lunedì 22 novembre 2010

Scienziati, parole e un occhio di vetro



Alla fine si è deciso di parlare con uno dei ricercatori che lavorano sulla cura.
Così per conoscerlo e per capire dove si fanno gli esami.
Di fatto arriva il capo del progetto la dottoressa Aiko Tanaka.
All'incontro vanno William, Antony e Joseph.
Lei sa il fatto suo e noi di chimica ne sappiamo meno di zero. Ma non sappiamo quanto possiamo esporci e parlare di cose soprannaturali. Sa di noi? Sa delle nostre capacità? Ha coscienza che esiste qualcosa di più nel mondo?
Alla fine siamo costretti a darle una prova pratica.
E si decide dopo tanti politicismi di andare a fare le analisi al sangue di Antony.
Gli scienziati trovano il sangue del tutto normale. Nulla di particola che lo possa rendere speciale.
Alla fine lei crede che la prendiamo in giro e noi otteniamo quello che cercavamo. Ma io non so quanto possa essere utile per ora.
Ma alcune cose le apprendiamo. Qualche discrepanza. Mentre il nostro vecchio e nuovo capo ci ha detto che lui lavora sulla cura da trentanni, la dottoressa ci ha riferito che la Spiral s.p.a ci sta lavorando da settant'anni. Qualcosa non va poiché l'unico a conoscenza della cura era proprio Barker. Ma che lui non ci dicesse nulla non è una novità.
E scopriamo un'altra cosa: il sangue da cui sono partiti non sembra avere le stesse caratteristiche di quello di Antony. Non perde le sue capacità dopo meno di cinque minuti e agli esami risulta diverso.
Sta di fatto che noi usciamo dal centro ricerche con il fascicolo delle ricerche e con un campione della cura.
Non che possiamo farci qualcosa.
Intanto nel mondo accadono cose strane. Al notiziario sentiamo che ci sono state tre enormi esplosioni misteriose. Una nella steppa siberiana, una in Africa e l'ultima in Nevada. Proprio dove c'era il bunker con la marea nera. E proprio oggi Arcer era in "missione".
La scienza non è la strada per noi. Non siamo scienziati.
Le parole non portano alla soluzione. Siamo uomini pratici.
La strada, come ci ha detto Barker, è una via "non convenzionale".
Sappiamo cose che altri uomini non riuscirebbero nemmeno a immaginare e a comprendere.
Gli esseri umani normali, e qualche volta anche noi, non pensano quadrimensionalmente.
Mentre rifletto nella sala riunioni con gli altri prendo in mano l'occhio di vetro che abbiamo trovato nella tomba di Arold.
E penso come possa essere caduto dal suo possessore.
Ad un tratto un lampo. E se fosse caduto come ci sono cadute a noi le otturazioni nei nostri ricordi del futuro. Quando da militari ci avevano somministrato la cura?
E se chi avesse preso quello che c'era dentro la tomba di Arold avesse preso la cura da poco? E se dentro la tomba di Arold ci fosse stata la cura?
In un telefilm di ieri sera c'era uno che diceva che ogni giorno loro trovano cento risposte, ma avranno sempre centouno domande.
Beh, anche noi di domande ne abbiamo centouno, ma di risposte non ne abbiamo neanche una.

sabato 20 novembre 2010

Il progetto

Il telefono suona per tre volte poi rimane in silenzio.
Aiko lo sente e lascia il laptop aperto e va verso la sala da pranzo.
Il cellulare la aspetta sul tavolino di vetro.
Il rumore dello scorrimento dello slide e il click successivo contrastano con il silenzio dell'enorme attico.
"Numero privato" la scritta che campeggia sul display la lascia interdetta.
Compone un numero.
Una voce metallica risponde dall'altra parte.
Aiko dice il suo nome e il suo numero di matricola all'apparecchio elettrico e una risposta la avvisa di attendere in linea.
"Dott. Tanaka cosa possiamo fare per lei?"
"Passatemi Richard."
"Inoltro subito la chiamata."
Mentre il cellulare rimane silenzioso Aiko scruta l'attico.
Enorme e vuoto.
Uno spazio così grande potrebbe ospitare una famiglia felice e rumorosa.
Uno stuolo di marmocchi che saltano sui divani da 30000 dollari o che giocano con le maniglie degli antichi armadi giapponesi.
Una famiglia...
Quella che non ha mai potuto avere per colpa del suo lavoro.
Il lavoro che le ha rubato tutto il suo tempo, ma che forse le potrà ridare quello che la natura le ha tolto...
"Aiko?" la voce di Barker
"Richard. E' successo quello che aspettavamo."
"Quando?"
"Adesso. Mi hanno chiamato per la terza volta."
"Fai quello che devi."
"Ok, puoi chiamare tu Philippe?"
"Ci penso io."
Un attimo di silenzio
"Aiko - sempre la voce di Barker - dovresti passare dagli uomini di cui ti ho parlato la settimana scorsa."
"Per cosa?"
"Vogliono sapere sel progetto."
"E tu hai acconsentito?"
"E' gente che può darci una mano, la base della cura viene da uno di loro!"
"Ah - Aiko è stupita - deve essere davvero uno in gamba..."
"E' un discorso diverso, parla con loro."
"Ok, a presto."
Aiko chiude il telefono e torna al laptop.
Strano non mi ricordavo di averlo chiuso.
Nella casa torna il silenzio.

mercoledì 17 novembre 2010

Barcker.... ancora lui

Dopo tutto il casino che è successo, la perdita dei poteri e il loro recupero, la sepoltura di Arold e il suo ritorno tra noi, la scoperta di avere ricordi del 1863 e di tutte le epoche in cui abbiamo vissuto ci ritroviamo acnora alle dipendenza di Barcker.

Già lui, sempre lui una delle costanti della nostra vita, una di quelle che dovremmo e vorremmo eliminare.

Diciamo che non avevamo scelta. O lavoravamo per noi o Antony finiva in carcere.

Quello che ci chiede è di aiutarlo a trovaere la cura. Per fare questo ci da 10 piani di un palazzo in centro a NY, carta di credito praticamente illimitata e tutto quello che ci serva.

Il giorno dopo aver accettato, ci invita ad una cena di gala. Ci fa conoscere un pò di pezzi grossi e gnocclone al seguito e, proprio quando la serata stava finendo, irrompono 14 tizi armati che rapinano i presenti e se ne vanno con 2 ostaggi: una donna e, naturalmente, Barcker.

Tentiamo di fermarli bloccando l'ascensore e chiamiamo le forze dell'ordine. Rimane il cadavere della donna e una strana fuga.

La cosa ci puzza subito di messa in scena. Cerchiamo di fare domande ma, non avedno nessuna autorità, non troviamo collaborazione. Torniamo al palazzo e, con grande sorpresa, veniamo chiamati da Barcker. Ci conferma che è stata un messa in scena (potevano evitare di uccidere la donna) e che non abbiamo fatto niente per salvarlo e vuole sapere se può contqare su di noi solo per la cura o anche per altro (ma non dice per cosa). Ognuno di noi dice la sua chi gli giura fedeltà fino alla morte e chi si dimostra scettico.

Non succede un gran che così William decide di andarea a parlare con Bercker.
Solite domande e soliti silenzi.

Come al solito una miriade di domande attanaglie le nostre menti dai motivi che spingono una multinazionale farmaceutica a creare una cura che renderebbe inutili tutte le sue medicine, a dove siano Teodor e gli altri....

Faust vaga un pò nel regno onirico ma nemmeno qui ci sono grandi risposte.

Domani arriverà un uomo di Barcker che ci porterà la formula della cura e cercheremo di capire qualcosa di più. Speriamo che non sia un altro buco nell'acqua.

martedì 2 novembre 2010

Solo tre giorni


Mi risveglio, ma non sono a Parigi e non sono più io.
La mia memoria sembra essere cancellata, da che mi ricordi ho semre avuto le mie capacità,
ma tutto quello che riguarda il passato, da quando sono nato nel 1856 a oggi è tutto rimosso.
Ho una nuova vita, un corpo diverso, un lavoro diverso. Ora sono un killer.

L'unica cosa che mi collega al quel passato da me dimenticato sono le mie capacità.
Una mattina mi sveglio e i miei poteri sono spariti.
E propriostasera ho un lavoro da fare.
"Sono morto" penso
Prendo la macchina e scappo con il mio compagno d'armi Faust.

Mentre mi sto allontanando da Londra, mi trovo una chiamata di un certo Arold Jones che dice di sapere perchè ho perso i poteri.
Devo recarmi a parigi.
Una volta là incontro altri uomini con il mio stesso problema. Un pugile, un ingengnere, uno sbandato, un fotoreporter e anche faust il mio amico cecchino è tra loro.

Incontriamo quasto Arold, un tipo che sembra Indiana Jones con un signore anziano che dice di essere un bibliotecario.
Tutti con lo stesso problema, con poteri diversi, ma ora solo degli uomini nosrmali.
Troviamo degli affreschi nella casa di questo Jones che ci ritraggono, che parlano di noi.
Sentiamo di un certo Barker e di un certo uomo con la bombetta.
Nomi che al momento non mi dicevano niente, ma che poi mi faranno capire molte cose.

Torniamo a liverpool per cercare di recuperare l'orologio che dava i poteri a Jimbo lo sbandato.
Forse è quello il collegamento che da a tutti noi le nostre capacità
E arrivati là troviamo il ladro. Un tipo che sembra normale, ma che di notte diventa Franklin.
Franklin? non lo avevo mai sentito, ma una volta che accettiamo il suo incarico per farlo tornare a casa lui ci ridà tutto.

Poteri, ricordi e responsabilità.

Ora un po' di cose sono più chiare. Ma dobbiamo portare questo Franklin a casa e non sappiamo come fare per tornare nel passato.
Decidiamo di andare a Hollywood per parlare con una marea nera che sembra governare il tempo.
Andiamo e incontriamo nella casa del pugile Antonhy un tipo che si fa chiamare Harry

Lui ci dice che forse sbagliamo strada. Forse dobbiamo smettere di fare quello che ci dicono.

Forse ha ragione, ma noi abbiamo una spada di Damocle che ci pende sulla testa e questa potrebbe colpirci tra tre giorni.

Andiamo nel Nevada nell'angar dove abbiamo trovata la marea nera. Ne prendiamo un po' con noi e poi troviamo il corpo abbandonato nella casetta. Antonhy gli dà il suo sangue e questo si alza.
L'unica cosa che ci dice che deve andare a girare un carillon.
Cerchiamo di fermalo, anche con il piombo, ma nulla riesce a fermarlo.

Decidiamo di cercare Barker.

Quel Barker che ci ha sempre manipolati,
quello che dà la colpa a un fantomatico Arold Jones,
quello che ora è a capo di una multinazione farmaceutica.
Quel Barker che ha creato questa cosa.

Andiamo a New York e riusciamo ad avere un colloquio con lui.
Ma come al solito non otteniamo niente, e alla sua richiesta di aiuto per cercare la cura, noi ci alziamo e prendiamo l'uscio.

Nell'uscire Antonhy perde il controllo e colpisce uno dei gorilla di Barker mandandolo al tappeto con un solo pugno.
Arriva la polizia e lo porta via.

E lì ad aspettarci c'è ancora quell'Harry.
Identico in tutto e per tutto, ma allo stesso modo sembra essere un'altra persona.

Ci insinua un idea, un dubbio.

L'Arold che ci portiamo in giro non è il vero Arold ma un costrutto, come quello nel Nevada.

Il puzzle sembra prendere forma.

Da quando il vero Arold è morto ucciso dal vermone ed comparso questo Arold.
Da allora lui ha sempre avuto capacità soprannaturali e noi, piano piano, ne abbiamo sviluppato di nostre.
Lui non è in vita, ma non è morto, come ci hanno detto in Russia.
Lui non può morire.
Lui può stare due volte nello stesso tempo.
E' l'unico che ha incontrato se stesso.

Insomma potrebbe essere lui che ci lega a questo vero Arold Jones che ci utilizza come burattini.
Perchè succedono tutte a noi? La sorte non esiste.

Qualcuno ce l'ha con noi.

Manca poco all'alba e William propone di seppellire Arold ed abbandonarlo.

Noi invece pensiamo che il vero Arold o quanto meno la sua anima sia ancora viva, imprigionata da qualche parte.

Io e Jimbo partiamo per Parigi.

Cerchiamo il vero Arold nei luoghi dove potrebbe essere.

Andiamo alla tomba della villa e la apriamo.

Dentro è vuota.

Sì vuota, solo una cosa ci attira.
Uno sbarluccichio al suo interno.
Un occhio di vetro.
Lasciato lì o perso in quella tomba dove qualcosa c'era stato ma poi spostato.

Guardiamo nel pozzo della villa, ma niente.

Torniamo a Liverpool e vediamo che William con Faust hanno compiuto quello che dicevano.

Un mucchio di terra sotto cui giace Arold Jones, quello che è sempre stato sempre con noi, quello che non è umano.

E in lontananza il sole iniza a sorgere e indica lo scadere dei tre gioni a noi concessi.

Un lampo mi assale.
Ma se l'anima di Arold fosse imprigionata in qualcosa.
Qualcosa come la casa?

venerdì 6 agosto 2010

Il nuovo mostro

Recuperato Antony e le energie torniamo nel sottosuolo.

Grazie ai tatuaggi riusciamo a non perderci e, in breve tempo, arriviamo in una nuova zona.

Entriamo in una grande stanza dove ci sono delle persone chiuse in alcune gabbie e degli esseri infidi e perfidi che si dilettano nel torturarli.

Alcune delle vittime vengono curato col solo scopo di tenerle in vita più a lungo per poterle tortura più a lungo e farle soffrire maggiormente.

Cerchiamo di passare senza farci vedere ma una delle vittime ci nota. Purtroppo non possiamo fare nulla. John gli lascia un coltello con l'intento di dargli una possibilità di difesa ma, invece, il tizio lo usa per togliersi la vita.

Procediamo e arriviamo in una ltra sala più grande.

Al centro c'è il relitto di un aereo e, in questo aereo, un grassone sadico e puzzolente. Abbiamo trovato Maximilian!

Ci palesiamo e gli raccontiamo di Bourden, Barker e il resto.

Non è facile mantenere la calma in quanto tutto quello che ci circonda è qualcosa di inumano e atroce.

Persone a cui vengono inflitte torture solo per il gusto personale, una fossa con uomini e donne affamati al punto da mangiare i cadaveri dei loro stessi compagni e amici.

Questo essere senza dignità che stacca a morsi la testa di un bimbo inoocente.

Lui continua a far finta di niente. Dice che non sa nulla di quello che chieiamo e che dobbiamo divertirlo ed essere interessanti per avere qualche speranza.

Qualcuno, preso dall'odio naturale che scaturisce per questo essere malefico, gli spara ma il proiettile gli rimbaza addosso senza lasicare segni.

Fore l'unica è accettare le sue condizioni, o forse Barcker ci ha fregato anche sta volta.

Antony fa vedere qual'è il suo potere e la bestia all'idea di avere un corpo immortale su cui sperimentare le sue barbariche torture si eccita e decide di non lasciarci andare.


Quando tutto sembra finito, ci risvegliamo nelle nostre stanze a Parigi, ma non sappiamo quando. Nessuno di noi si è ancora visto ma ci sentiamo diversi.

giovedì 5 agosto 2010

Una strana civiltà

Dopo aver combattuto gli strani umanoidi cominciamo a camminare facendo un quadrato con la convinzione di rituornare nella stanza da cui siamo partiti.
Con grande stupore scopriamo che non è così. Ad ogni passaggio le stanze mutano e così ci ritoroviamo persi in un labirinto.

Notiamo che su ogni porta delle stanze ci sono incisi delgi strani simboli e che, quando varchiamo la soglia, veniamo assaliti da un senso di nausea.

Passiamo parecchi tempo a fare diversi tentativi, ipotesi e supposizioni ma sembra non esserci soluzione

Presi dalla disperazione, come ultima spiaggia, cancelliamo i simboli sapendo che non è mai una buona cosa. E infatti arriva un enorme lupo fatto di metallo e corpi umani. Combattiamo e alla fine riusciamo a metterlo in fuga. Ci lecchiamo le ferite e siamo da capo.

Proprio quando le ultime speranze stanno lasciando il posto alla rassegnazione e allo sconforto arrivano due tizi vestiti in modo strano, ognuno con un manipolo degli umanoidi che ci avevano attaccato in precedenza.
I due parlottano tra di loro con suoni gutturali che ci risultano incomprensibili, poi comincia uno scontro tra le due squadriglie di umanodi.
Uno dei due si da alla fuga, l'altro rimane e ci eice di essere uno sciamano e ci condce alla sua dimora.

Arriviamo in una specie di tendopoli piena di questi pezzenti e l'odore di piscio e putridume è quasi insopportabile. Come se non bastasse scopriamo che si nutrono di carne umana...

Scopriamo che questo sciamano fa uno strano rito, che si conclude con la marchiatura a fuoco, che serve a passare attraverso le stanze senza perdersi.
Dopo vari tentennamenti decidiamo di sottoporci a questa barbarica procedura.

Poi chiediamo di Wilfred. Subito un alone di terrore cala su questo strano personaggio e borbotta qualcosa tipo che nessuno può andare da lui, che non può indicarci la via...

Decidiamo allora di tornare in hotel a meditare.

Con nostra grande sorpresa il rito sembra funzionare e, difatti, riusciamo a trovare una via d'uscita.
Così torniamo puzzolenti e malconci in Hotel, con la giusta mancia al portiere, ritornaimo nella nostra stanza per darci una ripulita e recuperare le forze.

martedì 27 luglio 2010

Die Halle

Scritto da pippolomazzo-fra

Lo scagnozzo di Richard barker ci ha appena scaricati in un luogo ed un tempo a noi ignoto.
Stando a quanto detto da lui dovrebbe essere il 2004 ed il luogo dovrebbe essere Francoforte.
Siamo in una stanza, insieme ad un ciccione che russa.
Gli prendiamo soldi e vestiti e ci trasferiamo in un'altra stanza di quello che sembra essere una grossa locanda.... moderna ma sempre locanda sembra essere.

La nostra attenzione è attratta da tanti oggetti moderni, tra cui una scatola che emette immagini e suoni.
Le immagini ed i suoni descrivono quello che accade in questo paese.
Sembra che ci sia una specie di regime, intransigente e violento, che vuole "eliminare" quello che noi stiamo cercando, ovvero i rave party e le persone che ad essi vi partecipano.

Con i pochi soldi a disposizione Paul compra dei giornali locali e dei vestiti del tempo, giusto per passare inosservati e mimetizzarsi tra la gente.
Così mimetizzati, qualcuno di noi esce per un giro di perlustrazione: le strade sembrano essere molto tranquille, pattugliate da gruppi di ragazzotti vestiti e agghindati in modo simile, piene di polizia ad ogni angolo ed ad ogni vicolo.

Portiamo Faust con noi presso un distretto di polizia.
Sicuramente se c'è un posto dove possiamo trovare dei nemici del regime è proprio il commissariato di polizia...
E siccome i rave party sono nemici del regime, è possibile che tra i ricercati dal regime ed i rave party possa esserci un certo qual nesso.

Faust, memorizzata la faccia ed il nome di alcuni dei nemici pubblici più pericolosi e ricercati, decide di entrare nei sogni di uno di essi.
Il sogno è pieno di allucinazioni, di cose strane, come se la persona che sta sognando fosse sotto l'effetto di strane droghe o allucinogeni.
Il primo tentativo di chiedere informazioni sui rave party, forse a cause della domanda troppo diretta da parte di Faust, non va a buon fine.
Anzi, Faust rischia quasi di essere picchiato da Thomas - il nemico pubblico numero 1 di Francoforte - per cui Fasut decide di desistere da questo tentativo di capire informazioni tramite i sogni...
La cosa che ci risulta strana è che, non appena Faust parla di Rave party o cerca di crearne uno nel sogno di Thomas, costui inizia a sparare all'impazzata, cercando anche di arrestare delle persone....

Che sia un poliziotto infiltrato?

Ci concentriamo su una ricerca di informazioni "vecchio stile".

Il giorno seguente, pattugliando la città, incontriamo Thomas.
Facciamo di tutto per carpire informazioni da lui e per poterci intrufolare in un rave party, ma l'unica cosa che riusciamo ad ottenere è una promessa:
"Se avete della droga da vendere, posso farvi conoscere uno che vi porterà in un posto dove potrete venderla ..."
Forse questo fantomatico posto è proprio il rave party che cercavamo.

Ci accordiamo con Thomas: abbiamo droga da vendere - e lui chiama una persona che ci spiega sia come accedere alla "festa" dove poter vendere la droga sia le condizioni a cui venderla.
Accettate le condizioni, seguiamo le istruzioni ricevute e ci ritroviamo con un tagliandino colorato con su scritto un luogo ed un orario.
Ci rechiamo in quel posto e, dopo aver contrattato con delle persone che non volevano farci entrare, riusciamo a oltrepassare la porta per la "festa".

Nel posto dove si sta tenendo questa festa la musica è assordante. E' altissima, rimbimbante, fastidiosa.
La gente, però, continua a ballare, come se fosse in preda a qualche strano delirio o, probabilmente, droga.

Scopriamo che il posto dove siamo si chiama "Halle 7" e sembra essere un enorme capannone con dentro dei giganteschi macchinari metallici ormai abbandonati e arrugginiti....
Decidiamo di perlustrare questo luogo in lungo ed in largo e ci accorgiamo che, spingendo una porta in metallo, si apre un passaggio verso un altro enorme capannone.
La gente, drogata ed ubriaca, comincia ad invadere anche questo luogo - luogo che, rispetto al precedente, è molto più buio.

Gli acuti sensi da militare di John si accorgono che 2 delle persone che sono entrate in questa sala, recatesi a ballare in un angolo buio, scompaiono nel nulla, precipitando giù per una botola.
Ci caliamo sotto e qui troviamo altre stanze enormi, sempre piene di materiale metallico dismesso.
John ha un altro presentimento: gli sembra di aver visto qualcuno muoversi... forse non siamo soli qui sotto.

Perlustriamo le stanze qui sotto finchè non ci accorgiamo che c'è una scala che porta al piano di sotto.
Nello scendere siamo tutti colti da uno strano presentimento, una sensazione....
Guardandoci indietro ci accorgiamo che siamo passati sopra dei segni scritti con vernice colorata sulla scala.
Forse siamo arrivati ad un punto interessante della ricerca.... forse abbiamo trovato qualcosa di soprannaturale...
forse questa è la sede di Maximilian.

Tutte le stanze qui sotto sono separate da questi simboli e, ogni volta che passiamo da una stanza all'altra, passiamo sopra questi strani simboli ed abbiamo sempre la solita sensazione.
Inoltre notiamo una cosa stranissima: se usciamo da una stanza e vi rientriamo successivamente, la stanza di prima non è più la stessa.... la sua forma è diversa, cambiata...

Vorremmo fermarci un po' a pensare su quello che abbiamo appena visto ma veniamo assaliti da strane persone ..... strani umanoidi ..... forse ora è giunto il momento di combattere...

martedì 20 luglio 2010

L'orologio

1863

Jimbho Wales

Jimbo ha seguito la strada e trovato dove si nasconde Barker.
Adesso Antony, Paul e lui gli sono di fronte.
"Che volete?"
Jimbo:
"Perchè mi hai dato l'orologio? E sai cosa fa?"
"Mmm, diretto. Alla seconda si, alla prima perchè me lo hanno chiesto."
"Dimmi cosa fa!"
Barker soppesa le parole:
"Cosa mi dai in cambio?"
"Cosa voi?"
"Uccidete un uomo per me."
"Chi?"
"Bourden."
"Ok."
Barker spiega Jimbo che l'orologio è un meccanismo che permette alle persone di percepire lo scorre del tempo e come tale può agire per alterare questa percezione, la può fermare, bloccando tutto, o semplicemente rallentarla o accelerarla.
In più l'orologio blocca le anime delle persone in uno stato temporale che percepiscono come il "tempo che vivono", l'orologio può spezzare questa percezione e permettere alle anime di migrare in altre esistenze.
"Che sensa ha?" chiede Jimbo
"Ogni nostra vita è solo un frammento della nostra coscienza totale, se uno di noi potesse richiamare a se tutti framementi della sua coscienza allora saprebbe tutto quella che egli è e tutto quello che può fare..."
Jimbo lo guarda interrogativo.
"Alcuni - aggounge Barker - la chiamano reminiscenza o risveglio."

SWAT (2)

Pianificano il piano per l'ingresso.
Flash bomb, uno per ogni aggressore.
Li devono neutralizzare in fretta.
L'orologio sincronizzato fa bip.
Entrano.
Flash!
Gli uomini della swat si muovono rapidi, colpiscono i sequestratori, li mettono fuori combattimento.
Appena l'adrenalina cala osservano il luogo dello scontro.
A terra, lungo il perimento i sequestratori hanno scritto dei simboli...
forse sono una setta.
Uno dei sequestratori farfuglia qualcosa:
"Non cancellate..."
E' un attimo, non riesce a finire la frase che il calcio del fucile gli spezza il naso.
Passano pochi secondi.
Il palazzo vibra impecettibilmente.
La swat si guarda attorno...
uno di loro si avvicna alla sua immagine rilessa nei vetri.
BAM!
L'immagine come un antropomorfo scherzo di vetro lo colpisce.
"Cos'é?" gridano e fanno fuoco.
Una alla volta le immagini rilfesse si animano ed escono dagli specchi!
I colpi saettano nell'aria e le immagini vanno in frantumi.
I sequestratori vengono trascinati fuori e gli ostaggi liberati mentre dentro è un inferno.
"Cosa sono quelle cose?"
uno dei sequestratori dice:
"Lasciateci entrare, dobbiamo impedire che escano! Le scritte servono a quello a non farle uscire."
In qualche modo la squadra e i sequestratori riescono a ricacciare le immagini negli specchi.
"Chi siete?"
"Non volevamo fare del male alle persono, eravano li per proteggerle da quelle cose, voi avete richiato di rovinare tutto."
Il naso dell'uomo è misteriosamente guarito.
I sequestratori vengono portati in carcere.
Gli swat li seguono.
Telefonato di diritto per i sequestratori.
Dopo poche ore un avvocato si presenta al distretto:
"Sono qui per impedire che i diritti dei miei assistiti siano violati."
Poche ore e qualcuno unge i meccanismi della giustizia e li fa uscire.
Il dubbio resta: erano buoni o cattivi?

lunedì 19 luglio 2010

SWAT

New York 1990

Quando la camionetta nera arriva la polizia ha già bloccato tutto l'isolato.
Dentro la camionetta gli uomini in divisa nera.
Uno alla volta, come l'addestramento gli insegna, scendono.
Ogni volta che sucede qualche casino troppo grosso quelli "in alto" chiamano loro.
Potrebbero credere che lo facciano per rispetto o stima.
In realtà lo fanno per un semplice motivo: sono pedine sacrificabili.
Il capo della squada va dall'agente di polizia più alto in grado.
"Siamo arrivati".
L'agente lo osserva con timore.
"Si sono barricati all'interno del palazzo. Sappiamo che sono i 6, forse 7."
L'agente dispiega una cartina sul cofano della macchina.
"Il palazzo è su 20 piani, loro si sono barricati sopra il 17".
Indica sulla mappa.
"Sono piani di uffici, sa grossi open-space, corridoi a vetri e cose simili."
Il capo della squadra ascolta senza fiatare.
"Hanno con loro almeno una decina di ostaggi, forse si più. Abbiamo dei cecchini che li tengono sotto tiro, ma non vorremmo sparare e ferire qualcuno..."
Segue una pausa di silenzio.
Il capo della squadra prende la mappa la osserva, poi se ne va.
Il resto del gruppo lo attende.
"Ragazzi - dice - questi uomini sono preparati come mia nonna, meno male che ci siamo noi."
Fa un cenno, il gruppo lo segue in silenzio.
"Agente - dice - entriamo noi, tra 30 minuti se non siamo usciti faccia fuoco sui bersagli che i suoi cecchini hanno sotto tiro."
L'agente fa un cenno si ok.
"30 minuti ragazzi, più tempo del solito."
La squadra abbassa la visiera del casco ed entra nel palazzo.

lunedì 5 luglio 2010

Il ritorno di un passato dimenticato - Il vero Blaise


Questa epidemia che si sta diffondendo a Parigi costringe Faust a vaccinarci tutti. Quando tocca a me e mi tolgo la maglia il mio amico medico mi fa notare che ho uno strano tatuaggio sulla schiena. Ma da quando ce l'ho? Non mi sono mai visto dietro la schiena, ma la sua faccia sembra descrivere ciò che vede.
Sulla mia schiena sono tatuati i simboli. Non dei simboli qualsiasi, ma proprio quei simboli che i sono sulle pietre egiziane. Sono tatuate in cerchio come sulle pietre, ma nel mio tatuaggio ne manca una. Una sola per completare la catena.
Sono un po' spaventato. Non ricordo di aver fatto questo tatuaggio, sicuramente non di recente.
Da un'analisi più approfondita sembra un tatuaggio vecchio, fatto prima della crescita fisica del mio corpo. Cosicché risulti un po' deformato.
La mia mente si fa degli strani viaggi. Forse è questo il motivo per cui mi sembrava di sentire il maelstroom girare quando entravo nella stanza del carillon.
Forse è questo il motivo per cui...
Non è possibile.
Ma quando l'avrei fatto?
Forse quella signora anziana, quella che i miei genitori avevano pagato per lanciarci una sorta di incantesimo di protezione.
Proprio quell'incantesimo che non ha salvato la vita al mio povero fratellino...Robert.
Robert? E se fosse quel Robert? E se fosse questa parentela a spiegare il perché del tatuaggio? E se fosse..?
Troppe domande.
Non riesco a tenermele dentro.
Devo dire loro la verità sul mio conto.

"Ragazzi! Devo parlarvi! In realtà io non sono chi dico di essere, sono stato un oste di nome Blaise, ma prima ero un'altra cosa. Il mio nome di nascita è Hob Galding, facevo l'attore di teatro a Londra. Sono inglese, ma per necessità lavorative ho imparato molte lingue. Per adesso la storia è monotona lo so, ma quando ero a Londra lavoravo anche per i Servizi Segreti di Sua Maestà la Regina Vittoria. Dopo una missione, che mise in pericolo non solo la mia vita, ma anche quella della Sovrana, mi congedarono cambiandomi il nome in Blaise Dubuois e spedendomi a Parigi."

Da questo parto e racconto tutte le mie ipotesi sulla fattura del tatuaggio accennando che mio fratello si chiama Robert.

Ora la mia vita ha un nuovo inizio.

mercoledì 30 giugno 2010

Giorni

I giorni di dicembre passano lenti e coperti da una coltre di neve.
Da quando hanno iniziato a capire che il mondo va oltre le loro semplici vite Parigi è diventata piccola.
Ogni giorno il gruppo trova una scusa per andare a fare ricerche su eventi che sembrano essere misteriosi ma che si rivelano il più delle volte un buco nell'acqua.
A volte quando tornano stanchi e abbattuti per il fallimento neppure si accorgono che l'associazione ha bisogno di loro.
Ha bisogno di dei capi che la guidino e non di persone che cercano di lavorare da sole per scoprire segreti.

Passano i giorni.
Le ferite si sanano e i lavori in sosopeso nel giardino finiscono.
La casa senza gli operai e i giradinieri di giorno diventa forse più vuota di quanto non lo sia di notte.
Di notte restano soli ad ascoltare i misteriosi scricchiolii delle assi, a scrutare lo ombre deglio oggetti, a riflettere sul loro ruolo.

Finisce dicembre e la coltre di neve si fa sempre più fitta.
Le notti sono sempre più lunghe, i giorni più vuoti.
Ogni ricerca è infruttuosa, ogni nuova mossa un fallimento.

Il tempo in cui restano nella villa è assorbito da lavori routinari.
Lavori che loro non hanno voglia di fare.
Lavori che si accumulano o che vengono distribuiti tra i sottoposti.
Ogni sera si trovano davanti ai piatti di Blaise e ogni sera guardandosi negli occhi non hanno il coraggio di chiedersi "ma è davvero finita?"
Potrebbero fare mosse stupide come suonare il carillon o cercare di attivare gli oggetti che stanno sotto la villa, ma una sorta di torpore li spinge a passare i giorni senza farlo.

Finisce gennaio.
Ormai la neve ha smesso di cadere.
Ogni tanto Antony cerca Elisabeth, ma invano.
Ogni tanto Faust cerca qualcuno, nei sogni, ma fa solo dei grandi errori.
Ogni tanto il gruppo fa ricerche sotto Patigi, ma niente di nuovo accade.

Joseph sembra quasi spaventato dal decidere di partire per l'India.
Forse è la loro ultima possibilità, ma un timore di ciò che possono trovare lo spinge, ogni giorno, a ritardare la partenza al giorno dopo.
Sempre al giorno dopo.

mercoledì 23 giugno 2010

La stele

Scritto da pippolomazzo

Siamo a Parigi, abbiamo appena contrattato con la famiglia De l'eau di non indagare più su di loro e sulle loro strane capacità ed inclinazioni vampiriche.

Cerchiamo Joseph, che è ormai da un po' di tempo ch non vediamo più.
Le nostre ricerche sembrano essere infruttuose, in quanto di Joseph nessuna traccia.

Una strana malattia sembra essere esplosa a Parigi. Probabilmente portata dai topi o da altri strani animali, sembra che giri un virus che, per essere debellato, necessiti di una vaccinazione. Il nostro medico Faust si offre di visitarci e vaccinarci tutti.
Tutti veniamo vaccinati ....
Lo stupore di Faust nel vedere la schiena di Blaise è massima..... simboli come quelli visti su Gea sono tatuati sulla sua schiena.... i simboli, però, sono incmpleti... non sono stati scritti tutti ...
Chissà cosa vorrà dire questa cosa... chissà quale strano potere si celerà dietro questi simboli..... chissà chi relamente è Blaise ...
Joseph ritorna.Riappare in casa la sera stessa della scoperta degli strani simboli tatuentarati su Blaise.
Anche lui viene visitato e vaccinato.
Visitandolo, Faust ha modo di valutare lo stato di avanzamento della malattia .... della mutazione a cui Joseph è ormai soggetto da tempo.

Decidiamo di concentrare i nostri tentativi di salvare Joseph cercando una stele, riportante i simboli di Gea, in Russia.
Il viaggio è stremante ed il freddo che ci accoglie è tremendo.L'unica cosa che sappiamo è che il lago, ormai coperto da un'abbondante coltre di ghiaccio, è lontano un paio di ore di cammino e che, vicino al lago, dovrebbe esserci un capanno dove riposarci.
Troviamo il capanno ...
In relatà, al posto di un capanno sembra essere una piccola postazione militare, provvista di cibo per una lunga permanenza.Nella cantina troviamo delle botole metalliche che portano, probabilmente, sotto il lago ghiacciato.
Sul soffitto di una stanza troviamo una mappa della zona e scopriamo che di questi capanni ce ne sono tanti, tutti distribuiti attorno al lago.
Oltre la botola c'è un enorme buco... oltre il buco un'altra botola .... oltre la botola, forse, il lago.
Apriamo la seconda botola .... il livello del lago si abbassa, riempiendo l'enorme cratere sotto il capanno ....
Ora possiamo muoverci sul lago, sfruttando un sistema di navigazione fatto da una chiatta mossa da un piccolo argano.

Arriviamo su un'isola, un isola in mezzo al lago ghiacciato, un'isola che, secondo noi, dovfrebbe ospitare la stele ...

Sembra un campo di battaglia ... corpi crivellati, scheletri e migliaia di bossoli di proiettile.... qualcuno ha tentato di fare una strage....AL centro dell'isola c'è un'ombra, un'ombra di 4 metri di altezza.... la stele forse
..... forse
.... forse
Non è la stele ....è un gatto, un gatto alto 4 metri.
Un gatto incatenato a terra....
Un gatto ghiacciato .....
Un gatto coperto di ghiaccio vicino ad una serie di scheletri di altri gatti grossi come lui
...un gatto che respira ...
Paul parla con il gatto...
Pare che il gatto non posso tornare su Gea in quanto la stele è stata distrutta...
Pare che i fratelli del gatto siano "andati" ... morti
Pare che lui sia l'unico rimasto qui, a guardia del posto...
pare che sia qui in attesa di qualcuno ...

Arrivano dei militari.
Sono russi.
Ci portano con loro presso la loro base.
Ci fanno domande.... volgiono sapere chi siamo, se siamo dei miilitari.
Cercano di metterci alla prova, per verificare se siamo attendibili ed affidabili.
Ci guadagniamo la loro fiducia e ci fanno parlare col loro capo.
Confidiamo a lui di essere in grado di parlare con il gatto.
Lui è molto sorpreso di tutto ciò ed invita Paul ad andare con lui a parlare col gatto.
Si scopre che il capo dei militari russi è, in realtà, uno dei fratelli del gatto... uno di quei fratelli che ha abbandonato la vita precedente ed è andato avanti.
Lui vorrebbe che anche l'ultimo fratello si rassegnasse e che abbandonasse questa realtà.
Paul, facendo da traduttore, convince anche l'ultimo gatto ad abbandonare questa realtà e, lentamente, il corpo del gatto si dissolve e rimane solo lo scheletro.

Il capo dei militari russi ci confessa che,a compiere lo scempio sull'isola e sulla stele, è stato un militare inglese di nome Bourden circa 50 anni fa e che ora partirà per l'Inghilterra alla caccia di costui.

Noi partiamo per l'Austria, nella speranza di trovare la stele che avevamo incontrato tempo addietro ma, purtroppo, anche qui i militari hanno fatto piazza pulita.... non esiste più nulla: villaggio, case, abitanti, stele e gatto sono completamente spariti.

domenica 20 giugno 2010

Il lago

L'aria fredda dell'inverno russo taglia il volto dell'uomo che con il cannochiale spia la fila di persone avvolte in pesanti pelliccie.
La fila di persone si muove in maniera disordinata, forse anche a causa del forte vento e del riflesso del sole sulla neve.
L'uomo col cannocchiale si gira verso il suo secondo e in russo dice:
"Sono nove, arrivati col treno questa mattina. Che facciamo?"
L'uomo che parla è poco più di un ragazzo un ciuffo sparuto di peli gli sporca il volto, non ha ancora l'età per avere quella che si può definire barba.
"Lascia che sia l'inverno a ucciderli Boris. Se poi dovesse accadere qualcosa accendi il fuoco."
Si gira verso il bordo del crinale.
"Mi raccomando - dice a Boris - è la tua prima guardia, non fare cazzate."
Il secondo si lascia scivolare giù dal pendio e sparisce nella bufera.

Boris segue con il cannocchiale il gruppo fino al bordo del lago e li vede armeggiare con la porta di uno dei fortini.
La porta cede il gruppo entra.

La notte è calate da un pezzo, Boris è immobile, solo la pelliccia a tenergli caldo.
Non può accendere il fuoco, lo scoprirebbero.
Fa un sorso di vodka, tanto per tenersi su.
Tre degli uomini del gruppo sono usciti durante il giorno e sono tornati la sera, forse per esplorare i dintorni.
Boris conta i proiettili, poi li ripone nella sacca.


Sorge il sole, la bufera si è pò calmata.
Boris non dorme da due giorni, la fatica lo inizia a tenere meno vigile.
Il secondo non si è visto.
Di certo, pensa Boris, sarà con gli altri, al caldo, a riempirsi di vodka.
Il sonno è un nemico terribile, Boris ci lotta ancora un pò, poi si lascia andare.

Un fremito.
Boris si sveglia.
Solo un sogno?
Impreca e si gira col cannocchiale verso il fortino occupato dagli stranieri.
Sospira.
Per un attimo aveva pensato che avessero...
Un altro fremito, questa volta più forte.
Merd...
La crosta del lago ha un sussulto, poi si incrina.
Cazzo, cazzo, cazzo...
Boris armeggia con il legno del fuoco di segnalazione.
Un altro fremito
Hanno aperto le chiuse!
L'acciarino gli scivola dalla mano e rotola giù dal crinale.
Boris si lascia scivolare.
Lo recupera.
Ruzzolando risale fino alla postazione di vedetta.
La crosta di ghiaccio che copriva il lago ha ceduto.
L'isola...
Lo sguardo di Boris si posa sull'isola di roccia che sta emergendo dalle acque.
Cazzo! Il fuoco!
Boris accende il fuoco di segnalazione.
L'isola è oramai emersa dalle acque del lago che si stanno abbassando.
"Presto, non lo vedete il fuoco!" grida Boris
I minuti passano interminabili.
Poi lontano un fuoco si accende in risposta
Boris si lascia cadere a terra e inizia ad ansimare.
"Presto ragazzi, è successo un casino..."

domenica 13 giugno 2010

Gli osservatori

La polvere del corpo di Antoine viene spazzata dal freddo vento della notte invernale.

La casa ormai è piena solo del silenzio della morte.

I tre uomini che hanno distrutto il male se ne sono andati da poco e solo ora la luna bacia con i suoi raggi il giardino della vecchia, decadente, villa.

Dall'oscurità emergono tre figure.

Una alta e possente, le altre due più magre e con dei lunghi capelli raccolti in una coda.

"Maestro, è... morto?" la voce di un ragazzino.

Quello alto gli mette una mano sulla testa.

"Si, adesso, forse, è in pace." la voe di un uomo.

"Perchè lo hanno ucciso?" chiede il terzo, la voce di una ragazzina.

"Perchè non lo hanno capito, o forse perchè era stupido e pazzo."

I due ragazzini vanno verso la casa.

"No - dice il maestro - non entrate li dento, li non c'è nulla per voi."

"Ma..."

"Non mi contraddire. Adesso abbiamo altro da fare, dobbiamo parlare con gli uomini che lo hanno ucciso."

"Per chiedergli cosa?" la ragazzina

"Per chiedergli di non parlare di noi."

I tre vengono avolti dalla notte.


Poche ore dopo sono su una strada e osservano una grossa villa.

La sede dell'agenzia.

"Ora io andrò a parlare con quegli uomini, voi starete qui, ad osservarci. Cercate di coglire quello che succede e di capire cosa muove le loro azioni e quali sono i loro pensieri.

Non sarà facile per voi, ma capire gli uomini ci aiuterà a capire qullo che siamo noi."

Fa per andare, il ragazzino lo ferma.

"Ma, e se... uccidessero anche te?"

"Io non gli ho fatto nulla."

"Ma loro non lo sanno!" la ragazzina

"Lo so, forse cercheranno di farmi del male, e se dovesse succedermi qualcosa..."

Si gira verso la casa.

"Se dovesse succedermi qualcosa voi sarete liberi di vivere le vostre notti."

L'uomo alto se ne va, i due ragazzini lo guardano allontanarsi.

La luna illumina i loro volti chiari e giovani e si riflette sui ciondoli che portano al collo.

Due ciondoli incisi.

mercoledì 9 giugno 2010

Il Vampiro parte seconda

Ci precipitiamo alla villa e ci barrichiamo al suo interno. Arold mette regole che possano tenere fuori il vampiro. La cosa sembra funzionare e Antoine si presenta al cancello coi suoi scagnozzi ma ci dice di non poter entrare.

Comincia a minacciarci dicendo che ammazzerà una persona ogni 10 minuti se non gli diamo ciò ceh vuole.
Così Faust, preso dalla disperazione, esce con un fucile e spara a lui e a uno dei suoi sgherri. I due fattoni fuggono mentre Antoine, colpito in pieno volto, cade a terra ma, dopo pochi minuti, si rimette in piedi come se nulla fosse.

Arriva finalmente l'alba e il vampiro scompare.

Facciamo ricerche sui vampiri ma non troviamo null'altro che leggende infondate.

Arriva nuovamente la notta e, con essa, un'orda di topi che invade la casa e cominciano a rosicchiare di tutto. All'esterno cominciano a raggrupparsi cani randagi che ululano e ringhiano disturbando la nostra notte.

Usciamo e chiamiano il vampiro. Compare e, naturalmente, nega qualunque implicazione con gli animali. Diciamo che abbiamo deciso di dargli una pietra però deve svelarci come funzionano. La prende, la controlla e dice che, per farle fuzionare, ci vuole anche la terza. Capiamo tutti che si tratta di un vile trucco e decidiamo di non cedre. Però Arold, preso forse dalla stanchezza, gli consegna la pietra. Lui sparisce senza mostrarci il funzionamento delle pietre e gli animali restano, anzi adesso ci invadono anche dei pipistrelli.

Antony esce dalla casa e fa per andarsene. Fa un paio di passi e dal nulla appare il vampiro che lo schianta a terra e comincia a schiacciarlo. Qualcuno gli spara e scompare nel nulla. William si precipita fuori per aiutare Antony ma anche lui è colto di sorpresa e viene sbattuto contro il cancello da un trmendo colpo sferrato alla bocca dello stomaco.

Gli altri, armi in pugno, mettono in fuga il vampiro e, finalmetne, il sole nuovo sorge.

Nelle concitate fasi della trattativa e del combattimento Jimbo nota un simbolo su Antoine. Un drago che forma una specie di scudo.
Scopriamo che appartiene a un casato nobile che ha una cappella nel cimitero di mon matre.
Ci rechiamo lì e troviamo la tomba di Antoine... VUOTA!!!

Ulteriori ricerche ci portano alla sua residenza di un tempo.

Senza tergiversare ci rechiamo lì. All'interno delle sue stanze scopriamo cose orripilanti. Cadaveri appesi con addosso segni di torture e dissanguamenti.

Perlustrando la casa troviamo delle scale che scendono. Conducono ad una stnza dove, al suo interno, ci sono appostati gli sgherri di Antoine. Con grande abilità Jimbo e John li mettono fuori gioco. Così abbiamo libero accesso alla bara del nobile. La trasciniamo all'aperto e la scoperchiamo.
Appena il sole colpisce il corpo rinsecchito questo si trasforma in polvere e, nella bara, restano soltanto il mantello e il cilindro.

Delle pietre non c'è traccia.

Dato che il sole sta per calare decidiamo di tornare alla villa.
Quando arriviamo scopriamo che gli animali sono spariti.

La soddisfazione per la vendetta consumata viene lentament sostituita dal dubbio e dal timore della possibile comparsa di un nuovo nemico. Nella stanza dover era custodito il feretro di Antoine c'era infatti questa frase : "L'Ordo difende questo luogo".

martedì 8 giugno 2010

Il Vampiro parte prima

Mentre continuiamo a prendere confidenza con la casa, uno dei nostri uomini, ci chiama dicendo che all'ingresso c'è qualcuno che chiede di Arold.

E' un tizio, un fattone ceh dice che il suo capo vuole incontrare Arold per parlare di affari. Così gli diamo appuntamento per la sera stessa al Louvre.

Dato le mancate risposte da parte del fattone a riguardo del suo capo, decidiamo di seguirlo ma il tizio riesce a far perdere le sue tracce.

Così, alla sera, ci presentiamo all'appuntamento. Assieme al fattone c'è un altro tizio e il loro capo. Un uomo distinto con tanto di mantello e cilindro. Dice di chiamarsi Antoine e che vuole comprare le nostre pietre. Quelle coi simboli.

Dice che il prezzo non è un problema nè se si tratta di soldi nè se si tratta di cose immorali o di eliminare qualcuno.

Noi rifiutiamo qualsiasi offerta e così se ne va. Nel momento stesso in cui si allontno i nostri corpi si paralizzano e i suoi due scgnozzi entrano con un coltello e ci fanno chiaramente capire che, se volessero, potrebbero farci fuori senza problemi.

mercoledì 26 maggio 2010

I misteri della casa


Dopo che Barcker ci ha messi a capo dell'agenzia e averci dato pieni poteri sulla casa, cominciamo a perlustrare la villa e a prendere confidenza col nostro nuovo quartier generale.

Come prima cosa ci viene detto che nella villa ci sono 7 regole che vanno sempre rispettate:

1- nella villa non si può uccidere
2- non si deve modificare niente nella villa
3- non si deve modificare niente nel giardino della villa
4- di giorno si può stare in quanti si vuole
5- di notte possono stare al massimo 10 persone
6- si può entrare nella villa solo se permesso
7- si può uscire dalla villa solo se permesso

Facciamo un giro veloce (che date le dimensioni ci occupa l'intera giornata) e poi, come consigliato, 5 di noi si fermano lì per la notte mentre gli altri tornano al Louvre.

Di notte sembra che la villa prenda vita e che ci siano degli strani scricchiolii. E così arriva il mattino.

Mentre stiamo parlando del più e del meno si sente un gran frastuono al piano superiore ci precipitiamo e troviamo Paul completamente squartato da quelli che sembrano artigli e, con l'ultimo alito di vita, ci mette in guardia dal non aprire la porta col simbolo.
Poi perde i sensi e viene affidato alle cure di Faust.

Dopo un paio d'ore di ricerca troviamo una stanza la cui porta presenta un simbolo in metallo. Chiediamo e ci dicono che questa porta è sempre chiusa a chiave e che nessuno ha la chiave e che, quindi, non è mai stata aperta.

Arold, spinto dall'istinto, afferra la maniglia, la fagirare e la porta si apre.
All' interno la stanza è vuota, fatta eccezione per un tavolino di legno con al centro un carillon mononota a manovella .
La stanza è completamente affrescata: 4 alberi agli angoli che, conginugende i rami, danno vita a un cerchio di fuoco al centro del qual c'è nu punto completametne nero. Sotto il punto è posizionato il carillon.

Facciamo un pò di domande in giro e scopriamo che il tavolino è stato ricavato dal tronco di un albero abbattuto parecchi anni prima perchè pericolante.

Vagando per il giardino scopriamo un labirinto di siepi. E' fatto a spirale ma, dopo essersi addentrati per un pò, la siepe diventa un muro verde impenetrabile.
Così diamo ordine ai giardigneri di potarla proseguendo la spirale.
Quando gli uomini hanno finito il loro lavoro scopriamo che al centro della spirale, c'è un pozzo. Lo esaminiamo ma sembra non portare a nulla.

Torniamo in villa e... ci ritoviamo tra le lamiere conterte di un bus che si è ribaltato sulla lingua d'asfalto he teglia il deserto del Nevada in direzione Las Vegas.

martedì 18 maggio 2010

Il furto


Scritto da Ace4

Dopo aver venduto le pietre ai cinesi siamo andati a pagare il "lumiere".
siamo tornati alla nostra sede vicino al louvre;visto che la situazione sembrava tranquilla abbiamo deciso di ritornarci stabilmente.
faust ha provato ad entrare nei sogni di barker, ma abbiamo scoperto che c'e qualcuno con lo stesso potere di faust che lo protegge e quindi da quel lato è inattaccabile.
mentre eravamo al 1 piano a discutere abbiamo sentito dei rumori al piano di sotto.
una volta scesi abbiamo beccato due uomini che avevano forzato la porta e stavano per entrare.
dopo una discussione un po accesa abbiamo scoperto che questi facenano parte di un associazione capeggiata da barker.
siccome anthony era andato a cercare barker alla villa (quella dello specchio), allora loro sono venuti a cercare noi x capire chi siamo.
la discussione nn ha portato a nulla e ci siamo lasciati con una specie di patto: noi lasciamo stare loro e loro faranno lo stesso con noi.
una volta che se sono andati abbiamo scoperto però che avevano sottratto dallo zaino di arold il suo libretto su cui annotava tutto.
io (jimbo) ho cercato di riprenderlo ma senza successo, e ora il libretto e nella villa.

sabato 1 maggio 2010

Willfred

Scritto da pippolomazzo

Arold giace esanime per terra.
E' ormai morto da un paio di giorni, dissanguato da una ferita e dalla sua emofilia.
Ciò nonostante il suo corpo sembra non deperire... non emana odori di decomposizione ... sembra che il suo potere soprannaturale sia ancora presente.

Nel frattempo ci prepariamo per accogliere il grande Willfred.
Faust si è adoperato per influenzare i suoi sogni e per convincerlo a venire a Parigi.
Noi dovremo, con il pretesto di fungere da impresari teatrali, convincerlo a fare il rituale di resurrezione che già aveva fatto in inghilterra.

Willfred arriva a Parigi.
Anfdiamo ad incontrarlo. Non sembra essere cambiato tantissimo, forse solo un po' più vecchio.
Lui non si ricorda assolutamente di noi.
Pattuiamo di incontrarci tra circa una settimana nella dimora parigtina di John. Lì incontrerà il gestore del teatro Lumierè, al quale mostrerà i suoi trucchi.
Come impresari otterremo il 10% dei guadagni.
Il nostro obiettivo, ovviamente, sarà quello di far fare il rituale di resurrezione e riportare in vita Arold.

Viene il grande giorno, il giorno della prova, il giorno nel quale Arold potrà tornare in vita.
Willfred si presenta all'impresario, mostrando qualch trucchetto iniziale al limite del banale e del ridicolo.
Ma poi ecco il colpo di scena.....
Wilfred scompare dalla scena ed al suo posto appare una figura femminile.
L'impresario si alza e va a parlare con lei. Lei è la madre dell'impresario, madre morta ormai da anni.... Siamo tutti veramente basiti dal trucco fatto da Willfred.
Anche noi restiamo di stucco. Non avevamo mai visto un trucco così ... sembra che i poteri di Willfred siano aumentati tantissimo. Non era mai stato in grado di pfar parlare le perosne con i morti
L'unica cosa strana è che, ogni volta che Willfred ci vede, non sembra ricordarsi di noi ....

Alla fine della recita, l'impresario va via molto soddisfatto e noi parliamo con Wilfred, chiedendogli di rifare i ltrucco di e convocare lo spirito del nostro amico Arold, deceduto da poco.
"Il vostro amico non è morto" risponde Willfred "il suo spirito non esiste e non risponde perchè è ancora vivo".
Impossibile... Arold per noi è morto... non respira ormai da giorni.
Mostriamo il cadavere a Willfred, il quale però non è in grado di aiutarci ....

"Arold potrebbe essere in una specie di stadio larvale" dice Joseph
"E' come se fosse in uno strano stato, in attesa di ricevere qualcosa... magari quello che ha perso .... tipo il sangue".

Paul e John si prodigano alla ricerca di un volontario che fornisca il proprio sangue, nonchè la propria vita, per riportare il vita Arold, ma il suo sacrifio sarà inutile, in quanto Anthony offre eroicamente il suo sangiue ad Arold, il quale miracolosamente si riprende e si sveglia.
"Io vi sentivo, sentivo tutto quello che dicevate ma non potevo rispondere" dice Arold in presa ad una crisi di nervi, dopodiche crolla esausto.



Nel frattempo William e Jimbo si attivano per recuperare del denaro utile a mandare in scena Wilfred.
L'idea è vendere una pietra runica a dei ricettatori.
Dalla vendita ne ricavano un gran bel gruzzolo di franchi, che ci serviranno per mantenerci e per portare avanti la nostra pseudo attività di impresari.