L'uomo seduto di fronte a lui gli sorride, ma a lui frega poco, ormai ha deciso, lo ucciderà.
Salendo sulla metropolitana Franklin ripone il coltello nella giacca, nessuno doveva vederlo.
Da quando l'essere che viveva nel suo armadio gli aveva parlato lui era cambiato.
Adesso sapeva la verità.
Se ne fotte di suo padre e delle puttane che si portava a casa, se ne fotte di vedere suo fratello che lavorava tutto il giorno per pagare la casa e se ne fotte del male che gli mangiava i polmoni ad ogni nuovo tiro di sigaretta.
Se ne fa un altro, di tiro, e sorride.
L'essere che vive nel suo armadio gli parla la notte e gli racconta del suo futuro, del suo successo, della sua salvezza.
A volte Franklin si chiede se l'essere parli di lui o di se.
Ma importa poco alla fine.
Lui sa che l'essere è furbo e forte e che gli darà la vita, la vita eterna.
Sa che lo svincolerà dal tempo e dal dolore, dalle malattie, dalla morte.
L'essere dice di chiamarsi Ophmet e Franklin sa che non è umano.
Lui lo vede come un verme, un verme infinito, con due enormi occhi neri e una fila di zanne ricurve.
All'inizio l'essere non gli parlava, si limitava a un brusio, che a Franklin toglieva il sonno, adesso parla tutta al notte, e il sonno non è tornato.
L'essere gli concede di vedere molte cose, ma in cambio vuole delle offerte.
Prima Franklin ha deciso di offrigli il suo orecchio destro, poi un paio di dita del piede sinistro, adesso medita di offrirgli un occhio.
Ogni tanto l'essere gli chiede di uccidere qualcuno e Franklin da buon seguace lo fa.
Il sangue caldo cola sul coltello, e Franklin ride leccandone il filo.
L'uomo soffre mentre la lama gli recide i tendini delle mani e poi scende a scorticare le gambe.
Franklin incide la carne con passione e prega che la cosa sia gradita a Ophmet.
Sono passati anni, adesso l'essere parla costantemente nella mente di Franklin.
Il rumore della sua voce è un rumore di fondo che accompagna la vita.
Franklin esce poco di casa, gli alti adepti lavorano per lui, non mangia quasi più e non dorme quasi mai.
Il suo corpo porta i segni del sacrificio per Ophmet.
Adesso lui è il gran sacerdote e ha un compito, trovare i bastardi che hanno ucciso uno di loro.
sabato 31 gennaio 2009
giovedì 29 gennaio 2009
Il tempo e la follia
Aiutati da Tony entriamo nella villa.
Nella casa non c'è nessuno così iniziamo a perlustrarla.
Sicuramente in questa casa c'è gente che ci abita... ma la cosa strana è che in cucina non c'è ninete. Nè viveri nè vettovaglie... strano. In compenso la cantina di vini è ben fornita.
Stiamo per iniziare a perlustrare il piano superiore quando l'interno della casa viene illuminata da dei fari di alcune auto.
Troviamo rapidamente un buon nascondiglio e vediamo arrivare 2 moto e 4 auto.
Dopo pochi secondi entrano due motociclisti massicci. Corporatura da pugile e revolver al fiaco.
A seguire entrano 4 uomini vestiti di bianco col volto coperto e altre 10 figure vestite di nero anch'esse col volto coperto. Con loro ci sono anche 2 prigionieri, ammnettati e un sacco di juta infilato in testa.
Lasciamo salire lo strano corteo e poi, furtivametne, ci rechiamo al piano di sopra.
Il gruppo si è rinchiuso nella sanza in fondo al corridoio.
Ci avviciniamo e demtiamo che qualcuno stà recitando una strana cantilena. Non si capisce nulla delle parole che sta dicendo.
Decido di spiare dal foro della serratura.
Gli uomini vestiti di nero sono in cerchio i due energumeni non si vedono.
I due prigionieri buttati in un angolo, la cantilena aumenta sempre più d'intensità.
Poi, improvvisamente, i 4 vestiti di bianco si mettono a dorso nudo... sono magrissimi! Una cosa raccapiricciante. Poi estraggono 4 coltelli dalla lama ricurva e iniziano a infliggersi delle profonde ferite. Si tracciano cerchi e spirali con solchi profondi. Mi chiedo come possano resistere al dolore... in un attimo sono pieni di sangue e la pozza sotto di loro comincia a farsi sempre più ampia. Dopo poco tempo il primo crolla a terra esanime e, in rapida successione, anche gli altri fanno la stessa fine.
Le ferite che si sono inferti sono uguali a quelle ritrovate sul corpo del Dr. Fog!!!
Quello che intonava la cantilena si ferma e comincia a farnteicare assurdità sul dio Ophmet che è copiaciuto, che lui l'ha visto e che adesso lo convocherà lì.
Quindi, dopo un suo cenno, uno dei due motociclisti va verso di lui. Prende un sacchetto ed estrae un cubo di metallo. Il tizio comincia a girare le faccie del cubo. Poi anche lui si mette a dorso nudo.
E' ancora più magro degli altri e il suo corpo è una cicatrice unica.
Il tempo di provare ribrezzo per la scena che ho davanti algi occhi, e anche nella sua mano appare un coltello ricurvo. Ma stavolta non lo usa su se stesso ma decide la gola a uno dei due ostaggi.
Prima che possa abbatersi anche sul secodno con un calcio sfondo la porta e, puntando la pistola su di lui gli intimo di fermarsi.
Tutto accade in un attimo.
Dietro di me sento i colpi di Paul e John che raggiungono e neutralizzano i due motociclisti.
I 9 vestiti di nero si buttano dalla finestra per darsi alla fuga. Riusciamo a ferirne un paio ma nulla più.
Catturiamo il capo e lo portiamo in ufficio per interrogarlo.
Nel fare ciò gli cade la maschera e rivela il suo colto deturpato. Non ha più il labbro inferiore e da un occhi ha eliminita la palpebra. E' uno spettacolo raccapircciante che mette a dura prova il mio stomaco.
Lui continua a dirci che non capiamo, che lui vede oltre a questa esistenza e va oltre al concetto del tempo. Che il suo dio è molto potente e che il tempo non è più un limite, che lui può arrivare ad avere un'esistenza eterna.
Cerchaimo di interrogarlo e di farci raccontare perché uccidono la gnte e cosa sa del Dr. Fog.
Chiamiamo anche il nostro amico medico per farci dare una mano ma... niente da fare. Dopo poco, visto le sue condizioni, muore.
Decidiamo di sbarazarci del cadavere e lo gettiamo nel fiume.
Nella ricerca di nuove informazioni, decidiamo di chiedere l'aiuto a una non vedente che, col suo tatto più sensibile, potrebbe aiutarci a distinguere le varie facce del cubo che a noi sembrano identiche.
Appena mette le mani sul cubo ci dice che è molliccio... ma se è di metallo?!
Poi comincia, indicandoci uno ad uno, a chiederci chi siamo. Dopo aver passato in rassegna me e gli altri, indica un punto nel vuoto e ci chiede perché il nostro amico è così siloenzioso.
Ma chi c'è??? Di chi sta parlando???
Il mistero si infittisce.
Nella casa non c'è nessuno così iniziamo a perlustrarla.
Sicuramente in questa casa c'è gente che ci abita... ma la cosa strana è che in cucina non c'è ninete. Nè viveri nè vettovaglie... strano. In compenso la cantina di vini è ben fornita.
Stiamo per iniziare a perlustrare il piano superiore quando l'interno della casa viene illuminata da dei fari di alcune auto.
Troviamo rapidamente un buon nascondiglio e vediamo arrivare 2 moto e 4 auto.
Dopo pochi secondi entrano due motociclisti massicci. Corporatura da pugile e revolver al fiaco.
A seguire entrano 4 uomini vestiti di bianco col volto coperto e altre 10 figure vestite di nero anch'esse col volto coperto. Con loro ci sono anche 2 prigionieri, ammnettati e un sacco di juta infilato in testa.
Lasciamo salire lo strano corteo e poi, furtivametne, ci rechiamo al piano di sopra.
Il gruppo si è rinchiuso nella sanza in fondo al corridoio.
Ci avviciniamo e demtiamo che qualcuno stà recitando una strana cantilena. Non si capisce nulla delle parole che sta dicendo.
Decido di spiare dal foro della serratura.
Gli uomini vestiti di nero sono in cerchio i due energumeni non si vedono.
I due prigionieri buttati in un angolo, la cantilena aumenta sempre più d'intensità.
Poi, improvvisamente, i 4 vestiti di bianco si mettono a dorso nudo... sono magrissimi! Una cosa raccapiricciante. Poi estraggono 4 coltelli dalla lama ricurva e iniziano a infliggersi delle profonde ferite. Si tracciano cerchi e spirali con solchi profondi. Mi chiedo come possano resistere al dolore... in un attimo sono pieni di sangue e la pozza sotto di loro comincia a farsi sempre più ampia. Dopo poco tempo il primo crolla a terra esanime e, in rapida successione, anche gli altri fanno la stessa fine.
Le ferite che si sono inferti sono uguali a quelle ritrovate sul corpo del Dr. Fog!!!
Quello che intonava la cantilena si ferma e comincia a farnteicare assurdità sul dio Ophmet che è copiaciuto, che lui l'ha visto e che adesso lo convocherà lì.
Quindi, dopo un suo cenno, uno dei due motociclisti va verso di lui. Prende un sacchetto ed estrae un cubo di metallo. Il tizio comincia a girare le faccie del cubo. Poi anche lui si mette a dorso nudo.
E' ancora più magro degli altri e il suo corpo è una cicatrice unica.
Il tempo di provare ribrezzo per la scena che ho davanti algi occhi, e anche nella sua mano appare un coltello ricurvo. Ma stavolta non lo usa su se stesso ma decide la gola a uno dei due ostaggi.
Prima che possa abbatersi anche sul secodno con un calcio sfondo la porta e, puntando la pistola su di lui gli intimo di fermarsi.
Tutto accade in un attimo.
Dietro di me sento i colpi di Paul e John che raggiungono e neutralizzano i due motociclisti.
I 9 vestiti di nero si buttano dalla finestra per darsi alla fuga. Riusciamo a ferirne un paio ma nulla più.
Catturiamo il capo e lo portiamo in ufficio per interrogarlo.
Nel fare ciò gli cade la maschera e rivela il suo colto deturpato. Non ha più il labbro inferiore e da un occhi ha eliminita la palpebra. E' uno spettacolo raccapircciante che mette a dura prova il mio stomaco.
Lui continua a dirci che non capiamo, che lui vede oltre a questa esistenza e va oltre al concetto del tempo. Che il suo dio è molto potente e che il tempo non è più un limite, che lui può arrivare ad avere un'esistenza eterna.
Cerchaimo di interrogarlo e di farci raccontare perché uccidono la gnte e cosa sa del Dr. Fog.
Chiamiamo anche il nostro amico medico per farci dare una mano ma... niente da fare. Dopo poco, visto le sue condizioni, muore.
Decidiamo di sbarazarci del cadavere e lo gettiamo nel fiume.
Nella ricerca di nuove informazioni, decidiamo di chiedere l'aiuto a una non vedente che, col suo tatto più sensibile, potrebbe aiutarci a distinguere le varie facce del cubo che a noi sembrano identiche.
Appena mette le mani sul cubo ci dice che è molliccio... ma se è di metallo?!
Poi comincia, indicandoci uno ad uno, a chiederci chi siamo. Dopo aver passato in rassegna me e gli altri, indica un punto nel vuoto e ci chiede perché il nostro amico è così siloenzioso.
Ma chi c'è??? Di chi sta parlando???
Il mistero si infittisce.
mercoledì 28 gennaio 2009
Il tempo
1980
Mattina di ottobre.
Paul e William escono come al solito da casa loro e vanno verso l'ufficio.
Non è molto che lavorano assieme ma la cosa gli piace.
William è uno che ne sa un pò di tutto, che non si perde d'animo, anche se a volte agisce troppo d'impulso.
Paul dal lato suo è uno che ha senpre una soluzione, che analizza le cose che ha i contatti giusti. Sempre.
L'ufficio è freddo, la stufa ferma e qualcuno ha rotto una finestra.
E' un brutto quartiere, ma i due sanno che la finestra rotta non è un caso.
Stanno investigando su un caso nuovo, qualcosa di strano, qualcosa che ha a che fare con una serie alfanumerica e un omicidio.
L'omicidio è di quello di Ronald Fog un matematico di Londra la serie numerica è
3 3 - 3 4 3 3 s x 2 3 1 d x 4 a 4 sx.
E i due non ne vengono a capo.
Durante la ricercha hanno scoperto che Fog ha un conoscente con cui lavorava e che collaborava per alcuni suoi studi sulla "matematiche dell'antichità" un tale di nome Arold, lui ora sta cercando delle connessioni tra i numeri e l'omicidio.
La porta dell'ufficio si apre ed entra John.
"Mmm" mugugna e si accende una sigaretta.
Lui lavora poco, è un attaccabrighe, un ex militare.
Mette i piedi sul tavolo e si mette a giocherellare con una moneta.
"Accendete la stufa, fa freddo."
Lui è uno che fa il duro, ma a volte porta male.
Porta male e porta piombo, meno male che Faust di solito riesce a rimetterli in sesto in tempi brevi.
Faust adesso lavora con loro, lo fa solo il fine settimana, di solito ha il suo studio.
Adesso sul tavolo hanno la serie numerica, la rileggono ma non sanno che dire...
La finestra rotta fa entrare un freddo dannato, e il fatto che sia rotta non è un caso.
La prima volta gli hanno sfondato la porta, buttato tutte le carte in giro, rubato dei soldi.
La seconda volta gli hanno rotto la finestra, ma le carte non c'erano già più.
Adesso di nuovo, ma la grata interna ha evitato l'ingresso.
Da quando hanno preso posto nel vecchio ufficio del loro ex capo si sentono meglio, più importanti.
Negli anni 80 questo non è facile.
Loro non sono i soli che investigano a Londra, c'è molta concorrenza, e non è facile avere dei casi.
I pochi che hanno avuto li hanno portati ad un pareggio economico in questi anni, ma i loro conti in banca non permettono nemmeno una pizza fuori.
Questo è il caso buono.
Un matematico, pieno di soldi e pure con una figlia niente male.
Ci hanno lavorato per mesi per averlo, adesso lo devono risolvere, ne va della loro sopravvivenza.
Poco importa se i tizi che li seguno a volte di notte si fanno sempre più arditi.
Già i tizi.
Tutti con facce torve e lama in tasca, alcuni anche con il piombo.
Li hanno seguiti due volte, poi il gioco si è inverito.
Adesso John li segue mentre i tizi seguono William e Paul.
Sono giunti in una villa, una vecchia villa di Londra, appena fuori della periferia.
Una villa dell'800 con il suo bel giardino e la cappelletta privata.
Bhe, prima o poi tenteranno l'ingresso, quei tizi sanno qualcosa!
Il codice, che i tizi lo cerchino?
O forse loro l'hanno scritto?
O forse non centra nulla... mah.
La porta si apre ed entra un tizio, sui 30 con i capelli dritti sulla faccia, sembra un pò un finocchio.
"Si?" chiede John mentre si pulisce le unghie col coltello.
"Mi chiamo Rey - voce da topo - sono venuto per conto di Beth."
Beth è la figlia.
Che vuole sto tizio? si farà mica un gay del genere?
"Volevo sapere a che punto erano le indagini e pagarvi il mese."
Allunga una busta.
1000 sterline.
Decidete le vostre mosse, sapete che il fatto che Beth chieda non è casuale, è tempo che indagate e non siete giunti a niente.
I tizi che vi seguano non vi sembrano brava gente e sapete che palesarvi contro di loro potrebbe essere fatele per l'indagine, meno sanno di voi e meglio è.
La sera i tre si ritrovano in ufficio, mentre John prepare il the il discorso prende il via.
La serie numerica non sembra avere un filo logico, ne Arold ne gli studenti sanno qualcosa, e avete parlato con i migliori.
A casa di Beatriz non c'è casaforte, o almeno non ce n'è con quella combianzione.
La porta si apre.
Un tizio sulla trentina entra, si scosta i capelli dagli occhi e dice:"Salve, forse vi posso aiutare."
A fare che? pensate.
"Mi chaimo Tony, vi ho sentito oggi in università parlare con gente che conosco e...Insomma ho chiesto in giro e mi sembra chiaro che la cosa centri con il Dr. Fog.O mi sbaglio?"
Silenzio
"Bhe insomma, io collaboravo con lui a un progetto, una cosa strana per la mia tesi."
Silenzio
"Insomma la tesi era sulle dimensioni oltre le tre che la nostra mente percepisce..."
Silenzio
"Il tempo, e cose del genere."
Ah ecco! pensate ci mancava il folle.
"Io so che Mr. Fog aveva un disco, con i suoi studi e che non se ne separava mai... bhe, dalle vostre facce è chiaro che non ne sapete nulla."
Si siede.
"Io so che il Dottore a volte si recava in una villa, fuori città per studiare e per lavorare in pace.Se volete vi posso aiutare, ma in cambio voglio un copia del disco, sapete per la mia tesi."
Sorride.
"Ecco - dice - io so il codice per entrare nella villa."
Paul e William si guardano e sorridono.
Mattina di ottobre.
Paul e William escono come al solito da casa loro e vanno verso l'ufficio.
Non è molto che lavorano assieme ma la cosa gli piace.
William è uno che ne sa un pò di tutto, che non si perde d'animo, anche se a volte agisce troppo d'impulso.
Paul dal lato suo è uno che ha senpre una soluzione, che analizza le cose che ha i contatti giusti. Sempre.
L'ufficio è freddo, la stufa ferma e qualcuno ha rotto una finestra.
E' un brutto quartiere, ma i due sanno che la finestra rotta non è un caso.
Stanno investigando su un caso nuovo, qualcosa di strano, qualcosa che ha a che fare con una serie alfanumerica e un omicidio.
L'omicidio è di quello di Ronald Fog un matematico di Londra la serie numerica è
3 3 - 3 4 3 3 s x 2 3 1 d x 4 a 4 sx.
E i due non ne vengono a capo.
Durante la ricercha hanno scoperto che Fog ha un conoscente con cui lavorava e che collaborava per alcuni suoi studi sulla "matematiche dell'antichità" un tale di nome Arold, lui ora sta cercando delle connessioni tra i numeri e l'omicidio.
La porta dell'ufficio si apre ed entra John.
"Mmm" mugugna e si accende una sigaretta.
Lui lavora poco, è un attaccabrighe, un ex militare.
Mette i piedi sul tavolo e si mette a giocherellare con una moneta.
"Accendete la stufa, fa freddo."
Lui è uno che fa il duro, ma a volte porta male.
Porta male e porta piombo, meno male che Faust di solito riesce a rimetterli in sesto in tempi brevi.
Faust adesso lavora con loro, lo fa solo il fine settimana, di solito ha il suo studio.
Adesso sul tavolo hanno la serie numerica, la rileggono ma non sanno che dire...
La finestra rotta fa entrare un freddo dannato, e il fatto che sia rotta non è un caso.
La prima volta gli hanno sfondato la porta, buttato tutte le carte in giro, rubato dei soldi.
La seconda volta gli hanno rotto la finestra, ma le carte non c'erano già più.
Adesso di nuovo, ma la grata interna ha evitato l'ingresso.
Da quando hanno preso posto nel vecchio ufficio del loro ex capo si sentono meglio, più importanti.
Negli anni 80 questo non è facile.
Loro non sono i soli che investigano a Londra, c'è molta concorrenza, e non è facile avere dei casi.
I pochi che hanno avuto li hanno portati ad un pareggio economico in questi anni, ma i loro conti in banca non permettono nemmeno una pizza fuori.
Questo è il caso buono.
Un matematico, pieno di soldi e pure con una figlia niente male.
Ci hanno lavorato per mesi per averlo, adesso lo devono risolvere, ne va della loro sopravvivenza.
Poco importa se i tizi che li seguno a volte di notte si fanno sempre più arditi.
Già i tizi.
Tutti con facce torve e lama in tasca, alcuni anche con il piombo.
Li hanno seguiti due volte, poi il gioco si è inverito.
Adesso John li segue mentre i tizi seguono William e Paul.
Sono giunti in una villa, una vecchia villa di Londra, appena fuori della periferia.
Una villa dell'800 con il suo bel giardino e la cappelletta privata.
Bhe, prima o poi tenteranno l'ingresso, quei tizi sanno qualcosa!
Il codice, che i tizi lo cerchino?
O forse loro l'hanno scritto?
O forse non centra nulla... mah.
La porta si apre ed entra un tizio, sui 30 con i capelli dritti sulla faccia, sembra un pò un finocchio.
"Si?" chiede John mentre si pulisce le unghie col coltello.
"Mi chiamo Rey - voce da topo - sono venuto per conto di Beth."
Beth è la figlia.
Che vuole sto tizio? si farà mica un gay del genere?
"Volevo sapere a che punto erano le indagini e pagarvi il mese."
Allunga una busta.
1000 sterline.
Decidete le vostre mosse, sapete che il fatto che Beth chieda non è casuale, è tempo che indagate e non siete giunti a niente.
I tizi che vi seguano non vi sembrano brava gente e sapete che palesarvi contro di loro potrebbe essere fatele per l'indagine, meno sanno di voi e meglio è.
La sera i tre si ritrovano in ufficio, mentre John prepare il the il discorso prende il via.
La serie numerica non sembra avere un filo logico, ne Arold ne gli studenti sanno qualcosa, e avete parlato con i migliori.
A casa di Beatriz non c'è casaforte, o almeno non ce n'è con quella combianzione.
La porta si apre.
Un tizio sulla trentina entra, si scosta i capelli dagli occhi e dice:"Salve, forse vi posso aiutare."
A fare che? pensate.
"Mi chaimo Tony, vi ho sentito oggi in università parlare con gente che conosco e...Insomma ho chiesto in giro e mi sembra chiaro che la cosa centri con il Dr. Fog.O mi sbaglio?"
Silenzio
"Bhe insomma, io collaboravo con lui a un progetto, una cosa strana per la mia tesi."
Silenzio
"Insomma la tesi era sulle dimensioni oltre le tre che la nostra mente percepisce..."
Silenzio
"Il tempo, e cose del genere."
Ah ecco! pensate ci mancava il folle.
"Io so che Mr. Fog aveva un disco, con i suoi studi e che non se ne separava mai... bhe, dalle vostre facce è chiaro che non ne sapete nulla."
Si siede.
"Io so che il Dottore a volte si recava in una villa, fuori città per studiare e per lavorare in pace.Se volete vi posso aiutare, ma in cambio voglio un copia del disco, sapete per la mia tesi."
Sorride.
"Ecco - dice - io so il codice per entrare nella villa."
Paul e William si guardano e sorridono.
lunedì 12 gennaio 2009
Lontano
La villa di Willfred è avvolta dall'oscurita.
Fra gli alberi qualcuno osserva il gruppo che lascia la casa.
John li ha seguiti di nascosto fino ad ora, per capire, per proteggersi, per pianificare le mosse.
Ora deve agire.
Esce allo scoperto e in poche battute li avvisa del pericolo.
I militari sanno di Willfred e hanno deciso di farlo sparire, un altro collegamento con Jacob che deve saltare.
John però teme anche un'altra cosa, che prima o poi i militari decidano di fare sparire anche i suoi alleati, e questo non gli va giù.
Tornano verso la casa, avvertono Willfred del problema, ma il tempo stringe.
Appena parlato con l'illusionista vedono i militari entrare nel giardino della villa.
"E tardi, dobbiamo cercare un'altra uscita."
Scendono nello scantinato, trovano un vecchio passaggio per la fuga e lo imboccano.
Con il mago al seguito il gruppo si nasconde all'uscita del passaggio, nella vecchia cappella della casa.
Come fare a fuggire?
I militari sono tutti attorno, prima o poi li scopriranno.
Decidono di fare un'azione furtiva, ciascuno per se e appuntamento al molo.
L'Inghilterra, la loro casa, è troppo pericolosa in questo momento.
"Ci allontaneremo, per qualche tempo.
Raccogliamo le idee, facciamo calmare le acque e decidiamo il da farsi!"
L'azione va a buon fine, il gruppo ferito ma salvo riesce a congiungersi al molo.
Salgono sul primo mezzo in partenza, senza sapere dove andranno, devono solo andare via.
La notte vede il battello lasciare londra e vede i nostri lasciare tutto ciò che hanno.
Come sarà il loro futuro?
Il tempo passa e il gruppo, che ha trovato rifugio in un piccolo villaggio nel Nord della Francia, sempre più inizia a sentire il bisogno di tornare a casa.
Le mogli di John e Faustine sono ancora la che li attendono, e i due non riescono più a stare loro distanti.
"Fate come volete, ma fate attenzione, noi adesso siamo fuggiaschi a Londra, non siamo più uomini della legge..."
Il rischio è alto, se salta il nascondiglio bisognerà ancora fuggire.
Qui in Francia sono al sicuro, ma se i militari dovessero scoprirli sarebbe la fine.
"Tra tre settimane saremo di ritorno, aspettateci. Se le cose dovessero andare male..."
John non riesce a finire la frase, sa che mentirebbe.
Otto mesi Londra chiama e John e Faustine da troppo tempo sono lontani.
Fra gli alberi qualcuno osserva il gruppo che lascia la casa.
John li ha seguiti di nascosto fino ad ora, per capire, per proteggersi, per pianificare le mosse.
Ora deve agire.
Esce allo scoperto e in poche battute li avvisa del pericolo.
I militari sanno di Willfred e hanno deciso di farlo sparire, un altro collegamento con Jacob che deve saltare.
John però teme anche un'altra cosa, che prima o poi i militari decidano di fare sparire anche i suoi alleati, e questo non gli va giù.
Tornano verso la casa, avvertono Willfred del problema, ma il tempo stringe.
Appena parlato con l'illusionista vedono i militari entrare nel giardino della villa.
"E tardi, dobbiamo cercare un'altra uscita."
Scendono nello scantinato, trovano un vecchio passaggio per la fuga e lo imboccano.
Con il mago al seguito il gruppo si nasconde all'uscita del passaggio, nella vecchia cappella della casa.
Come fare a fuggire?
I militari sono tutti attorno, prima o poi li scopriranno.
Decidono di fare un'azione furtiva, ciascuno per se e appuntamento al molo.
L'Inghilterra, la loro casa, è troppo pericolosa in questo momento.
"Ci allontaneremo, per qualche tempo.
Raccogliamo le idee, facciamo calmare le acque e decidiamo il da farsi!"
L'azione va a buon fine, il gruppo ferito ma salvo riesce a congiungersi al molo.
Salgono sul primo mezzo in partenza, senza sapere dove andranno, devono solo andare via.
La notte vede il battello lasciare londra e vede i nostri lasciare tutto ciò che hanno.
Come sarà il loro futuro?
Il tempo passa e il gruppo, che ha trovato rifugio in un piccolo villaggio nel Nord della Francia, sempre più inizia a sentire il bisogno di tornare a casa.
Le mogli di John e Faustine sono ancora la che li attendono, e i due non riescono più a stare loro distanti.
"Fate come volete, ma fate attenzione, noi adesso siamo fuggiaschi a Londra, non siamo più uomini della legge..."
Il rischio è alto, se salta il nascondiglio bisognerà ancora fuggire.
Qui in Francia sono al sicuro, ma se i militari dovessero scoprirli sarebbe la fine.
"Tra tre settimane saremo di ritorno, aspettateci. Se le cose dovessero andare male..."
John non riesce a finire la frase, sa che mentirebbe.
Otto mesi Londra chiama e John e Faustine da troppo tempo sono lontani.
WillFred
Paul Oldam
Dobbiamo andare da Wilfred, parlare con lui e capire se lui riesce davvero a parlare con i vari Jacob defunti.
Questa può essere l'unica spiegazione al fatto che tutti i Jacob conoscono la storia di quelli precedenti.
Riusciamo, in via ufficiale, ad essere invitati a casa di Wilfred, in una ricca zona fuori Londra.
Insieme a lui vi sono i suo agente e 2 scagnozzi, i quali fanno anche da comparse durante lo spettacolo teatrale.
Volgiamo che rifaccia per noi l'illusione, o il trucco o la magia, del parlare con i morti.
Dopo lunghe trattative Wilfred acconsente: ci farà parlare con Jacob.
"L'unica cosa importante è che non dovrete mai distrurbarmi durante l'esperimento: non so cosa potrebbe succedere se la mia concentrazione venisse a mancare" dice Wilfred.
Acconsentiamo.
Lui prende un suo scagnozzo, lo piazza al centro di una stanza della cappella privata della villa, disegna strani simboli per terra e comincia il rito.
Il nostro scetticismo nei confronti di tali riti e trucchi è sempre stato saldo e manifesto.
Abbiamo sempre considerato queste persone alla stregua di ciarlatani.
Oggi è il giorno in cui le nostre certezze sono destinatre a cadere.
Lo scagnozzo inizia a parlare con la voce di jacob, urlando per il dolore, bestemmiando, guardando William e maledicendolo per averlo ucciso e per le torture che sta subendo nel mondo in cui ora si trova.
Ma allora questo rito funziona davvero!
La stanza della cappella privata in cui siamo è piccola e buia.
Il fumo dell'incenso e delle candele è forte.
In un angolo della stanza il buio si fa più forte, più scuro e, all'improvviso, dall'oscurità appare una figura tatuata, il quale, brandendo una catena uncinata, minaccia di voler fare brandelli del corpo di Wilfred.
Chi sarà mai questa creatura e, soprattutto, da dove è arrivata.
Dobbiamo salvare Wilfred e, a suon di pistole e coltelli, sconfiggiamo questa creatura che, una volta morta, si dissolve come si scioglie della carne nell'acido.
Una scena raccapricciante
Ne porteremo i segni per molto tempo!
Wilfred è salvo e si riprende.
E' stupefatto anche lui di quanto è successo.
Dice di non aver mai fatto il rituale fino in fondo; quello che fa normalmente a teatro è solo una parte del rituale, il resto è suggestione.
Sembra, invece, che qualcuno dall'aldilà sia riuscito a ritornare nel mondo reale.
Ma allora forse Jacob è sempre lo stesso: stesa anima ma ospitata in differenti corpi.
Parliamo ancora con Wilfred fino a scoprire che conosciamo una persona in comune.
Circa 1 anno e mezzo fa, il nostro capo, Mr. Barker, chiese a Wilfred di fare lo stesso rituale di oggi e, guarda caso, di contattare Jacob.... forse Mr. Barker chiese a Wilfred, ignaro di tutto, di resuscitare l'anima di Jacob in quella del ciccione che abbiamo ucciso...Così si spiegherebbe il motivo per cui qualcuno nell'agenzia proteggeva Jacob.
Ci accommiatiamo da Wilfred con la promessa che non avrebbe più fatto il rituale che ha fatto questa sera.
Ci allontaniamo pieni di dubbi e con le nostre certezze sulla vita messe a dura prova.
Dobbiamo andare da Wilfred, parlare con lui e capire se lui riesce davvero a parlare con i vari Jacob defunti.
Questa può essere l'unica spiegazione al fatto che tutti i Jacob conoscono la storia di quelli precedenti.
Riusciamo, in via ufficiale, ad essere invitati a casa di Wilfred, in una ricca zona fuori Londra.
Insieme a lui vi sono i suo agente e 2 scagnozzi, i quali fanno anche da comparse durante lo spettacolo teatrale.
Volgiamo che rifaccia per noi l'illusione, o il trucco o la magia, del parlare con i morti.
Dopo lunghe trattative Wilfred acconsente: ci farà parlare con Jacob.
"L'unica cosa importante è che non dovrete mai distrurbarmi durante l'esperimento: non so cosa potrebbe succedere se la mia concentrazione venisse a mancare" dice Wilfred.
Acconsentiamo.
Lui prende un suo scagnozzo, lo piazza al centro di una stanza della cappella privata della villa, disegna strani simboli per terra e comincia il rito.
Il nostro scetticismo nei confronti di tali riti e trucchi è sempre stato saldo e manifesto.
Abbiamo sempre considerato queste persone alla stregua di ciarlatani.
Oggi è il giorno in cui le nostre certezze sono destinatre a cadere.
Lo scagnozzo inizia a parlare con la voce di jacob, urlando per il dolore, bestemmiando, guardando William e maledicendolo per averlo ucciso e per le torture che sta subendo nel mondo in cui ora si trova.
Ma allora questo rito funziona davvero!
La stanza della cappella privata in cui siamo è piccola e buia.
Il fumo dell'incenso e delle candele è forte.
In un angolo della stanza il buio si fa più forte, più scuro e, all'improvviso, dall'oscurità appare una figura tatuata, il quale, brandendo una catena uncinata, minaccia di voler fare brandelli del corpo di Wilfred.
Chi sarà mai questa creatura e, soprattutto, da dove è arrivata.
Dobbiamo salvare Wilfred e, a suon di pistole e coltelli, sconfiggiamo questa creatura che, una volta morta, si dissolve come si scioglie della carne nell'acido.
Una scena raccapricciante
Ne porteremo i segni per molto tempo!
Wilfred è salvo e si riprende.
E' stupefatto anche lui di quanto è successo.
Dice di non aver mai fatto il rituale fino in fondo; quello che fa normalmente a teatro è solo una parte del rituale, il resto è suggestione.
Sembra, invece, che qualcuno dall'aldilà sia riuscito a ritornare nel mondo reale.
Ma allora forse Jacob è sempre lo stesso: stesa anima ma ospitata in differenti corpi.
Parliamo ancora con Wilfred fino a scoprire che conosciamo una persona in comune.
Circa 1 anno e mezzo fa, il nostro capo, Mr. Barker, chiese a Wilfred di fare lo stesso rituale di oggi e, guarda caso, di contattare Jacob.... forse Mr. Barker chiese a Wilfred, ignaro di tutto, di resuscitare l'anima di Jacob in quella del ciccione che abbiamo ucciso...Così si spiegherebbe il motivo per cui qualcuno nell'agenzia proteggeva Jacob.
Ci accommiatiamo da Wilfred con la promessa che non avrebbe più fatto il rituale che ha fatto questa sera.
Ci allontaniamo pieni di dubbi e con le nostre certezze sulla vita messe a dura prova.
Qualcuno ci spia?
Paul Oldman
L'ufficio di Arold è stato prequisito.
Qualcuno cerca qualcosa da noi.
Sembra che la persona che ha frugato nell'ufficio di Arold sia brava; non è un ladro di professione ma sa come non farsi beccare.
Ha preso alcune pagine dai 3 libri che abbiamo trovato in mano a Jacob.
Probabilmente vuole decifrare anche lui il codice segreto dei Jacob, ma chi sarà mai questa persona?
Questo pensiero si affolla nella nostra mente.
"Faust parla nel sonno!" afferma Arold
"Lo ha fatto anche sul treno tornando dall'India. Magari lo sta facendo anche adesso e qualcuno lo sta spiando."
Si decide per una serie di turni di guardia volti a controllare Faust nel sonno.
Io farò il primo turno.
Quasi rapito dal sonno, vengo destato da una serie di rumori provenienti dalla finestra.
Forse qualcuno si sta avvicinando.
Mi sposto in un angolo della stanza e le finestre si aprono: qualcuno sta per entrare.
Mentre la spia sta per scavalcare la finestra ed entrare in stanza, Faust inizia a parlare.
La spia si ferma ed inizia ad ascoltare il racconto.
"Qualcuno ci spia .. ci hanno rubato del materiale" dice Faust nel sonno, dopodichè comincia a raccontare la giornata.
Quando la discussione comincia a volgere su Wilfred, entroin scena, puntanto la pistola sulla spia e intimandogli di fermarsi.
"John, ma sei tu John, sei tu che ci spii??" .
La sorpresa è tanta; è John la spia.
Il suo volto però è strano: ha gli occhi spiritati, fissi, si guarda intorno guardingo, non ci rivolge la parola, sembra non avere paura dell'arma che gli punto addosso.
Le uniche parole che escono dalla sua bocca sono "Avete sbagliato a fidarvi dei militari, del Maggiore." dopodiche, con abile mossa felina, riesce ad eludere la mia guardia e fugge nella notte londinese.
La squadra viene avvisata dell'accaduto.
Sappiamo che ci rubava le informazioni.
Avrà decifrato il codice?
Questo è il primo pensiero che ci viene in mente.
Dovremo parlare al più presto con l'illusionista Wilfred.
L'ufficio di Arold è stato prequisito.
Qualcuno cerca qualcosa da noi.
Sembra che la persona che ha frugato nell'ufficio di Arold sia brava; non è un ladro di professione ma sa come non farsi beccare.
Ha preso alcune pagine dai 3 libri che abbiamo trovato in mano a Jacob.
Probabilmente vuole decifrare anche lui il codice segreto dei Jacob, ma chi sarà mai questa persona?
Questo pensiero si affolla nella nostra mente.
"Faust parla nel sonno!" afferma Arold
"Lo ha fatto anche sul treno tornando dall'India. Magari lo sta facendo anche adesso e qualcuno lo sta spiando."
Si decide per una serie di turni di guardia volti a controllare Faust nel sonno.
Io farò il primo turno.
Quasi rapito dal sonno, vengo destato da una serie di rumori provenienti dalla finestra.
Forse qualcuno si sta avvicinando.
Mi sposto in un angolo della stanza e le finestre si aprono: qualcuno sta per entrare.
Mentre la spia sta per scavalcare la finestra ed entrare in stanza, Faust inizia a parlare.
La spia si ferma ed inizia ad ascoltare il racconto.
"Qualcuno ci spia .. ci hanno rubato del materiale" dice Faust nel sonno, dopodichè comincia a raccontare la giornata.
Quando la discussione comincia a volgere su Wilfred, entroin scena, puntanto la pistola sulla spia e intimandogli di fermarsi.
"John, ma sei tu John, sei tu che ci spii??" .
La sorpresa è tanta; è John la spia.
Il suo volto però è strano: ha gli occhi spiritati, fissi, si guarda intorno guardingo, non ci rivolge la parola, sembra non avere paura dell'arma che gli punto addosso.
Le uniche parole che escono dalla sua bocca sono "Avete sbagliato a fidarvi dei militari, del Maggiore." dopodiche, con abile mossa felina, riesce ad eludere la mia guardia e fugge nella notte londinese.
La squadra viene avvisata dell'accaduto.
Sappiamo che ci rubava le informazioni.
Avrà decifrato il codice?
Questo è il primo pensiero che ci viene in mente.
Dovremo parlare al più presto con l'illusionista Wilfred.
giovedì 8 gennaio 2009
La fine di un'era?
Gli eventi si susseguono in rapida successione ed è evidente che il tempo di pensare è finito. Bisogna agire.
Decidiamo di dividerci e di informare sia i militari che l'agenzia di cosa ha fatto Jacob.
Dopo aver parlato con chi di dovere ci ritroviamo all'hotel Queen.
Con dispiacere e rammarico Mr. Barker ci ha detto che Jacob era troppo importante e che era protetto dall'agenzia. Quindi non poteva fare niente se non garantire la nostra incolumità.
Ma lui avrebbe lasciato Jacob libero.
Responso diverso quello dei militari che decidono di agire.
Durante la notte portano un assalto al covo di Jacob e lo radono al suolo.
Andiamo a perlustrare la zona e poi andiamo a cercare Mr. Barker. Con grande sorpresa scopiriamo che è stato mandato in un'altra divisione dell'agenzia.
All'estero.
Il suo posto è stato preso da Mr. Ford. Il nostro nuovo capo. Dopo esserci presentati e esserci messi a sua disposizione, torniamo dai militari.
Il maggiore che ha condotto l'assalto non è lì e diciamo che ripasseremo.
... passano un paio di giorni...
All' hotel arriva un barbone e mi consegna un pezzo di carta... bianco.
Scopro che oguno di noi ne ha uno. Questa carta è contrassegnta con una filigrana e andiamo nello stabilimento dove la producevano (dato che è chiuso da alcuni anni). Qui troviamo ammassati i cadaveri delle vittime dell'assalto dei militari. Ci sono anche donne e bambini ma non il cadavere di Jacob!
Mentre rimuginiamo sul da farsi e su dove potrebbe nascondersi il maledetto, ci si avvicina un altro barone con un biglietto con un indirizzo. Ci rechiamo qui e troviamo altri poveracci che ci dicono che Jacob è nel palazzo di fronte.
Attraversiamo la strada ed in effetti troviamo il cannibale.
Dopo il solito scambio di battute e insulti, preso da un raptus di rabbia, scaglio il mio coltello verso di lui e lo centro in pieno petto.
Poi mi scaravento su di lui e infilo la mia lama ripetutamente nella sua carne flaccida.
Dopo poco resta esanime in una pozza di sangue.
Nel frattempo Faust e Arold si sono occupati del suo scagnozzo.
Faccio giusto in tempo a vedere Arold che gli spezza l'osso del collo dopo al malcapitato che era svenuto.
Frughiamo nella bettola e troviamo 3 registri scritti con un codice segreto.
Poi esaminiamo i cadaveri e scopriamo che lo scgnozza aveva tatuati i simboli a noi ben noti, mentre Jacob aveva un enorme tatuaggio metallico come quelli dello spettro. Faccio un incisione e ne esce un liquido simile al mercurio.
Ecco che, mentre lasciamo l'abitazione, nelle nostre menti si annidano i dubbi di sempre.
Stavolta, però, un debole sorriso affiora sulle nostre labbra.
Se non altro, abbiamo messo fine alle barbarie che commetteva Jacob, liberandoci di lui e della sua banda.
Decidiamo di dividerci e di informare sia i militari che l'agenzia di cosa ha fatto Jacob.
Dopo aver parlato con chi di dovere ci ritroviamo all'hotel Queen.
Con dispiacere e rammarico Mr. Barker ci ha detto che Jacob era troppo importante e che era protetto dall'agenzia. Quindi non poteva fare niente se non garantire la nostra incolumità.
Ma lui avrebbe lasciato Jacob libero.
Responso diverso quello dei militari che decidono di agire.
Durante la notte portano un assalto al covo di Jacob e lo radono al suolo.
Andiamo a perlustrare la zona e poi andiamo a cercare Mr. Barker. Con grande sorpresa scopiriamo che è stato mandato in un'altra divisione dell'agenzia.
All'estero.
Il suo posto è stato preso da Mr. Ford. Il nostro nuovo capo. Dopo esserci presentati e esserci messi a sua disposizione, torniamo dai militari.
Il maggiore che ha condotto l'assalto non è lì e diciamo che ripasseremo.
... passano un paio di giorni...
All' hotel arriva un barbone e mi consegna un pezzo di carta... bianco.
Scopro che oguno di noi ne ha uno. Questa carta è contrassegnta con una filigrana e andiamo nello stabilimento dove la producevano (dato che è chiuso da alcuni anni). Qui troviamo ammassati i cadaveri delle vittime dell'assalto dei militari. Ci sono anche donne e bambini ma non il cadavere di Jacob!
Mentre rimuginiamo sul da farsi e su dove potrebbe nascondersi il maledetto, ci si avvicina un altro barone con un biglietto con un indirizzo. Ci rechiamo qui e troviamo altri poveracci che ci dicono che Jacob è nel palazzo di fronte.
Attraversiamo la strada ed in effetti troviamo il cannibale.
Dopo il solito scambio di battute e insulti, preso da un raptus di rabbia, scaglio il mio coltello verso di lui e lo centro in pieno petto.
Poi mi scaravento su di lui e infilo la mia lama ripetutamente nella sua carne flaccida.
Dopo poco resta esanime in una pozza di sangue.
Nel frattempo Faust e Arold si sono occupati del suo scagnozzo.
Faccio giusto in tempo a vedere Arold che gli spezza l'osso del collo dopo al malcapitato che era svenuto.
Frughiamo nella bettola e troviamo 3 registri scritti con un codice segreto.
Poi esaminiamo i cadaveri e scopriamo che lo scgnozza aveva tatuati i simboli a noi ben noti, mentre Jacob aveva un enorme tatuaggio metallico come quelli dello spettro. Faccio un incisione e ne esce un liquido simile al mercurio.
Ecco che, mentre lasciamo l'abitazione, nelle nostre menti si annidano i dubbi di sempre.
Stavolta, però, un debole sorriso affiora sulle nostre labbra.
Se non altro, abbiamo messo fine alle barbarie che commetteva Jacob, liberandoci di lui e della sua banda.
mercoledì 7 gennaio 2009
Mr. Barker
Mentre Barker chiude la porta dell'ufficio un brivido gli corre lungo la schiena, e sa che non è cosa buona.
Si volta e osserva l'imponente figura che gli sta alle spalle.
"Vi aspettavo." sorride.
Sai perchè sono qui?
"Si, è tutto finito vero?" chiede
La figura non risponde e si limita a osservare la chiave che Barker tiene in mano.
"Non mi servirà più?" chiede
La figura tende la mano.
Barker lascia cadere la chiave nell'incavo del palmo.
La figura osserva Barker con i suoi occhi azzurri.
"Non mi hanno ascolato vero?"
La figura annuisce.
"Credevo che..." la lacrime iniziano a rigare il suo viso.
Hai fallito Barker
L'ex direttore dell'agenzia si lascia cadere a terra e inizia a piangere come un bambino.
"Io... tutti questi anni buttati via.
Ero riuscito a nasconderlo a loro fino ad ora, ho speso una fortuna, sacrificato la mia vita...
Tutto buttato via, tutto volato via in un attimo."
Ti avevo detto cosa fare
"Io non potevo, sono brave persone, non potevo..."
Barker ripensa a quando un'anno e mezzo fa era stato sul punto di fallire, ma si era salvato con un colpo di coda.
Il ricordo fa bruciare ancora di più il dolore del fallimento.
Lentamente cammina verso la finestra.
Osserva per l'ultima volta le luci di Londra.
"Sai ho sempre amato questa città. E' così dura andarsene."
Si cera nella tasca della giacca, snocciola un paio di sterline d'argento e poi si volta verso la figura.
"Ecco, sono per te."
La mano enorme accoglie le sterline.
Sei pronto?
"Dove andrò adesso?"
La notte è fredda in questo inverno londinese.
Tutto sarebbe perfetto se il silenzio non fosse rotto da un colpo di pistola.
Si volta e osserva l'imponente figura che gli sta alle spalle.
"Vi aspettavo." sorride.
Sai perchè sono qui?
"Si, è tutto finito vero?" chiede
La figura non risponde e si limita a osservare la chiave che Barker tiene in mano.
"Non mi servirà più?" chiede
La figura tende la mano.
Barker lascia cadere la chiave nell'incavo del palmo.
La figura osserva Barker con i suoi occhi azzurri.
"Non mi hanno ascolato vero?"
La figura annuisce.
"Credevo che..." la lacrime iniziano a rigare il suo viso.
Hai fallito Barker
L'ex direttore dell'agenzia si lascia cadere a terra e inizia a piangere come un bambino.
"Io... tutti questi anni buttati via.
Ero riuscito a nasconderlo a loro fino ad ora, ho speso una fortuna, sacrificato la mia vita...
Tutto buttato via, tutto volato via in un attimo."
Ti avevo detto cosa fare
"Io non potevo, sono brave persone, non potevo..."
Barker ripensa a quando un'anno e mezzo fa era stato sul punto di fallire, ma si era salvato con un colpo di coda.
Il ricordo fa bruciare ancora di più il dolore del fallimento.
Lentamente cammina verso la finestra.
Osserva per l'ultima volta le luci di Londra.
"Sai ho sempre amato questa città. E' così dura andarsene."
Si cera nella tasca della giacca, snocciola un paio di sterline d'argento e poi si volta verso la figura.
"Ecco, sono per te."
La mano enorme accoglie le sterline.
Sei pronto?
"Dove andrò adesso?"
La notte è fredda in questo inverno londinese.
Tutto sarebbe perfetto se il silenzio non fosse rotto da un colpo di pistola.
domenica 21 dicembre 2008
Lo specchio e la tomba
E' stato difficie decidere di chiamare l'uomo degli specchi, ma dopo una lunga discussione avete deciso che sia la cosa migliore.
Lui conosce lo specchio e vi può aiutare.
Lo convocate al Queen e recuperate la cassa dall'agenzia.
Dopo una lunga serie di note tecniche sullo specchio lui vi dice che sicuramente è uno specchio di origine italiana, di almeno 300 anni e che secondo lui vale almeno 200.000 sterline.
Una cosa però vi inquieta l'uomo dice che uno specchio antico è più di un normale specchio, infatti egli crede che non ci si debba mai riflettere la notte in uno specchio del genere dato che porta sfortuna.
Inoltre vi dice che mai e poi mai uno specchio antico deve riflettere un'altro specchio!
Rimasti soli le parole dell'uomo non vi convincono.
Anthony prova a riflettersi tra due specchi, giusto per tentare la sfortuna, ma non accade nulla.
Osservarsi in una serie infinita di se è inquietante, è come se ci si scindesse in una serie di individui identici e diversi, senza sapere chi sia se e chi lo spettro di se.
Scesa la notte vi recate da Jacob.
Un biglietto nel pomeriggio vi aveva avvisate che lui aveva rapito Faust dal suo ricovero ospedaliero, e che solo voi lo potevate salvare.
Piggy vi avvisa che Jacob non è li, ma che lui vi accopagnerà!
Piggy vi porta in un cimitero in cui una serie di uomini sono indaffarati a scavare ed aprire tombe.
Jacob vi saluta con un ghigno, e vi chiede coem mai giravate per i porti.
Gli rispondete per le rime e lui ride.
Un pensiero vi turba.
Faust... ler tombe.
"Bastardo"
Ecco la carta di Jacob, salverà Faust se gli dite tutta la verità.
Voi non potete fare altro che raccontare tutto di Antony, dello specchio e dell'uomo che vi ha aiutati.
Riuscite a salvare Faust, ma a quale prezzo?
Adesso il mastro vetraio è in pericolo!
Dovete trovare un modo per fermare quel bastardo di Jacob prima che sia troppo tardi, troppo tardi per tutti.
Lui conosce lo specchio e vi può aiutare.
Lo convocate al Queen e recuperate la cassa dall'agenzia.
Dopo una lunga serie di note tecniche sullo specchio lui vi dice che sicuramente è uno specchio di origine italiana, di almeno 300 anni e che secondo lui vale almeno 200.000 sterline.
Una cosa però vi inquieta l'uomo dice che uno specchio antico è più di un normale specchio, infatti egli crede che non ci si debba mai riflettere la notte in uno specchio del genere dato che porta sfortuna.
Inoltre vi dice che mai e poi mai uno specchio antico deve riflettere un'altro specchio!
Rimasti soli le parole dell'uomo non vi convincono.
Anthony prova a riflettersi tra due specchi, giusto per tentare la sfortuna, ma non accade nulla.
Osservarsi in una serie infinita di se è inquietante, è come se ci si scindesse in una serie di individui identici e diversi, senza sapere chi sia se e chi lo spettro di se.
Scesa la notte vi recate da Jacob.
Un biglietto nel pomeriggio vi aveva avvisate che lui aveva rapito Faust dal suo ricovero ospedaliero, e che solo voi lo potevate salvare.
Piggy vi avvisa che Jacob non è li, ma che lui vi accopagnerà!
Piggy vi porta in un cimitero in cui una serie di uomini sono indaffarati a scavare ed aprire tombe.
Jacob vi saluta con un ghigno, e vi chiede coem mai giravate per i porti.
Gli rispondete per le rime e lui ride.
Un pensiero vi turba.
Faust... ler tombe.
"Bastardo"
Ecco la carta di Jacob, salverà Faust se gli dite tutta la verità.
Voi non potete fare altro che raccontare tutto di Antony, dello specchio e dell'uomo che vi ha aiutati.
Riuscite a salvare Faust, ma a quale prezzo?
Adesso il mastro vetraio è in pericolo!
Dovete trovare un modo per fermare quel bastardo di Jacob prima che sia troppo tardi, troppo tardi per tutti.
giovedì 4 dicembre 2008
L'uomo degli Specchi
Antony Stradivary
La, strada che porta dal cimitero all'hotel è lunga, troppo lunga per non pensare, troppo lunga per tenere la mente occupata senza ricordare, e come previsto i morti tornano a farmi visita, vecchi ricordi, vecchie immagini che speravo aver dimenticato fanno di nuovo capolino nella memoria... Ripenso a quella dannata notte di un anno e mezzo fà, ripenso all'incarico che ci avevano affidato ripenso alla cassa scomparsa, ripenso a quel suono stridulo, ripenso allo sparo, ripenso a tutto quel sangue. La mia mente è oberata da questi ricordi e senza rendermi conto sono di nuovo in albergo, ad aspettarmi c'è Paul con il mio pacco, me lo consegna.
Lo apro e scorgo alcuni oggetti familiari che usavo anni fà. Paul avvisa me e il militare, che lui e gli altri sono in procinto di partire, tornano sul luogo di una vecchia indagine, dove a detta loro tutta la loro storia ha avuto inizio.
"Solo un paio di giorni, poi saremo di ritorno".
Ok fin qui tutto regolare, ma poi la faccenda si complica...dice che dal loro confuso viaggio in india senza rammentarselo si erano fatti recapitare una cassa, giunta oggi in Inghilterra, e dopo averla aperta hanno trovato uno specchio antico grande quanto il portone d'ingrasso di una casa borghese, completamente fatto in argento e risalente a circa 300 anni prima, be qui le cose iniziano davvero a complicarsi.
Grazie all'autorità del mio nuovo compagno facciamo un ulteriore sopraluogo ai magazzini, quei dannati magazzini.
Come prevedevo e senza che la memoria mi traesse in inganno la cassa sottratta un anno e mezzo prima, che riempiva la nicchia vuota tra le cianfrusaglie di quel luogo, doveva avere le dimensioni più o meno adatte per contenere uno specchio di quella portata...
e visto il racconto di quanto lo specchio fosse antico l'unica persona che poteva venirci in aiuto non poteva essere altrimenti che il mastro vetraio che risiedeva in città, più di cento anni di esperienza nel costruire specchi serviranno pure a qualcosa pensavo; ed eccoci qui di fronte all'ingresso della bottega.
Bottega, sembra un palazzo più che una bottega.
Guardo il militare, lui mi guarda
"entriamo?"
Annuisco, superiamo la grossa porta d'ingresso e un atrio sconfinato si estende davanti ai nostri occhi.
Osservando più attentamente mi rendo conto che quello che ho davanti non è un salone immenso ma bensì il riflesso dato da centinai di specchi che svolgono il loro compito gli uni verso gli altri, un senso di vertigine mi assale, e lo stesso accade al militare...
"Sembra una magia" dice
"Da il voltastomaco" aggiungo.
Dal fondo del corridoi centrale un uomo elegante si dirige verso di noi, sembra non badare a tutto questo, sembra anzi che si trovi a suo agio.
"buon giorno signori, come posso rendervi felici soddisfando i vostri desideri?"
Anche Lui deve essere un riflesso di un uomo vero da come parla, o meglio è solo il riflesso di un uomo...
Fingendo di essere interessato alla merce e con accento tedesco chiedo informazioni.
"Ma di grazia signori, per quale motivo non incrociate il mio sguardo?"
Mi accorgo solo ora che quello che pensavo essere un uomo era solo il riflesso in un specchio, lui è alla mia destra ma da come parla, per me resta cmq il riflesso di un uomo.
Dopo una lunga discussione, fingendo di essere li in veste ufficiosa per informarmi, a nome del signore altolocato di Prussia che rappresento, riguardo al mantenimento, alla ristrutturazione e al commercio di specchi antichi finiamo nei piani bassi della bottega dove sono custoditi specchi di grande valore tutti in argento, vedendoli e soppesando con il pensiero quello trovato Paul, questi non sono nemmeno paragonabili ne come valore ne come prestigio.
Discutendo con mastro vetraio, veniamo a conoscenza che lo specchio trovato era stato ristrutturato anni prima qui, che possiede un valore non quantificabile in sterline, e dopo rapide conclusioni che non è opportuno che si sappia cosa contenga quella cassa di grandi dimensioni custodita in agenzia, e che sarebbe opportuno portarla via subito da li.
Uscendo dalla bottega due pensieri balenano nelle mia mente, il primo è quello di recuperare immediatamente lo specchio, il secondo è che vorremo saperne di più l'unico che può aiutarci è la persona con la quale abbiamo appena parlato ma la prossima volta dovrà essere una discussione in via ufficiosa....
La, strada che porta dal cimitero all'hotel è lunga, troppo lunga per non pensare, troppo lunga per tenere la mente occupata senza ricordare, e come previsto i morti tornano a farmi visita, vecchi ricordi, vecchie immagini che speravo aver dimenticato fanno di nuovo capolino nella memoria... Ripenso a quella dannata notte di un anno e mezzo fà, ripenso all'incarico che ci avevano affidato ripenso alla cassa scomparsa, ripenso a quel suono stridulo, ripenso allo sparo, ripenso a tutto quel sangue. La mia mente è oberata da questi ricordi e senza rendermi conto sono di nuovo in albergo, ad aspettarmi c'è Paul con il mio pacco, me lo consegna.
Lo apro e scorgo alcuni oggetti familiari che usavo anni fà. Paul avvisa me e il militare, che lui e gli altri sono in procinto di partire, tornano sul luogo di una vecchia indagine, dove a detta loro tutta la loro storia ha avuto inizio.
"Solo un paio di giorni, poi saremo di ritorno".
Ok fin qui tutto regolare, ma poi la faccenda si complica...dice che dal loro confuso viaggio in india senza rammentarselo si erano fatti recapitare una cassa, giunta oggi in Inghilterra, e dopo averla aperta hanno trovato uno specchio antico grande quanto il portone d'ingrasso di una casa borghese, completamente fatto in argento e risalente a circa 300 anni prima, be qui le cose iniziano davvero a complicarsi.
Grazie all'autorità del mio nuovo compagno facciamo un ulteriore sopraluogo ai magazzini, quei dannati magazzini.
Come prevedevo e senza che la memoria mi traesse in inganno la cassa sottratta un anno e mezzo prima, che riempiva la nicchia vuota tra le cianfrusaglie di quel luogo, doveva avere le dimensioni più o meno adatte per contenere uno specchio di quella portata...
e visto il racconto di quanto lo specchio fosse antico l'unica persona che poteva venirci in aiuto non poteva essere altrimenti che il mastro vetraio che risiedeva in città, più di cento anni di esperienza nel costruire specchi serviranno pure a qualcosa pensavo; ed eccoci qui di fronte all'ingresso della bottega.
Bottega, sembra un palazzo più che una bottega.
Guardo il militare, lui mi guarda
"entriamo?"
Annuisco, superiamo la grossa porta d'ingresso e un atrio sconfinato si estende davanti ai nostri occhi.
Osservando più attentamente mi rendo conto che quello che ho davanti non è un salone immenso ma bensì il riflesso dato da centinai di specchi che svolgono il loro compito gli uni verso gli altri, un senso di vertigine mi assale, e lo stesso accade al militare...
"Sembra una magia" dice
"Da il voltastomaco" aggiungo.
Dal fondo del corridoi centrale un uomo elegante si dirige verso di noi, sembra non badare a tutto questo, sembra anzi che si trovi a suo agio.
"buon giorno signori, come posso rendervi felici soddisfando i vostri desideri?"
Anche Lui deve essere un riflesso di un uomo vero da come parla, o meglio è solo il riflesso di un uomo...
Fingendo di essere interessato alla merce e con accento tedesco chiedo informazioni.
"Ma di grazia signori, per quale motivo non incrociate il mio sguardo?"
Mi accorgo solo ora che quello che pensavo essere un uomo era solo il riflesso in un specchio, lui è alla mia destra ma da come parla, per me resta cmq il riflesso di un uomo.
Dopo una lunga discussione, fingendo di essere li in veste ufficiosa per informarmi, a nome del signore altolocato di Prussia che rappresento, riguardo al mantenimento, alla ristrutturazione e al commercio di specchi antichi finiamo nei piani bassi della bottega dove sono custoditi specchi di grande valore tutti in argento, vedendoli e soppesando con il pensiero quello trovato Paul, questi non sono nemmeno paragonabili ne come valore ne come prestigio.
Discutendo con mastro vetraio, veniamo a conoscenza che lo specchio trovato era stato ristrutturato anni prima qui, che possiede un valore non quantificabile in sterline, e dopo rapide conclusioni che non è opportuno che si sappia cosa contenga quella cassa di grandi dimensioni custodita in agenzia, e che sarebbe opportuno portarla via subito da li.
Uscendo dalla bottega due pensieri balenano nelle mia mente, il primo è quello di recuperare immediatamente lo specchio, il secondo è che vorremo saperne di più l'unico che può aiutarci è la persona con la quale abbiamo appena parlato ma la prossima volta dovrà essere una discussione in via ufficiosa....
lunedì 1 dicembre 2008
Simboli
Arold Jones
Dopo essere tutti usciti dal pub Red Raven, mi dirigo verso il mio ufficio, e circondato da molte carte, libri, documenti, ricerche, fumando la mia pipa rifletto su quanto accaduto...tentando di trovare una possibli connessioni...e penso...
Dannazione...vorrei proprio poterci capire qualcosa di più anche io su questa storia...è tutto un gran casino, tanti avvenimenti apparentemente sconnessi tra loro ma legati dai simboli ritrovati in troppe occasioni per poter essere semplici coincidenze.
I simboli in questione sono simili a dei cerchi, originari dei paesi dell' est come guarda caso l'INDIA e grossomodo riguardano lo scorrere del tempo...li abbiamo trovati prima al manicomio, poi in India sui corpi dei 2 dispersi nella giungla,nel villaggio in Francia, tatuati come cicatrici sul corpo del mostro nel villaggio...e poi anche a londra sulle navi arrivate dall' India e ancora sulla cornice dello specchio che dicono abbiamo recuperato.
Poi come se non bastasse è arrivato Anthony col suo racconto...dice di non aver sparato al suo compagno, ma ad un altro individuo…che guarda caso ha una certa ‘somiglianza’ alla creatura che abbiamo incontrato noi nel villaggio, cicatrici e ferite aperte a cerchio, e quelli che sembrano tatuaggi metallici.
Questa cosa è troppo strana...credo che l’incontro con Anthony Stradivari, che sia un caso fortuito o meno, potrebbe essere di fondamentale importanza per fare luce su questi misteri.
Dopo essere tutti usciti dal pub Red Raven, mi dirigo verso il mio ufficio, e circondato da molte carte, libri, documenti, ricerche, fumando la mia pipa rifletto su quanto accaduto...tentando di trovare una possibli connessioni...e penso...
Dannazione...vorrei proprio poterci capire qualcosa di più anche io su questa storia...è tutto un gran casino, tanti avvenimenti apparentemente sconnessi tra loro ma legati dai simboli ritrovati in troppe occasioni per poter essere semplici coincidenze.
I simboli in questione sono simili a dei cerchi, originari dei paesi dell' est come guarda caso l'INDIA e grossomodo riguardano lo scorrere del tempo...li abbiamo trovati prima al manicomio, poi in India sui corpi dei 2 dispersi nella giungla,nel villaggio in Francia, tatuati come cicatrici sul corpo del mostro nel villaggio...e poi anche a londra sulle navi arrivate dall' India e ancora sulla cornice dello specchio che dicono abbiamo recuperato.
Poi come se non bastasse è arrivato Anthony col suo racconto...dice di non aver sparato al suo compagno, ma ad un altro individuo…che guarda caso ha una certa ‘somiglianza’ alla creatura che abbiamo incontrato noi nel villaggio, cicatrici e ferite aperte a cerchio, e quelli che sembrano tatuaggi metallici.
Questa cosa è troppo strana...credo che l’incontro con Anthony Stradivari, che sia un caso fortuito o meno, potrebbe essere di fondamentale importanza per fare luce su questi misteri.
domenica 30 novembre 2008
L'India e lo specchio: c'è qualcosa di strano
Paul Oldman
Usciti dal pub Red Raven ci separiamo, ognuno per la sua missione, chi da solo chi invece in piccoli gruppi.John verso la sede dei militari, mentre Paul, William, Arold ed Anthony verso la sede dell'agenzia.Dopo aver recuperato dei travestimenti, Anthony abbandona il gruppetto e si dirige al porto.Nelle nostre teste aleggia un ricordo:Ma il nostro capo non ci aveva chiesto di compilare un rapporto sul nostro viaggio in India?Forse è ora di mettere mano a quel lavoro.Recuperiamo dagli archivi il nostro vecchio rapporto e, leggendolo, con nostra enorme sorpresa scopriamo delle informazioni a noi assolutamente ignote."Ma allora siamo andati in India volontariamente" esclama William "qui ci sono le nostre firme sul foglio di partenza per l'India. A meno che qualcuno non le abbia falsificate... ma sembrano così perfette""E poi che cavolo è questo specchio che dovevamo recuperare?"Ma lo avremo recuperato davvero questo specchio? E se sì, dove cavolo starà adesso? E chi l'ha rubato l'abbiamo preso? Ma, soprattutto, perchè non ricordiamo nulla di tutto ciò?Recuperiamo qualche informazione sullo specchio dal magazzinierie e veniamo a conoscenza che lo specchio è stato recuperato."Andiamo nel magazzino a vederlo" esclamiamo, e ci dirigiamo verso la nostra meta.La cassa dello specchio è enorme. La apriamo e scopriamo un bellissimo specchio, grande, luminoso, da cui veniamo come rapiti.Le nostre immagini riflesse hanno un nonsochè di magico..."Ancora quei simboli" esclamiamo guardando la cornice "guardate la cornice, ci sono ancora quei simboli che ci stanno seguendo da quando siamo andati in quel villaggio di matti".Apriamo lo specchio, staccando la cornice dalla parte riflettente. Nella parte posteriore dello schermo, dove di solito c'è la firma dell'artigiano costruttore, qui non c'è nulla.Perchè???"Lo specchio è stato recuperato, il ladro, invece, noChissà chi è stato a rubarlo e per quale motivo...Sempre quegli strani simboli comunque...".Le nostre menti sono confuse: ogni cosa che scopriamo sembra, in qualche modo, avere a che fare con degli strani simboli."Arold, è bene che tu metta a frutto le tue conoscenze e scopra il significato dei simboli. Noi provvederemo alla stesura del rapporto conclusivo sul viaggio in India e sullo specchio, ovviamente inventando tutto di sana pianta, visto che nessuno di noi si ricorda di averlo recuperato".
Usciti dal pub Red Raven ci separiamo, ognuno per la sua missione, chi da solo chi invece in piccoli gruppi.John verso la sede dei militari, mentre Paul, William, Arold ed Anthony verso la sede dell'agenzia.Dopo aver recuperato dei travestimenti, Anthony abbandona il gruppetto e si dirige al porto.Nelle nostre teste aleggia un ricordo:Ma il nostro capo non ci aveva chiesto di compilare un rapporto sul nostro viaggio in India?Forse è ora di mettere mano a quel lavoro.Recuperiamo dagli archivi il nostro vecchio rapporto e, leggendolo, con nostra enorme sorpresa scopriamo delle informazioni a noi assolutamente ignote."Ma allora siamo andati in India volontariamente" esclama William "qui ci sono le nostre firme sul foglio di partenza per l'India. A meno che qualcuno non le abbia falsificate... ma sembrano così perfette""E poi che cavolo è questo specchio che dovevamo recuperare?"Ma lo avremo recuperato davvero questo specchio? E se sì, dove cavolo starà adesso? E chi l'ha rubato l'abbiamo preso? Ma, soprattutto, perchè non ricordiamo nulla di tutto ciò?Recuperiamo qualche informazione sullo specchio dal magazzinierie e veniamo a conoscenza che lo specchio è stato recuperato."Andiamo nel magazzino a vederlo" esclamiamo, e ci dirigiamo verso la nostra meta.La cassa dello specchio è enorme. La apriamo e scopriamo un bellissimo specchio, grande, luminoso, da cui veniamo come rapiti.Le nostre immagini riflesse hanno un nonsochè di magico..."Ancora quei simboli" esclamiamo guardando la cornice "guardate la cornice, ci sono ancora quei simboli che ci stanno seguendo da quando siamo andati in quel villaggio di matti".Apriamo lo specchio, staccando la cornice dalla parte riflettente. Nella parte posteriore dello schermo, dove di solito c'è la firma dell'artigiano costruttore, qui non c'è nulla.Perchè???"Lo specchio è stato recuperato, il ladro, invece, noChissà chi è stato a rubarlo e per quale motivo...Sempre quegli strani simboli comunque...".Le nostre menti sono confuse: ogni cosa che scopriamo sembra, in qualche modo, avere a che fare con degli strani simboli."Arold, è bene che tu metta a frutto le tue conoscenze e scopra il significato dei simboli. Noi provvederemo alla stesura del rapporto conclusivo sul viaggio in India e sullo specchio, ovviamente inventando tutto di sana pianta, visto che nessuno di noi si ricorda di averlo recuperato".
mercoledì 26 novembre 2008
Le tessere di un puzzle
Passa il tempo, gli eventi si susseguono e l'mmagine che mi salta in mente è quella di un puzzle.
Già tante tessere diverse e, apparentemente, impossibili da legare l'una all'altra.
...Apprentemente...
Le ultime scoperte (dai "nostri" rapporti sulla missione in India allo specchio con gli "strani" simboli) ci stanno convincendo che tutto sia legato. Che tutto faccia parte di un complicatissimo disegno del quale, al momento, non sappiamo nulla.
Così, per aggiungere altri pezzi al nostro puzzle, decidiamo di tornare al villaggio del manicomio. Magari abbiamo tralasciato qualcosa che prima ci sembrava irrisorio, ma che ora potrebbe avere una grande importanza.
Così partiamo e, dopo alcune ore, raggiungiamo il villaggio.
Come ci aveva detto Jon, il villaggio è stato completamente distrutto... dai militari.
Perché i milatari l'hanno distrutto? Che senso ha? Dovevano nascondere qualcosa?
... ma siamo qui per cercare risposte, non per farci altre domande.
Iniziamo a perlustrare quello che resta della piccola cittadina.
Torniamo nei luoghi più significativi ma... niente di niente.
Questo viaggio è solo una perdita di tempo.
Ci rimane un unltimo posto da controllare... il capanno del custode.
Così ci inoltriamo nel bosco e ragginugiamo il capanno senza trovare nulla.
Data la tarda ora, decidiamo di passare qui la notte.
Al mattino ci svegliamo pronti a ripartire ma, per terra, troviamo una serie di buchi come quelli visti nella giungla. Così decidiamo di perlustrare ulteriormente la zona e di trascorrere lì un'altra notte.
Quando ci sembra di aver sprecato un altro giorno, all'albeggiare, un alito di vento squote le finestre. Ci affacciamo e vediamo una sagoma enorme stagliarsi all'orrizzonte. La mente subito corre all'India: è la stessa figura vista là.
Ci precipiatamo verso questa "cosa" ma, in men che non si dica, una sferzata di vento ci taglia la faccia e ci fa chiudere gli occhi... e poi più nulla. La figura è scomparsa e a noi non restano altro che dei fori sul terreno.
Decidiamo di fare ritorno a Londra e, durante il viaggio, cerchiamo di mettere in evidenza i fattori che accomunano le varie vicende.
Oltre a quelli già presi in considerazione, ne emerge uno nuovo: i militari.
Già... Qualcuno di loro sapeva sempre dove ci trovavamo e ci ha sempre raggiunti.
Hanno fatto sparire il villaggio... ci hanno riportati a casa dall'India... ci hanno raggiunto in Francia...
Sapevano sempre dove ci trovavamo ma non ci anno mai detto nè come nè perché.
Hanno sempre fatto domande ma non hanno mai dato risposte.
Sembra quasi che ci vogliano controllare o che abbinao qualcosa da nascondere.
Come se avessro la scatola col risultato del puzzle ma non volessero farcela vedere.
Chissà se possiamo fidarci di loro. Forse sono solo elugubrzione menteali ma, come diceva mi nonno, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca!!!
Già tante tessere diverse e, apparentemente, impossibili da legare l'una all'altra.
...Apprentemente...
Le ultime scoperte (dai "nostri" rapporti sulla missione in India allo specchio con gli "strani" simboli) ci stanno convincendo che tutto sia legato. Che tutto faccia parte di un complicatissimo disegno del quale, al momento, non sappiamo nulla.
Così, per aggiungere altri pezzi al nostro puzzle, decidiamo di tornare al villaggio del manicomio. Magari abbiamo tralasciato qualcosa che prima ci sembrava irrisorio, ma che ora potrebbe avere una grande importanza.
Così partiamo e, dopo alcune ore, raggiungiamo il villaggio.
Come ci aveva detto Jon, il villaggio è stato completamente distrutto... dai militari.
Perché i milatari l'hanno distrutto? Che senso ha? Dovevano nascondere qualcosa?
... ma siamo qui per cercare risposte, non per farci altre domande.
Iniziamo a perlustrare quello che resta della piccola cittadina.
Torniamo nei luoghi più significativi ma... niente di niente.
Questo viaggio è solo una perdita di tempo.
Ci rimane un unltimo posto da controllare... il capanno del custode.
Così ci inoltriamo nel bosco e ragginugiamo il capanno senza trovare nulla.
Data la tarda ora, decidiamo di passare qui la notte.
Al mattino ci svegliamo pronti a ripartire ma, per terra, troviamo una serie di buchi come quelli visti nella giungla. Così decidiamo di perlustrare ulteriormente la zona e di trascorrere lì un'altra notte.
Quando ci sembra di aver sprecato un altro giorno, all'albeggiare, un alito di vento squote le finestre. Ci affacciamo e vediamo una sagoma enorme stagliarsi all'orrizzonte. La mente subito corre all'India: è la stessa figura vista là.
Ci precipiatamo verso questa "cosa" ma, in men che non si dica, una sferzata di vento ci taglia la faccia e ci fa chiudere gli occhi... e poi più nulla. La figura è scomparsa e a noi non restano altro che dei fori sul terreno.
Decidiamo di fare ritorno a Londra e, durante il viaggio, cerchiamo di mettere in evidenza i fattori che accomunano le varie vicende.
Oltre a quelli già presi in considerazione, ne emerge uno nuovo: i militari.
Già... Qualcuno di loro sapeva sempre dove ci trovavamo e ci ha sempre raggiunti.
Hanno fatto sparire il villaggio... ci hanno riportati a casa dall'India... ci hanno raggiunto in Francia...
Sapevano sempre dove ci trovavamo ma non ci anno mai detto nè come nè perché.
Hanno sempre fatto domande ma non hanno mai dato risposte.
Sembra quasi che ci vogliano controllare o che abbinao qualcosa da nascondere.
Come se avessro la scatola col risultato del puzzle ma non volessero farcela vedere.
Chissà se possiamo fidarci di loro. Forse sono solo elugubrzione menteali ma, come diceva mi nonno, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca!!!
martedì 18 novembre 2008
Informazioni
Non ci sono segreti per le persone del molo, la cosa è risaputa.
Ci sono uomini senza un briciolo di moralità, uomini che hanno scavato sulla pelle degli altri le loro conoscenze e il loro potere.
Jacob è uno si loro.
Antony vi ha guidato da lui, dicendo che vi avrebbe aiutato a capire di più sul mistero.
Mentre parlate con Jacob gli altri tre stanno cercano informazioni nel magazzino.
Jacob è un tizio ripugnate.
Grasso e sudato, se ne sta rintanato in una bettola che da sul fiume e si mantiene sfruttando il commercio illegale di schiavi e droga.
Qualcuno lo deve per forza coprire, pensate, è troppa la sua arroganza nei vostri confronti.
Lui sa di essere al sicuro qui, e forse anche fuori da qui.
La sua stanza è adibita a dormitorio, sala da pranzo e latrina.
La cosa vi disgusta.
Riuscite a scucirgli alcune informazioni sulla sua posizione, sui suoi rapporti con l'agenzia e sulla sua presunta importanza nel quartiere.
Al suo fianco i sei sgherri lo spalleggiano con baldanza.
Non osate neppure pensare a quale orrori quest'uomo sia abituato.
La vista della sua cena, che sapete essere composta in parte da resti umani vi da il voltastomaco.
Se solo poteste lo uccidereste qui, su du piedi, ma lui vi serve, le sue informazioni vi servono.
Metre parlate la porta si apre e vengono portati dentro tre corpi.
Uno è gravemente ferito ed è Faust!
Gli altri due riescono ancora a reggersi in piedi.
Hanno fatto un errore cercando di entrare qui non invitati, è l'hanno pagato.
Riuscite a fermare il sangue di Faust e finalmente trovate la forza di rigurgitare su quell'uomo tutto il vostro odio.
Mente uscite giurate dentro di voi che non finirà qui.
Ci sono uomini senza un briciolo di moralità, uomini che hanno scavato sulla pelle degli altri le loro conoscenze e il loro potere.
Jacob è uno si loro.
Antony vi ha guidato da lui, dicendo che vi avrebbe aiutato a capire di più sul mistero.
Mentre parlate con Jacob gli altri tre stanno cercano informazioni nel magazzino.
Jacob è un tizio ripugnate.
Grasso e sudato, se ne sta rintanato in una bettola che da sul fiume e si mantiene sfruttando il commercio illegale di schiavi e droga.
Qualcuno lo deve per forza coprire, pensate, è troppa la sua arroganza nei vostri confronti.
Lui sa di essere al sicuro qui, e forse anche fuori da qui.
La sua stanza è adibita a dormitorio, sala da pranzo e latrina.
La cosa vi disgusta.
Riuscite a scucirgli alcune informazioni sulla sua posizione, sui suoi rapporti con l'agenzia e sulla sua presunta importanza nel quartiere.
Al suo fianco i sei sgherri lo spalleggiano con baldanza.
Non osate neppure pensare a quale orrori quest'uomo sia abituato.
La vista della sua cena, che sapete essere composta in parte da resti umani vi da il voltastomaco.
Se solo poteste lo uccidereste qui, su du piedi, ma lui vi serve, le sue informazioni vi servono.
Metre parlate la porta si apre e vengono portati dentro tre corpi.
Uno è gravemente ferito ed è Faust!
Gli altri due riescono ancora a reggersi in piedi.
Hanno fatto un errore cercando di entrare qui non invitati, è l'hanno pagato.
Riuscite a fermare il sangue di Faust e finalmente trovate la forza di rigurgitare su quell'uomo tutto il vostro odio.
Mente uscite giurate dentro di voi che non finirà qui.
venerdì 14 novembre 2008
Anthony Stradivary, che strano individuo!
Paul Oldman
E' una giornata tranquilla all'hotel Queen.
Siamo tornati da poco dal nostro "involontario" giro per mezzo mondo e ci stiamo riprendendo dallo shock di ciò che abbiamo visto e vissuto.
Avremmo passato una giornata tranquilla e rilassante se, ad un certo punto, nella Hall dell'hotel non fosse apparso uno strano individuo.
E' sporco, coi vestiti lisi e lerci, e si muove lentamente nella hall in direzione della Reception.
"Buongiorno, stavo cercando il Sig. Paul Oldman. Mi hanno detto che lo avrei trovato qui" dice.
"Buongiorno" rispondo "Sono la persona che stava cercando. In cosa posso esserle utile?"
Il nuovo arrivato si presenta come Anthony Stradivary, un ex collega dell'agenzia. Dice che solo noi possiamo aiutarlo con il suo problema.
Sembra molto scosso, è trasandato, sporco e deperito.
Il suo look non si adatta al genhere di clientela dell'hotel Queen, per cui lo porto in un'ala laterale dell'hotel e gli chiedo qualche informazione in più.
Dal suo racconto, sembra che sia stato cacciato dall'agnzia per un qualche grave crimine che, però, non ha commesso.... o almeno non lo ha fatto volontariamente.
Devo scappare all'aganzia con William; nel frattempo chiedo ad alcuni colleghi di dare supporto al nuovo arrivando facendolo lavare, riposare e dandogli del cibo.
"Parleremo meglio al nostro ritorno SIg. Stradivary".
Nella nostra mente affiorano alcuni vecchi ricordi.
E' vero, un tempo c'era un collega, di nome Stradivary.
Mi sembra di ricordare che costui fu cacciato dall'agenzia per un crimine....
ah sì, per l'omicidio di un collega....
Però lui si professo sempre innocente.....
Forse è meglio riaprire qualche vecchio fascicolo di indagine su di lui.
Al nostro ritorno Anthony ci racconta con qualche dettaglio in più la sua vicenda: pare che fu davvero lui a sparare, ma lui è convinto di aver sparato a qualcun'altro... o, per meglio dire, a qualcos'altro.
E' una presona molto schiva e silenziosa. Vuole il nostro aiuto ma non fa nolto per venirci incontro, per far sì che nopi gli si possa credere.
L'unica cosa che ci accomuna è che, così a noi come a lui, è capitato di trovarsi in situazioni molto strane, assurde, quasi irreali.
Anche noi abbiamo incontrato uno strano figuro in Francia.
Vuoi vedere che le nostre vicende sono in qualche modo legate?
E' una giornata tranquilla all'hotel Queen.
Siamo tornati da poco dal nostro "involontario" giro per mezzo mondo e ci stiamo riprendendo dallo shock di ciò che abbiamo visto e vissuto.
Avremmo passato una giornata tranquilla e rilassante se, ad un certo punto, nella Hall dell'hotel non fosse apparso uno strano individuo.
E' sporco, coi vestiti lisi e lerci, e si muove lentamente nella hall in direzione della Reception.
"Buongiorno, stavo cercando il Sig. Paul Oldman. Mi hanno detto che lo avrei trovato qui" dice.
"Buongiorno" rispondo "Sono la persona che stava cercando. In cosa posso esserle utile?"
Il nuovo arrivato si presenta come Anthony Stradivary, un ex collega dell'agenzia. Dice che solo noi possiamo aiutarlo con il suo problema.
Sembra molto scosso, è trasandato, sporco e deperito.
Il suo look non si adatta al genhere di clientela dell'hotel Queen, per cui lo porto in un'ala laterale dell'hotel e gli chiedo qualche informazione in più.
Dal suo racconto, sembra che sia stato cacciato dall'agnzia per un qualche grave crimine che, però, non ha commesso.... o almeno non lo ha fatto volontariamente.
Devo scappare all'aganzia con William; nel frattempo chiedo ad alcuni colleghi di dare supporto al nuovo arrivando facendolo lavare, riposare e dandogli del cibo.
"Parleremo meglio al nostro ritorno SIg. Stradivary".
Nella nostra mente affiorano alcuni vecchi ricordi.
E' vero, un tempo c'era un collega, di nome Stradivary.
Mi sembra di ricordare che costui fu cacciato dall'agenzia per un crimine....
ah sì, per l'omicidio di un collega....
Però lui si professo sempre innocente.....
Forse è meglio riaprire qualche vecchio fascicolo di indagine su di lui.
Al nostro ritorno Anthony ci racconta con qualche dettaglio in più la sua vicenda: pare che fu davvero lui a sparare, ma lui è convinto di aver sparato a qualcun'altro... o, per meglio dire, a qualcos'altro.
E' una presona molto schiva e silenziosa. Vuole il nostro aiuto ma non fa nolto per venirci incontro, per far sì che nopi gli si possa credere.
L'unica cosa che ci accomuna è che, così a noi come a lui, è capitato di trovarsi in situazioni molto strane, assurde, quasi irreali.
Anche noi abbiamo incontrato uno strano figuro in Francia.
Vuoi vedere che le nostre vicende sono in qualche modo legate?
mercoledì 12 novembre 2008
Finalmente a casa
Dopo un tempo sembrato interminabile, dopo essere entrati in misteri che hanno sconvolto le nostre esistenze, finalmente torniamo a Londra.
Qui, nonostante tutto, mi sento a casa.
Anche se il mio cuore resta scozzese è qui che c'è la mia vita. Gli amici, i miei interessi... il mio lavoro.
Non c'è niente di più bello del tornare in un luogo caro e conosciuto dopo una lunga assenza.
Per di più qui potremmo dedicarci alle nostre ricerche e, soprattutto, potremmo chiarirci le idee su quanto accaduto.
Durante il viaggio di ritorno dalla Francia abbiamo avuto modo di concordare una versione comune dei fatti accaduti.
Diremo che la persona vista era il gemello del defunto.
Quindi niente resurrezione ma semplice scambio di persona.
Mi colpisce molto vedere come le strane esperienze che abbiamo condiviso ci abbiano reso un gruppo unito e affiatato.
Anche nel scegliere la versione dei fatti da riportare non c'è voluto molto tempo, ci siamo trovati tutti d'accordo.
...
Come prima cosa passiamo al quartier generale e facciamo rapporto su quanto scoperto in Francia.
E qui iniziano le sorprese... Non dovevamo essere noi ad indagare. L'agenzia aveva incaricato un altro gruppo per investigare sul caso della presunta risurrezione...
Non solo... tutti sapevano che eravamo in India... tutti tranne noi!!!
E perché eravamo in India??? Chi ci ha mandato o portato???
Facendo finta di nulla, terminiano il nostro rapporto e ci trasferiamo al Queen per rilassarci un pò e scambiare 4 chiacchere.
Così ci ritroviamo a porci le stesse, annose domande.
Tutte possono essere riassunte in due: Che senso hanno le cose successe e perché sembrano tutte collegate tra loro.
Il senso non è facile trovarlo e, soprattutto, non è facile dare una spiegazione razionale a quanto accaduto.
Dai fantasmi ai viaggi temporali, dalle incisioni identiche trovate a migliaia di miglia di distanza alle strane coincidenze... troppi misteri ci circondano.
E più ci penso più trovo fatti che sono qualcosa di più di quello che sembrano... anche il fatto che non dovevamo essere noi ad indagare sul villaggio francese ma lla fine siamo stati noi a farlo... non può essere una semplice coincidenza...
Anche le cose più "normali" sembrano nascondere un non so che di innaturale, di losco.
Più analizzo i fatti e più mi sembra di essere entrato in una spirale occulta ed esoterica che, attraverso fatti ed eventi del tutto incopmrensibili e al di fuori del nostro controllo, ci sta portando verso un luogo sconosciuto.
Ed è in mezzo a tutti questi dubbi e pensieri che appare Antony Stradivary!
Qui, nonostante tutto, mi sento a casa.
Anche se il mio cuore resta scozzese è qui che c'è la mia vita. Gli amici, i miei interessi... il mio lavoro.
Non c'è niente di più bello del tornare in un luogo caro e conosciuto dopo una lunga assenza.
Per di più qui potremmo dedicarci alle nostre ricerche e, soprattutto, potremmo chiarirci le idee su quanto accaduto.
Durante il viaggio di ritorno dalla Francia abbiamo avuto modo di concordare una versione comune dei fatti accaduti.
Diremo che la persona vista era il gemello del defunto.
Quindi niente resurrezione ma semplice scambio di persona.
Mi colpisce molto vedere come le strane esperienze che abbiamo condiviso ci abbiano reso un gruppo unito e affiatato.
Anche nel scegliere la versione dei fatti da riportare non c'è voluto molto tempo, ci siamo trovati tutti d'accordo.
...
Come prima cosa passiamo al quartier generale e facciamo rapporto su quanto scoperto in Francia.
E qui iniziano le sorprese... Non dovevamo essere noi ad indagare. L'agenzia aveva incaricato un altro gruppo per investigare sul caso della presunta risurrezione...
Non solo... tutti sapevano che eravamo in India... tutti tranne noi!!!
E perché eravamo in India??? Chi ci ha mandato o portato???
Facendo finta di nulla, terminiano il nostro rapporto e ci trasferiamo al Queen per rilassarci un pò e scambiare 4 chiacchere.
Così ci ritroviamo a porci le stesse, annose domande.
Tutte possono essere riassunte in due: Che senso hanno le cose successe e perché sembrano tutte collegate tra loro.
Il senso non è facile trovarlo e, soprattutto, non è facile dare una spiegazione razionale a quanto accaduto.
Dai fantasmi ai viaggi temporali, dalle incisioni identiche trovate a migliaia di miglia di distanza alle strane coincidenze... troppi misteri ci circondano.
E più ci penso più trovo fatti che sono qualcosa di più di quello che sembrano... anche il fatto che non dovevamo essere noi ad indagare sul villaggio francese ma lla fine siamo stati noi a farlo... non può essere una semplice coincidenza...
Anche le cose più "normali" sembrano nascondere un non so che di innaturale, di losco.
Più analizzo i fatti e più mi sembra di essere entrato in una spirale occulta ed esoterica che, attraverso fatti ed eventi del tutto incopmrensibili e al di fuori del nostro controllo, ci sta portando verso un luogo sconosciuto.
Ed è in mezzo a tutti questi dubbi e pensieri che appare Antony Stradivary!
Ritorno alla luce
Un tintinnio metallico... "sveglia"... lo sono già...
Ormai da più di un anno dormo solo poche ora a notte, da quando è successo non ho chiuso occhio per giorni e ancora adesso fatico a trovare conforto nell'abbraccio della notte...
la serratura scatta...
sono venuti a prendermi...
un pallida luce filtra dalla porta, e una figura si staglia all'ingresso... "andiamo è ora"
Mi alzo infilo la camicia e le scarpe e mi dirigo verso i miei aguzzini...
ai polsi un paio di ferri arrugginiti che hanno segnato decine di polsi prima dei miei.
Vengo portato via come un criminale della peggior specie;
Ormai da più di un anno dormo solo poche ora a notte, da quando è successo non ho chiuso occhio per giorni e ancora adesso fatico a trovare conforto nell'abbraccio della notte...
la serratura scatta...
sono venuti a prendermi...
un pallida luce filtra dalla porta, e una figura si staglia all'ingresso... "andiamo è ora"
Mi alzo infilo la camicia e le scarpe e mi dirigo verso i miei aguzzini...
ai polsi un paio di ferri arrugginiti che hanno segnato decine di polsi prima dei miei.
Vengo portato via come un criminale della peggior specie;
mi ridanno i mie abiti, li indosso
mi ridanno la cipolla, la prendo
mi ridanno le mie lettere...
"E' ora dobbiamo andare"
... li seguo attraverso tutto il lungo corridoi a fianco dei miei ospiti, verso un luce esterna,percorro il miglio, l'ultimo miglio, il miglio percorso da tanti di noi... l'ultimo miglio... poi mi fermo, mi chiamano"ragazzo, si proprio tu..." lo guardo.... è lui, mi aveva detto che non sarebbe venuto, non gli piacciono gli addii aveva detto, ma poi è venuto, non dice nulla... non dico nulla.
Mi sorride, ricambio...
allunga una mano e mi passa un pacchetto, lo prendo.
Lo guardo, osservo quell'uomo, "è quello che pensi... sembra dirmi!"
Mi allontano con i miei ospiti continuando ad osservarlo, mi allontano verso la luce, quella dannata luce, quella che non ho potuto vedere per lungo tempo...
sono quasi sulla soglia, mi fermo ma non mi volto più.
Inutile, so che non c'è più.
"Andiamo" mi liberano i polsi, mi fanno uscire e la porta si chiude alle mie spalle...
"E' ora dobbiamo andare"
... li seguo attraverso tutto il lungo corridoi a fianco dei miei ospiti, verso un luce esterna,percorro il miglio, l'ultimo miglio, il miglio percorso da tanti di noi... l'ultimo miglio... poi mi fermo, mi chiamano"ragazzo, si proprio tu..." lo guardo.... è lui, mi aveva detto che non sarebbe venuto, non gli piacciono gli addii aveva detto, ma poi è venuto, non dice nulla... non dico nulla.
Mi sorride, ricambio...
allunga una mano e mi passa un pacchetto, lo prendo.
Lo guardo, osservo quell'uomo, "è quello che pensi... sembra dirmi!"
Mi allontano con i miei ospiti continuando ad osservarlo, mi allontano verso la luce, quella dannata luce, quella che non ho potuto vedere per lungo tempo...
sono quasi sulla soglia, mi fermo ma non mi volto più.
Inutile, so che non c'è più.
"Andiamo" mi liberano i polsi, mi fanno uscire e la porta si chiude alle mie spalle...
Un tiepido sole del mattino mi abbaglia, l'aria è fresca, sfilo dalla tasca il pacchetto, lo apro, si era proprio quello che pensavo.
Un mazzo di carte.
Troppo bello per non essere di qualità, troppo logoro per non essere mai stato usato...
carte che ho imparato ad usare li dentro, carte che a detta di quell'uomo mi saranno utili...
Per questo me le avrà date?
Le mie dita riconoscono le sottili forme amiche e prendono a mescolarle...
Sono tornato.
Un mazzo di carte.
Troppo bello per non essere di qualità, troppo logoro per non essere mai stato usato...
carte che ho imparato ad usare li dentro, carte che a detta di quell'uomo mi saranno utili...
Per questo me le avrà date?
Le mie dita riconoscono le sottili forme amiche e prendono a mescolarle...
Sono tornato.
lunedì 3 novembre 2008
Riflessioni a posteriori
Paul Oldman
I pensieri si affollano nella mente...
Le troppe cose viste in pochi giorni, le troppe cose strane che ci sono successe, le strane analogie tra 2 vicende e due mondi totalmente distinti tra loro ci fanno riflettere.
Che strano villaggio che abbiamo visitato...
C'è qualcosa di macabro, di strano, di soprannaturale, di analogo a quanto visto in Inghilterra in questo villaggio.
Sono ancora scioccato da quello che ho visto in queste settimane: prima un villaggio inglese con gente che appare e scompare di notte, poi delle strane iscirzioni,il viaggio in India - chissà come ci siamo arrivati - e poi questo villaggio francese.
Le iscrizioni trovate sia in Inghilterra che il Francia sono troppo simili.... uguali direi... chi può averle fatte ... o cosa può averle fatte.
Forse c'è una qualche forza soprannaturale, un fluido incorporeo ed impalpabile che lega tutte queste vicende ....
Non posso, non voglio credere che la scienza non sia in grado di spiegare tutto questo ... la magia e la stragoneria sono cose d'altri tempi... da medioevo.
Tutti questi pensieri si affollano nella mia mente.
L'idea che i due eventi siano collegati tra loro da qualche forza soprannaturale mi assilla i pensieri.
Cosa erano quei rumori metallici sentiti in India? Chi li emetteva? Come cavolo ci siamo arrivati in India..... e come cavolo facevano i militari a sapere che eravamo la?
A troppe domande le nostre menti stanno cercando di dare risposta.
Forse un periodo di riposo, di riflessione e di studio a Londra ci permetterà di dipanare le varie matasse di pensieri, di sgrovigliare i fili delle nostre menti, di far luce su un mondo reale che sembra avere qualcosa che non va!
I pensieri si affollano nella mente...
Le troppe cose viste in pochi giorni, le troppe cose strane che ci sono successe, le strane analogie tra 2 vicende e due mondi totalmente distinti tra loro ci fanno riflettere.
Che strano villaggio che abbiamo visitato...
C'è qualcosa di macabro, di strano, di soprannaturale, di analogo a quanto visto in Inghilterra in questo villaggio.
Sono ancora scioccato da quello che ho visto in queste settimane: prima un villaggio inglese con gente che appare e scompare di notte, poi delle strane iscirzioni,il viaggio in India - chissà come ci siamo arrivati - e poi questo villaggio francese.
Le iscrizioni trovate sia in Inghilterra che il Francia sono troppo simili.... uguali direi... chi può averle fatte ... o cosa può averle fatte.
Forse c'è una qualche forza soprannaturale, un fluido incorporeo ed impalpabile che lega tutte queste vicende ....
Non posso, non voglio credere che la scienza non sia in grado di spiegare tutto questo ... la magia e la stragoneria sono cose d'altri tempi... da medioevo.
Tutti questi pensieri si affollano nella mia mente.
L'idea che i due eventi siano collegati tra loro da qualche forza soprannaturale mi assilla i pensieri.
Cosa erano quei rumori metallici sentiti in India? Chi li emetteva? Come cavolo ci siamo arrivati in India..... e come cavolo facevano i militari a sapere che eravamo la?
A troppe domande le nostre menti stanno cercando di dare risposta.
Forse un periodo di riposo, di riflessione e di studio a Londra ci permetterà di dipanare le varie matasse di pensieri, di sgrovigliare i fili delle nostre menti, di far luce su un mondo reale che sembra avere qualcosa che non va!
mercoledì 29 ottobre 2008
Un mostro immortale?
Per la terza notte consecutiva il villaggio si trasforma in un luogo lugubre e sinistro.
Poi, ancora una volta, le grida strazianti dal mulino.
Ci rechiamo tutti e quattro là, decisi a mettere la parola fine su questa vicenda. Paul, con un colpo di pistola, fa saltare il lucchetto, spalanchiamo la porta e la scena che ci si prospetta difronte è orripilante.
Un uomo è incatenato alla macina del mulino e il mostro lo sta tagliuzzando, facendolo soffrire in maniera disumana.
I polsi e le mani dell'uomo sono ormai spappolati dalle catene, il torace è apertto come se lo stesse vivsezionando... il gelo che esce dal mulino ci investe e con esso l'odore nauseabondo del sangue.
Il senso di schifo e paura che ci assale mette a dura prova il nostro autocontrollo e il nostro sangue freddo... forse la prova è troppo dura. Non faccio in tempo a dire una sola parola che i miei compagni svengono e si accasciano a terra.
Mi trovo faccia a faccia col mostro.
Io col mio fedele coltello da caccia, lui col suo bisturi. Sento l'adrenalina e la tensione che salgono, il mio corpo diventa un fascio di nervi. Mi guardo attorno per valutare meglio la situazione ma il bastardo non me ne dà il tempo e mi lancia il suo coltello che si conficca nella mia spalla.
Il dolore è atroce ma, facendo finta di nulla, lo erstraggo dalla mia carne e lo rispedisco al mittente.
Colpito!
Dalla ferita fuoriesce uno strano liquido... come se fosse sangue marcio.
Ormai sono troppo agitato per provare dolore, schifo o altro... lui è disarmato: è il momento di attaccare.
Mi lancio su di lui brandedno la mia lama e la sento affondare nella carne putrida. Altro liquame fuoriesce dallo squarcio.
Lui afferra una catena e vibra un colpo verso di me. Mi colpisce ma ormai l'adrenalina che scorre a fiumi mi impedisce di ragionare. Ho solo un pensiero: devo ucciderlo, non posso fallire. Le nostre vite dipendono da me.
Con un balzo sono ancora addosso al mostro e con un colpo perfetto lo attacco alla gola.
Lui cade a terra, esanime.
In un eccesso d'ira gli stacco completamten la testa e comincio ad accanirmi su di essa finchè non è spappolata.
Poi, facendo appello alle mie forze residue, trascino i corpi dei mie compagni verso la locanda, fiero di averli salvati.Passano alcuni minuti e Paul si riprende e, come lui, anche gli altri.
Sono esausto e ferito, quindi mi abbandono al sonno ristoratore.
Poi, ancora una volta, le grida strazianti dal mulino.
Ci rechiamo tutti e quattro là, decisi a mettere la parola fine su questa vicenda. Paul, con un colpo di pistola, fa saltare il lucchetto, spalanchiamo la porta e la scena che ci si prospetta difronte è orripilante.
Un uomo è incatenato alla macina del mulino e il mostro lo sta tagliuzzando, facendolo soffrire in maniera disumana.
I polsi e le mani dell'uomo sono ormai spappolati dalle catene, il torace è apertto come se lo stesse vivsezionando... il gelo che esce dal mulino ci investe e con esso l'odore nauseabondo del sangue.
Il senso di schifo e paura che ci assale mette a dura prova il nostro autocontrollo e il nostro sangue freddo... forse la prova è troppo dura. Non faccio in tempo a dire una sola parola che i miei compagni svengono e si accasciano a terra.
Mi trovo faccia a faccia col mostro.
Io col mio fedele coltello da caccia, lui col suo bisturi. Sento l'adrenalina e la tensione che salgono, il mio corpo diventa un fascio di nervi. Mi guardo attorno per valutare meglio la situazione ma il bastardo non me ne dà il tempo e mi lancia il suo coltello che si conficca nella mia spalla.
Il dolore è atroce ma, facendo finta di nulla, lo erstraggo dalla mia carne e lo rispedisco al mittente.
Colpito!
Dalla ferita fuoriesce uno strano liquido... come se fosse sangue marcio.
Ormai sono troppo agitato per provare dolore, schifo o altro... lui è disarmato: è il momento di attaccare.
Mi lancio su di lui brandedno la mia lama e la sento affondare nella carne putrida. Altro liquame fuoriesce dallo squarcio.
Lui afferra una catena e vibra un colpo verso di me. Mi colpisce ma ormai l'adrenalina che scorre a fiumi mi impedisce di ragionare. Ho solo un pensiero: devo ucciderlo, non posso fallire. Le nostre vite dipendono da me.
Con un balzo sono ancora addosso al mostro e con un colpo perfetto lo attacco alla gola.
Lui cade a terra, esanime.
In un eccesso d'ira gli stacco completamten la testa e comincio ad accanirmi su di essa finchè non è spappolata.
Poi, facendo appello alle mie forze residue, trascino i corpi dei mie compagni verso la locanda, fiero di averli salvati.Passano alcuni minuti e Paul si riprende e, come lui, anche gli altri.
Sono esausto e ferito, quindi mi abbandono al sonno ristoratore.
domenica 26 ottobre 2008
Il mostro nella notte
Francia 1862
Un villaggio immerso nella neve e tutto quello che i nostri occhi possono vedere.
Ma se quello stesso villaggio dovessimo visitarlo di notte il tutto sarebbe molto diverso.
Le case sarebbero più fatiscenti e le vie più vuote.
Le case più fredde e la notte molto più oscura.
Gli uomini di Londra hanno scoperto questo segreto e l'hanno scoperto a loro spese.
Nella notte la città cambia e la gente sparisce, tutto quello che rimane è un mulino misterioso in cui è impossibile entrare e un mostro dal viso cadaverico.
I nostri adesso sanno che c'è qualcosa che non va e hanno deciso di mettere le carte in tavola.
Un villaggio immerso nella neve e tutto quello che i nostri occhi possono vedere.
Ma se quello stesso villaggio dovessimo visitarlo di notte il tutto sarebbe molto diverso.
Le case sarebbero più fatiscenti e le vie più vuote.
Le case più fredde e la notte molto più oscura.
Gli uomini di Londra hanno scoperto questo segreto e l'hanno scoperto a loro spese.
Nella notte la città cambia e la gente sparisce, tutto quello che rimane è un mulino misterioso in cui è impossibile entrare e un mostro dal viso cadaverico.
I nostri adesso sanno che c'è qualcosa che non va e hanno deciso di mettere le carte in tavola.
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