroviamo nella nostra sede con delle "belle" novità.

Jimbo ha scoperto come funziona lo specchio, sappiamo che quando Faust sviene ci proietta in tempi e realtà che ci aiutano a capire e scoprire i nostri poteri col rischio però di rimanere intrappolati in queste realtà...

Ora dobbiamo decidere che cosa fare. Valutiamo tra le varie possibilità e decidiamo di divederci gli incarichi.

Io e Jimbo ci dedichiamo al recupero dei pezzi del treno, gli altri continuano ad indagare sulla morte dei due operai nelle catacombe.

Dopo circa 1 mese si sa che nelle catacombe c'è un mistero che aleggia, come un'ombra che non si sa cos'è e della quale nessuno vuol parlare.

Mentre i pezzi del treno sono stati quasi tutti recuperati. Già quasi. Mancano 4 ruote che sono state usate sul treno della prima metropolitana a Londra.

Così, senza esitazione, torniamo nella nostra Londra.
Scopriamo che sono cambiate molte cose. Nuove costruzioni hanno rimpiazzato quelle rase al suolo dai militari. Facciamo un giro per quelle che un tempo erano le nostre strade e ci assale un pizzico di malinconia.

Ma non abbiamo tenpo da perdere, siamo qui per uno scopo.

Andiamo a vedere questo strano treno che chiamano metroplitana e saliamo. Facciamo tutto i lpercorso parlando e facendo domande al loquace macchinista.
Così vediamo la galleria dove lo parcheggiano la notte. E' un posto appartato e incustodito; è presto deciso che, la notte stessa, avremmo preso le ruote.

Nel frattempo qualcuno di noi va a fare un giro per il porto per vedere de c'è ancora la cassa.
Con grande stupore scoprono che qualcuno l'ha rubata.
E non è la sola cosa che scoprono. Mentre si aggirano per i vicoli bui si sentono seguiti e scoprono ceh sulle loro tracce c'è un mostro umanoide.
Un paio di loro hanno un duro scontro con essa.
L'ultimo a lottare con questa creatura è John. La cosa sorprendente è che questo essere lo conosce, lo chiama per nome e chiede il suo aiuto.

Così, mentre alcuni portano le ruote in una locanda fuori città per poi portarle a Parigi il mattino seguente, altri si ridirigono al porto per cercare e aiutare questa creatura.

Oltre a lei ci sono anche dei militari che cercano di ucciderla ma, con l'aiuto di John, i militari vengono messi in fuga.

Così ci ritroviamo alla locanda con 4 ruote di treno e un essere mostruoso.
John ci racconta che è un suo ex commilitone, un certo Dustin, che si è trasormato così dopo la missione di recupero in Idia.

Il nostro breve ritorno a Londra è finito ma, di certo, non ce ne andiamo a mani vuote.

martedì 16 marzo 2010

Il volto nello specchio

L'orologio di Barker ferma il tempo...
Questo pensa Jimbo mentre osserva il grigio spazio immoto della città che il meccanismo dell'orologio ha cristallizzato in un tramonto interminabile.
Gli uccelli sopra la Senna sono bloccati in evoluzioni che sembrano essere scolpite da un abile mano.
Jimbo fa due passi.
Gli oggetti sono inamovibili, il tempo bloccato ne impedisce il movimento, anche se lui cerca di spostarli a forza.

Lo specchio sembra reagire al blocco del tempo e se Jimbo lo sfiora, come un metallico fiore, si apre e mostra il suo segreto: la possibilità di scrutare il mondo!
Basta pensare a qualcosa e lo specchio lo mosta.
Jimbo muove le lancette e lo specchio, docile, mostra ciò che è avvenuto prima e forse, se Jimbo lo volesse mostrerebbe anche quello che avverà dopo.
Ma l'uomo con la bombetta, tempo addietro, aveva detto di non giocare con il tempo, e Jimbo non vuole rischiare.

Mentre parla con gli altri di quello che ha scoperto il suo sguardo viene catturato dal vetro di una finestra, al suo interno sembra essere riflesso un volto.
E' solo un istante, ma Jimbo ne è certo, qualcuno li spiava!

Torno a scrutare il tempo con lo specchio, manda le lancette indietro fino al momento in cui ha intuito il volto nella finestra e lo vede.
Un volto d'ombra con profondi occhi rossi.
Gli occhi di un cacciatore.
Un brivido scende lungo la schiena di Jimbo.
Forse giocare col tempo ha richiamato l'attenzione di esseri che loro non possono combattere.
Jimbo osserva il volto e con sua immenso terrore, mentre tutto il tempo è fermo, l'essere si volta verso di lui!
Jimbo si stacca dallo specchio e fa riprendere il moto del tempo.
Mio dio, quella cosa non è vincolata la tempo!
Jimbo mette via l'orologio e si promette di essere molto, molto cauto.

mercoledì 10 marzo 2010

Il meccanismo del tempo

Continuo a controllare sui monitor quello che sta accandendo, ma una volta che i miei compagni sono entrati nella stanza non riceviamo più loro notizie e non osserviamo alcuna attività sospetta. Dopo un po' di tempo che sono fermo a non fare nulla decido di andare a vedere, prendo una pistola e mi alzo dirigendomi verso il corridoio. Così fa anche la nostra compagna, ma una volta sulla porta tutti gli schermi diventano neri e sull'unico rimasto acceso vi sono solo dei numeri: 4.00 - 3.59 - 3.58 - 3.57 - ...
Nella mia testa si palesa un pensiero che si tramuta in orrore, guardo l'orologio o mi precipito all'interno della stanza. Entro e davanti a me si apre un cunicolo scavato nella roccia e, senza chiedere ne come ne il perchè, mi fiondo all'interno di questo e finisco in una grotta. William giace morto e i miei compagni sono tutti presi da una discussione. Arrivo e li avviso che nella stanza comandi è comparso un countdown. Loro mi guardano rattristiti e mi spiegano come stanno le cose.
Nella stanza a fianco c'è un sorta di buco nero e sempre nella stessa stanza c'è un tipo che sprigiona un forte magnetismo, qualche volta anche repulsivo.
Decidiamo di parlare con questo tizio. Lui sembra quasi lobotomizzato e l'unica informazione che riusciamo ad avere è quella che il professore ha istallato delle cariche esplosive per tutta la struttura. Così il mio compagno Anthony si lega alla sua pistola e si getta nel buco nero, subito lo segue Joseph. Uno dopo l'atro sia Faust che John li seguono e così decido anche io di fare il salto.

Da allora solo il buio.


Il buoi si dirada e ci ritroviamo ancora nel labirinto. Faust sta ancora precipitando e noi siamo accerchiati da questi guardiani. Uno di essi ci chiede il motivo della nostra visita e noi diciamo di essere in cerca di Toropolis. Lui ci guarda e ci dice che non possiamo raggiungerla.
Facciamo delle domande a questo guardiano ma non ne caviamo un ragno da un buco, così lui ci dà due alternative, o rimanere qui per sempre o andarcene. Senza pensarci troppo prendiamo le nostre cose e torniamo a casa.
La troviamo Faust che dorme beato e una volta sveglio ci spiega che tutte le volte che lui sviene o si addormenta involontariamente ci fa ricordare momenti dimenticati delle nostre vite. Un po' quello che ci aveva detto Robert circa il linguaggio di Gea, ma da lì a capirci qualcosa il passo è lungo.

Mentre riflettiamo Jimbo nota che l'orologio di Barker diversamente dai nostri ha la possibilità di regolare l'ora.
Noi gli diciamo di provare e lui prova, insistiamo e lui ci risponde che lo ha già fatto.
Il tempo si è fermato quando lui ha staccato l'orologio ed è ripartito quando lo ha riattaccato, ma noi non ce ne siamo minimamente accorti.

Jimbo si alza e fa alcune prove e dopo una di essa torna con la barba. Noi un po' allarmati gli chiediamo che cosa è successo e lui ci risponde: "Ho capito come funziona lo specchio"

martedì 2 marzo 2010

La base nei ghiacci

Polo Sud - Novembre 2009
Jimbo si risveglia con l'acqua calda che gli brucia le mani.
"Sembra che funzioni tutto.."
La ragazza alle sue spalle è vestita con abiti da esplorazione antartica.
Il labirinto è solo un vago ricordo, come un sogno.
Adesso Jimbo è nel 2009 e sta cercando risposte alla morte di alcuni esploratori.

Per tutto il gruppo il 1863 nn è altro che un vago sentore che rimane in fondo al cervello.
Come un fugace ricordo di un'altra vita.

La spedizione ha lo scopo di capire chi, o cosa, ha ucciso 11 scienziati che si trovavano nella base antartica.
Hanno solo pochi indizi:
Primo: il capo spedizione, il dott. Lewis, sembra essere impazzito ed ha sfogato la cosa in una sorta di grafomania che lo ha portato ha scrivere cifre e date sui muri del suo laboratorio.
Secondo: la spedizione era li per studiare un fenomeno magnetico che si origina sotto la superficie terrestre, a circa 100m di profontità.
Terzo: le registazioni audio identificano la presenza di un' "ombra" che i ricercatori sembrano avere visto aggirarsi nei corridoi
Quarto: I computer sono stati tutti formattati e tutti i dati della ricerca sono stati persi.

Esplorano la base e scoprano che è completamente vuota.
Attivano in sequenza le telecamere scoprono che a volte ci sono dei cali elettrici in alcune zone della base.
Durante questi cali elettrici nell0ochio delle telecamere appare un'ombra indistinta.
Qualcuno pensa a fenomeni magnetici, altri ad un virus informatico..

Tre di loro armati di coraggio si nascondono nei corridoi.
Appena i compagni li avvisano di un calo elettrico corrono nella zona per vedere se l'ombra esiste realmente.
La vedano!
John lancia una torcia di segnalazione nella sua direzione e la luce illumina il corpo fisico di un uomo.
E' il professor Lewis!
Appena lo vedono il professore scompare come nel nulla e torna la luce.

Controllano le registrazioni delle telecamere:
l'immagine non viene registrata correttamente, come se l'ottica non riuscisse a catturarla, ma la cosa più sconvolgente è che nel momento della scomparsa gli orologi delle telecamere sembrano avere fatto un salto di 19 secondi!

venerdì 19 febbraio 2010

Si ricomincia

Ancora una volta ci troviamo a misurarci con qualcosa di inaspettato e di sconvolgente. Che, sin dall'inizio, sta mettendo a dura prova le nostre capacità e la nostra resistenza.

Scendere nel cuore della Terra è qualcosa di molto difficile sia fisicamente che mentalmente. Passare tutto qul tempo nell'oscurità rpofonda, con l'aria quasi irrespirabile e nel quasi totale silenzio ha messo a dura prova le nostre menti. Se fossi sceso solo credo sarei impazzito.

Quello che abbiamo scoperto è a dir poco inquietante.
Un intreccio di scale che sembrano "muoversi" slegate dalle normali leggi fisiche e architettoniche. A cosa porterà questo labirinto? Da chi o da cosa vuole tenere lontani i più deboli o i meno coraggiosi?

Mentre ci stiamo facendo queste domande nell'incredulità dello spettacolo che si dipana davanti ai nostri occhi, John ci fa spostare la nostra attenzione su una persona che si profila all'orizzonte. Su una delle innumerevoli scale c'è in piedi un uomo. Dall'abbiglaimento sembrerebbe un monaco. Vesito con un saio, cinto da una corda e dei sandali ai piedi.

Il tempo di dare un'ultima ochhiata e poi capiamo che le nostre forze psicofisiche ci stanno abbandonando. Non possiamo fare altro che risalire.
Dopo una faticosissima e lunghissima risalita finalmente rivediamo la luce e ricominciamo a respirare aria buona. Ci abbandoniamo a un sonno pieno di incubi.
Poi ci rechiamo nell'agenzia e risporfondiamo nel sonno.

Al nostro risveglio un biglietto sotto la porta ci intima di stare lontani.

Ora, come sempre, dobbiamo decidere cosa fare.

martedì 16 febbraio 2010

Il Labirinto

Due settimane di tempo per sistemare la nuova casa fornita dal museo.
Due piani tutti loro per installare una nuova agenzia investigativa.
L’unico lavoro che sanno fare.
Ficcare il naso è il loro unico modo per tirare avanti.
Ficcando il naso Paul scopre una cosa interessante.
Durante uno scavo sono stati scoperti una serie di cunicoli sotto Mont-Parnasse.
Due operai sono morti in circostanze misteriose.
Visitano lo scavo.
Scoprono, nei cunicoli, un passaggio che scende in profondità.
Scendono.
Una scalinata antica li porta in un antro profondo sotto la città di Parigi.
L’oscurità è opprimente.
Qualcuno prima di loro è sceso ad esplorare i cunicoli.
Un esploratore di nome Jerarde La Valle ha passato un mese nel 1979 in quell’antro cercando una cosa che lui chiama “IL LABIRINTO”.
Dalle incisioni che La Valle ha inciso sul muro capiscono che il labirinto è abitato.
Ma da chi?
Trovano il labirinto e la loro mente ha un collasso.
Nel labirinto sembra che le dimensioni verticale e orizzontale si fondano e perdano senso.
E’ troppo.
Lasciano il labirinto incapaci di esplorarlo.
Troppe domande sul quel luogo li affliggono.

mercoledì 10 febbraio 2010

Casa, Dolce Casa

La grande stanza era tetra e cupa, illuminata solo da una candela posta su un antico tavolo in legno massiccio. L'uomo, assorto nel suo lavoro, parlava da solo.

Non è pazzo, ma quando è nervoso perchè non riesce a venir a capo di qualche problema, parla da solo. Un brutto vizio che si trascina da più di trent'anni. E passa..

"Maledetto Robert! Non sono ancora diventato pazzo, forse vecchio, ma non pazzo.. Sono stra sicuro di non aver messo io quell'orologio nella mia tasca e non ho idea di come ci sia finito, dato che anche i miei compagni erano sorpresi quanto me."

"Pffffhhhhhhhhhhhh!" "Sgrat, sgrat"
Il bibliotecario concentrato e assorto nei suoi pensieri soffiava la polvere e puliva nervosamente le copertine di alcuni testi antichi. Intanto la sua mente vagava agli avvenimenti
degli ultimi tempi.

"Vabbè, a quanto pare, d'ora in poi dovrò abituarmi a stranezze di tutti i tipi; e forse stranezze ancor peggiori di quel felino maledetto che mi voleva far diventare un involtino."

Una mano gli andò inconsciamente al petto, dove il lungo taglio trasversale si stava lentamente cicatrizzando. In effetti la sua è stata proprio una brutta avventura.

"le cose ora sembrano comunque andare per il meglio, o no, mio caro e vecchio Roger?"

Il gatto sollevò il capo, lo guardò con aria assonnata, agitò la coda e riprese a dormire.

"E comunque è stata geniale l'idea di chiedere l'uso del palazzo antistan
te il Louvre al direttore del museo. Ho dovuto lasciargli quel bellissimo pugnale d'oro e la punta di lancia della prima era, ma amen. Grazie a quel posto avremo accesso diretto ai sotteranei e alle stanze che utilizzeremo come base per le nostre operazioni - quali che siano ... mi sembra che si brancoli un po' nel buio con le idee.."

Sospirò passando al volume successivo.

"Ehi! Questo libro è proprio conciato male.. altro che pulizia, bisognerebbe trascriverlo.. Ma temo che nel prossimo futuro non avrò troppo tempo da dedicare ai miei amati libri."

"MEEEOOOWHHHHHHHHHHHH!"
Il gatto strillò e scappò sotto uno scaffale quando un piccolo scopino dal manico ricoperto da sottili lacci di cuoio lo colpì in pieno sulla testa:

"Roger! Maledetto pelandrone! vattene a cacciare i topi che mi rosicchiano i libri al posto di poltrire tutto il giorno!"

Mentre il gatto lo stava osservando in cagnesco con le orecchie tese, il vecchio studioso iniziò a sistemare i libri su uno scaffale vuoto e polveroso lì vicino.

"Bisogna trovare una soluzione: dobbiamo inventarci il modo di ottenere informazioni a livello planetario e quasi in tempo reale.. e direi che senza i mezzi strambi che hanno i miei nuovi compagni, sia proprio impossibile.. Ed il bello Roger è che manco loro sanno in che modo farlo!"

Il felino in tutta risposta soffiò nella sua direzione e, come se volesse volutamente ignorarlo, dedicò tutti i suoi sensi acuti e la sua attenzione ad un movimento sotto le assi del pavimento.

"Si potrebbe.. si potrebbe fare.. No! che non si potrebbe, maledizione!"

E rimase assorto nei suoi cupi pensieri e nel suo lavoro finchè la candela non si spense in uno sfrigolio..

martedì 2 febbraio 2010

Un nuovo capo?

Dopo aver ulteriormente indagato capiamo che non possiamo uccidere il guardiano e che, forse, il solo modo per far tornare il villaggio alla sua vita tranquilla è quello di far allontanare le due persone a cui il guardiano da la caccia. Il maniscalco e il bibliotecario.
Loro sono le sole persone che hanno toccato la stele senza averne il permesso e quindi sono una minaccia da eliminare

Così parliamo col maniscalco e col borgomastro e, anche loro, convengono con noi su questa soluzione.

Nel giro di qualche ora il maniscaclo è diretto a nord sul suo carro con la sua famiglie.
Noi invece ci rechiamo alla stazione del villaggio vicino e, dopo una breve consulto decidiamo tornare in Austria da Robert l'orologiaio.

Dopo qualche ora di treno in cui cerciamo di recuperare le energie, arriviamo a Vienna. Il locandiere vuole essere certo della perdita della sua locanda e così è.
Quindi ci rechiamo da Robert con il solito nugolo di domande che ci attanaglia la mente.

Quando arriviamo alla casa siamo subito colpiti dalla torre dell'orlologio che svetta al centro.

Ci faciamo annunciare e veniamo indirizzati proprio verso la torre.
Quando iniziamo a salire le scale quasi tutti noi dell'agenzia, iniziamo ad avere strani malori.

Ci rechiamo in uno studio con Robert e, quando gli chiediamo dei malori, dice di non conoscerne la causa ma è palese ceh stia mentendo.
Gli raccontiamo l'accaduto e lui si presenta con un antichissimo tomo scritto nell'antica lingua egizia. La stessa che parlava il guardiano.
Ci spiega chi e cosa sono i guardiani, di questa lingua antica delle porte che conducono a Gea e, da quel che sembra, sa molto più di quello che ci dice.
Come al solito e come accadeve con Barker, l'uomo con la bombetta... la maggior parte delle noste domande cade nel vuoto.
Forse ci sono cose che non siamo pronti a conoscere, o forse la nostra sete di conoscenza è il loro modo di tenerci al loro servizio.

Con Barke fuori gioco sarà Robert il nostro nuovo vapo?

venerdì 29 gennaio 2010

Il Guardiano


La mente dell'essere non è costruita per pensare in maniera filosofica o morale.
La mente dell'essere è fatta per pensare a difendere.

Quando l'uomo tocca la stele la mente del guardiano si attiva e lui, dopo anni torna ad aprire gli occhi.
Il richiamo della pietra è un grido che gli spezza la mente.
Sente la pietra che vuole essere usata e lo urla senza ritegno.
Lo urala a orecchie umane che non possono sentire il suo grido.
Non è così per le orecchie dell'essere.
Un rapido movimento e il muschio che copriva il suo corpo si sbriciola.
Erano anni che era immobile, in attesa che servisse di nuovo.
Pochi balzi ed è nei pressi della roccia.
Ci sono due uomini che parlano.
Uno dei due tocca di nuovo la roccia e questa urla di nuovo.
Il grido ferisce l'essere per metà uomo e per metà gatto.
Nei suoi occhi le figure dei due sono avvolte da un alone rosso.
Rosso è male, rosso è non la puoi toccare.
L'essere si muove senza alcun rumore e arriva a pochi passi dai due.
La foresta difende la sua figura e le ombre della sera lo celano agli sguardi distratti dei due.
Un nuovo urlo.
Un balzo ed è tra i due.
Rimane immobile.
I due uralano e scappano.
L'essere prova un fendente ma va a vuoto.
Uno dei due spara.

Deve aver pensato:
Ce la posso fare, sono quasi al villaggio.
Già deve avere pensato così.
Adesso che è riverso nel canalone, sventrato da due colpi di artiglia sa che quello che ha pensato era sbagliato.
L'essere lo annusa e lo osserva.
Nessun alone.
Nessun alone è minaccia cessata.

L'altro uomo arriva a casa, chiude la porta di colpo e la spranga.
Non dovevamo andare li!
Le ossa, eccoco cosa erano, un avviso.
Mio dio che mi succederà adesso.
Dio mio, fa che non mi torvi!

mercoledì 27 gennaio 2010

Prede o cacciatori?


Si va a Caccia

La creatura che ci siamo messi a cercare è qualcosa di strano.
Fino a qui non c'erano dubbi, ma di cosa si tratti realmente non lo sappiamo ancora.
Ci sembra strano che si tratti di un lupo, le artigliate ci indicano un'altra fiera.
Magari un orso, o una qualche strana bestia uscita da qualche parco zoologico.
L'unica cosa che sappiamo che è molto grande.
Decidiamo di tornare al villaggio per passare la notte.
Ci barrichiamo nella locanda insieme a tutta la poca popolazione del villaggio. E mentre cerchiamo di riposarci il più possibile in questo nostro fortino improvvisato riceviamo una sorprendete visita.
John dice che c'è qualcosa vicino al villaggio.
Guardando bene vediamo una figura umanoide sul limitare del bosco.
Il militare, più svelto di tutti noi a prendere decisioni, con un pezzo di carne si arrampica sul tetto.
Dopo aver gettato la bistecca nei pressi dell'essere e dopo che questo non si interessa a essa fa esplodere un colpo dal suo fucile.
Colpito in pieno l'animale due di noi, Jimbo e Antony, scendono e cercano di avvicinarsi all'essere. Sembra un incrocio tra un animale e un uomo.
L'essere proferisce parola in una lingua a noi incomprensibile e poi sparisce nella foresta.
Alla mattina parte la battuta di caccia.
Con i cani e alcuni del villaggio ci inoltriamo nel bosco.
Dirigendoci verso le montagne troviamo un a sorta di recinto composto da corde a cui sono appese ossa umane.
I villani e i cani non vogliono proseguire oltre, dunque decidiamo di proseguire da soli.
Camminando avanti a noi troviamo dei menhir. Su uno di essi riusciamo a riconoscere i simboli e il disegno di una porta come quella da noi trovata nel deserto dai due soli.
Mentre Arold e il nostro fido archivista analizzano questa pietra io, Jimbo e William torniamo al villaggio a fare provviste per la notte, ma durante la nostra assenza succede il finimondo.
Dai racconti di Faust riusciamo a ricostruire i seguenti avvenimenti.
È cosparsa la creatura. Un incrocio tra un gatto e un uomo. Un essere veramente strano.
Questo si avvicina all'archivista, senza calcolare minimamente gli altri nostri compagni.
Tutti stanno fermi. Vogliono cercare un rapporto pacifico con la creatura.
Tutti tranne l'essere che colpisce con una zampata il nostro compagno. E qui John più veloce che mai risponde al colpo con la sua pistola.
Inizia il combattimento in cui John con l'aiuto della corda di Antony riescono ad avere la meglio. Ma la creatura sembra non subire troppo i colpi.
Sembra rigenerare le sue ferite. Così Arold, Faust e l'archivista fuggono verso il villaggio.
Stanotte credo che ci sarà lo scontro.
Le uniche notizie che riusciamo ad avere sono le seguenti.
La creatura parla in una lingua che sembra essere molto antica.
Sembra che protegga la porta.
Attacca solamente l'archivista.
I dubbi si aprono strada nella nostra mente, ma, mentre ognuno di noi fa le proprie congetture, carichiamo i fucili in attesa di una notte di fuoco.

martedì 19 gennaio 2010

Cadere in una nuova vita

È strano come la vita ti giochi dei brutti scherzi. Un giorno stai gestendo la locanda dei tuoi sogni e quello dopo sei a prendere fucilate degli zombie.
Ieri servivo birra e abbacchio, ora cammino in un deserto.
Ma non è un deserto normale.

Già, perchè quando il mio nuovo amico Antony ha preso in mano la maschera del faraone ed essa si è sbriciolata tutto è cambiato.

Tutti i tesori spariti, gli zombie con loro e il mio orologio ha smesso di funzionare correttamente. Decidiamo di uscire attraversio il passaggio del muro e ci troviamo in un deserto.
Nulla di strano fino a qui, finchè qualcuno di noi alza gli occhi al cielo e vede due soli.

Ebbene sì, due soli.

Non so dove sia comparso l'altro, non so che cosa sta succendendo.
L'unica cosa che so è che fa stramaledettamente caldo e avere due soli non aiuta affatto.

Camminiamo nel deserto per circa due ore in direzione delle montagne quando avvistiamo un oasi. Per fortuna non è un miraggio, è tutto vero. Corriamo verso l'acqua e le palme.
Ci riposiamo un po', beviamo, recuperiamo le scorte d'acqua e mangiamo delle noci di cocco. Finalmente un po' di pace o almeno così sembrava.
Mentre William si stava bagnado i piedi ecco che alcuni tentacoli tutti neri escono dall'acqua e cercano di afferrarlo senza riuscirci.
Ci allontaniamo subito da questa pozza che sembrava il paradiso, ma poteva trasformarsi nell'inferno.

Riprendiamo il nostro viaggio verso le montagne. Sulla nostra strada sembra che le dune siano in realtà piramidi ricoperte, ma non riusciamo ad approfondire il discorso.

Finalmente riusciamo a raggiungere le montagne, che per nostra sfortuna si dimostrano essere un costone verticale lunghissimo che non lascia speranze di scalate.
Mentre discutiamo sul cosa fare alcuni di noi esplorando il dintorni trovano due statue di Anubi, il dio dei morti egizio. Abbiamo trovato qualcosa che ricorda il nostro mondo.
Ci fermiamo a riposare ai piedi di una di queste statue quando si mostrano davanti a noi dieci figure uomanoidi tutte bardate di vesti per non fare passare la sabbia, del tutto simili ai nostri beduini, ma alte quatro metri.
Questi estraggono un diapason gicante e lo perquotono. Cinque di noi cadono storditi mentre io e altri due miei compagni riusciamo a resistere a quel suono. Queste creature non capiscono la nostra lingua noi non capiamo la loro, ma ci fanno intendere che dobbiamo seguirli.

Attraversiamo insieme a loro il deserto a bordo di lucertole giganti e ci portano in una piramide nascosta dalla sabbia dove ci fanno accomodare in una stanza.
Siamo finiti in una sorta di carcere.
Ad un tratto uno di loro ci "chiama" per "parlare" con noi.
Il nostro archeologo cerca di comunicare attraverso ideogrammi da lui conosciuti.
Questi sembrano capire, o meglio sembrano averli già visti, e ci conducono dove ci sono questi segni.
Prima in una sorta di anfiteatro dove, nel centro, è riprodotta una serie di simboli che ai miei amici dicono qualcosa mentre a me non dicono assolutamente nulla.
Poi a una colonna su cui è raffigurata una porta con delle scritte.
I miei nuovi compagni discutono mentre passa l'intera giornata;alla fine tramontano entrambi i soli e Arold dice delle parole.
La porta diventa traslucida, come di lego.
Lui la tocca e sparisce.
Gli altri fanno lo stesso.
E io non posso fare altro che imitarli.

Apro gli occhi ed è notte, siamo in una foresta e non troppo lontano c'è un villaggio.
Il sole quando sorge è uno, siamo in Germania e siamo nel 1863.
Finalmente a casa.

La Locanda

Robert pensa:
Chissà cosa farebbero se li portassi davvero alla piramide...
E la locanda svanisce.
Nessuno nota l'assenza di quello che fino a prima c'era sempre stato, nessuno ne serba il ricordo.
Per tutti li, la locanda non c'è mai stata.

Il vento spazza la sabbia sulle pareti della locanda che oramai è abbandonata e vuota.
Dentro le sale che fino a poche ore prima erano gremite di gente adesso c'è solo il silenzio.
Il silezio e la sabbia.
Lentamente e inesorabilemte la sabbia inizia a consumare le parti.
I cardini di metallo della porta sono i primi a cedere, consumati delle stagioni.
La travi che reggono i piani superiori lentamente si seccano e le tempeste di sabbia le spazzano, fino a farle cedere.
Le tegole del tetto vengono strappate via e disperse lontano, sulle dune.
In pochi anni della locando non rimane che un guscio di vecchie assi spezzate e sparse.

L'uomo avvolto negli abiti neri ferma il cammello e guarda il GPS.
Dovrebbe essere qui.
Procede per qualche passo, fino a che il suo stivale non colpisce le assi coperte di sabbia.
Bingo!
Toglie lo zaino e ne estrae un vecchio PC portatile, un paio di candele bitorzolute e nere e una manciata di monetine di rame.
Accende il PC.
Accende le candele e dispone le monetine di rame a cerchio attorno al computer.
Le dita fanno suonare i tasti del computer con un ritmo quasi ipnotico.
Poi le luci delle candele iniziano ad aumentare di intensità.
L'uomo vestito di nero si ferma e si toglie la stoffa che protegge il suo viso.
La sabbia del deserto si alza per una folata di vento.
I suoi occhi osservano il vento aumentare di intensità fino a formare un vortice e dal vortice iniziare ad emergere una forma di legno.
La locanda inizia a riprendere forma.
Che bastardo funziona davvero!
Chiude il PC e rimette tutto nella sacca.
Risale sul cammello e prende un cellulare dalla sella.
"Signore, ho fatto. Non credevo che..."
Pausa di silenzio
"Certo, come vuole."
Mette via il cellulare ed inizia ad allontanarsi.

giovedì 14 gennaio 2010

La tranquilla vita di un oste di città

Oramai ci sono dentro fino al collo.
Sono caduto in questo mondo strano insieme a questi stranieri e devo trovare per forza un modo per uscire da questo mare di merda.
Ma un detto diceva che non sempre chi ti mette nella merda lo fa per farti del male, mentre non sempre chi ti toglie dalla merda lo fa per farti del bene.
Non lo so, ma l'unica cosa che ho in mente ora è quella di tornare a Vienna per essere risarcito della mia locanda.
Ma prima devo trovare un modo per uscire da questa tomba e tornare a casa dall'Egitto. Sì, sono in Egitto.
Fino a qualche ora fa stavo chiudendo la mia taverna a Vienna, che mi è costata tanta fatica, e ora mi ritrovo a uccidere dei mostri in un'antica tomba egizia, mentre la mia taverna è finita in mezzo a un deserto.

Ma andiamo con ordine.

Ieri sono arrivati degli inglesi nella mia locanda a Vienna.
Hanno chiesto di Robert, un fabbricante di orologi della zona, e si sono dati appuntamento alla mia taverna.
Questi non la finivano di parlare con Robert.
Parlavano di tizi a me sconosciuti: Barker, Bourden, Elisabeth, Franklin, uomini pelati, santoni indiani.
Parlavano di città grige e di porte.
Mostri, vermoni e dei.
Non ci capivo niente, non che abbia ascoltato molto, ma non erano cose a me molto comuni. Sta di fatto che questi tizi decidono di andare in Egitto.
Bene, buon per loro.
E invece dopo pochi istanti mi ritrovo in Egitto con questi straniere e con tutta la mia locanda, letteralmente sradicata dal suolo viennese e finita nel deserto.
Che razza di magia o stregoneria abbia potuto fare questa cosa rimane a me oscura.
Ma ora sono qui.
Non mi resta che seguire questi stranieri.
Imbraccio il mio fucile e li seguo.
E subito finiamo in una tomba dimenticata da Dio e dagli uomini.
Superiamo trappole e arriviamo al sarcofago.
E lì ci accolgono calorosamente dei mostri.
Scheletri, zombie o non so diavoleria siano.
Sta di fatto che o li facevo fuori io o loro facevano fuori me.
Allora grazie al mio fucile ne ho stesi tre.

Ora non mi resta che tornare a casa.

Ma da quello che ho capito non è per nulla facile.
Adesso devono spiegarmi che cosa è successo.
Non ci sto capendo niente in questo immenso mare di merda.

giovedì 7 gennaio 2010

Bene o Male?

Sogno 1
Come primo passo la squadra cerca di ritrovare Barker.
Faust entra di nuovo nei suoi sogni e scopre che è ancora nella città.
Qualcuno lo insegue ma Faust non riesce a capire chi.
Barker si nasconde in un enorme palazzo di vetro.
Nella sommità del palazzo una stanza piena di specchi, ne manca solo uno!

Sogno 2
Faus cerca Elisabeth ma non la trova.
Al suo posto trova un uomo, alto e calvo.
La sua statura supera i due metri, e anche lui è un viaggiatore onirico.
Dice che è lui a tenere Elisabeth nascosta, e che non la lascerà andare dalla città perchè c'è gente che la cerca, gente che cerca il figlio che li porta.
Parlare con lui è una fatica immensa per Faust e le sue enrgei finiscono in breve e si risveglia.

Decidono di andare a parlare con Arold nel futuro.
Lui non invecchia, quindi nel 2012 sarà ancora vivo.
Decidono che lui nel 2012 sarà a Notre Dame e così convincono l'uomo con la bombetta a farli attraversare la porta.
William resta con Barker cheè ancora incosciente.

Trovano Arold, è come aveva detto a Notre Dame.
Nella chiesa ci sono diverse opere d'arte, libri e altre diavolerie che un equipe di persone sta conservano e restaurando, forse per sottrarle alla follia che c'è fuori.
Arold si trova in penombra e non si fa vedere volentieri, mostra solo per un atimo il suo volto invecchiato per fare capire che è davvero lui.
Dice che Barker ha fatto bene a fare quello che ha fatto.
Dice che il mondo aveva bisogno di questo perchè la gente messa davanti all'orrore da il meglio di se e alcuni riescono addirittura a scoprire che sanno fare cose che pensavano incredibili.
Lo scopo dell'organizzazione era portata a galla i poteri dei singoli, per formare un gruppo che potesse mostrare la via ad altri...
John sembra dare ragione all'Arold del 2012: il mondo è pieno di periodi neri che sono il modo che ha l'umanità per rialzarsi gli altri però non sembrano convinti.
Che sia un bene o un male la mossa di Barker?

mercoledì 23 dicembre 2009

Nuovo Inizio

Dopo varie discussioni capiamo che il solo modo per salvare Arold è liberarlo da Ophmet. E il solo modo per farlo è uccidere il verme.
Quindi ci rechiamo dall'uomo con la bombetta, il nostro tuttologo di fiducia, e ci facciamo spiegare come fare il rito di convocazione.
Ci da le indicazioni sul cosa serve e come usarlo.

John cerca un luogo adatto e, dopo una mezz'ora indica una vecchia fattoria abbandonata.

Nel frattempo William e Antony vanno a recuoerare il materiale. 7 candele e della polvere di gesso. Poi vanno a cercare qualcuno ceh sappia la forlmula necessaria alla convocaziona.
In poco mano di 1 ora si ritrovano tutti nell'albergo.

Antony e William partono con un calesse su cui caricano lo spacchio in direzione del luogo prescelto.
Gli altri caricano Arold, parecchie armi e l'occorrente per far esplodere il vermone.

Dopo circa mezz'ora arrivano ma, invece di Arold, portano con loro una donna di facili costumi.
Ci spiegano che Arold è riuscito a scappare e, dato ceh servivano 7 persone per il rito, hanno pensato di caricare questa ignara ragazza.

Iniziamo il rito. Posizioniamo le candele, la polvere di gesso, mettiamo lo specchio dentro il cerchio e Paul comincia a recitare la litania.

Passano alcuni minuti e l'ambiente intorno a noi comincia a modificarsi. Le candele aumqntano di intensità, la polvere di gesso prende fuoco e il fumo che ne scaturisce si unisce nel cielo notturno.
Poi diventa tutto buio... ci mettiamo un pò per realizzare che il verme gigante è tutto intorno a noi. Sarà lungo 30 metri. E' enorme.

John spara alla prima carica esplosiva. Il verme lancia un urlo e brandelli di carne putrescente shizzano. La bestia comincia a girare vorticosamente su se stessa. In rapida successione ognuno di noi spara. Chi per far esplodere un'altra carica, chi direttamente al verme.
La creatura cerca di difendersi e dimena la grossacoda.
Veniamo tutti colpti.
Alcuni volano lontano e perdono i sensi.
Quelli ceh restano in piedi riescono a sparare altri colpi ed eliminano la cratura.

Tornaimo in albergo e, dopo acluni giori, ci siamo più o meno ripresi tutti.
Barcker è ancora in coma.

Ora sta a nopi decidere cosa fare.
Quaesto è un nuovo inizio e noi saremo gli artefici di quello che accadrà.

lunedì 14 dicembre 2009

La morte di Franklin

Emerick viene stabilizzato.
Il gruppo inizia ad investigare ma non scopre nulla di importante.
Nel frattempo nella loro mente si profila il dubbio che Emerick non agisca da solo.
Quando riescono ad interrogarlo scoprono che il vero mandante è Franklin!
Come ha fatto a giungere nel 1863 e perchè?
Si succedono una serie di ricerche e combattimenti con diversi sicari e alla fine grazie a Faust scoporono che un motivo per cui Franklin è li è parlare con Barker.
Barker allora è vivo?
Sempre grazie a Faust lo trovano, ma lo sforzo sostenuto per la ricerca onirica prosciuga Faust di tutte le sue energie.
Barker è quasi morto, ma Arold e Paul si prendono cura di lui e lo salvano.
John esce per cerare Franklin e dopo averlo trovato senza fare domande lo uccide.
Il gruppo cade nel panico.
Come faremo ora a sapere perchè voleva parlare con Barker?
Arold ha un malore, il suo occhio destro inizia a sanguinare e lui sviene.
L'uccisone di Franklin ha rimosso il legame che questi aveva con Opmet.
Ora Arold è il solo legame che il "dio" ha ed esso ha esteso la sua influenza su di lui!
Il suo occhio spento diventa il legame con il "dio" e lui iniza a sentire nella sua testa le voci che anche Franklin sentiva.
Quasto porta Arold sul baratro della follia...
Durante la notte esce e si ubriaca, cerca un modo per levarsi quelle voci dalla testa, voci che gli dicono di uccidere.
Nel frattempo William ha un idea:
"E se uccidessimo Opmet?"
William si ricorda che Antony aveva raccontato loro che esisteva un rituale per materializzare le creature che non si possono vedere con occhi mortali.
Se l'uomo con la bombetta li aiuterà, forse portanno salvare Arold dalla pazzia!

domenica 11 ottobre 2009

Un altro mistero

Il clangore metallico e il sibilo dei freni ci fa capire che siamo giunti in stazione.
Ci prepariamo a scendere dal treno continuando i nostri discorsi per concordare la versione ufficiale per il nostro rapporto.

Mentre discuto animatamente coi mie colleghi, la mia attenzione viene rapita da un uomo che sta lavorando presso una locomotiva. In quello che sta facendo c'è qualcosa che non va... ma cosa?

Non ho il tempo per capirlo e, proprio mentre decido di tornare sui mie passi e veder cosa stesse facendo a quel locomotore, la facciata dell'agenzia esplode davanti ai nostri occhi.
Veniamo scaraventati a terra e ricoperti di detriti e calcinacci.
Subito prestiamo i primi soccorsi e cerchiamo di capire se c'è qualche sopravvisuto.

Scopriamo che le esplosioni sono state tre. Una nell'ufficio di Barcker, una in un'altra stanza e la terza, la più potente, ha fatto saltare la facciata.
Continuiamo ad indagare e Faust ci dice che gli uomini morti nell'esplosione sono stati tutti giustiziati. Infatti presentano tutti un foro di poriettile alla base del cranio.
... Sembrerebbe opera dei militari. John ne conferma ne smentisce.

Ci appostiamo in un bordello per le ore seguenti e il succedersi degli eventi è un turbinare di scoperte e colpi di scena.

Primo atto: ci sono dei moviemtni sospetti intorno alle macerie dell'agenzia. John esce in perlustrazione e ritona con una carta dei tarocchi intrisa d isangue, un sangue vecchio, che non ha niente a che vedere con l'eplosione.

Secondo atto: Io e Antony ci rechiamo alle nostre stanze all'albergo e scopriamo che qualcuno è venuto a cercarci e ci ha lasciato un biglietto sotto la porta della stanza. Già un biglietto... in realtà avevano approntato una trappola esplosiva per Arold che, se fosse entrato, ci avrebbe rimesso la pelle. Io e Antony riusciamo ad entrare da una delle finestre e a disinnescarla.

Terzo atto: Mentre Faust tormenta i mie sogni e quelli di chissà chi altro per recuperare energie, Paul va in cerca di compagnia per la notte ma quello che trova è una scarica di piombo che lo riduce in fin di vita.
Faust tenta anche di entrare in contatto con Elisabeth ma inutilmente.

Quarto e ultimo atto: Con mio grande stupore smonto e rimonto la pistola di John come se non avessi fatto altro per tutta la vita. Sembra che io riesca a capire il funzionamento delle cose come se le avessi progettate io stesso. Così io, Arold e John ci rechiamo alla stazione intenzionati a scoprire cosa avesse di strano la locomotiva.
Mentre la stiamo smontando John scopre che qualcuno ci spia. E' Emerik. Il ragazzo del circolo di Avignone.
Lo catturiamo e iniziamo ad interrogarlo. Dice che ha agito da solo, che noi abbiamo sterminato la sua famiglia ma niente più.

Affidiamo Paul e Emerik alle cure di Faust.

Ma Barcker dov'è finito?

sabato 10 ottobre 2009

Giuramento di Ippocreate

"Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio,
mi asterrò dal recar danno e offesa."

Lasciato il piccolo villaggio e tornati a Parigi il gruppo di William ha una sorpresa.
Mentre discutono su cosa raccontare a Barker e su cosa non dire il gruppo è fermo davanti alla sede dell'agenzia.
Un ruomore strano e un sibilo attira la loro attenzione.
Poi il mondo diventa una pioggi di scintille e fuoco.
L'agenzia esplode!
Riescono a evitare le troppe domande delle guardie e dei passanti defilandosi, ma la loro mente è colma di dubbi.
Chi è stato?
Perchè?
Che fine a fatto Barker?
L'unico modo per scoprirlo è usare il potere di Faust.
Per potere muoversi nei sogni però Faust ha bisogno di "cibarsi" dell'energia di qualche sognatore, decide allora di entrare nei sogni di un'altro medico particolarmente antipatico.
Costruisce un sogno terribile in cui il collega è disperso in un bosco oscuro e infinito e lui come un rapace predatore lo prende alle spalle cibandosi da lui come un vampiro onirico.
Ma qualcosa non va per il verso giusto, il suo potere come una spugna si cibe completamente dell'uomo e lo porta alla morte.
Nella mente di Faust qualcosa di rompe.
Aveva già ucciso, ma per difendere la sua vita.
Ora ho ucciso senza la reale necessità di farlo.
Ha vilato il suo giuramento.

"E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell'arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro."

giovedì 1 ottobre 2009

L'uomo dei Sogni

Scritto da Manthys
L'uomo dei sogni in cima alla pira di cadaveri ci osserva. Ci aspettava.
Arriva da me parlando nella solita lingua, capisco che devo seguirlo, provo a toccare un mio compagno e mi sento strano, pieno di energie e vado.
Il messaggero mi fa attraversare un portale, un portale verso un altro mondo o verso boh..un deserto immenso si staglia di fronte a me in un posto lontano dallo spazio e dal tempo dove le persone di altri luoghi e altri tempi fluiscono come un fiume verso la montagna lontana al centro della mia visuale..
Parlo con una persona che intende la mia lingua. 'Tu sei in un sogno.E puoi desiderare quello che vuoi'
Rimango abbastanza sorpreso dai suoi racconti, dal fatto che io posso entrare nei sogni altrui e decidere cosa fare, soltanto alcune persone dotate di questo potere possono farlo, mi sento strano, un medico coi superepoteri? No quando esistono i pregi ci sono inevitabilmente i difetti..
Mi fa capire che nei sogni non puoi riposare. Devi succhiare una sorta di 'energia' da chi sta sognando, per poter usare i poteri.E' come una partita a scacchi, solo che se perdi puoi rimanere intrappolato per sempre nei sogni, o addirittura morire..
Il luogo in cui tutti convergono è un tempio sacro in cui risiede una sorta di divinità che concede poteri a chi raggiunge il luogo.. in effetti camminando, la fatica si fà sentire, è diverso dalla realtà..qua non riposi mai.
Arrivo stremato ad una barriera, in cui è necessario avere una grande energia per entrarvi..desidero di svegliarmi e con l'ultimo sforzo rimastomi mi sveglio.Salvo.
E cosi scopro di avere un potere particolare, un potere dalle mille opportunità che và sfruttato nel giusto modo..ma per ora pensiamo ad andarcene da questo paese, o meglio, da questo cimitero.

martedì 22 settembre 2009

Il Villaggio

Una nuova missione affidataci da Barker.
Consiste in una semplice investigazione riguardante alcune morti in un paesino sperduto nelle campagne francesi. Un compito abbastanza nella norma, e " l'abbastanza nella norma" di Barker mette in gioco Noi.
Il posto si presenta tutt'altro che accogliente con paesani ignoranti e malfiducenti, con un vecchio grugnoso che ci mostra il posto dove dormire e i cadaveri.
'Morti nel sonno e senza ombra di tumefazioni e tagli da aggressione' .. nessun indizio fino all'arrivo della notte.
Il sonno si fa troppo pesante per essere naturale, qualcosa nell'aria ci addormenta e ci ritroviamo tutti nello stesso sogno, non in un mondo onirico ma nello stesso villaggio con i paesani che girovagano senza meta, come anime intrappolate ogni notte nello stesso incubo. E una figura senza contorno, attira la nostra attenzione, non si riconoscono i lineamenti, ma a differena di tutte le persone, esso sapeva IL perche era li.. si avvicina a me, non con fare minaccioso, mi parla in una lingua strana, incomprensibile, gli altri compagni non li calcola, come se solo io potessi intereagire con lui..la mia insonnia è a livelli estremi.. poi si volta insegue un villano lo tocca al petto e lo porta fuori dal villaggio..
Il mattino seguente un'altra persona morta ed il vecchio che ci ospita ci fà presente che ogni notte succede questo (non ricordo da quando)
E come tutti i poveri ignoranti che devono dare spiegazioni a ciò che succede anche senza usare l'intelletto, o semplicemente dare l'appellativo di capo espiatorio agli ultimi arrivati, ecco che parte una rissa tra un membro del nostro sfortunato gruppo e un contadino, solo che da due persone coinvolte se ne aggiungono..due.. quattro..dieci ..ed infine tutto il villaggio, con forconi, sassi e pire pronti a farci espiare le nostre colpe..la colpa di cercare di aiutarli.
Fanculo. Mi stan sul cazzo quei pezzenti.
Sigaretta in bocca e e polpastrello del pollice che sfrigola sotto il fuoco incrociato delle nostre armi, rombi altisonanti all'interno della casa in cui siamo barricati, teste che esplodono e grida esclamanti ' fatti ricucire la testa all'inferno stronzo!! '
Penso di aver ucciso piu persone durante questa giornata che averne salvate altrettante nella mia vita..
Il fuoco appiccato da qualche folle prende il sopravvento dentro la casa ma fortunatamente anche i nostri investigatori sugli aggressori. Usciamo dalla casa in fiamme, fumo nero sale al cielo, un cielo prossimo alle tenebre e agli incubi.

giovedì 10 settembre 2009

L'epidemia

William, John, Faust e Arold sono riusciti a trovare un nuovo forte.
Questo forte è una struttura metallica a forma di torre e dentro ci sono decine di soldati.
Un gruppo di civili è tenuto sotto controllo per evitare che gli accada qualcosa di brutto.
I 4 si spacciano da civile e riescono a trovare un luogo dove nascondersi e riflettere.
Scoprono che il mondo da qualche anno è stato colpito da una strana malattia.
Una malattia che è l'effetto collaterale di una cura.

Una società, la "Spiral S.P.A.", ha sviluppato per i miliatari un siero che era in grado di conferire al sangue la capacità di rigenereare in tempi molto brevi i tessuti danneggiati.
A grande richiesta nel giro di alcuni anni il siero è finito sul mercato mondiale e quasdi tutti se ne sono serviti.
Il problema si è scatenato quando alcuni casi di follia hanno colpito alcune città del mondo.
COn uno studio si è scoperto che questi pazzi, regrediti ad uno stato animale, avevano preso il siero ed avevano subito trumi alla testa.
Il siero aveva rigenerato i loro tessuti cerebrali, ma non era stato in grado di ridare loro ricordi e conoscenze che probabilemente erano contenute nella parte danneggiata.
sempre di più i casi si sono epansi ed in alcuni casi interi paesi sono caduti in mano a questi folli.
Il problema è che all'inizio nessuno sapeva del nesso tra le ferite alla testa e la follia.
Così molto spesso incidenti stradali, cadute o traumi domestici facevano infoltire le fila dei nuovi folli.

I 4 scoperte le informazioni si defilano del forte per cercare Antony e Paul ancora dispersi.
Girovagando per la Parigi del futuro hanno l'idea di tornare alla casa dell'uomo con la bombetta.
Aspettano la notte e entrano nella casa.
E' vuota, come se lui non vivesse più li.
Sconfortati per la loro insicurezza sulla prossima mossa decidono di usare di nuovo la porta della casa numero 55.
Arold la apre i 4 si ritrovano nel 1863.

Tornano all'agenzia.
Barker gli dice che non è passata neppure un ora da quando se ne sono andati.
Antony e Paul non si sono visti.

giovedì 27 agosto 2009

Parigi, il futuro

"Credi che siano dei loro?"
I due in tuta mimetica osservano i movimenti dei 4 uomini che avanzano tra le macerie.
"Non sarebbero così stupidi, camminare così in pieno giorno in campo semi-aperto sotto il possibile tiro dei cecchini... No, non credo."
"E chi credi che siano?"
"Non lo so, osserviamoli per un pò, poi vediamo che fare."
I due si soldati si muovono agili e silenziosi tra le macerie delle vecchie case.
Il profilo metallico della torre li aspetta alle loro spalle, quella torre una volta monumento nazionale e adesso rifugio contro l'epidemia.
I quattro, vestiti con tute grigie avanzano verso nord.
I soldati li seguono.
Poi accade qualcosa di imprevisto.
Davanti ai due, dalle macerie, emerge una figura magra e claudicante.
I soldati si fermano giusto in tempo per evitare di cozzargli contro nella corsa.
La figura magra fa due passi a terra e stramazza al suolo.
Uno dei due la tocca con la canna del fucile.
Niente.
L'altro la gira.
Riconosce il volto di un suo compagno di ronda.
"Che cazzo... rientriamo!"
"E quei quattro?"
"Si fottano, Lui è qui attorno, rientriamo!"
Uno dei due chiude gli occhi del compagno, gli spezza la piastrina fra i denti e porta l'altra metà con se per la moglie.
Mentre torna verso il forte i due sperano di non incontrarlo.
Il loro amico è stato sfortunato.
Loro vogliono vivere.

martedì 25 agosto 2009

Quando e dove

Vivere il viaggio attraverso la porta è come un sogno.
Il gruppo cammina come perduto in un mondo di palazzi di vetro e metallo che cambiano forma a seconda di come li si guarda.
Sono persi in cose che non possono somprendere e incontrano esseri che non posso esistere.
I loro ricordi si perdono in un crepitare di corrente elettrica.

Il luogo in cui sono adesso sembra il modo normale, solo che assomiglia più al mondo che avevano visto nella visione del 1980.
Ci sono cose che non comprendono.
Le persone si rifugiano in luoghi fortificati per sfuggire a dei fantomatici nemici che "arrivano di notte".
Esistono strumeti medici impensabili per loro e le armi sono accrocchi di metallo incomprensibili che si rivelano devastanti.
John e gli atri salvano un soldato da uno dei "nemici".
Questo soldato li porta in uno dei forti, ma appena accennano al nome di Barker vengono cacciati.

Quando e dove sono?
Che cosa è successo al mondo?
Chi sono i nemici?
E cosa centra Barker in tutto questo?

martedì 28 luglio 2009

Il forte

La notte è scura e la sentinella osserva in lontananza i fuochi delle automobili in fiamme che lentamente si spengono.
Lei odia fare il turno di notte, ma come ogni buon soldato svolge i suoi compiti.
Di notte è più frquente che vengano attaccati, e di solito loro mirano alle sentinelle per prima.
Si accende una sigaretta e si stiracchia un pò.
Dopo due ore di veglia il cumulo di sigarette si è fatto consistente.
L'orologio da polso fa un bip indicando che è la una di notte.
Ancora cinque ore cazzo.
Uno scricchiolio delle scale fa alzare di colpo la sentinella e la sigaretta cade a fare compagnia alle altre.
Il tlack metallico del colpo che si carica è seguito da una voce di donna che proviene delle scale.
"Calma - dice la voce - sono io, Elen."
"Cazzo Elen! - la sentinella si siede - sai che il turno di notte mi mette tensione! Non vorrei farti per sbaglio un buco in testa!"
"Lo so Steve - la botola si apre lasciando uscire una donna con i capelli neri - lo so, e per questo sono venuta a farti una visita."
Il viso di Steve si illumina vedendo il riflesso dei fuochi sul vetro verde della bottiglia di Scotch.
"In questo caso." Steve allunga la tazza di metallo e lei gli versa da bere.
"Tutto calmo?" chiede
"Mmm - scuote la testa per assorbire il colpo dell'alcool - si, tutto ok."
I due osservano i fuochi.
Bella idea quella dei fuochi aiuta non poco a vedere i movimenti nelle vicinanze del forte.
Passano alcuno minuti e alcuni bicchieri di Scotch.
"Hai visto?" dice lei e indica un punto in lontanaza.
"Dove?" Steve aguzza lo sguardo.
"Li tra il fuoco e la cabina del telefono."
Steve alza il fucile e indirizza il mirino nella direzione indicata.
Il verde del visore notturno coglie un movimento furtivo.
"E' uno di loro?" chiede Elen.
"No, non credo si muove con troppa circospezione - si alza - coprimi le spalle, scendo a controllare."
"No cazzo Steve..." ma la frase le si spegne in gola qundo la botola si chiude dietro alla sentinella.

Steve si muove veloce tra le auto in fiamme.
Aggira la figura e le si porta alle spalle.
Carica il fucile e lo porta sulla spalla.
"A terra!" grida
L'altro fa per voltarsi ma Steve gli è a un passo.
"A terra cazzo o ti faccio fuori!"
Quello si butta a terra.
"Faccia in su."
Quello si gira.
Steve gli si avvicina.
Accende la torcia che tiene sotto la canna del fucile.
L'uomo con i capelli rossi fa per parlare.
"Chi sei? - chiede Steve - da dove vieni?"
"Non come ho fatto ad arrivare qui... mi chiamo Paul, Paul Oldman!"

lunedì 27 luglio 2009

Oltrepassata la porta

Scritto da pippolomazzo
L'interrogatorio di Mr. Barker finisce.
Più o meno ha voluto sapere tutto ciò che ci è successo in questo periodo di assenza.
Dietro suo suggerimento, evitoiamo di concentrarci su Robert e di analizzare maggiormente la storia di Elizabeth ....
Come potrà nascere quel bambino che sta portando in grembo?
Riusciranno a sopravvivere entrambi (madre e figlio) al parto?
Nessuno di noi, anche l'esperto medico Faust e lo studioso Arold, riesce a trovare una risposta alle domande.
Ci sovviene in mente una frase di uno degli uomini appartenenti alla setta di Avignone: parlava di ITALIA.....
la cosa strana è che, se lui è davvero un cavaliere dell'anno 1000, non può sapere nulla di ITALIA, che nascerà ben dopo ....
forse il termine che ha usato è un indizio che ha voluto darci ...
oppure si è tradito rivelandoci qualcosa che non dovevamo sapere.
Dobbiamo andarte in Italia ...
questo è il pensiero di tutti...
L'unica cosa che ci sovviene in mente è di chiedere aiuto all'uomo con la bombetta ....
magari lui ha la possibilità di farci arrivare in Italia rapidamente ...
magari attraverso una porta ...
La nostra intuizione si rivela corretta: l'uomo con la bombetta è un custode di una porta.
Riusciamo a convincerlo a farci entrare nella porta...
Dall'altra parte il mondo, inizialmente, sembra simile al nostro ... a parte che ci sono 3 soli e palazzi in lontananza alti più di 200 piani.
Inizialmente sembra simile al nostro mondo: infatti, dopo poco tempo, riusciamo ad evitare un lupo di dimensioni colossali ...
sarà stato lungo almeno 4 metri ....
Questo mondo ha qualcosa di strano e particolare ...
dobbiamo stare molto attenti pensiamoWilliam si allontana dal sentiero battuto.
Un'ombra di un oggetto gigantesco, probabilmente un animale ma alto 100 metri, cerca di schiacciarlo ...
Ma in che cavolo di mondo siamo finiti?
Ci nascondiamo in una casa ma, anche lì, veniamo assaliti da 3 animali ..
3 lupi, grossi ma non enormi come il precedente.
La lotta è furibonda e, alla fine, riusciamo ad avere la meglio .....
Questi lupi, però, sono strani: hanno placche di metallo in varie parti del corpo ...
Le nostre menti vagano in questo strano mondo, interrogandosi su cosa potremmo trovare in giro e, forse, su cosa ci ha spinti ad entrare.

PbF - sequenze

L'uomo con la moneta
"L'odio non porta mai a nulla di buono.Non mi piace sapere che state per ficcarvi in un brutto guaio... molto brutto.
Non ho intenzione di raccontarvi quello che noi abbiamo vissuto oltrepassando al porta, ne come detto vi lascerò la strada libera per potervi andare ad uccidere.
Ho promesso a me stesso che nessuno sarebbe entrato nella porta per colpa mia e cercherò di mantenere questa promessa pere quanto mi è possibile."
Si alza dalla sedia e glia altri due fanno lo stesso.
"E' stato un piacere parlare con voi e capisco che quello che avete fatto a me e i miei amici è stato un errore manovrato da Frankilin.
Ma nonostante questo le mie idee restano tali.
Spero che la prossima volta che ci incontreremo non sarà per farci del male.
Au revoir."

William
"Rimane sempre la questione Elisabet.
Di certo non possiamo portarla con noi.
Potremmo fare ritorno a Parigi e affidarla alle cure di qualcuno di nostra fiducia.
Poi non so per farla partorire cosa si potrebbe fare.
Inoltre dai nostri capi potremmo magari avere qualche informazione su questo Robert, sempre che Franklin non se lo sia inventato per distogliere la nostra attenzione dal suo vero obiettivo."

John
John si stiracchia un pò, come se la discussione l'avesse parecchio annoiato:
"Bene, se il nostro amico qui vuole continuare a fare il muto - indica Antony - e la sua bella è trasportabile direi di mettere l'allegra famigliola su un carro e andarcene un pò... bhe non vi dico dove.
Secondo me sta storia della porta è un'emerita stronzata, nel senso che io ci entrerei e basta, senza patemi o altro... ma se siamo decisi ad andare a Parigi allora mi rimetto alle decisioni del gruppo.
Per Robert, sempre che esista, ci sarà sempre tempo più avanti."
Detto questo si avvicina alla porta e dice:"Quindi?"

Lasciate la casa in cui avete parlato con i 3 uomini e ritorante alla vostra base fuori le mura di Avignone.
Portare una ragazza in quelle condizioni fino a Parigi non sarà semplice, ma Faust dice che a parte l'assenza mentale le sue condizioni sono stabili.
Così la sera preparate le vostre cose e lasciate che Antony prepari anche quelle per il viaggio della ragazza.
John è visibilmente deluso della conclusione della storia e non nasconde che lui avrebbe preferito lasciare andare via Antony e seguire Franklin nella porta, ma come ha già detto se il gruppo ha deciso per Parigi, allora sia.
Al mattino del giorno dopo con un carro fate un pò di strada fino alla prima stazione in cui prendete un treno in direzione di Parigi.
Il viaggio è monotono e silenzioso, rotto solo dalle lamentele di John per l'incapacità di Antony di prendere una decisione.
Faust monitora sia le feirte di Arold, che comunque lentamente si stanno chiudendo che la situazione della donna.
Durante la notte più di una volta venite svegliati da dei mugugnii provenienti da Arold, come se fosse in preda a incubi, ma la cosa sembra essere più di carattere mentale che fisico.
Arrivate a Parigi in un giorno di pioggia e la carrozza che Barker manda da voi vi porta fino alla sede dell'organizzazione.
La sede è stata molto risistemata e notate più di una faccia nuova.
Barker in questo momente non c'è e vi dicono che nel pomeriggio lo troverete.
Vi dicono che la vostra squadra ha un ufficio al primo piano, l'ufficio 21.
Entrando notate 6 scrivanie e un appendiabiti, un armadio piccolo con delle bottiglie di liquori e un grosso tavolo di legno.
La finestra da su una piccola piazzatta alberata appena fuori dalla sede.
Antony se ne va con la ragazza dicendo che tornerà nel pomeriggio.
Vi sedete sulle vostre poltrone indecisi sul da farsi.

Paul
"Attendiamo che il capo ritorni e poi raccontiamogli tutto quello che è successo.
Poi, se lui sarà daccordo con noi, andremo in Austria a cercare Robert".
detto questo mi faccio giù un bel bicchiere di whisky e mi siedo sulla sedia di una scrivania.
"Io fossi in voi non sarei così desideroso di entrare in quelle porte... hanno un non so che di malvagio e tenebro ... forse i tizi di Avignone non hanno tutti i torti a non volerci far entrare..."
bevo un bel sorso di whisky
"Stasera, dopo l'incontro col capo, io andrei dal tizio con la bombetta.
Chi viene con me?"

William
" io verrò con te... sperando che ciò che abbiamo visto desti la sua curiosità.
Io spero di incontrare Franlin nel nostro mondo e di eliminarlo qui.
Poi se ci troveremo nuovamente di fronte a una di quelle porte vedremo il da farsi."

Nelle ore che vi rimangono fino all'arrivo di Barker riordinate le vostre scrivanie e sistemate la stanza in un modo che vi aggrada.
Faust insistentemente chiede ad uno degli inservienti notizie su un fantomatico ufficio 27, ma non ne cava un ragno da buco.
Nel primo pomeriggio Barker arriva.
Vi fa accomodare nel suo ufficio.
"So che avete trovato la ragazza, almeno mi hanno detto di avervi visti entrare con Antony e una donna.
Bene, mi congratulo.
Mi pare però di capire dalle vostre facce che qualcosa non è andato bene..."

mercoledì 22 luglio 2009

Paul - La cattura dell'uomo con la moneta

Scritto da pippolomazzo
Abbiamo appena catturato l'uomo con la moneta e lo sfregiato.
Entrambi giacciono legati e svenuti per terra... il buon John ha proprio fatto un ottimo lavoro... sa il fatto suo quel ragazzo.

"Quell'uomo, quello con la moneta, ha qualcosa di strano - dice Paul - Prima, quando mi sono avvicinato a lui fingendo di essere ubriaco, si è allontanato di botto, spostando le mani indietro, come se non volesse toccarmi..."

L'uomo con la moneta si risveglia ma Paul, in preda ad una sua personale convinzione che quest'uomo abbia strani poteri malvagi, lo rimanda nel mondo dei sogni con un sonoro cazzotto in testa.

Quando l'uomo con la moneta si risveglia Paul viene tenuto in disparte così questi ha modo di proferire parola:

"Pazzi, non avrete fatto entrare qualcuno in quella porta, vero?" dice lui...

Inizialmente neghiamo il fatto che qualcuno - Franklin - sia entrato nella porta ma, col passare del tempo, confermiamo che una persona è entrata nella porta e che, per evitare che essa venga riaperta, ha tentato di uccidere un nostro compagno, l'unico in grado di aprire la porta.

"Voi non sapete cosa c'è là dentro - dice lui - io ci sono entrato una volta, insieme ai miei 2 compagni, e guardate come sono ridotto.... qualunque cosa io tocchi mi fa percepire la sua storia, la storia dell'oggetto e di chi ne è venuto in contatto... solo questa moneta, che ho fatto io, mi rende immune da questa malattia".
"I miei soci, lo avrete capito, hanno anche loro delle strane malattie: una ferita sempre sanguinante e l'età che non cambia mai ..."

Facciamo pressioni affinchè ci aiuti a riaprire la porta ma lui si oppone fermamente:
"Sono qui per evitare che altre persone entrino in quella porta. Voglio che nessun altro debba provare qul senso di morte e terrore che ho vissuto, insieme ai miei colleghi, quando siamo passati attraverso una di queste porte..."

Nella nostra mente si affollano un po' di idee:
E se avessimo sbagliato ad aprire la porta a Franklin?
E se lui fosse un cattivo, mentre i buoni sono quelli che abbiamo ammazzato e legato?
Cosa diamine mai ci sarà dietro quella porta?

martedì 21 luglio 2009

Franklin - oltre la porta

Sono distratti è il momento
Franklin estrae una pistola e fa fuoco su Arold.
Il colpo trapassa l'uomo e questi cade a terra con una enorma chiazza di sangue che gli macchia la camicia.
Franklin si infila nella porta e la chiude alle sue spalle.

Franklin cammina in un luogo che gli è alieno.
La porta di metallo sembra un ricordo lontano, come se la avesse varcata secoli fa.
Non ricorda bene da quanto è qui e il suo orologio l'ha buttato appena varcata la soglia, troppo pericoloso tenerlo con se.
Lo spazio che ha davanti è strano, le leggi della fiscia non servono.
Il paesaggio si contorce e si dilata, cose lontane sono raggiunte in un battere di ciglia, cose vicine non si raggiungono mai.
Ci sono cose che lo spiano tra le curve e i recessi del paesaggio.
Zone oscure che ospitano mostri.
Adesso Franklin ha paura.
Cosa è stato, un rumore?
Estrae un coltello a lama dritta e lo punta nella direzione del rumore.
Un'ombra?
Un movimento.
Franklin inizia a correre.
Devo fuggire, nascondermi, ma dove?
Franklin si blocca di colpo.
Davanti a lui qualcosa lo attende.
Un ombra, una sagoma.
Si avvicina
Mio dio, cose è quella cosa?
Il terrore lo paralizza la cosa si avvicina.
Mio dio che cosa faccio adesso?

venerdì 17 luglio 2009

Arold - Ophmet

Scritto da Eol88
Dove diavolo sono?
Un parco...ma dove?
Attorno ci sono dei palazzi che sembrano immensi, sono veramente alti e ci sono luci dappertutto...
Non sarò mica ancora nel futuro!!
Ma no...ora ricordo...mi guardo la giacca lorda di sangue e sento una fitta lancinante.
Già è vero, mi hanno sparato...quel gran bastardo ci ha fregati tutti...allora questo è un sogno
...spero...
Oppure sono già morto.
Cammino lungo il vialetto, è strano.
Mi sento ansioso, insicuro...raggiungo una casa vicino a uno stagno, è tutta buia e mi attrae...Mi avvicino e apro la porta, la apro,l'oscurità sembra uscire da dalla stanza stessa.
Dall'esterno filtra pochissima luce, faccio scorrere una mano lungo la parete e cerco qualcosa per illuminare...
Poi mi prende costantemente un senso di paura, di oppressione, quasi mi manca il respiro, sento molto caldo e il sudore si mischia col sangue che vedo sgorgare dalla ferita.
I miei muscoli si irrigidiscono, perchè non cè luce??
E' solo una sensazione, ma ho paura.
Ho paura di guardare negli angoli della stanza...ho la costante sensazione che qualcosa mi tenga d'occhio.
La mia mano trova qualcosa di diverso, qualcosa di freddo e sporco.
Ne seguo le linee e intuisco il contorno di una porta...speriamo mi porti fuori di qui.
La apro.
Il senso di inquietudine si fa sentire più forte che mai.
Mi incammino all'interno di questa porta.
Sono solo.
E' buio.
Sono sicuro che qualcosa cammina con me, alle mie spalle...lo percepisco.
Mi volto di colpo, a parte il silenzio sono solo.
Non cè nessuno.
Aumento il passo, comincio a correre....lo sento è sempre dietro di me.
Corro più forte che posso, la ferita mi fa molto male e perdo molto sangue.
Sento che mi è quasi addosso...
E' Lui.
E' Ophmet ne sono certo.
Chi altri potrebbe essere?
Lui mi ha scelto, e anche se io non lo voglio ormai è troppo tardi.
Mentre corro guardo dietro, non resisto ancora per molto.
Vedo ombre che danzano alle mie spalle, mi scherniscono.
Poi svaniscono.
Ho la costante paura che ci sia qualcosa...e continuo a correre.
Poi le sento tornare.

La cattura

Un mese prima
L'uomo con la moneta si ferma davante alla porta di legno dentro cui Elisabeth è tenuta prigioniera.
Mette la moneta in tasca ed entra.
Le lacrime rigano il viso della ragazza.
"Stai bene" le chiede
Lei non risponde si limita a singhiozzare.
"Ti hanno fatto del male?"
"N.. no." balbetta
"Senti, so che adesso hai paura, che temi che ti faremo del male, ma non siamo qui per questo.
Ti abbiamo portato qui per proteggerti."
Lei continua a piangere
"Io... io voglio solo... tornare a casa."
"Non puoi, mi dispiace, per il tuo bene è bene che tu rimanga qui."
L'uomo con la moneta si gira verso un ragazzotto che sta sulla porta.
"Tienila d'occhio."
Poi se ne va.

"Le hai fatto del male?"
Parla con un'angolo buio della stanza.
No
"Bene, lui è già arrivato?"
No
"Senti, io non posso stare qui, quando arriverà chiedigli di controllare se la stanno ancora cercando."
Si
L'uomo con la moneta si avvicina all'angolo buio
"Grazie - fa un passo più vicino - senti, so che te lo dico sempre, ma... mi dipiace."
Lo so, lo sento
Ogni volta che vede l'amico costretto a fugggire la luce del sole sente il peso di avere fatto quella scelta che li ha portati a diventare così.
Sente il peso di essere stato il loro capo e di averli costretti a questo.
"Arrivederci amico."

mercoledì 15 luglio 2009

Lo scopo di Franklin

Frammenti di gioco
Dopo una discussione con il prigioniero il gruppo viene a scoprire che Franklin non è interessato alla donna, ma bensì ad una misteriosa porta di metallo che pare che l'associazione tenga nascosta.
Franklin afferma che varcando la soglia potrà viaggiare nel tempo.
Franklin parla con il gruppo e con le sue abili capacità oratorie convince Arold a collaborare con lui.
Il suo piano è semplice, il gruppo cercherà di liberare Elisabeth e lui sfrutterà la situazione come diversivo per arrivare alla porta.
Paul non sembra convinto della possibilità di riuscita della cosa e decide di girare il piano di Franklin: loro cercheranno con lui la porta creando il diversivo a Antony per liberare la ragazza.
Franklin accetta e il gruppo mette in atto il piano.
Con la collaborazine di John, l'unico davvero abile in questo genere di cose, il gruppo arriva alla porta e Arold inizia a studiare il codice segreto per l'apertura.
Il codice è inciso sulla porta sotto forma di ideogrammi.
Mentre il gruppo è davanti alla porta due dei 3 capi dell'associazione si fanno vedere, un uomo con una cicatrice sulla faccia e un'uomo che fa girare sempre una moneta tra le dita.
John e Paul riescono a catturarli con l'intento di farli parlare una volta che Franklin se ne sarà andato.
Arold riesca ad aprire la porta.
Prima che Franklin entri però riesca a convincere John a uccidere i due uomini dell'associazione e John con un coltello infligge ai due un colpo.
Al gruppo però non sfugge che il colpo di John non è mortale, evidentemente ha in mente qualcosa.
Distratti dall'azione del compagno il gruppo non vede Franklin che estrae una pistola.
Il colpo rimbomba nella stanza e il tonfo della porta di metallo che si chiude è accompagnato dal rumore di Arold che cade a terra con la camicia intrisa di sangue.
Ecco lo scopo di Franklin, uccidere tutti quelli che avrebbero potuto riaprire la porta e inseguirlo.
Nel fratteno Antony e Faus liberano la ragazza e tornano dai compagni giusto in tempo per scoprire che la ferita di Arold è grave.
Faust fa del suo meglio per fermare il sange ed tamponare la ferita, ma la situazione del compagno resta a rischio.

martedì 14 luglio 2009

Sospesa nel tempo

Mentre il sonno ristoratore culla le nostre menti sentiamo dei rumori sospetti alla nostra porta.
Ci svegliamo di soprassalto e cerchiamo di capire cosa siano questi rumori.

Faust, che ha il sonno leggreo, dice di averli sentiti bene che era qualcuno che lavorava intorno alla porta.

Mentre sta ancora parlando William decide di dare un' occhiata fuori.
Apre e, con sua grande sorpresa, si trova di fronte un ragazzo sui 20 anni, un certo Emerik, che gli da il benvenuto ad Avignone da parte della sua "associazione".

Tra i due comincia un fitto dialogo ricco di frecciatine e allusioni su chi debba guadagnarsi la fiducia di chi.

Alla fine, dopo aver risposto ad alcune domande di Emerik, i 5 ottengono un incontro coi capi di Emerick. Il giovane gli lascia una carta dei tarocchi, con una culla con dentro una clessidra, col nome di una locanda.

Appena chiusa la porta William, che tiene la carta tra le mani, ha un' illuminazione... i tarocchi... Antony. Forse lui sa cosa vuol dire.

Così, la mattina segeuente, John e William sono in viaggio per Parigi.

Nel frattempo Paul, Faust e Arold si recano alla locanda, Le Renarde, e si mettono a parlare con Emerik, spiegandogli che stiamo cercadno Elisabeth che potrebbe essre il solo rimedio alla follia che sta prendendo il sopravvento sulla mente di Antony.

Poi Emerik si assentea.
Finita la cena gli altri escono dalla locanda e ricevono un messaggio dal ragazzo: hanno accettato di incontrarli.
Quindi li conducono in una costruzione non molto lontana dalla Le Renard. Entrano in una stanza e, assieme a Emerik, c'è un ragazzino di 15 anni.
Emerik comincia con una fitta serie di domande, il ragazzino si limata ad ascoltare.
Alla fine della nottata (ormai sta albeggiando) il ragazzo rivela che lui sa dove si trova la ragazza. Dice che è in un luogo sicuro e che ci sono altre tre persone sulle sue tracce.

Quasi lapidario aggiunge :
"Se volete incontrarla dovete prima eliminare queste tre persone".

Raggiunti da Willima, John e Arold gli altri raccontano l'accaduto.
Di comune accordo decidono di rapire i tre tizi per toglierli di mezzo.

I tre alloggiano nella locanda. Sono molto magri, si limitano solo a bere... ricordano qualcuno... ma certo i seguaci di Ophmet!

Antony crea una specie di sonnifero che mettiamo nella loro acqua. Quindi li preleviamo delle loro stanze e li portiamo nella nostra abitazione fuori dalla città.
Qui scopriamo che uno dei tre è Franklin... che noi incontreremo nel 1980!!!

Quindi torniamo da Emerik che ci porta da Elisabeth.
E' in una stanza, ancora incinta (dopo 2 anni!). Non può vederci ne sentirci. Sembra sia sospesa nel tempo, in un luogo lontano. Ci dicono ancora che dove si trova adesso è al sicuro e che tornare nel nostro tempo nuocerebbe sia a lei che al nascituro.

Antony le si avvicina e le da un bacio. La scena è pietosa ma lo si può capire.
Torniamo alla nostra base e cominciamo a decidere il da farsi.

Salvarla o lasciarla sospesa nel tempo?

giovedì 2 luglio 2009

La Culla

Anni fa
L'uomo con la cicatrice sulla faccia da un calcio al tipo a terra.
"Quante volte ancora ti dovrò dire che che qui tu non puoi entrare?"
La sua voce rimbomba come un colpo di cannone nell'enorme stanza.
Le due porte, che si aprono sui due lati opposti dell'enorme salone, osservano silenziose la scena.
"Ti prego... io voglio solo aprirla..."
L'altro a terra è una maschera di sangue.
Lo sfregiato si accuccia a fianco del ferito e gli prende i capelli.
"Te lo dico per l'ultima volta. Qui siamo in 3 a potere entrare e tu non sei nessuno dei 3!"
Lo guarda, l'altro abbassa gli occhi.
"Vedi - indica la porta - quella non si apre. Punto. E anche se per caso dovessi riuscire ad arrivarle davanti e cercare di aprirla bhe... lo sai."
Lo sfregiato lascia i capelli.
Si rialza.
L'altro si alza.
"Sparisci" non lo guarda neppure.
Il ferito sparisce da una delle due porte, non quella che prima gli era stata indicata.
Lo sfregiato cammina lungo il salone e si ferma davanti alla porta.
Questo posto loro lo chiamano "La culla" lui non sa il perchè ma è un nome che gli piace.
Aspetta qualche minuto, poi torna sui suoi passi.
Esce anche lui dall'altra porta ed è in strada.
L'altro uomo che lo aspetta fuori fa girare ancora una volta la moneta facendola danzare sulle dita.
"Che dici - chiede - ci riproverà?"
"Credo di si. Dovremmo mettere qualcuno di guardia, e magari costruire una controparete con una porta sbarrata in qualche modo che non si possa forzare facilmente."
"Potremmo trovare gente che faccia dei turni, per la porta non credo sia un problema."
Lo sfregiato si tocca il viso e vede che la ferita si è riaperta.
"Di nuovo?" gli chiede l'altro.
"Lo fa sempre, a te è andata meglio, tu fai girare una moneta."
"Bhe vedi il lato positivo a lui è andata peggio di te."
"Già."
Tutti e due guardano in un punto buio della strada.
"Adesso me ne vado" dice lo sfregiato.
"Ci penso io a sistemare le cose qui?"
"No, lascia che lo faccia lui."
La moneta fa un ultimo giro sulle abili dita, poi finisce in una tasca.
"Ci si vede amico."
"Ci si vede."
I due si dividono, ma prima fanno un cenno verso il punto buio della strada.
Un ombra risponde al loro saluto.
Ci penso io.