lunedì 23 marzo 2009

Il tempo che mancava

La cassa vi guarda da un angolo dell'ufficio.
Il telefono squilla, vi avvisano che siete nei guai.
Gli stessi magri figuri hanno manipolato una serie di eventi che ha portato la polizia sulle vostre tracce, forse per levarvi di torno, e ora vi deridono avvisandovi del pericolo.
Nascondete la cassa, fuggite.
Nascosti su un tetto osservate il teatrino della polizia che si svolge nel vostro ufficio.
Poi arrivano i tizi magri, rovistano, se ne vanno.
Poi l'ufficio espolde!
L'hanno fatta saltare...
E' solo per un istante il mondo vi gira attorno, come una trottola, poi vi sentite strani.
I vostri sensi sono avattati, i colori sbiadiscono...
Siete altrove.
In una stanza di una casa di legno, vestiti con abiti di foggia antica.
Siete nell'800.

Adesso ricordate.
Il futuro era solo una visone, un sogno, un incubo.
Vi siete ritrovati in India, poco prima eravate in Inghilterra, alla ricerca di un bambino scomparso.
Tra poco i militari vi troveranno e tornerete in Inghilterra, incontrere Jacob, fuggirete in Francia.
Siete finiti nei giorni che tra l'Inghilterra e L'India vi eravate scordati.

L'uomo vi racconta che siete stati voi a cercarlo, incapaci di capire come eravate finiti li.
Lui vi ha raccontato del suo viaggio tra i misteri che popolano il vostro mondo, i segreti del tempo e gli oggetti che gli uomini ritengono "magici".
E forse un fondo di verità c'è.
Gli avete chiesto di scoprite che fine aveva fatto l'uomo che sembrava essere l'artefice della scomparsa del bambino, lo sceriffo del villaggio e lui vi ha aiutato con un sogno.
Solo che non è ciò che vi aspettavate.
Avete visto il futuro.
"Lo specchio - dice - non mostra per forza qualcosa che deve accadere, o che è accaduto, lui riflette solo la relatà in un modo che voi la possiate capire, in modo forse da guidare le vostre azioni o da impedirvi qualcosa..."
Che centra però tutto quasto con lo scriffo?
Il sogno vi ah dato delle conoscenze che voi non potete avere, cose che la gente non capirebbe, cose che adesso anche a voi sembrano strane...
"Chi è Ophmet?" chiedete.
"Non è uno, sono tanti, sono esseri che vivono oltre il tempo e che sono fondamentalmente ciechi al mondo, fino a che qualcuno non viola le leggi del tempo, loro lo percepiscono e se ne nutrono!"
Poi scende la notte, e lui copre lo specchio.
"Non ci si deve specchiare in uno specchio antico di notte, questi specchi hanno il potere di intrappolare una parte di noi di tenerla legata a qualcosa, impeendoci di essere davvero liberi."
Riflettete.
"Nel futuro una persona che conosciamo si specchierà di notte in quasto specchio, è pericoloso?"
"Se tenete a lui dovete aiutarlo"
Pensate che adesso che lo sapete potete liberarlo, impedire che lo faccia.
"Non è proprio così, il fatto che voi sappiate cosa accadrà non è detto che vi permetta di modificarlo, voi qui giorni li avete già vissuti, ne avete il ricordo è probabile che non li viviate più, o almeno non nello stesso modo."

venerdì 6 marzo 2009

La cassa è nostra

Le nostre ricerche, tra rabbia e dolore per gli ultimi eventi, si intensificano.

Ci rechiamo a casa di Beatriz in cerca della verità. Mentre William e John la metteno sotto torchio, Paul fruga nello studio del Dr. Fog.

Quando usciamo dall' abitazione, portiamo con noi gli appunti del dottore. Una parte è in inglese, un'altra è scritta in arabo.

Decidiamo così di recarci all'università per farci tradurre la parte scritta in arabo.
Ci addentriamo nei dormitori e, rimpiangendo la nostra gioventù, andiamo da uno studente di matematica di origine araba. Dà una veloce occhiata alle parti in arabo e ci dice che sembrano delle annotazione prese in uno stato di semidelirio. Parlano del tempo e della chiave, del codice pe rfare dei viaggi in tempi diversi... ci dice anche che le parole usate possono avere diverse interpretazioni. Questa è la sua.

Decidiamo allora di frugare nell'ufficio del dr. Fog in università.

Mentre stiamo per entrare sentiamo il rumore di un'auto all'esterno. Ci affacciamo e vediamo due tizi molto magri scendere dall'auto.
Deicidiamo di seguirli.

In un magazzino si incontrano con una persona... la voce ci suona famigliare... le due figure magre stanno chiedeno come procedono gli studi e se ha scoperto il codice per aprire la cassa.
Il tizio risponde che ci sta ancora lavorando e che ha bisogno di tempo.

I tre si salutano dandosi appuntamento nei prossimi giorni.
Ci nascondiamo e li lasciamo uscire.
Adesso che lo vediamo in faccia riconosciamo Tony, l'assistente del dr. Fog.

Andiamo a rovistare nell'ufficio ma non troviamo nula di interessante. Allora andiamo da Tony e lo strapazziamo un pò. La sola cosa che ci dice è che, servendogli dei soldi, si è messo al servizio dei tipi magri e sta proseguendo le ricerche per loro.

Il giorno sucessivo ci dividiamo.

John va a far identificare le targhe dell'auto dei tizi magri, Faust va alla polizia per cercare di farsi dare l'agenda del dottor Fog e William e Paul tornano da mr. Franklin.

La casa è aperta e vuota. I due vanno alla cassa e, al suo inteno, trovano il cadavere di mr. Franklin.

Decidono di ripulirla e di gettare della calce sul suo corpo e sui resti di Arold.
Poi portano la cassa in ufficio.

domenica 1 marzo 2009

Domande

Paul e gli altri lasciano la casa e l'uomo perso nei suoi deliri.
La macchina corre veloce verso la casa di Beatriz.
Una rapida discussione mette il gruppo nella possibilità di frugare tra le carte di Mr.Fog.
Nell'ufficio che a casa ci sono innumerevoli scritti e dispense sul tempo e le dimensioni.
Sul tavolo un moderno computer fa bella figura.
Paul lo analizza per un pò, poi con la password riesce ad entrare.
La password è Ophmet!
Tra le cartelle trova degli scritti in arabo, indecifrabili.
La lingua che parlava il capo della setta in effetti sembrava arabo...
Le domande si affollano nella mente di Paul.
Beatriz centra qualcosa?
Fino dove è arrivato Fog con le sue scoperte?
In questi file ci sarà il codice per aprire davvero al cassa?
Mentre Paul pensa la pendola dell'ufficio suona le nove di sera.
Paul si volta per uscire e tornare dagli altri che stanno ancora parlando con Beatriz.
Mentre esce una fitta lo coglie alla gamba, un male che non comprende.
E' solo un attimo, poi passa.
Si tocca la gamba, tutto ok.
Che sarà stato?
Paul
La curiosità di scoprire se Ophmet esiste davvero è tanta.
Il capo di questa strana setta ci conduce nella cantina della villa e lì ci guida attraverso stanze e luoghi pieni di arazzi e tappeti.
Giungiamo in una piccola saletta dove il capo ci informa che, affinchè il rito abbia un effetto maggiore dovremo essere completamente nudi.
Ci rifiutiamo di restare nudi e affrontiamo l'inizio del rito indossando solo le mutande.
Il capo della setta mette delle foglie - droga probabilmente - in un braciere e le accende.
L'aria si fa densa, spessa.. un profumo acre riempie le nostre narici.
Il rito ha avuto inizio e la droga sta facendo effetto.
Le nostre menti sono annebbiate, intorpidite, finchè la nostra attenzione viene richiamata da uno strano ticchettio.
Sembra provenire da uno strano buco nel pavimento.
"Ophmet, se sei tu lì sotto fatti vedere - mostrati a noi" gridiamo.
Dopo un po', dal buco appare un eneorme verme, per metà di carne e per l'altra di metallo.
Il concetto di tempo e spazio sembra essere mutato: vediamo il verme fare mosse strane, contorcersi nello spazio, assumere forme e dimensioni irrazionali.
Le nostre stesse mutande ci sembrano come dei filamenti di che si allungano nello spazio.
Il verme - Ophmet probabilmente - si dirige verso di noi, ci gira attorno, ci chiede di offrirgli qualcosa ma noi non facciamo nulla.
Alla fine si dirige verso il provero Arold e lo ingoia.
Sarà sicuramente un effetto della droga - pensiamo.
Il verme si ritira nel suo buco; cerchiamo invano di trattenerlo.
L'effeto della droga svanisce, il fumo e l'odore acre scompaiono.
Siamo solo io e Faust.
Al posto di Arold c'è un cumulo di carne maciullata e sanguinante.
"Brutto vecchio bastardo, dovìè il nostro amico Arold.
Se l'è mangiato quel cazzo di verme e ora c'è solo questo cumulo di carne! Riportalo qui!" gridiamo al capo della setta.
"Che onore, che fortuna essere stato scelto da Ophmet" esclama lui.
Siamo turbati, incazzati.
Arold non c'è più ed al suo posto c'è solo carne marcia e sangue.
Ci raggiunge John il quale, con abile mossa, sferra qualche cazzotto al capo della setta per farlo tacere dai suoi splroloqui.

Siamo ancora sconvolti per la mancanza di Arold.
John sta fracassando le ossa di quello stronzo del capo della setta quando la nostra attenzione viene colta da una strana cassa posta in fondo alla stanza in cui siamo.
E' una grossa cassa di legno, senza aperture, senza cerniere, senza una chiave.
Cerchiamo di aprirla e, forse per bravura o forse per fortuna, scopriamo che, premendo in un punto, si aziona un congegno che porta in vista uno strano tappo cilindrico con una maniglia sopra.
Tirando la maniglia il tappo si solleva leggermente, senza sganciarsi dalla cassa, e sotto di esso troviamo 3 ruote di legno riportanti dei numeri da 0 fino a 9.
Cerchiamo di capire come risolvere questa strana combinazione finchè non ci sovviene che il dottor Fog aveva una combinazione numerica.
Ragionandoci sopra ed andando a tentativi cerchioamo di aprire la cassa usando quella strana sequenza.
Il capo della setta si riprende dalla saccagnata di botte di John e si dimostra impaziente.Sembra aver notato che usiamo sempre gli stessi numeri..
"Sapete qualche cosa che non mi avete detto? Voi avete una seuqnza in mano... ditemela e vi aiuterò ad aprire la cassa."
Noi, stressati dalla sua insistenza e dai nostri insuccessi, gli diamo una sequanza numerica leggermente sbagliata, in modo tale da capire la logica utilizzata per decifrare la strana sequenza.
Una volta decifrata la logica di lettura del codice, utilizzando la giusta sequenza numerica, sblocchiamo il tappo della cassa.
Il tappo è grande circa 30 cm di diametro.
Il capo della setta, che peserà si e no 30 kg, ci confessa che tutti loro sono magri perchè il loro scopo è quello di entrare all'interno di quella cassa.
Guardiamo dentro la cassa e lì troviamo altri numeri.
Ci saranno circa 50 cerchi pieni di numeri... ci dovrà essere un'altra sequenza numerica da qualche parte!
Il capo9 della setta, intanto, viene fatto entrare nella cassa:
"Ma non è possibile" esclama "altri numeri... datemi la giusta sequenza ... non può essere così!!!"

sabato 14 febbraio 2009

Il dubbio

Dopo essere usciti dall'ufficio, io e John ci mettiamo alla ricerca della strumentazione.
Subito una macchina sipalesa dietro di noi.
Decidiamo di lasciare la macchina e prendere la metropolitana.
Con nostra grande sorpresa i tizi non ci segueno.
Così abbiamo tutto il tempo di recuperare tutto il necessario e, dopo aver preparato il furgone, ci appostiamo all'esterno dell'abitazione.

Per molte ore non accade nulla, nessun suono e nessun movimento. La casa sembra essere vuota.

Proprio mentre stiamo pensando di tornare all'ufficio vediamo gli altri arrivare alla villa, accompagnati da due degli strani tizi.

Suonano e arriva il padrone di casa ad aprire la porta.
Così cominciamo a spiare la conversazione.

Prima le solite cose su questo dio, sul cubo... un altro fanatico.

Poi la sorpresa: Beatriz ci ha manipolato per fare strada all'interno della setta.
Proprio mentre io e John stiamo pensando di andare da lei e metterla sotto torchio per farci dire la vaerità, gli altri nella casa vengono invitati a incontrare Olphmet.
Da quello che sentiamo si stanno muovendo in un'altra stanza.

Ora il dubbio: andare da Beatriz o stare qui nel caso servisse il nostro aiuto?

giovedì 12 febbraio 2009

Ophmet esiste...

Paul
Il cubo ci affascina.
E' uno strano strumento che sembra avere un non so che di magnetico per noi; ci attira a se.
Anche William decide di provare a risolverlo.
Anche lui, purtroppo, fa la stessa fine di Paul e Arold, ovvero rischia di impazzire.
Forse il cubo non è la soluzione del problema ma solo un mezzo per estraniare l'utilizzatore dalla realtà.
Ci muoviamo verso la casa dove abbiamo visto il rito del Dio Ophmet.
Ci accorgiamo di essere seguiti ma, con abile mossa, ci liberiamo degli inseguitori.
Perlustrando la casa da cima a fondo scopriamo un pezzo di carta con un indirizzo... non ce ne eravamo accorti l'ultima volta.
Usciti dalla casa andiamo verso questo indirizzo dove ci accoglie un tipo strano e misterioso, il quale ci insospettisce per il suo aspetto ed i suoi modi.
"Forse in questa casa troveremo la soluzione ai nostri problemi"
Ci suddividiamo in 2 squadre: William e John cercheranno dei sistemi di intercettazione per tenere sotto controllo la casa, mentre Arold, Faust e Paul cercheranno di entrare nella casa stessa.
Arold, Faust e Paul riescono ad entrare nella casa e riescono ad ottenere udienza dal padrone di casa, mentre John e William sono appostati fuori ad ascoltare le loro conversazioni.
I 3 vengno portati al cospetto di uno starno tizio, non giovanissimo, magro, scavato in volto, con una grossa cicatrice in faccia.
Sembra essere il capo di questa strana setta di fanatici che venerano Ophmet.
Costui sostiene di parlare con Ophmet, di sapere tante cose che noi sappiamo, di sapere che noi abbiamo un cubo a casa, uno identico a quelli che lui ha in casa.
Parliamo con lui del Professor Fog e di Beatriz e rimaniamo allibiti quando il capo afferma che anche Beatriz fa parte della setta.
Pare che lei ci abbia assoldati con un unico scopo: creare scompiglio nella setta, uccidendo qualcuno della setta stessa, affinchè lei possa assurgere ad alte sfere in breve tempo.
Ci ha mentito per tutto questo tempo.
Ci ha usato e sfruttato.
Forse è lei stessa la causa della morte di suo padre.
Presi da questi turbamenti e dubbi, la nostra attenzione viene richiamata da una domanda del capo della setta:
"Volete conoscere Ophmet?"
"Sì, così vedremo se davvero esiste questo fantomatico Dio" è la nostra risposta, e ci incamminiamo in strane stanze seguendo il capo della setta.

martedì 10 febbraio 2009

Incontro con Franklin

Dopo una lunga ricerca Paul e gli altri vengono a sapere che colui che paga le spese di quelli che li seguono abita poco distante dalla villa.
Per un giorno intero inizia un gioco di inseguimenti e fughe con gli uomini che ormai gli stanno sempre più alle spalle.
Un biglietto li avvisa che continuare a investigare potrebbe essere deletrio per la loro salute.
Il gruppo non si perde d'animo e in un pomeriggio di ottobre riesce, tramite manovre abili, a farsi invitare a casa del loto "nemico"

Franklin
I tre vacano la sogli con una baldanza spropositata.
Pensano di essere i padroni?
Sciocchi.
Falli entrare e parla con loro.
Il brusio lo spinge a farli entrare.
I tre lo seguono fino allo studio e qui iniza la giostra delle domande stupide e delle risposte celate.
Chiedigli cosa sanno
"Perchè investigate su di noi?"
I tre raccontano la storia del Dr. Fog.
"Non mi credete? Non credete al mio dio?"
Paul palesa la sua incredulità, si fa beffe della fede di Franklin.
Digli che mi possono vedere.
"Volete vedete il mio dio?"
La domanda li colpisce come un pugno.
Quest'uomo è così folle da cercare di mostrarci qualcosa che non esiste?
Cos'ha in mente?
Con un filo di voce Paul risponde:
"Si..."

venerdì 6 febbraio 2009

L'essere

L'essere li segue con gli occhi mentre lasciano e tornano nella stanza.
Quello alto e bello non lo ha visto, si è limitato a sentire sulla pelle la sua presenza, come una presenza di insetti che sciamano.
L'altro invece seppure per breve tempo lo ha "intuito".
La cosa è interessante.
La mente dei due è molto debole e l'essere la può plagiare a piacimento, lo sente e questo lo diverte.
Sono bastate poche parole per scatenare il caos.
Adesso non sanno cosa fare: portare via il cubo o usarlo.
L'essere ruota gli occhi e segue la bizzarra scena.
C'è ne un'altro con loro, uno che adesso si è messo a giocare col cubo.
L'essere adesso vede che quest'ultimo si sta attardando, sta per rimanere solo.
Basterà un istante, un solo battito di ciglia per divorare la sua volontà e trascinarlo verso il baratro e quando avverrà gli altri lo seguiranno.
Quello che sembra essere un medico è il più suscettibile alla presenza dell'essere e questo lo rende guardingo.
Maneggia per pochi istanti il cubo e sempre con molta circospezione.
L'ultimo, quello muscoloso, invece non degna neppure di uno sguardo il cubo, si limita a riempire il posacenere e a sentenziare che il tutto è una cazzata.
L'essere rotea il corpo su se stesso, come un enorme lombrico strappato dalla terra e assapora l'istante che lo separa dalla cena.

mercoledì 4 febbraio 2009

Il Cubo

Paul
Le nostre ricerche sembrano a non aver portato a nulla.Nessuna informazione in merito a questo fantomatico Dio Ophmet, al cubo, niente di strano nella vita del Dr. Fog e in merito a foto segnaletiche dei tizi morti nello scontro a fuoco in villa.
Temiamo di essere finiti in un vicolo cieco quando ci sovviene che la maga cieca, che aveva analizzato il cubo in una pseudo seduta spiritica, ci aveva detto che alcune facce del cubo erano più ruvide di altre.
Portiamo il cubo in università da un giovane ragazzo che risponde al cognome di Rubik e, mediante l'ausilio di un rugosimetro, determiniamo la rugosità delle singole facce del cubo.A casa cewrchiamo di portare tutte le facce con la medesima rugosità sullop stesso lato del cubo ma inutilmente... il tutto sembra essere troppo complicato ..
Per fortuna che Arold ha portato della mescalina...
Paul ne prende un po' e, dopo circa 30 minuti, è in botta completa...
Guarda il cubo, ci parla insieme, cerca di mettere le facce del cubo a posto ...
"Paul ... PAul ... sacrifica qualcosa per me ....."
Il cubo sembra parlare a Paul... gli chiede di fare qualche sacrificio ... chissà se è vero che il cubo gli sta parlando o se è solo l'influsso della droga.
Il cubo, dopo una sonora scazzottata, viene tolto a Paul, il quale si ritrova drogato e legato come un salame.
La cosa strana, però, è che le facce del cubo sembrano quasi a posto ... manca poco per completarlo.
Anche Arold, di nascosto, prende della mescalina e si mette a giocare col cubo."Arold ... Arold ... sacrifica qualcosa per me ..."
Anche Arold è in piena crisi... afferma persino di vedere un eneorme verme gigante con tante fila di denti che cerca di morderlo.
Anche nel suo caso gli viene sequestrato il cubo poco prima di averlo completato.
Analizzando bene il cubo notiamo che ci sono alcuni pezzi di metallo che, strisciando tra di loro, tendono a scaldarsi ed a rilasciare uno strano liquido, forse una droga o qualcosa di simile ... anche la maga ci aveva detto di sentire qualcosa di bagnato sul cubo ...
Forse il cubo rilascia davvero qualche droga che non ti fa sentire dolore e che ti provoca allucinazioni, allucinazioni tali da poterti persino portare all'autoflagellazione.... all'autoflagellazione come i tizi visti nella villa....

sabato 31 gennaio 2009

Rumori di fondo

L'uomo seduto di fronte a lui gli sorride, ma a lui frega poco, ormai ha deciso, lo ucciderà.

Salendo sulla metropolitana Franklin ripone il coltello nella giacca, nessuno doveva vederlo.
Da quando l'essere che viveva nel suo armadio gli aveva parlato lui era cambiato.
Adesso sapeva la verità.
Se ne fotte di suo padre e delle puttane che si portava a casa, se ne fotte di vedere suo fratello che lavorava tutto il giorno per pagare la casa e se ne fotte del male che gli mangiava i polmoni ad ogni nuovo tiro di sigaretta.
Se ne fa un altro, di tiro, e sorride.
L'essere che vive nel suo armadio gli parla la notte e gli racconta del suo futuro, del suo successo, della sua salvezza.
A volte Franklin si chiede se l'essere parli di lui o di se.
Ma importa poco alla fine.
Lui sa che l'essere è furbo e forte e che gli darà la vita, la vita eterna.
Sa che lo svincolerà dal tempo e dal dolore, dalle malattie, dalla morte.
L'essere dice di chiamarsi Ophmet e Franklin sa che non è umano.
Lui lo vede come un verme, un verme infinito, con due enormi occhi neri e una fila di zanne ricurve.
All'inizio l'essere non gli parlava, si limitava a un brusio, che a Franklin toglieva il sonno, adesso parla tutta al notte, e il sonno non è tornato.
L'essere gli concede di vedere molte cose, ma in cambio vuole delle offerte.
Prima Franklin ha deciso di offrigli il suo orecchio destro, poi un paio di dita del piede sinistro, adesso medita di offrirgli un occhio.
Ogni tanto l'essere gli chiede di uccidere qualcuno e Franklin da buon seguace lo fa.

Il sangue caldo cola sul coltello, e Franklin ride leccandone il filo.
L'uomo soffre mentre la lama gli recide i tendini delle mani e poi scende a scorticare le gambe.
Franklin incide la carne con passione e prega che la cosa sia gradita a Ophmet.

Sono passati anni, adesso l'essere parla costantemente nella mente di Franklin.
Il rumore della sua voce è un rumore di fondo che accompagna la vita.
Franklin esce poco di casa, gli alti adepti lavorano per lui, non mangia quasi più e non dorme quasi mai.
Il suo corpo porta i segni del sacrificio per Ophmet.
Adesso lui è il gran sacerdote e ha un compito, trovare i bastardi che hanno ucciso uno di loro.

giovedì 29 gennaio 2009

Il tempo e la follia

Aiutati da Tony entriamo nella villa.

Nella casa non c'è nessuno così iniziamo a perlustrarla.
Sicuramente in questa casa c'è gente che ci abita... ma la cosa strana è che in cucina non c'è ninete. Nè viveri nè vettovaglie... strano. In compenso la cantina di vini è ben fornita.

Stiamo per iniziare a perlustrare il piano superiore quando l'interno della casa viene illuminata da dei fari di alcune auto.
Troviamo rapidamente un buon nascondiglio e vediamo arrivare 2 moto e 4 auto.
Dopo pochi secondi entrano due motociclisti massicci. Corporatura da pugile e revolver al fiaco.
A seguire entrano 4 uomini vestiti di bianco col volto coperto e altre 10 figure vestite di nero anch'esse col volto coperto. Con loro ci sono anche 2 prigionieri, ammnettati e un sacco di juta infilato in testa.

Lasciamo salire lo strano corteo e poi, furtivametne, ci rechiamo al piano di sopra.
Il gruppo si è rinchiuso nella sanza in fondo al corridoio.
Ci avviciniamo e demtiamo che qualcuno stà recitando una strana cantilena. Non si capisce nulla delle parole che sta dicendo.
Decido di spiare dal foro della serratura.
Gli uomini vestiti di nero sono in cerchio i due energumeni non si vedono.
I due prigionieri buttati in un angolo, la cantilena aumenta sempre più d'intensità.
Poi, improvvisamente, i 4 vestiti di bianco si mettono a dorso nudo... sono magrissimi! Una cosa raccapiricciante. Poi estraggono 4 coltelli dalla lama ricurva e iniziano a infliggersi delle profonde ferite. Si tracciano cerchi e spirali con solchi profondi. Mi chiedo come possano resistere al dolore... in un attimo sono pieni di sangue e la pozza sotto di loro comincia a farsi sempre più ampia. Dopo poco tempo il primo crolla a terra esanime e, in rapida successione, anche gli altri fanno la stessa fine.

Le ferite che si sono inferti sono uguali a quelle ritrovate sul corpo del Dr. Fog!!!

Quello che intonava la cantilena si ferma e comincia a farnteicare assurdità sul dio Ophmet che è copiaciuto, che lui l'ha visto e che adesso lo convocherà lì.
Quindi, dopo un suo cenno, uno dei due motociclisti va verso di lui. Prende un sacchetto ed estrae un cubo di metallo. Il tizio comincia a girare le faccie del cubo. Poi anche lui si mette a dorso nudo.
E' ancora più magro degli altri e il suo corpo è una cicatrice unica.
Il tempo di provare ribrezzo per la scena che ho davanti algi occhi, e anche nella sua mano appare un coltello ricurvo. Ma stavolta non lo usa su se stesso ma decide la gola a uno dei due ostaggi.

Prima che possa abbatersi anche sul secodno con un calcio sfondo la porta e, puntando la pistola su di lui gli intimo di fermarsi.
Tutto accade in un attimo.
Dietro di me sento i colpi di Paul e John che raggiungono e neutralizzano i due motociclisti.
I 9 vestiti di nero si buttano dalla finestra per darsi alla fuga. Riusciamo a ferirne un paio ma nulla più.
Catturiamo il capo e lo portiamo in ufficio per interrogarlo.
Nel fare ciò gli cade la maschera e rivela il suo colto deturpato. Non ha più il labbro inferiore e da un occhi ha eliminita la palpebra. E' uno spettacolo raccapircciante che mette a dura prova il mio stomaco.

Lui continua a dirci che non capiamo, che lui vede oltre a questa esistenza e va oltre al concetto del tempo. Che il suo dio è molto potente e che il tempo non è più un limite, che lui può arrivare ad avere un'esistenza eterna.

Cerchaimo di interrogarlo e di farci raccontare perché uccidono la gnte e cosa sa del Dr. Fog.
Chiamiamo anche il nostro amico medico per farci dare una mano ma... niente da fare. Dopo poco, visto le sue condizioni, muore.

Decidiamo di sbarazarci del cadavere e lo gettiamo nel fiume.

Nella ricerca di nuove informazioni, decidiamo di chiedere l'aiuto a una non vedente che, col suo tatto più sensibile, potrebbe aiutarci a distinguere le varie facce del cubo che a noi sembrano identiche.

Appena mette le mani sul cubo ci dice che è molliccio... ma se è di metallo?!

Poi comincia, indicandoci uno ad uno, a chiederci chi siamo. Dopo aver passato in rassegna me e gli altri, indica un punto nel vuoto e ci chiede perché il nostro amico è così siloenzioso.
Ma chi c'è??? Di chi sta parlando???

Il mistero si infittisce.

mercoledì 28 gennaio 2009

Il tempo

1980
Mattina di ottobre.
Paul e William escono come al solito da casa loro e vanno verso l'ufficio.
Non è molto che lavorano assieme ma la cosa gli piace.
William è uno che ne sa un pò di tutto, che non si perde d'animo, anche se a volte agisce troppo d'impulso.
Paul dal lato suo è uno che ha senpre una soluzione, che analizza le cose che ha i contatti giusti. Sempre.
L'ufficio è freddo, la stufa ferma e qualcuno ha rotto una finestra.
E' un brutto quartiere, ma i due sanno che la finestra rotta non è un caso.
Stanno investigando su un caso nuovo, qualcosa di strano, qualcosa che ha a che fare con una serie alfanumerica e un omicidio.
L'omicidio è di quello di Ronald Fog un matematico di Londra la serie numerica è
3 3 - 3 4 3 3 s x 2 3 1 d x 4 a 4 sx.
E i due non ne vengono a capo.
Durante la ricercha hanno scoperto che Fog ha un conoscente con cui lavorava e che collaborava per alcuni suoi studi sulla "matematiche dell'antichità" un tale di nome Arold, lui ora sta cercando delle connessioni tra i numeri e l'omicidio.
La porta dell'ufficio si apre ed entra John.
"Mmm" mugugna e si accende una sigaretta.
Lui lavora poco, è un attaccabrighe, un ex militare.
Mette i piedi sul tavolo e si mette a giocherellare con una moneta.
"Accendete la stufa, fa freddo."
Lui è uno che fa il duro, ma a volte porta male.
Porta male e porta piombo, meno male che Faust di solito riesce a rimetterli in sesto in tempi brevi.
Faust adesso lavora con loro, lo fa solo il fine settimana, di solito ha il suo studio.
Adesso sul tavolo hanno la serie numerica, la rileggono ma non sanno che dire...
La finestra rotta fa entrare un freddo dannato, e il fatto che sia rotta non è un caso.
La prima volta gli hanno sfondato la porta, buttato tutte le carte in giro, rubato dei soldi.
La seconda volta gli hanno rotto la finestra, ma le carte non c'erano già più.
Adesso di nuovo, ma la grata interna ha evitato l'ingresso.
Da quando hanno preso posto nel vecchio ufficio del loro ex capo si sentono meglio, più importanti.
Negli anni 80 questo non è facile.
Loro non sono i soli che investigano a Londra, c'è molta concorrenza, e non è facile avere dei casi.
I pochi che hanno avuto li hanno portati ad un pareggio economico in questi anni, ma i loro conti in banca non permettono nemmeno una pizza fuori.
Questo è il caso buono.
Un matematico, pieno di soldi e pure con una figlia niente male.
Ci hanno lavorato per mesi per averlo, adesso lo devono risolvere, ne va della loro sopravvivenza.
Poco importa se i tizi che li seguno a volte di notte si fanno sempre più arditi.
Già i tizi.
Tutti con facce torve e lama in tasca, alcuni anche con il piombo.
Li hanno seguiti due volte, poi il gioco si è inverito.
Adesso John li segue mentre i tizi seguono William e Paul.
Sono giunti in una villa, una vecchia villa di Londra, appena fuori della periferia.
Una villa dell'800 con il suo bel giardino e la cappelletta privata.
Bhe, prima o poi tenteranno l'ingresso, quei tizi sanno qualcosa!
Il codice, che i tizi lo cerchino?
O forse loro l'hanno scritto?
O forse non centra nulla... mah.
La porta si apre ed entra un tizio, sui 30 con i capelli dritti sulla faccia, sembra un pò un finocchio.
"Si?" chiede John mentre si pulisce le unghie col coltello.
"Mi chiamo Rey - voce da topo - sono venuto per conto di Beth."
Beth è la figlia.
Che vuole sto tizio? si farà mica un gay del genere?
"Volevo sapere a che punto erano le indagini e pagarvi il mese."
Allunga una busta.
1000 sterline.
Decidete le vostre mosse, sapete che il fatto che Beth chieda non è casuale, è tempo che indagate e non siete giunti a niente.
I tizi che vi seguano non vi sembrano brava gente e sapete che palesarvi contro di loro potrebbe essere fatele per l'indagine, meno sanno di voi e meglio è.

La sera i tre si ritrovano in ufficio, mentre John prepare il the il discorso prende il via.
La serie numerica non sembra avere un filo logico, ne Arold ne gli studenti sanno qualcosa, e avete parlato con i migliori.
A casa di Beatriz non c'è casaforte, o almeno non ce n'è con quella combianzione.
La porta si apre.
Un tizio sulla trentina entra, si scosta i capelli dagli occhi e dice:"Salve, forse vi posso aiutare."
A fare che? pensate.
"Mi chaimo Tony, vi ho sentito oggi in università parlare con gente che conosco e...Insomma ho chiesto in giro e mi sembra chiaro che la cosa centri con il Dr. Fog.O mi sbaglio?"
Silenzio
"Bhe insomma, io collaboravo con lui a un progetto, una cosa strana per la mia tesi."
Silenzio
"Insomma la tesi era sulle dimensioni oltre le tre che la nostra mente percepisce..."
Silenzio
"Il tempo, e cose del genere."
Ah ecco! pensate ci mancava il folle.
"Io so che Mr. Fog aveva un disco, con i suoi studi e che non se ne separava mai... bhe, dalle vostre facce è chiaro che non ne sapete nulla."
Si siede.
"Io so che il Dottore a volte si recava in una villa, fuori città per studiare e per lavorare in pace.Se volete vi posso aiutare, ma in cambio voglio un copia del disco, sapete per la mia tesi."
Sorride.
"Ecco - dice - io so il codice per entrare nella villa."
Paul e William si guardano e sorridono.

lunedì 12 gennaio 2009

Lontano

La villa di Willfred è avvolta dall'oscurita.
Fra gli alberi qualcuno osserva il gruppo che lascia la casa.
John li ha seguiti di nascosto fino ad ora, per capire, per proteggersi, per pianificare le mosse.
Ora deve agire.
Esce allo scoperto e in poche battute li avvisa del pericolo.
I militari sanno di Willfred e hanno deciso di farlo sparire, un altro collegamento con Jacob che deve saltare.
John però teme anche un'altra cosa, che prima o poi i militari decidano di fare sparire anche i suoi alleati, e questo non gli va giù.
Tornano verso la casa, avvertono Willfred del problema, ma il tempo stringe.
Appena parlato con l'illusionista vedono i militari entrare nel giardino della villa.
"E tardi, dobbiamo cercare un'altra uscita."
Scendono nello scantinato, trovano un vecchio passaggio per la fuga e lo imboccano.
Con il mago al seguito il gruppo si nasconde all'uscita del passaggio, nella vecchia cappella della casa.
Come fare a fuggire?
I militari sono tutti attorno, prima o poi li scopriranno.
Decidono di fare un'azione furtiva, ciascuno per se e appuntamento al molo.
L'Inghilterra, la loro casa, è troppo pericolosa in questo momento.
"Ci allontaneremo, per qualche tempo.
Raccogliamo le idee, facciamo calmare le acque e decidiamo il da farsi!"
L'azione va a buon fine, il gruppo ferito ma salvo riesce a congiungersi al molo.
Salgono sul primo mezzo in partenza, senza sapere dove andranno, devono solo andare via.
La notte vede il battello lasciare londra e vede i nostri lasciare tutto ciò che hanno.
Come sarà il loro futuro?

Il tempo passa e il gruppo, che ha trovato rifugio in un piccolo villaggio nel Nord della Francia, sempre più inizia a sentire il bisogno di tornare a casa.
Le mogli di John e Faustine sono ancora la che li attendono, e i due non riescono più a stare loro distanti.
"Fate come volete, ma fate attenzione, noi adesso siamo fuggiaschi a Londra, non siamo più uomini della legge..."
Il rischio è alto, se salta il nascondiglio bisognerà ancora fuggire.
Qui in Francia sono al sicuro, ma se i militari dovessero scoprirli sarebbe la fine.
"Tra tre settimane saremo di ritorno, aspettateci. Se le cose dovessero andare male..."
John non riesce a finire la frase, sa che mentirebbe.

Otto mesi Londra chiama e John e Faustine da troppo tempo sono lontani.

WillFred

Paul Oldam
Dobbiamo andare da Wilfred, parlare con lui e capire se lui riesce davvero a parlare con i vari Jacob defunti.
Questa può essere l'unica spiegazione al fatto che tutti i Jacob conoscono la storia di quelli precedenti.
Riusciamo, in via ufficiale, ad essere invitati a casa di Wilfred, in una ricca zona fuori Londra.
Insieme a lui vi sono i suo agente e 2 scagnozzi, i quali fanno anche da comparse durante lo spettacolo teatrale.
Volgiamo che rifaccia per noi l'illusione, o il trucco o la magia, del parlare con i morti.
Dopo lunghe trattative Wilfred acconsente: ci farà parlare con Jacob.
"L'unica cosa importante è che non dovrete mai distrurbarmi durante l'esperimento: non so cosa potrebbe succedere se la mia concentrazione venisse a mancare" dice Wilfred.
Acconsentiamo.
Lui prende un suo scagnozzo, lo piazza al centro di una stanza della cappella privata della villa, disegna strani simboli per terra e comincia il rito.
Il nostro scetticismo nei confronti di tali riti e trucchi è sempre stato saldo e manifesto.
Abbiamo sempre considerato queste persone alla stregua di ciarlatani.
Oggi è il giorno in cui le nostre certezze sono destinatre a cadere.
Lo scagnozzo inizia a parlare con la voce di jacob, urlando per il dolore, bestemmiando, guardando William e maledicendolo per averlo ucciso e per le torture che sta subendo nel mondo in cui ora si trova.
Ma allora questo rito funziona davvero!
La stanza della cappella privata in cui siamo è piccola e buia.
Il fumo dell'incenso e delle candele è forte.
In un angolo della stanza il buio si fa più forte, più scuro e, all'improvviso, dall'oscurità appare una figura tatuata, il quale, brandendo una catena uncinata, minaccia di voler fare brandelli del corpo di Wilfred.
Chi sarà mai questa creatura e, soprattutto, da dove è arrivata.
Dobbiamo salvare Wilfred e, a suon di pistole e coltelli, sconfiggiamo questa creatura che, una volta morta, si dissolve come si scioglie della carne nell'acido.
Una scena raccapricciante
Ne porteremo i segni per molto tempo!
Wilfred è salvo e si riprende.
E' stupefatto anche lui di quanto è successo.
Dice di non aver mai fatto il rituale fino in fondo; quello che fa normalmente a teatro è solo una parte del rituale, il resto è suggestione.
Sembra, invece, che qualcuno dall'aldilà sia riuscito a ritornare nel mondo reale.
Ma allora forse Jacob è sempre lo stesso: stesa anima ma ospitata in differenti corpi.
Parliamo ancora con Wilfred fino a scoprire che conosciamo una persona in comune.
Circa 1 anno e mezzo fa, il nostro capo, Mr. Barker, chiese a Wilfred di fare lo stesso rituale di oggi e, guarda caso, di contattare Jacob.... forse Mr. Barker chiese a Wilfred, ignaro di tutto, di resuscitare l'anima di Jacob in quella del ciccione che abbiamo ucciso...Così si spiegherebbe il motivo per cui qualcuno nell'agenzia proteggeva Jacob.
Ci accommiatiamo da Wilfred con la promessa che non avrebbe più fatto il rituale che ha fatto questa sera.
Ci allontaniamo pieni di dubbi e con le nostre certezze sulla vita messe a dura prova.

Qualcuno ci spia?

Paul Oldman
L'ufficio di Arold è stato prequisito.
Qualcuno cerca qualcosa da noi.
Sembra che la persona che ha frugato nell'ufficio di Arold sia brava; non è un ladro di professione ma sa come non farsi beccare.
Ha preso alcune pagine dai 3 libri che abbiamo trovato in mano a Jacob.
Probabilmente vuole decifrare anche lui il codice segreto dei Jacob, ma chi sarà mai questa persona?
Questo pensiero si affolla nella nostra mente.
"Faust parla nel sonno!" afferma Arold
"Lo ha fatto anche sul treno tornando dall'India. Magari lo sta facendo anche adesso e qualcuno lo sta spiando."
Si decide per una serie di turni di guardia volti a controllare Faust nel sonno.
Io farò il primo turno.
Quasi rapito dal sonno, vengo destato da una serie di rumori provenienti dalla finestra.
Forse qualcuno si sta avvicinando.
Mi sposto in un angolo della stanza e le finestre si aprono: qualcuno sta per entrare.
Mentre la spia sta per scavalcare la finestra ed entrare in stanza, Faust inizia a parlare.
La spia si ferma ed inizia ad ascoltare il racconto.
"Qualcuno ci spia .. ci hanno rubato del materiale" dice Faust nel sonno, dopodichè comincia a raccontare la giornata.
Quando la discussione comincia a volgere su Wilfred, entroin scena, puntanto la pistola sulla spia e intimandogli di fermarsi.
"John, ma sei tu John, sei tu che ci spii??" .
La sorpresa è tanta; è John la spia.
Il suo volto però è strano: ha gli occhi spiritati, fissi, si guarda intorno guardingo, non ci rivolge la parola, sembra non avere paura dell'arma che gli punto addosso.
Le uniche parole che escono dalla sua bocca sono "Avete sbagliato a fidarvi dei militari, del Maggiore." dopodiche, con abile mossa felina, riesce ad eludere la mia guardia e fugge nella notte londinese.
La squadra viene avvisata dell'accaduto.
Sappiamo che ci rubava le informazioni.
Avrà decifrato il codice?
Questo è il primo pensiero che ci viene in mente.
Dovremo parlare al più presto con l'illusionista Wilfred.

giovedì 8 gennaio 2009

La fine di un'era?

Gli eventi si susseguono in rapida successione ed è evidente che il tempo di pensare è finito. Bisogna agire.

Decidiamo di dividerci e di informare sia i militari che l'agenzia di cosa ha fatto Jacob.
Dopo aver parlato con chi di dovere ci ritroviamo all'hotel Queen.

Con dispiacere e rammarico Mr. Barker ci ha detto che Jacob era troppo importante e che era protetto dall'agenzia. Quindi non poteva fare niente se non garantire la nostra incolumità.
Ma lui avrebbe lasciato Jacob libero.
Responso diverso quello dei militari che decidono di agire.
Durante la notte portano un assalto al covo di Jacob e lo radono al suolo.
Andiamo a perlustrare la zona e poi andiamo a cercare Mr. Barker. Con grande sorpresa scopiriamo che è stato mandato in un'altra divisione dell'agenzia.
All'estero.
Il suo posto è stato preso da Mr. Ford. Il nostro nuovo capo. Dopo esserci presentati e esserci messi a sua disposizione, torniamo dai militari.
Il maggiore che ha condotto l'assalto non è lì e diciamo che ripasseremo.

... passano un paio di giorni...

All' hotel arriva un barbone e mi consegna un pezzo di carta... bianco.
Scopro che oguno di noi ne ha uno. Questa carta è contrassegnta con una filigrana e andiamo nello stabilimento dove la producevano (dato che è chiuso da alcuni anni). Qui troviamo ammassati i cadaveri delle vittime dell'assalto dei militari. Ci sono anche donne e bambini ma non il cadavere di Jacob!

Mentre rimuginiamo sul da farsi e su dove potrebbe nascondersi il maledetto, ci si avvicina un altro barone con un biglietto con un indirizzo. Ci rechiamo qui e troviamo altri poveracci che ci dicono che Jacob è nel palazzo di fronte.

Attraversiamo la strada ed in effetti troviamo il cannibale.
Dopo il solito scambio di battute e insulti, preso da un raptus di rabbia, scaglio il mio coltello verso di lui e lo centro in pieno petto.
Poi mi scaravento su di lui e infilo la mia lama ripetutamente nella sua carne flaccida.
Dopo poco resta esanime in una pozza di sangue.

Nel frattempo Faust e Arold si sono occupati del suo scagnozzo.
Faccio giusto in tempo a vedere Arold che gli spezza l'osso del collo dopo al malcapitato che era svenuto.

Frughiamo nella bettola e troviamo 3 registri scritti con un codice segreto.
Poi esaminiamo i cadaveri e scopriamo che lo scgnozza aveva tatuati i simboli a noi ben noti, mentre Jacob aveva un enorme tatuaggio metallico come quelli dello spettro. Faccio un incisione e ne esce un liquido simile al mercurio.

Ecco che, mentre lasciamo l'abitazione, nelle nostre menti si annidano i dubbi di sempre.
Stavolta, però, un debole sorriso affiora sulle nostre labbra.
Se non altro, abbiamo messo fine alle barbarie che commetteva Jacob, liberandoci di lui e della sua banda.

mercoledì 7 gennaio 2009

Mr. Barker


Mentre Barker chiude la porta dell'ufficio un brivido gli corre lungo la schiena, e sa che non è cosa buona.
Si volta e osserva l'imponente figura che gli sta alle spalle.
"Vi aspettavo." sorride.
Sai perchè sono qui?
"Si, è tutto finito vero?" chiede
La figura non risponde e si limita a osservare la chiave che Barker tiene in mano.
"Non mi servirà più?" chiede
La figura tende la mano.
Barker lascia cadere la chiave nell'incavo del palmo.
La figura osserva Barker con i suoi occhi azzurri.
"Non mi hanno ascolato vero?"
La figura annuisce.
"Credevo che..." la lacrime iniziano a rigare il suo viso.
Hai fallito Barker
L'ex direttore dell'agenzia si lascia cadere a terra e inizia a piangere come un bambino.
"Io... tutti questi anni buttati via.
Ero riuscito a nasconderlo a loro fino ad ora, ho speso una fortuna, sacrificato la mia vita...
Tutto buttato via, tutto volato via in un attimo."
Ti avevo detto cosa fare
"Io non potevo, sono brave persone, non potevo..."
Barker ripensa a quando un'anno e mezzo fa era stato sul punto di fallire, ma si era salvato con un colpo di coda.
Il ricordo fa bruciare ancora di più il dolore del fallimento.
Lentamente cammina verso la finestra.
Osserva per l'ultima volta le luci di Londra.
"Sai ho sempre amato questa città. E' così dura andarsene."
Si cera nella tasca della giacca, snocciola un paio di sterline d'argento e poi si volta verso la figura.
"Ecco, sono per te."
La mano enorme accoglie le sterline.
Sei pronto?
"Dove andrò adesso?"

La notte è fredda in questo inverno londinese.
Tutto sarebbe perfetto se il silenzio non fosse rotto da un colpo di pistola.

domenica 21 dicembre 2008

Lo specchio e la tomba

E' stato difficie decidere di chiamare l'uomo degli specchi, ma dopo una lunga discussione avete deciso che sia la cosa migliore.
Lui conosce lo specchio e vi può aiutare.
Lo convocate al Queen e recuperate la cassa dall'agenzia.
Dopo una lunga serie di note tecniche sullo specchio lui vi dice che sicuramente è uno specchio di origine italiana, di almeno 300 anni e che secondo lui vale almeno 200.000 sterline.
Una cosa però vi inquieta l'uomo dice che uno specchio antico è più di un normale specchio, infatti egli crede che non ci si debba mai riflettere la notte in uno specchio del genere dato che porta sfortuna.
Inoltre vi dice che mai e poi mai uno specchio antico deve riflettere un'altro specchio!
Rimasti soli le parole dell'uomo non vi convincono.
Anthony prova a riflettersi tra due specchi, giusto per tentare la sfortuna, ma non accade nulla.
Osservarsi in una serie infinita di se è inquietante, è come se ci si scindesse in una serie di individui identici e diversi, senza sapere chi sia se e chi lo spettro di se.

Scesa la notte vi recate da Jacob.
Un biglietto nel pomeriggio vi aveva avvisate che lui aveva rapito Faust dal suo ricovero ospedaliero, e che solo voi lo potevate salvare.
Piggy vi avvisa che Jacob non è li, ma che lui vi accopagnerà!
Piggy vi porta in un cimitero in cui una serie di uomini sono indaffarati a scavare ed aprire tombe.
Jacob vi saluta con un ghigno, e vi chiede coem mai giravate per i porti.
Gli rispondete per le rime e lui ride.
Un pensiero vi turba.
Faust... ler tombe.
"Bastardo"
Ecco la carta di Jacob, salverà Faust se gli dite tutta la verità.
Voi non potete fare altro che raccontare tutto di Antony, dello specchio e dell'uomo che vi ha aiutati.
Riuscite a salvare Faust, ma a quale prezzo?
Adesso il mastro vetraio è in pericolo!
Dovete trovare un modo per fermare quel bastardo di Jacob prima che sia troppo tardi, troppo tardi per tutti.

giovedì 4 dicembre 2008

L'uomo degli Specchi

Antony Stradivary
La, strada che porta dal cimitero all'hotel è lunga, troppo lunga per non pensare, troppo lunga per tenere la mente occupata senza ricordare, e come previsto i morti tornano a farmi visita, vecchi ricordi, vecchie immagini che speravo aver dimenticato fanno di nuovo capolino nella memoria... Ripenso a quella dannata notte di un anno e mezzo fà, ripenso all'incarico che ci avevano affidato ripenso alla cassa scomparsa, ripenso a quel suono stridulo, ripenso allo sparo, ripenso a tutto quel sangue. La mia mente è oberata da questi ricordi e senza rendermi conto sono di nuovo in albergo, ad aspettarmi c'è Paul con il mio pacco, me lo consegna.
Lo apro e scorgo alcuni oggetti familiari che usavo anni fà. Paul avvisa me e il militare, che lui e gli altri sono in procinto di partire, tornano sul luogo di una vecchia indagine, dove a detta loro tutta la loro storia ha avuto inizio.
"Solo un paio di giorni, poi saremo di ritorno".
Ok fin qui tutto regolare, ma poi la faccenda si complica...dice che dal loro confuso viaggio in india senza rammentarselo si erano fatti recapitare una cassa, giunta oggi in Inghilterra, e dopo averla aperta hanno trovato uno specchio antico grande quanto il portone d'ingrasso di una casa borghese, completamente fatto in argento e risalente a circa 300 anni prima, be qui le cose iniziano davvero a complicarsi.
Grazie all'autorità del mio nuovo compagno facciamo un ulteriore sopraluogo ai magazzini, quei dannati magazzini.
Come prevedevo e senza che la memoria mi traesse in inganno la cassa sottratta un anno e mezzo prima, che riempiva la nicchia vuota tra le cianfrusaglie di quel luogo, doveva avere le dimensioni più o meno adatte per contenere uno specchio di quella portata...
e visto il racconto di quanto lo specchio fosse antico l'unica persona che poteva venirci in aiuto non poteva essere altrimenti che il mastro vetraio che risiedeva in città, più di cento anni di esperienza nel costruire specchi serviranno pure a qualcosa pensavo; ed eccoci qui di fronte all'ingresso della bottega.
Bottega, sembra un palazzo più che una bottega.
Guardo il militare, lui mi guarda
"entriamo?"
Annuisco, superiamo la grossa porta d'ingresso e un atrio sconfinato si estende davanti ai nostri occhi.
Osservando più attentamente mi rendo conto che quello che ho davanti non è un salone immenso ma bensì il riflesso dato da centinai di specchi che svolgono il loro compito gli uni verso gli altri, un senso di vertigine mi assale, e lo stesso accade al militare...
"Sembra una magia" dice
"Da il voltastomaco" aggiungo.
Dal fondo del corridoi centrale un uomo elegante si dirige verso di noi, sembra non badare a tutto questo, sembra anzi che si trovi a suo agio.
"buon giorno signori, come posso rendervi felici soddisfando i vostri desideri?"
Anche Lui deve essere un riflesso di un uomo vero da come parla, o meglio è solo il riflesso di un uomo...
Fingendo di essere interessato alla merce e con accento tedesco chiedo informazioni.
"Ma di grazia signori, per quale motivo non incrociate il mio sguardo?"
Mi accorgo solo ora che quello che pensavo essere un uomo era solo il riflesso in un specchio, lui è alla mia destra ma da come parla, per me resta cmq il riflesso di un uomo.
Dopo una lunga discussione, fingendo di essere li in veste ufficiosa per informarmi, a nome del signore altolocato di Prussia che rappresento, riguardo al mantenimento, alla ristrutturazione e al commercio di specchi antichi finiamo nei piani bassi della bottega dove sono custoditi specchi di grande valore tutti in argento, vedendoli e soppesando con il pensiero quello trovato Paul, questi non sono nemmeno paragonabili ne come valore ne come prestigio.
Discutendo con mastro vetraio, veniamo a conoscenza che lo specchio trovato era stato ristrutturato anni prima qui, che possiede un valore non quantificabile in sterline, e dopo rapide conclusioni che non è opportuno che si sappia cosa contenga quella cassa di grandi dimensioni custodita in agenzia, e che sarebbe opportuno portarla via subito da li.
Uscendo dalla bottega due pensieri balenano nelle mia mente, il primo è quello di recuperare immediatamente lo specchio, il secondo è che vorremo saperne di più l'unico che può aiutarci è la persona con la quale abbiamo appena parlato ma la prossima volta dovrà essere una discussione in via ufficiosa....

lunedì 1 dicembre 2008

Simboli

Arold Jones
Dopo essere tutti usciti dal pub Red Raven, mi dirigo verso il mio ufficio, e circondato da molte carte, libri, documenti, ricerche, fumando la mia pipa rifletto su quanto accaduto...tentando di trovare una possibli connessioni...e penso...
Dannazione...vorrei proprio poterci capire qualcosa di più anche io su questa storia...è tutto un gran casino, tanti avvenimenti apparentemente sconnessi tra loro ma legati dai simboli ritrovati in troppe occasioni per poter essere semplici coincidenze.
I simboli in questione sono simili a dei cerchi, originari dei paesi dell' est come guarda caso l'INDIA e grossomodo riguardano lo scorrere del tempo...li abbiamo trovati prima al manicomio, poi in India sui corpi dei 2 dispersi nella giungla,nel villaggio in Francia, tatuati come cicatrici sul corpo del mostro nel villaggio...e poi anche a londra sulle navi arrivate dall' India e ancora sulla cornice dello specchio che dicono abbiamo recuperato.
Poi come se non bastasse è arrivato Anthony col suo racconto...dice di non aver sparato al suo compagno, ma ad un altro individuo…che guarda caso ha una certa ‘somiglianza’ alla creatura che abbiamo incontrato noi nel villaggio, cicatrici e ferite aperte a cerchio, e quelli che sembrano tatuaggi metallici.
Questa cosa è troppo strana...credo che l’incontro con Anthony Stradivari, che sia un caso fortuito o meno, potrebbe essere di fondamentale importanza per fare luce su questi misteri.