Barker guarda fuori dalla finestra della sua nuova casa di Parigi.
Ripensa a Londra e al momento in cui l'uomo con gli occhi azzurri gli ha aperto la porta per la città grigia.
Se sopravvivi tornerai, trova la tua strada
Barker è tornato, ora sa molte cose che prima ignorava.
E ora ha visto la stanza sulla cima dalle città, forse il luogo da cui l'oggetto viene...
Sa che specchiarsi nello specchio è un rischio, sa che potrebbe perdere la sua coscienza chissà dove, o richiamarne altre, di chissà chi.
Adesso però ci deve provare.
Deve violare la regola che lui ha imposto e viaggiare.
Si riprende, viaggiare con lo specchio lo stordisce sempre.
La barba gli è cresciuta e vede il riflesso di un nuovo capello bianco.
Tocca lo specchio col palmo della mano, poi si volta.
Ecco comè è andata, che idiota.
Spero che lo possano aiutare a ritrovare se stesso.
Barker spera che Antony possa essere salvato, lo spera, ma ci crede poco.
mercoledì 29 aprile 2009
lunedì 27 aprile 2009
Lo specchio
"Sai che porta sfortuna rompere uno specchio vero?"
L'uomo parla al ragazzino che lo osserva con le lacrime che gli scendono sulle guance paffute.
"Io non volevo..." singhiozza.
"Non importa piccolo. Vieni dammi una mano a raccogliere tutto."
I due raccolgono i frammenti, in ognuno dei frammenti si riflette una parte della stanza, ogni framemento è una storia, una descrizione di qualcosa che succede altrove.
"Vedi quello specchio la in fondo piccolo?"
Il bambino annuisce.
"Quello specchio è molto antico, non si sa da dove venga, ne chi lo ha costruito, è il mio pezzo più pregiato...E' uno specchio magico."
"Magico?" farfuglia il bambino.
"Si."
"E cosa fa?"
Il vecchio sorride e scompiglia i capelli sulla testa riccioluta del bambino.
"Vieni ti mostro una cosa."
Il vecchio porta il ragazzino di fronte allo specchio.
E' uno specchio alto due metri e largo più di uno.
Lo specchio è tutto d'argento lucidato.
"Ma non ci si riflette bene qui."
"Lo so - dice il vecchio - ma questo specchio non è fatto per riflettersi, ma per riflettere."
Il bambino la guarda confuso.
"Chiunque ti più dire come è ciò che già vede, ma solo un mago può mostrarti quello che tu non vedi. Così è per gli specchi. Tutti possono mostrarti la vita che hai davanti, ma solo uno specchio magico ti può mostrare la vita come tu non la hai mai guardata."
Il vecchio guarda il bambino, sa che lui non può capire.
Accarezza lo specchio, pensa alle vie di Londra, pensa all'India e pensa alla Città Grigia.
"Vieni piccolo, andiamo a prendere un gelato."
Il piccolo guarda nello specchio e ci vede solo il suo viso confuso dal riflesso dell'argento.
"Nonno..."
"Si?"
"Poi passiamo dallo zio John?"
"Si, ok. Adesso andiamo Theodore"
I due escono e lasciano solo lo specchio.
L'uomo parla al ragazzino che lo osserva con le lacrime che gli scendono sulle guance paffute.
"Io non volevo..." singhiozza.
"Non importa piccolo. Vieni dammi una mano a raccogliere tutto."
I due raccolgono i frammenti, in ognuno dei frammenti si riflette una parte della stanza, ogni framemento è una storia, una descrizione di qualcosa che succede altrove.
"Vedi quello specchio la in fondo piccolo?"
Il bambino annuisce.
"Quello specchio è molto antico, non si sa da dove venga, ne chi lo ha costruito, è il mio pezzo più pregiato...E' uno specchio magico."
"Magico?" farfuglia il bambino.
"Si."
"E cosa fa?"
Il vecchio sorride e scompiglia i capelli sulla testa riccioluta del bambino.
"Vieni ti mostro una cosa."
Il vecchio porta il ragazzino di fronte allo specchio.
E' uno specchio alto due metri e largo più di uno.
Lo specchio è tutto d'argento lucidato.
"Ma non ci si riflette bene qui."
"Lo so - dice il vecchio - ma questo specchio non è fatto per riflettersi, ma per riflettere."
Il bambino la guarda confuso.
"Chiunque ti più dire come è ciò che già vede, ma solo un mago può mostrarti quello che tu non vedi. Così è per gli specchi. Tutti possono mostrarti la vita che hai davanti, ma solo uno specchio magico ti può mostrare la vita come tu non la hai mai guardata."
Il vecchio guarda il bambino, sa che lui non può capire.
Accarezza lo specchio, pensa alle vie di Londra, pensa all'India e pensa alla Città Grigia.
"Vieni piccolo, andiamo a prendere un gelato."
Il piccolo guarda nello specchio e ci vede solo il suo viso confuso dal riflesso dell'argento.
"Nonno..."
"Si?"
"Poi passiamo dallo zio John?"
"Si, ok. Adesso andiamo Theodore"
I due escono e lasciano solo lo specchio.
sabato 18 aprile 2009
Frammenti - 5 - il treno
Il treno che porta il gruppo a Londra viene attaccato.
E' un attimo.
Spari e sangue, qualcuno viene ferito, l'agenzia si muove per liberare i suoi uomini.
Qui non siamo in Inghilterra, i miliari non hanno molta libertà, non possono fare troppi danni.
Lo scontro pende dalla parte dell'agenzia.
Con un grande sorpresa tra le fila degli agenti c'è anche Mr. barker.
Ma non era morto?
William e gli altri sono liberi.
Barker convince John a cambiare bandiera, da adesso in avanti lavorerà per l'agenzai, in cambio Barker porterà a Parigi la sua famiglia..
Barker
"Lavorare per noi significa trovarsi spesso tra la vita e la morte, vedere cose che le persono comuni non vedono, affrontare misteri che sembrano impossibili."
"Le cose che avete visto succedere accadono vermente e sono molto più comuni di quanto pensiate, solo che le persono cercano di rimuoverle dalla loro mente, o forse non le vedono proprio, talemente sono ciechi..."
"Noi invece ci sbattiamo la testa contro, cerchiamo di risolverle e proteggiao le persone che le hanno affrontate!"
"Lavorare per noi significa cercare la verità..."
E' un attimo.
Spari e sangue, qualcuno viene ferito, l'agenzia si muove per liberare i suoi uomini.
Qui non siamo in Inghilterra, i miliari non hanno molta libertà, non possono fare troppi danni.
Lo scontro pende dalla parte dell'agenzia.
Con un grande sorpresa tra le fila degli agenti c'è anche Mr. barker.
Ma non era morto?
William e gli altri sono liberi.
Barker convince John a cambiare bandiera, da adesso in avanti lavorerà per l'agenzai, in cambio Barker porterà a Parigi la sua famiglia..
Barker
"Lavorare per noi significa trovarsi spesso tra la vita e la morte, vedere cose che le persono comuni non vedono, affrontare misteri che sembrano impossibili."
"Le cose che avete visto succedere accadono vermente e sono molto più comuni di quanto pensiate, solo che le persono cercano di rimuoverle dalla loro mente, o forse non le vedono proprio, talemente sono ciechi..."
"Noi invece ci sbattiamo la testa contro, cerchiamo di risolverle e proteggiao le persone che le hanno affrontate!"
"Lavorare per noi significa cercare la verità..."
Frammenti - 4 - ognuno per se
L'uomo con la bombetta vi osserva, soppesa le vostre parole, le vostre richieste velate.
"Ci sono due possibilità secondo il mio parere.La prima: uscite di qui e fuggite, vi nascondete in attesa che vi trovino ancora poi reiterate l'azione seguente.
Questo vi porta a dovere fuggire per sempre.
La seconda: uscite di qui e li uccidete tutti, poi tornate a Londra e li uccidete tutti anche li, il che vi porta ad essere liberi.
Vi vedo turbati...
Bhe in effetti ce n'è una terza: uscite di qui vi consegnate a loro e aspettate di sentire che cosa vogliono, poi li uccidete tutti.
Non cambia molto alla fine tra le ultime due."
Poi vi osserva, ha parlato senza cambiare espressione come se in realtà non gliene fregasse nulla.
William
Credo che da lui non avremo aiuti.
L'ieda di finire in mano ai militari continua a non piacermi.
Vero è che non so per quanto potremo fuggire... però preferisco una fuga possibile ad una prigionia certa.
Io direi di andarcene immediatamente.
Eviterei i posti in cui siamo già stati e sceglierei una meta che non c'entra nulla con noi.
Che ne dici? Hai qualche idea?"
Paul
"Io vado a Londra.
Credo che non saremo trattati male, e poi hanno detto che vogliono solo fare delle domande, nulla di più."
"Al più li ammazzeremo tutti, come suggerito dall'uomo con la bombetta... bisogna solo capire come...."
"E se mi dovessero ammazzare, beh, pazienza ... meglio morto che in questa cazzo di vita dove oggi sei a Londra, domani ti svegli tra 100 anni, poi ti riaddormenti a ti trovi in mezzo all'India .... BASTAAAAA!!!"
Detto questo prendo a calci le prime cose che ho vicino e, bestemmiando Thor, Ophmet e qualunque Dio conosciuto, me ne esco da casa e torno in albergo.
L'uomo con la bombetta sorride osservando il siparietto di Paul.
"Il tuo amico ha fatto una buona analisi, se fuggite la cosa che possono fare per fermarvi e uccidervi, dunque perchè non fingere di assecondarli tornando a Londra e poi, una volta capito come gira il fumo, contrattaccare?"
Si sistema il cravattino.
"E poi, se non vi avessi voluto aiutare non vi avrei messo in guardai dai due con cui girate no? Non vi avrei accettato in casa mia e non vi avrei dato un buon consiglio adesso. O mi sbaglio?"
William
Forse Paul ha ragione... non abbiamo poi molto da perdere e, forse, potremmo avere qualche risposta dai militari.
"Forse è meglio restare uniti e poi, sec'è qualcuno da far fuori, preferisco esserci."
Un pò poco convinto me ne vado poi, dando sempre le spalle al tizio, gli dico
"Se dovessi tornare a Parigi vi troverò sempre al 55?"
"Se un giorno mi cercherete non avrete più bisogno di tornare a Parigi... Adesso fa ciò che devi fare."
Poi mentre esci chiude la porta alle tue spalle.
"Ci sono due possibilità secondo il mio parere.La prima: uscite di qui e fuggite, vi nascondete in attesa che vi trovino ancora poi reiterate l'azione seguente.
Questo vi porta a dovere fuggire per sempre.
La seconda: uscite di qui e li uccidete tutti, poi tornate a Londra e li uccidete tutti anche li, il che vi porta ad essere liberi.
Vi vedo turbati...
Bhe in effetti ce n'è una terza: uscite di qui vi consegnate a loro e aspettate di sentire che cosa vogliono, poi li uccidete tutti.
Non cambia molto alla fine tra le ultime due."
Poi vi osserva, ha parlato senza cambiare espressione come se in realtà non gliene fregasse nulla.
William
Credo che da lui non avremo aiuti.
L'ieda di finire in mano ai militari continua a non piacermi.
Vero è che non so per quanto potremo fuggire... però preferisco una fuga possibile ad una prigionia certa.
Io direi di andarcene immediatamente.
Eviterei i posti in cui siamo già stati e sceglierei una meta che non c'entra nulla con noi.
Che ne dici? Hai qualche idea?"
Paul
"Io vado a Londra.
Credo che non saremo trattati male, e poi hanno detto che vogliono solo fare delle domande, nulla di più."
"Al più li ammazzeremo tutti, come suggerito dall'uomo con la bombetta... bisogna solo capire come...."
"E se mi dovessero ammazzare, beh, pazienza ... meglio morto che in questa cazzo di vita dove oggi sei a Londra, domani ti svegli tra 100 anni, poi ti riaddormenti a ti trovi in mezzo all'India .... BASTAAAAA!!!"
Detto questo prendo a calci le prime cose che ho vicino e, bestemmiando Thor, Ophmet e qualunque Dio conosciuto, me ne esco da casa e torno in albergo.
L'uomo con la bombetta sorride osservando il siparietto di Paul.
"Il tuo amico ha fatto una buona analisi, se fuggite la cosa che possono fare per fermarvi e uccidervi, dunque perchè non fingere di assecondarli tornando a Londra e poi, una volta capito come gira il fumo, contrattaccare?"
Si sistema il cravattino.
"E poi, se non vi avessi voluto aiutare non vi avrei messo in guardai dai due con cui girate no? Non vi avrei accettato in casa mia e non vi avrei dato un buon consiglio adesso. O mi sbaglio?"
William
Forse Paul ha ragione... non abbiamo poi molto da perdere e, forse, potremmo avere qualche risposta dai militari.
"Forse è meglio restare uniti e poi, sec'è qualcuno da far fuori, preferisco esserci."
Un pò poco convinto me ne vado poi, dando sempre le spalle al tizio, gli dico
"Se dovessi tornare a Parigi vi troverò sempre al 55?"
"Se un giorno mi cercherete non avrete più bisogno di tornare a Parigi... Adesso fa ciò che devi fare."
Poi mentre esci chiude la porta alle tue spalle.
Frammenti - 3 - la casa numero 55
John ha portato un messaggio.
Un codice che l'uomo che gli ha sparato aveva addosso...
Il messaggio dice "Aderite al Tempo"
Che vorrà dire?
Nel messagio che anche idicata una via di Parigi e un numero il 55.
C'è un problema in quella via il numero 55 non esiste...
John manda un messaggio a Londra: "Siamo a Parigi."
Da Londra i militari chiedono che lui resti li e che eviti che gli altri dell'agenzai se ne vadano.
In poco tempo i militari sono a Parigi.
Poco prima che arrivino però scoprite una cosa che vi sembra impossibile...
La casa numero 55 esiste solo la notte, appena sorge il sole è come se sparisse...
Dentro la casa vive un uomo che avete già visto, l'uomo con la bombetta che vi aveva inviato al villaggio maledetto in cui avete rischiato di rimanere per sempre imprigionati.
L'uomo con la bombetta non vi da risposte, si limita ad ascoltarvi e a dare pareri sibillini.
In breve tempo vi fa saltare i nervi, sembra che lavori anche lui per l'agenzia, ma sembra poco interessato ad aiutarvi.
I militari vi trovano e vi chiedono di tornare a Londra con le buone, dicono che vi vogliona fare solo delle domande.
A voi sembra poco plausibile...
Nella notte prima di tornare a Londra vi giocate le vostre carte con l'uomo con la bombetta.
William
Ti muovi per le strade di Parigi, facendo attenzione arrivi alla casa dell'uomo in bombetta.
Quella casa a volte c'è e a volte no.
La gente del quartiere forse non se ne accorge, forse non si fa domande, forse ha paura.
L'uomo con la bombetta ti apre.
"Ancora tu?"
Ti volta le spalle.
"Entra."
"Come vedi questa volta sono venuto solo.
So che gli ordini sono quelli di non fare domande e di defliarsi, almeno per un pò.
Adesso però, i militari, forse con l'aiuto di John, ci hanno trovato e intendono riportarci a Londra penso per interrogarci e farci sparire.
Se tu vorrai rispondere alle mie domande ne sarei lieto.
Stavola, però, il motivo per cui sono da te è quello che non ho la benchè minima intenzione di tornare a Londra per finire in mano ai militari che vorranno da me risposte che non ho e che faranno di tutto pur di ottenre il loro scopo.
Inoltre non mi piace l'idea di tradire l'agenzia.
Vorrei sapere se hai la possibilità di aiutarmi a sparire per un pò.
Giusto il tempo di lasciar calmare le acque per poi poter tornare a Londra a cercare i miei amici."
Mentre parli con l'uomo con la bombetta sentite bussare alla porta.
L'uomo apre ed entra Paul.
"Ciao William, buongiorno sig. con la bombetta.
Vi informo che sono arrivati i militari e che vogliono portarci a Londra per farci delle domande. Immagino vogliano sapere cosa noi sappiamo del tempo, chi sono i nostri capi, cosa sta succedendo...."
"Avete qualche suggerimento da darci?
Io tornerò a Londra con loro, a meno che voi non abbiate una soluzione migliore.... "
"L'alternativa che ci hanno proposto i militari è la morte, che non è molto allettante...."
"Tu William cosa farai?"
"Non ho la benchè minima intenzione di tornare a Londra per finire in mano ai militari che vorranno da me risposte che non ho e che faranno di tutto pur di ottenre il loro scopo.
Da come vedo la cosa, ad andar bene ci sbatteranno in qualche cella da qui all' eternità.
Se è vero che i militari vogliono tenere tutta la faccenda dei 'viaggi nel tempo' nascosta, con quello che sappiamo penso vorranno farci sparire."
Un codice che l'uomo che gli ha sparato aveva addosso...
Il messaggio dice "Aderite al Tempo"
Che vorrà dire?
Nel messagio che anche idicata una via di Parigi e un numero il 55.
C'è un problema in quella via il numero 55 non esiste...
John manda un messaggio a Londra: "Siamo a Parigi."
Da Londra i militari chiedono che lui resti li e che eviti che gli altri dell'agenzai se ne vadano.
In poco tempo i militari sono a Parigi.
Poco prima che arrivino però scoprite una cosa che vi sembra impossibile...
La casa numero 55 esiste solo la notte, appena sorge il sole è come se sparisse...
Dentro la casa vive un uomo che avete già visto, l'uomo con la bombetta che vi aveva inviato al villaggio maledetto in cui avete rischiato di rimanere per sempre imprigionati.
L'uomo con la bombetta non vi da risposte, si limita ad ascoltarvi e a dare pareri sibillini.
In breve tempo vi fa saltare i nervi, sembra che lavori anche lui per l'agenzia, ma sembra poco interessato ad aiutarvi.
I militari vi trovano e vi chiedono di tornare a Londra con le buone, dicono che vi vogliona fare solo delle domande.
A voi sembra poco plausibile...
Nella notte prima di tornare a Londra vi giocate le vostre carte con l'uomo con la bombetta.
William
Ti muovi per le strade di Parigi, facendo attenzione arrivi alla casa dell'uomo in bombetta.
Quella casa a volte c'è e a volte no.
La gente del quartiere forse non se ne accorge, forse non si fa domande, forse ha paura.
L'uomo con la bombetta ti apre.
"Ancora tu?"
Ti volta le spalle.
"Entra."
"Come vedi questa volta sono venuto solo.
So che gli ordini sono quelli di non fare domande e di defliarsi, almeno per un pò.
Adesso però, i militari, forse con l'aiuto di John, ci hanno trovato e intendono riportarci a Londra penso per interrogarci e farci sparire.
Se tu vorrai rispondere alle mie domande ne sarei lieto.
Stavola, però, il motivo per cui sono da te è quello che non ho la benchè minima intenzione di tornare a Londra per finire in mano ai militari che vorranno da me risposte che non ho e che faranno di tutto pur di ottenre il loro scopo.
Inoltre non mi piace l'idea di tradire l'agenzia.
Vorrei sapere se hai la possibilità di aiutarmi a sparire per un pò.
Giusto il tempo di lasciar calmare le acque per poi poter tornare a Londra a cercare i miei amici."
Mentre parli con l'uomo con la bombetta sentite bussare alla porta.
L'uomo apre ed entra Paul.
"Ciao William, buongiorno sig. con la bombetta.
Vi informo che sono arrivati i militari e che vogliono portarci a Londra per farci delle domande. Immagino vogliano sapere cosa noi sappiamo del tempo, chi sono i nostri capi, cosa sta succedendo...."
"Avete qualche suggerimento da darci?
Io tornerò a Londra con loro, a meno che voi non abbiate una soluzione migliore.... "
"L'alternativa che ci hanno proposto i militari è la morte, che non è molto allettante...."
"Tu William cosa farai?"
"Non ho la benchè minima intenzione di tornare a Londra per finire in mano ai militari che vorranno da me risposte che non ho e che faranno di tutto pur di ottenre il loro scopo.
Da come vedo la cosa, ad andar bene ci sbatteranno in qualche cella da qui all' eternità.
Se è vero che i militari vogliono tenere tutta la faccenda dei 'viaggi nel tempo' nascosta, con quello che sappiamo penso vorranno farci sparire."
Frammenti - 2 - la guerra
"Stavamo andando in treno verso la costa a nord."
Faust che prende la parola
"Avevamo deciso di prendere un battello per scendere fuori Londra e poi farcela a cavallo, entrando in città con il favore del buio."
"Siamo partiti con leggerezza, con la speranza di chi sta tornando a casa."
Pausa di silenzio.
Beve un sorso.
"La sera del primo giorno di viaggio il treno ha fatto sosta in un piccolo paese, di cui non ricordo neppure il nome. Il mattino successivo siamo partiti e nell'aria c'era qualcosa che non andava, qualcosa di sinistro."
"Del treno ricordo poco - aggiunge John - un misto di odore di sudore e tabacco, un'aria pesante. Fuori le nuvole sembravano pesare sul nostro viaggio, ma non si degnavano di darci neppure un goccio di pioggia, per lavare via quel denso alone."
"Poi quell'uomo è entrato nella carrozza - riprende Faust - era alto, con gli occhi chiari.Aveva l'aria di chi ha qualcosa da nascondere.Ci dice salve, ci dice che lui ci conosce, che viene da Londra, che ci ha visto all'agenzia, che l'agenzia non c'è più..."
Beve un sorso troppo lungo perchè sia per bagnarsi la gola.
"Dice che i nonstri sono tutti morti o imprigionati, dice che i militari hanno fatto irruzione, dice che..."
"Poi si gira verso di me - John - dice I militari come te. Poi è un istante...
Estrae una pistola, me la punta, il mio istinto mi muove verso di lui, mi abbasso, faccio per deviare il tiro, lui spara, mi manca.
Lo colpisco al petto, il colpo lo lascia senza fiato spara di nuovo, a caso e si colpisce ad una gamba. Gli afferro il polso.
Lui scarica due colpi che bucano il finestrino del treno.
Mi ha rotto... un colpo al naso, glielo frantuno, un'altro e lui smette di sparare."
"Il treno si è fermato nel frattempo, la gente è allarmata." Faust
"Scendiamo di corsa e ci nascondiamo, poritiamo con noi la sua giacca e la valigia." John
"La gente ci cerca, noi ci defiliamo, non possiamo rispondere alle loro domande." Faust
"Il tizio ha con lui uno scritto dei vostri amici - John - che dice che in città l'agenzia è bandita, che c'è una guerra nascosta, che ci si deve nascondere, sparire. Bruciamo tutto e ci sputo sulla loro guerra."
Una pausa, fate per parlare, John vi ferma.
"Non so che cazzo sia successo a Londra, so che io ci devo tornare, non mi frega un'accidenti di questa guerra che sembra esserci, so che io ho una moglie la e che ci torno.
Ho riaccompagnato qui Faust, punto.Voi fate ciò che dovete.
Io torno a casa."
William
"Calmati un attimo Jon.
Capisco perfettamente il tuo stato d'animo.
Potremmo avere un' altra possibilità.
Potremmo tornare in India.
Oppure torniamo tutti aLondra.
Anche se rischioso non possiamo stare divisi e, soprattutto, se qualcune venisse preso dai militari è bene che gli altri lo sappiano.
Pensiamo a un piano."
Faust che prende la parola
"Avevamo deciso di prendere un battello per scendere fuori Londra e poi farcela a cavallo, entrando in città con il favore del buio."
"Siamo partiti con leggerezza, con la speranza di chi sta tornando a casa."
Pausa di silenzio.
Beve un sorso.
"La sera del primo giorno di viaggio il treno ha fatto sosta in un piccolo paese, di cui non ricordo neppure il nome. Il mattino successivo siamo partiti e nell'aria c'era qualcosa che non andava, qualcosa di sinistro."
"Del treno ricordo poco - aggiunge John - un misto di odore di sudore e tabacco, un'aria pesante. Fuori le nuvole sembravano pesare sul nostro viaggio, ma non si degnavano di darci neppure un goccio di pioggia, per lavare via quel denso alone."
"Poi quell'uomo è entrato nella carrozza - riprende Faust - era alto, con gli occhi chiari.Aveva l'aria di chi ha qualcosa da nascondere.Ci dice salve, ci dice che lui ci conosce, che viene da Londra, che ci ha visto all'agenzia, che l'agenzia non c'è più..."
Beve un sorso troppo lungo perchè sia per bagnarsi la gola.
"Dice che i nonstri sono tutti morti o imprigionati, dice che i militari hanno fatto irruzione, dice che..."
"Poi si gira verso di me - John - dice I militari come te. Poi è un istante...
Estrae una pistola, me la punta, il mio istinto mi muove verso di lui, mi abbasso, faccio per deviare il tiro, lui spara, mi manca.
Lo colpisco al petto, il colpo lo lascia senza fiato spara di nuovo, a caso e si colpisce ad una gamba. Gli afferro il polso.
Lui scarica due colpi che bucano il finestrino del treno.
Mi ha rotto... un colpo al naso, glielo frantuno, un'altro e lui smette di sparare."
"Il treno si è fermato nel frattempo, la gente è allarmata." Faust
"Scendiamo di corsa e ci nascondiamo, poritiamo con noi la sua giacca e la valigia." John
"La gente ci cerca, noi ci defiliamo, non possiamo rispondere alle loro domande." Faust
"Il tizio ha con lui uno scritto dei vostri amici - John - che dice che in città l'agenzia è bandita, che c'è una guerra nascosta, che ci si deve nascondere, sparire. Bruciamo tutto e ci sputo sulla loro guerra."
Una pausa, fate per parlare, John vi ferma.
"Non so che cazzo sia successo a Londra, so che io ci devo tornare, non mi frega un'accidenti di questa guerra che sembra esserci, so che io ho una moglie la e che ci torno.
Ho riaccompagnato qui Faust, punto.Voi fate ciò che dovete.
Io torno a casa."
William
"Calmati un attimo Jon.
Capisco perfettamente il tuo stato d'animo.
Potremmo avere un' altra possibilità.
Potremmo tornare in India.
Oppure torniamo tutti aLondra.
Anche se rischioso non possiamo stare divisi e, soprattutto, se qualcune venisse preso dai militari è bene che gli altri lo sappiano.
Pensiamo a un piano."
Frammenti - 1 - il punto della situazione
Il torpore vi abbandona e vi destate in un tiepido mattino di primavera.
Vi guardate attorno le travi e l'intonaco scrostato della vostra casa parigina vi sembrano famigliari.
Uscite ciascuno dalla sua stanza e vi trovate nel corridoio, simultaneamente.Non vi siete posti il problma di vestirvi, di fronte ai vostri dubbi è una cosa banale.
"E' successo davvero?"
Siete sicuri di avere visto il futuro, ma vi appare fumoso, come un sogno.Siete sicuri di avere fatto cose reali, ma in un tempo che non era quello giusto.
E' come si il tempo scorresse, ma in una maniera che non è quella lineare alla quale eravate abituati.
L'uomo ha detto che ci sono volte in cui il tempo prende pieghe bizzarre.Che esistono entità che sfuggono alla comprensione.
Tornate nelle vostre stanze.
Fate un punto della situazione.
Uno: eravate a Londra
Due: avete ucciso Jacob
Tre: siete scappati in Francia
Quattro: John e Faust sono tornati a Londra
Poi Bam!
Vi siete trovati quasi un secolo avanti, in un assurdo mondo con macchine meccaniche e oggetti che non comprendete più.
E sembrava un sogno, poco logico, incomprensibile...
Poi Bam!
In India, dove dovevate essere stati più di tre mesi prima.
E qui era reale, lo sapete, è accaduto, non c'è possibiltà di errere...
Poi Bam!
Ancora qui, ancora nel tempo presente, nel confortante 1863.
Ma che senso ha?
Droga?
Allucinazioni?
Vi trovate in un bistot a discutere.
Ordiante da bere, discutete dell'accaduto.
Che fare?
Aspettare il ritorno dei due?
Cercare informazioni sugli oggetti?
Lasciare perdere tutto?
Mentre discutete sul da farsi, su ciò che è accaduto un tintinnare di bicchieri richiama la vostra attenzione.Vi voltate John e Faust stanno venendo verso di voi.Le loro facce sono scure.Fate un rapido calcolo: sono via da 4 giorni, non possono essere arrivati e tornati da Londra, qualcosa non va.Faust è visibilmente alticcio."Abbiamo avuto un incontro, con uno che dice di essere dell'agenzia - esordisce John - ed è finito male."
Vi guardate attorno le travi e l'intonaco scrostato della vostra casa parigina vi sembrano famigliari.
Uscite ciascuno dalla sua stanza e vi trovate nel corridoio, simultaneamente.Non vi siete posti il problma di vestirvi, di fronte ai vostri dubbi è una cosa banale.
"E' successo davvero?"
Siete sicuri di avere visto il futuro, ma vi appare fumoso, come un sogno.Siete sicuri di avere fatto cose reali, ma in un tempo che non era quello giusto.
E' come si il tempo scorresse, ma in una maniera che non è quella lineare alla quale eravate abituati.
L'uomo ha detto che ci sono volte in cui il tempo prende pieghe bizzarre.Che esistono entità che sfuggono alla comprensione.
Tornate nelle vostre stanze.
Fate un punto della situazione.
Uno: eravate a Londra
Due: avete ucciso Jacob
Tre: siete scappati in Francia
Quattro: John e Faust sono tornati a Londra
Poi Bam!
Vi siete trovati quasi un secolo avanti, in un assurdo mondo con macchine meccaniche e oggetti che non comprendete più.
E sembrava un sogno, poco logico, incomprensibile...
Poi Bam!
In India, dove dovevate essere stati più di tre mesi prima.
E qui era reale, lo sapete, è accaduto, non c'è possibiltà di errere...
Poi Bam!
Ancora qui, ancora nel tempo presente, nel confortante 1863.
Ma che senso ha?
Droga?
Allucinazioni?
Vi trovate in un bistot a discutere.
Ordiante da bere, discutete dell'accaduto.
Che fare?
Aspettare il ritorno dei due?
Cercare informazioni sugli oggetti?
Lasciare perdere tutto?
Mentre discutete sul da farsi, su ciò che è accaduto un tintinnare di bicchieri richiama la vostra attenzione.Vi voltate John e Faust stanno venendo verso di voi.Le loro facce sono scure.Fate un rapido calcolo: sono via da 4 giorni, non possono essere arrivati e tornati da Londra, qualcosa non va.Faust è visibilmente alticcio."Abbiamo avuto un incontro, con uno che dice di essere dell'agenzia - esordisce John - ed è finito male."
giovedì 2 aprile 2009
La notte in cui tutto iniziò
Antony - Settembre 1861 -
Percorriamo gli ultimi 100 metri che ci dividono dal magazzino, guardo basso mentre cammino, anche lui fa lo stesso, se pur colleghi non andiamo molto d'accordo.
" Allo scoccare della mezza notte"..."nel magazzino del deposito dell'agenzia, cercano una cassa", il mio informatore così aveva detto; l'aveva sentito da un tizio coinvolto nel furto, un tizio altro, grosso, nerboruto, uno di quelli che fanno i combattimenti nelle bische del porto aveva detto, uno poco raccomandabile tipo tutto muscoli e basta".
Quindi eccoci qui 11:50, il portone è chiuso, il magazzino dell'agenzia ha ancora le porte sprangate, l'acqua schiuma sotto la palafitta che sorregge l'edificio, il porto è deserto.
Il mio collega con il solito tono impertinente, non dando molto peso alla situazione, ..."Che si fa? Le porta è chiusa, Sei sicuro che non ti abbia detto una cazzata?"Io... "Certo che ne sono sicuro, non ha mai detto cazzate, Jacob non ha mai sbaglio una soffiata; facciamo un giro non è ancora la mezzanotte..."
Ora dopo 20 minuti mi trovo a penzoloni a un piano d'altezza, sul cornicione del magazzino, che ha la porta sfondata e con all'interno almeno 4 persone.
Sempre così finisce io che faccio la strada più complicata e lui che entra tranquillo dall'ingresso. Una sagoma nera esca dall'ingresso, altra grossa nerboruta, trasporta qualcosa, qualcosa di ingombrante ma si direbbe, l'oscurita non mi permette di vedere.
Poi lo sento, chiaro come un tuono a ciel sereno, era un colpo di pistola, un dannato colpo di pistola. Facci forza sulle braccia passando dalla finestra.
Entro.
Il mio compagno è steso a terra in una pozza di sangue, un buco di rivoltella gli ha aperto la pancia.
Un tizio a una decina di metri, che tiene tra le mani alcuni stracci li lascia cadere.
Altri due sono vicini a (nome del mio compagno, non lo ricordo) uno basso e magro sembra sembra interedetto da quanto è successo, poi con fredda noncuranza inizia a disegnare strani sergni per terra con un gesso, il tizio che ha sparato, a bruciapelo, tiene ancora tra le mani la sei colpi fumante...E' il signor Barcker, il nostro capo in agenzia.
Il tempo rallenta, il mio sguardo si sposta velocemente sulle 4 figure, tutto tace, tutto inizia ad ovattarsi, sento i batti del cure del mio collega rimbombargli nel petto mentre la vita gli sfugge dalle mani e fuoriesci dalla sua pancia insieme allo stomaco.
"Fermi tutti", scontato, banale, l'unica cosa che mi viene in mente, estraggo la pistola e la punto in direzione dei tre tizi in piedi, mr Barcker resta di stucco, non pensava fossi li, il tizio con gli stracci fa per muoversi, un colpo di rivoltella vicino al suo piede lo fa desistere, il tipo magro invece, sembra non badare a me, sembra completamente perso, lo sguardo vacuo, i movimenti innaturali.
La tensione è palpabile, poi d'un tratto un altro tizio sbuca dall'ombra, un tizio strano, ricoperto d tatuaggi e catene, non bada a nessuno come se nessuno esistesse, tranne lo smilzo, si avvicina lo afferra e inizia a trascinarlo via, gli intimo di fermarsi, non mi ascolta, il tipo degli stracci a un gesto di Barcker estrae una pistola e glie la punta.
Ripeto quanto detto poco fa, ma l'uomo tatuato sembra non ascoltare e procede nella sua marcia... grido... nulla, carico il cane e grido più forte, nulla... sparo.
Il suo ginocchio sembra andare in frantumi attraversato dal mio proiettile, lui invece non fa una piega, si volta vero di me è con l'ingenuità di un bambino mi chiede
"Che vuoi?...perche?"
gli intimo ancora un volta di fermarsi, lui per tutta risposta mi lancia una delle catene che lo avvolgono munita di uncino.
Quasi come se fosse un gesto guidato da una forza superiore, l'uncino mi lacera la spalla fino all'osso, sento le forze che mi abbandonano, la vista si annebbi, cado su un ginocchio e svengo, non prima di aver scaricato i 5 colpi rimasti addosso a quell'individuo che con un pesante tonfo si accascia al suolo. tutto diventa buoi.
Svengo.
Percorriamo gli ultimi 100 metri che ci dividono dal magazzino, guardo basso mentre cammino, anche lui fa lo stesso, se pur colleghi non andiamo molto d'accordo.
" Allo scoccare della mezza notte"..."nel magazzino del deposito dell'agenzia, cercano una cassa", il mio informatore così aveva detto; l'aveva sentito da un tizio coinvolto nel furto, un tizio altro, grosso, nerboruto, uno di quelli che fanno i combattimenti nelle bische del porto aveva detto, uno poco raccomandabile tipo tutto muscoli e basta".
Quindi eccoci qui 11:50, il portone è chiuso, il magazzino dell'agenzia ha ancora le porte sprangate, l'acqua schiuma sotto la palafitta che sorregge l'edificio, il porto è deserto.
Il mio collega con il solito tono impertinente, non dando molto peso alla situazione, ..."Che si fa? Le porta è chiusa, Sei sicuro che non ti abbia detto una cazzata?"Io... "Certo che ne sono sicuro, non ha mai detto cazzate, Jacob non ha mai sbaglio una soffiata; facciamo un giro non è ancora la mezzanotte..."
Ora dopo 20 minuti mi trovo a penzoloni a un piano d'altezza, sul cornicione del magazzino, che ha la porta sfondata e con all'interno almeno 4 persone.
Sempre così finisce io che faccio la strada più complicata e lui che entra tranquillo dall'ingresso. Una sagoma nera esca dall'ingresso, altra grossa nerboruta, trasporta qualcosa, qualcosa di ingombrante ma si direbbe, l'oscurita non mi permette di vedere.
Poi lo sento, chiaro come un tuono a ciel sereno, era un colpo di pistola, un dannato colpo di pistola. Facci forza sulle braccia passando dalla finestra.
Entro.
Il mio compagno è steso a terra in una pozza di sangue, un buco di rivoltella gli ha aperto la pancia.
Un tizio a una decina di metri, che tiene tra le mani alcuni stracci li lascia cadere.
Altri due sono vicini a (nome del mio compagno, non lo ricordo) uno basso e magro sembra sembra interedetto da quanto è successo, poi con fredda noncuranza inizia a disegnare strani sergni per terra con un gesso, il tizio che ha sparato, a bruciapelo, tiene ancora tra le mani la sei colpi fumante...E' il signor Barcker, il nostro capo in agenzia.
Il tempo rallenta, il mio sguardo si sposta velocemente sulle 4 figure, tutto tace, tutto inizia ad ovattarsi, sento i batti del cure del mio collega rimbombargli nel petto mentre la vita gli sfugge dalle mani e fuoriesci dalla sua pancia insieme allo stomaco.
"Fermi tutti", scontato, banale, l'unica cosa che mi viene in mente, estraggo la pistola e la punto in direzione dei tre tizi in piedi, mr Barcker resta di stucco, non pensava fossi li, il tizio con gli stracci fa per muoversi, un colpo di rivoltella vicino al suo piede lo fa desistere, il tipo magro invece, sembra non badare a me, sembra completamente perso, lo sguardo vacuo, i movimenti innaturali.
La tensione è palpabile, poi d'un tratto un altro tizio sbuca dall'ombra, un tizio strano, ricoperto d tatuaggi e catene, non bada a nessuno come se nessuno esistesse, tranne lo smilzo, si avvicina lo afferra e inizia a trascinarlo via, gli intimo di fermarsi, non mi ascolta, il tipo degli stracci a un gesto di Barcker estrae una pistola e glie la punta.
Ripeto quanto detto poco fa, ma l'uomo tatuato sembra non ascoltare e procede nella sua marcia... grido... nulla, carico il cane e grido più forte, nulla... sparo.
Il suo ginocchio sembra andare in frantumi attraversato dal mio proiettile, lui invece non fa una piega, si volta vero di me è con l'ingenuità di un bambino mi chiede
"Che vuoi?...perche?"
gli intimo ancora un volta di fermarsi, lui per tutta risposta mi lancia una delle catene che lo avvolgono munita di uncino.
Quasi come se fosse un gesto guidato da una forza superiore, l'uncino mi lacera la spalla fino all'osso, sento le forze che mi abbandonano, la vista si annebbi, cado su un ginocchio e svengo, non prima di aver scaricato i 5 colpi rimasti addosso a quell'individuo che con un pesante tonfo si accascia al suolo. tutto diventa buoi.
Svengo.
lunedì 30 marzo 2009
Le due parti
John Faversham
L'agenzia e i militari.
Una parte sembra che voglia mostrare le cose che il mondo tiene nascoste.
Lo fa in un modo sottile, opera sullle singole persone e le usa come tasselli di un mosaico, in modo che chi è più abile possa cogliere il disegno.
L'altra cerca di spazzare via questo disegno.
E io da che parte sto?
Opero per i militari, ma aiuto l'agenzia...
una contraddizione!
Queste persone con cui sto sono brava gente, io non vorrei che gli facessero del male.
Li ho aiutati a fuggire da Londra, li ho avvisati.
Cosa devo pensare di me?
Ho voltato le spalle ai miei superiori e ai miei uomini?
L'immagine del futuro mi mostrava come un ex-militare, un uomo che aveva perso le speranze, chi si crogliolava nelle sue glorie perdute.
Sono così anche ora?
C'è un modo per sapere da che parte devo stare per non perdere tutto...
Forse no.
L'uomo dello specchio sembra sapere molte cose.
Forse lui mi può aiutare...
abbiamo parlato per molto tempo questa notte.
Ho imparato molte cose.
Forse lui mi può aiutare...
L'agenzia e i militari.
Una parte sembra che voglia mostrare le cose che il mondo tiene nascoste.
Lo fa in un modo sottile, opera sullle singole persone e le usa come tasselli di un mosaico, in modo che chi è più abile possa cogliere il disegno.
L'altra cerca di spazzare via questo disegno.
E io da che parte sto?
Opero per i militari, ma aiuto l'agenzia...
una contraddizione!
Queste persone con cui sto sono brava gente, io non vorrei che gli facessero del male.
Li ho aiutati a fuggire da Londra, li ho avvisati.
Cosa devo pensare di me?
Ho voltato le spalle ai miei superiori e ai miei uomini?
L'immagine del futuro mi mostrava come un ex-militare, un uomo che aveva perso le speranze, chi si crogliolava nelle sue glorie perdute.
Sono così anche ora?
C'è un modo per sapere da che parte devo stare per non perdere tutto...
Forse no.
L'uomo dello specchio sembra sapere molte cose.
Forse lui mi può aiutare...
abbiamo parlato per molto tempo questa notte.
Ho imparato molte cose.
Forse lui mi può aiutare...
domenica 29 marzo 2009
Una serie di oggetti che ci accompagna nel tempo
Paul Oldman
Strano ...
molto strano ....
Ci sono alcuni oggetti che sembrano ricorrere e ripetersi nel nostro peregrinare nel tempo e nello spazio.
Questo pensiero si annida nella nostra mente.
Una strana serie di oggetti, una cassa, uno specchio, un cubo sembrano ripetersi in tutti i tempi e luoghi che abbiamo vissuto.
Chissà cosa sono...
e a cosa servono...
In India un pazzo , o forse i pazzi siamo noi che non gli crediamo, ci ha detto che lo specchio è uno strumento che lui usa per farci vedere un'altra realtà.
Ma la realtà che vediamo sarà vera o fittizia?
Quando eravamo, o siamo, nel 1800 a Londra, lo specchio era considerato un oggetto di altissimo pregio, nulla però immaginavamo di suoi possibili risvolti magici.
Adesso, o nell'era moderna, nel futuro, abbiamo trovato di nuovo lo specchio, che ci ha permesso di vedere il fantomatico Dio Ophmet.
A cosa servirà lo specchio?
Sarà un tramite tra vari mondi e vari tempi?
E se così fosse, come può funzionare?
Chi lo governa?
Come?
Anche il cubo, che abbiamo visto più volte nel "futuro", sarà vero che serve solo per drogare chi lo tiene in mano per permettergli di incontrare il Dio Ophmet?
Anche la cassa, che abbiamo visto nel futuro, sembra che, come il cubo, sia solo un oggetto che porta le persone alla morte.
Li fa impazzire, nel tentativo di risolvere un verto rompicapo, e così facendo ne provoca la morte.
Sembrano quasi degli strumenti creati apposta per sacrificare persone a questo fantomatico Dio Ophmet.
Anche lo specchio ha causato la morte di un nostro amico, il buon Arold ...
forse anche lo specchio è uno strumento di morte....
o forse Arold non è morto ma è solo intrappolato da un'altra parte, in un altro tempo ed in un altro spazio ...
Le nostre menti sono sempre più annebbiate.
Il potere del soprannaturale sta prendendo il sopravvento sulla nostra razionalità.
La nostra capacità di distinguere ciò che è vero e reale da ciò che è finzione è ridotta all'osso.
Strano ...
molto strano ....
Ci sono alcuni oggetti che sembrano ricorrere e ripetersi nel nostro peregrinare nel tempo e nello spazio.
Questo pensiero si annida nella nostra mente.
Una strana serie di oggetti, una cassa, uno specchio, un cubo sembrano ripetersi in tutti i tempi e luoghi che abbiamo vissuto.
Chissà cosa sono...
e a cosa servono...
In India un pazzo , o forse i pazzi siamo noi che non gli crediamo, ci ha detto che lo specchio è uno strumento che lui usa per farci vedere un'altra realtà.
Ma la realtà che vediamo sarà vera o fittizia?
Quando eravamo, o siamo, nel 1800 a Londra, lo specchio era considerato un oggetto di altissimo pregio, nulla però immaginavamo di suoi possibili risvolti magici.
Adesso, o nell'era moderna, nel futuro, abbiamo trovato di nuovo lo specchio, che ci ha permesso di vedere il fantomatico Dio Ophmet.
A cosa servirà lo specchio?
Sarà un tramite tra vari mondi e vari tempi?
E se così fosse, come può funzionare?
Chi lo governa?
Come?
Anche il cubo, che abbiamo visto più volte nel "futuro", sarà vero che serve solo per drogare chi lo tiene in mano per permettergli di incontrare il Dio Ophmet?
Anche la cassa, che abbiamo visto nel futuro, sembra che, come il cubo, sia solo un oggetto che porta le persone alla morte.
Li fa impazzire, nel tentativo di risolvere un verto rompicapo, e così facendo ne provoca la morte.
Sembrano quasi degli strumenti creati apposta per sacrificare persone a questo fantomatico Dio Ophmet.
Anche lo specchio ha causato la morte di un nostro amico, il buon Arold ...
forse anche lo specchio è uno strumento di morte....
o forse Arold non è morto ma è solo intrappolato da un'altra parte, in un altro tempo ed in un altro spazio ...
Le nostre menti sono sempre più annebbiate.
Il potere del soprannaturale sta prendendo il sopravvento sulla nostra razionalità.
La nostra capacità di distinguere ciò che è vero e reale da ciò che è finzione è ridotta all'osso.
giovedì 26 marzo 2009
Riflettersi nello specchio
Per quanto assurde e irrazioneli le cose she ci ha raccontato questo strano individuo hanno un senso e, per quanto visto, sono veritiere.
Inoltre trovano conferma anche le parole che abbiamo già sentito (o sentiremo) dal mastro vetraio.
Mentre facciamo domande a raffica nel tentativo di comprendere concetti che, fino a qualche ora fa, nemmeno lambivano le nostre menti, ho un flash.
Il tizio sta dicendo che se ci si specchia di notte, si resta imprigionati e si viene "divisi" e sparsi in diversi momenti.
Il solo modo per liberare unapersona da questa prigionia è eliminare tutti i suoi doppi fino ad arrivare all'ultimo... l'originale.
Subito mi torna alla mente la sera in cui Antony, dal mastro vetraio, si è messo davanti allo specchio vedendo la sua immagine riflessa.
Da ciò che abbiamo appena scoperto, questo dovrebbe avere imprigionato Antony mandandolo in diversi momenti della sua vita.
Chiediamo se siano momenti particolari o casuali. Il tizio ci risponde che molto probabilmente si viene imprigionati in un momento particolarmente significativo e subito pensiamo alla notte in cui Antony ha, o avrebbe, ucciso il suo compagno.
A quanto pare ha davvero bisogno del nostro aiuto, più di quanto pensassimo.
Riflettersi nello specchio, effettvamente, non è stata una buona idea.
Inoltre trovano conferma anche le parole che abbiamo già sentito (o sentiremo) dal mastro vetraio.
Mentre facciamo domande a raffica nel tentativo di comprendere concetti che, fino a qualche ora fa, nemmeno lambivano le nostre menti, ho un flash.
Il tizio sta dicendo che se ci si specchia di notte, si resta imprigionati e si viene "divisi" e sparsi in diversi momenti.
Il solo modo per liberare unapersona da questa prigionia è eliminare tutti i suoi doppi fino ad arrivare all'ultimo... l'originale.
Subito mi torna alla mente la sera in cui Antony, dal mastro vetraio, si è messo davanti allo specchio vedendo la sua immagine riflessa.
Da ciò che abbiamo appena scoperto, questo dovrebbe avere imprigionato Antony mandandolo in diversi momenti della sua vita.
Chiediamo se siano momenti particolari o casuali. Il tizio ci risponde che molto probabilmente si viene imprigionati in un momento particolarmente significativo e subito pensiamo alla notte in cui Antony ha, o avrebbe, ucciso il suo compagno.
A quanto pare ha davvero bisogno del nostro aiuto, più di quanto pensassimo.
Riflettersi nello specchio, effettvamente, non è stata una buona idea.
lunedì 23 marzo 2009
Il tempo che mancava
La cassa vi guarda da un angolo dell'ufficio.
Il telefono squilla, vi avvisano che siete nei guai.
Gli stessi magri figuri hanno manipolato una serie di eventi che ha portato la polizia sulle vostre tracce, forse per levarvi di torno, e ora vi deridono avvisandovi del pericolo.
Nascondete la cassa, fuggite.
Nascosti su un tetto osservate il teatrino della polizia che si svolge nel vostro ufficio.
Poi arrivano i tizi magri, rovistano, se ne vanno.
Poi l'ufficio espolde!
L'hanno fatta saltare...
E' solo per un istante il mondo vi gira attorno, come una trottola, poi vi sentite strani.
I vostri sensi sono avattati, i colori sbiadiscono...
Siete altrove.
In una stanza di una casa di legno, vestiti con abiti di foggia antica.
Siete nell'800.
Adesso ricordate.
Il futuro era solo una visone, un sogno, un incubo.
Vi siete ritrovati in India, poco prima eravate in Inghilterra, alla ricerca di un bambino scomparso.
Tra poco i militari vi troveranno e tornerete in Inghilterra, incontrere Jacob, fuggirete in Francia.
Siete finiti nei giorni che tra l'Inghilterra e L'India vi eravate scordati.
L'uomo vi racconta che siete stati voi a cercarlo, incapaci di capire come eravate finiti li.
Lui vi ha raccontato del suo viaggio tra i misteri che popolano il vostro mondo, i segreti del tempo e gli oggetti che gli uomini ritengono "magici".
E forse un fondo di verità c'è.
Gli avete chiesto di scoprite che fine aveva fatto l'uomo che sembrava essere l'artefice della scomparsa del bambino, lo sceriffo del villaggio e lui vi ha aiutato con un sogno.
Solo che non è ciò che vi aspettavate.
Avete visto il futuro.
"Lo specchio - dice - non mostra per forza qualcosa che deve accadere, o che è accaduto, lui riflette solo la relatà in un modo che voi la possiate capire, in modo forse da guidare le vostre azioni o da impedirvi qualcosa..."
Che centra però tutto quasto con lo scriffo?
Il sogno vi ah dato delle conoscenze che voi non potete avere, cose che la gente non capirebbe, cose che adesso anche a voi sembrano strane...
"Chi è Ophmet?" chiedete.
"Non è uno, sono tanti, sono esseri che vivono oltre il tempo e che sono fondamentalmente ciechi al mondo, fino a che qualcuno non viola le leggi del tempo, loro lo percepiscono e se ne nutrono!"
Poi scende la notte, e lui copre lo specchio.
"Non ci si deve specchiare in uno specchio antico di notte, questi specchi hanno il potere di intrappolare una parte di noi di tenerla legata a qualcosa, impeendoci di essere davvero liberi."
Riflettete.
"Nel futuro una persona che conosciamo si specchierà di notte in quasto specchio, è pericoloso?"
"Se tenete a lui dovete aiutarlo"
Pensate che adesso che lo sapete potete liberarlo, impedire che lo faccia.
"Non è proprio così, il fatto che voi sappiate cosa accadrà non è detto che vi permetta di modificarlo, voi qui giorni li avete già vissuti, ne avete il ricordo è probabile che non li viviate più, o almeno non nello stesso modo."
Il telefono squilla, vi avvisano che siete nei guai.
Gli stessi magri figuri hanno manipolato una serie di eventi che ha portato la polizia sulle vostre tracce, forse per levarvi di torno, e ora vi deridono avvisandovi del pericolo.
Nascondete la cassa, fuggite.
Nascosti su un tetto osservate il teatrino della polizia che si svolge nel vostro ufficio.
Poi arrivano i tizi magri, rovistano, se ne vanno.
Poi l'ufficio espolde!
L'hanno fatta saltare...
E' solo per un istante il mondo vi gira attorno, come una trottola, poi vi sentite strani.
I vostri sensi sono avattati, i colori sbiadiscono...
Siete altrove.
In una stanza di una casa di legno, vestiti con abiti di foggia antica.
Siete nell'800.
Adesso ricordate.
Il futuro era solo una visone, un sogno, un incubo.
Vi siete ritrovati in India, poco prima eravate in Inghilterra, alla ricerca di un bambino scomparso.
Tra poco i militari vi troveranno e tornerete in Inghilterra, incontrere Jacob, fuggirete in Francia.
Siete finiti nei giorni che tra l'Inghilterra e L'India vi eravate scordati.
L'uomo vi racconta che siete stati voi a cercarlo, incapaci di capire come eravate finiti li.
Lui vi ha raccontato del suo viaggio tra i misteri che popolano il vostro mondo, i segreti del tempo e gli oggetti che gli uomini ritengono "magici".
E forse un fondo di verità c'è.
Gli avete chiesto di scoprite che fine aveva fatto l'uomo che sembrava essere l'artefice della scomparsa del bambino, lo sceriffo del villaggio e lui vi ha aiutato con un sogno.
Solo che non è ciò che vi aspettavate.
Avete visto il futuro.
"Lo specchio - dice - non mostra per forza qualcosa che deve accadere, o che è accaduto, lui riflette solo la relatà in un modo che voi la possiate capire, in modo forse da guidare le vostre azioni o da impedirvi qualcosa..."
Che centra però tutto quasto con lo scriffo?
Il sogno vi ah dato delle conoscenze che voi non potete avere, cose che la gente non capirebbe, cose che adesso anche a voi sembrano strane...
"Chi è Ophmet?" chiedete.
"Non è uno, sono tanti, sono esseri che vivono oltre il tempo e che sono fondamentalmente ciechi al mondo, fino a che qualcuno non viola le leggi del tempo, loro lo percepiscono e se ne nutrono!"
Poi scende la notte, e lui copre lo specchio.
"Non ci si deve specchiare in uno specchio antico di notte, questi specchi hanno il potere di intrappolare una parte di noi di tenerla legata a qualcosa, impeendoci di essere davvero liberi."
Riflettete.
"Nel futuro una persona che conosciamo si specchierà di notte in quasto specchio, è pericoloso?"
"Se tenete a lui dovete aiutarlo"
Pensate che adesso che lo sapete potete liberarlo, impedire che lo faccia.
"Non è proprio così, il fatto che voi sappiate cosa accadrà non è detto che vi permetta di modificarlo, voi qui giorni li avete già vissuti, ne avete il ricordo è probabile che non li viviate più, o almeno non nello stesso modo."
venerdì 6 marzo 2009
La cassa è nostra
Le nostre ricerche, tra rabbia e dolore per gli ultimi eventi, si intensificano.
Ci rechiamo a casa di Beatriz in cerca della verità. Mentre William e John la metteno sotto torchio, Paul fruga nello studio del Dr. Fog.
Quando usciamo dall' abitazione, portiamo con noi gli appunti del dottore. Una parte è in inglese, un'altra è scritta in arabo.
Decidiamo così di recarci all'università per farci tradurre la parte scritta in arabo.
Ci addentriamo nei dormitori e, rimpiangendo la nostra gioventù, andiamo da uno studente di matematica di origine araba. Dà una veloce occhiata alle parti in arabo e ci dice che sembrano delle annotazione prese in uno stato di semidelirio. Parlano del tempo e della chiave, del codice pe rfare dei viaggi in tempi diversi... ci dice anche che le parole usate possono avere diverse interpretazioni. Questa è la sua.
Decidiamo allora di frugare nell'ufficio del dr. Fog in università.
Mentre stiamo per entrare sentiamo il rumore di un'auto all'esterno. Ci affacciamo e vediamo due tizi molto magri scendere dall'auto.
Deicidiamo di seguirli.
In un magazzino si incontrano con una persona... la voce ci suona famigliare... le due figure magre stanno chiedeno come procedono gli studi e se ha scoperto il codice per aprire la cassa.
Il tizio risponde che ci sta ancora lavorando e che ha bisogno di tempo.
I tre si salutano dandosi appuntamento nei prossimi giorni.
Ci nascondiamo e li lasciamo uscire.
Adesso che lo vediamo in faccia riconosciamo Tony, l'assistente del dr. Fog.
Andiamo a rovistare nell'ufficio ma non troviamo nula di interessante. Allora andiamo da Tony e lo strapazziamo un pò. La sola cosa che ci dice è che, servendogli dei soldi, si è messo al servizio dei tipi magri e sta proseguendo le ricerche per loro.
Il giorno sucessivo ci dividiamo.
John va a far identificare le targhe dell'auto dei tizi magri, Faust va alla polizia per cercare di farsi dare l'agenda del dottor Fog e William e Paul tornano da mr. Franklin.
La casa è aperta e vuota. I due vanno alla cassa e, al suo inteno, trovano il cadavere di mr. Franklin.
Decidono di ripulirla e di gettare della calce sul suo corpo e sui resti di Arold.
Poi portano la cassa in ufficio.
Ci rechiamo a casa di Beatriz in cerca della verità. Mentre William e John la metteno sotto torchio, Paul fruga nello studio del Dr. Fog.
Quando usciamo dall' abitazione, portiamo con noi gli appunti del dottore. Una parte è in inglese, un'altra è scritta in arabo.
Decidiamo così di recarci all'università per farci tradurre la parte scritta in arabo.
Ci addentriamo nei dormitori e, rimpiangendo la nostra gioventù, andiamo da uno studente di matematica di origine araba. Dà una veloce occhiata alle parti in arabo e ci dice che sembrano delle annotazione prese in uno stato di semidelirio. Parlano del tempo e della chiave, del codice pe rfare dei viaggi in tempi diversi... ci dice anche che le parole usate possono avere diverse interpretazioni. Questa è la sua.
Decidiamo allora di frugare nell'ufficio del dr. Fog in università.
Mentre stiamo per entrare sentiamo il rumore di un'auto all'esterno. Ci affacciamo e vediamo due tizi molto magri scendere dall'auto.
Deicidiamo di seguirli.
In un magazzino si incontrano con una persona... la voce ci suona famigliare... le due figure magre stanno chiedeno come procedono gli studi e se ha scoperto il codice per aprire la cassa.
Il tizio risponde che ci sta ancora lavorando e che ha bisogno di tempo.
I tre si salutano dandosi appuntamento nei prossimi giorni.
Ci nascondiamo e li lasciamo uscire.
Adesso che lo vediamo in faccia riconosciamo Tony, l'assistente del dr. Fog.
Andiamo a rovistare nell'ufficio ma non troviamo nula di interessante. Allora andiamo da Tony e lo strapazziamo un pò. La sola cosa che ci dice è che, servendogli dei soldi, si è messo al servizio dei tipi magri e sta proseguendo le ricerche per loro.
Il giorno sucessivo ci dividiamo.
John va a far identificare le targhe dell'auto dei tizi magri, Faust va alla polizia per cercare di farsi dare l'agenda del dottor Fog e William e Paul tornano da mr. Franklin.
La casa è aperta e vuota. I due vanno alla cassa e, al suo inteno, trovano il cadavere di mr. Franklin.
Decidono di ripulirla e di gettare della calce sul suo corpo e sui resti di Arold.
Poi portano la cassa in ufficio.
domenica 1 marzo 2009
Domande
Paul e gli altri lasciano la casa e l'uomo perso nei suoi deliri.
La macchina corre veloce verso la casa di Beatriz.
Una rapida discussione mette il gruppo nella possibilità di frugare tra le carte di Mr.Fog.
Nell'ufficio che a casa ci sono innumerevoli scritti e dispense sul tempo e le dimensioni.
Sul tavolo un moderno computer fa bella figura.
Paul lo analizza per un pò, poi con la password riesce ad entrare.
La password è Ophmet!
Tra le cartelle trova degli scritti in arabo, indecifrabili.
La lingua che parlava il capo della setta in effetti sembrava arabo...
Le domande si affollano nella mente di Paul.
Beatriz centra qualcosa?
Fino dove è arrivato Fog con le sue scoperte?
In questi file ci sarà il codice per aprire davvero al cassa?
Mentre Paul pensa la pendola dell'ufficio suona le nove di sera.
Paul si volta per uscire e tornare dagli altri che stanno ancora parlando con Beatriz.
Mentre esce una fitta lo coglie alla gamba, un male che non comprende.
E' solo un attimo, poi passa.
Si tocca la gamba, tutto ok.
Che sarà stato?
La macchina corre veloce verso la casa di Beatriz.
Una rapida discussione mette il gruppo nella possibilità di frugare tra le carte di Mr.Fog.
Nell'ufficio che a casa ci sono innumerevoli scritti e dispense sul tempo e le dimensioni.
Sul tavolo un moderno computer fa bella figura.
Paul lo analizza per un pò, poi con la password riesce ad entrare.
La password è Ophmet!
Tra le cartelle trova degli scritti in arabo, indecifrabili.
La lingua che parlava il capo della setta in effetti sembrava arabo...
Le domande si affollano nella mente di Paul.
Beatriz centra qualcosa?
Fino dove è arrivato Fog con le sue scoperte?
In questi file ci sarà il codice per aprire davvero al cassa?
Mentre Paul pensa la pendola dell'ufficio suona le nove di sera.
Paul si volta per uscire e tornare dagli altri che stanno ancora parlando con Beatriz.
Mentre esce una fitta lo coglie alla gamba, un male che non comprende.
E' solo un attimo, poi passa.
Si tocca la gamba, tutto ok.
Che sarà stato?
Paul
La curiosità di scoprire se Ophmet esiste davvero è tanta.
Il capo di questa strana setta ci conduce nella cantina della villa e lì ci guida attraverso stanze e luoghi pieni di arazzi e tappeti.
Giungiamo in una piccola saletta dove il capo ci informa che, affinchè il rito abbia un effetto maggiore dovremo essere completamente nudi.
Ci rifiutiamo di restare nudi e affrontiamo l'inizio del rito indossando solo le mutande.
Il capo della setta mette delle foglie - droga probabilmente - in un braciere e le accende.
L'aria si fa densa, spessa.. un profumo acre riempie le nostre narici.
Il rito ha avuto inizio e la droga sta facendo effetto.
Le nostre menti sono annebbiate, intorpidite, finchè la nostra attenzione viene richiamata da uno strano ticchettio.
Sembra provenire da uno strano buco nel pavimento.
"Ophmet, se sei tu lì sotto fatti vedere - mostrati a noi" gridiamo.
Dopo un po', dal buco appare un eneorme verme, per metà di carne e per l'altra di metallo.
Il concetto di tempo e spazio sembra essere mutato: vediamo il verme fare mosse strane, contorcersi nello spazio, assumere forme e dimensioni irrazionali.
Le nostre stesse mutande ci sembrano come dei filamenti di che si allungano nello spazio.
Il verme - Ophmet probabilmente - si dirige verso di noi, ci gira attorno, ci chiede di offrirgli qualcosa ma noi non facciamo nulla.
Alla fine si dirige verso il provero Arold e lo ingoia.
Sarà sicuramente un effetto della droga - pensiamo.
Il verme si ritira nel suo buco; cerchiamo invano di trattenerlo.
L'effeto della droga svanisce, il fumo e l'odore acre scompaiono.
Siamo solo io e Faust.
Al posto di Arold c'è un cumulo di carne maciullata e sanguinante.
"Brutto vecchio bastardo, dovìè il nostro amico Arold.
Se l'è mangiato quel cazzo di verme e ora c'è solo questo cumulo di carne! Riportalo qui!" gridiamo al capo della setta.
"Che onore, che fortuna essere stato scelto da Ophmet" esclama lui.
Siamo turbati, incazzati.
Arold non c'è più ed al suo posto c'è solo carne marcia e sangue.
Ci raggiunge John il quale, con abile mossa, sferra qualche cazzotto al capo della setta per farlo tacere dai suoi splroloqui.
Siamo ancora sconvolti per la mancanza di Arold.
John sta fracassando le ossa di quello stronzo del capo della setta quando la nostra attenzione viene colta da una strana cassa posta in fondo alla stanza in cui siamo.
E' una grossa cassa di legno, senza aperture, senza cerniere, senza una chiave.
Cerchiamo di aprirla e, forse per bravura o forse per fortuna, scopriamo che, premendo in un punto, si aziona un congegno che porta in vista uno strano tappo cilindrico con una maniglia sopra.
Tirando la maniglia il tappo si solleva leggermente, senza sganciarsi dalla cassa, e sotto di esso troviamo 3 ruote di legno riportanti dei numeri da 0 fino a 9.
Cerchiamo di capire come risolvere questa strana combinazione finchè non ci sovviene che il dottor Fog aveva una combinazione numerica.
Ragionandoci sopra ed andando a tentativi cerchioamo di aprire la cassa usando quella strana sequenza.
Il capo della setta si riprende dalla saccagnata di botte di John e si dimostra impaziente.Sembra aver notato che usiamo sempre gli stessi numeri..
"Sapete qualche cosa che non mi avete detto? Voi avete una seuqnza in mano... ditemela e vi aiuterò ad aprire la cassa."
Noi, stressati dalla sua insistenza e dai nostri insuccessi, gli diamo una sequanza numerica leggermente sbagliata, in modo tale da capire la logica utilizzata per decifrare la strana sequenza.
Una volta decifrata la logica di lettura del codice, utilizzando la giusta sequenza numerica, sblocchiamo il tappo della cassa.
Il tappo è grande circa 30 cm di diametro.
Il capo della setta, che peserà si e no 30 kg, ci confessa che tutti loro sono magri perchè il loro scopo è quello di entrare all'interno di quella cassa.
Guardiamo dentro la cassa e lì troviamo altri numeri.
Ci saranno circa 50 cerchi pieni di numeri... ci dovrà essere un'altra sequenza numerica da qualche parte!
Il capo9 della setta, intanto, viene fatto entrare nella cassa:
"Ma non è possibile" esclama "altri numeri... datemi la giusta sequenza ... non può essere così!!!"
La curiosità di scoprire se Ophmet esiste davvero è tanta.
Il capo di questa strana setta ci conduce nella cantina della villa e lì ci guida attraverso stanze e luoghi pieni di arazzi e tappeti.
Giungiamo in una piccola saletta dove il capo ci informa che, affinchè il rito abbia un effetto maggiore dovremo essere completamente nudi.
Ci rifiutiamo di restare nudi e affrontiamo l'inizio del rito indossando solo le mutande.
Il capo della setta mette delle foglie - droga probabilmente - in un braciere e le accende.
L'aria si fa densa, spessa.. un profumo acre riempie le nostre narici.
Il rito ha avuto inizio e la droga sta facendo effetto.
Le nostre menti sono annebbiate, intorpidite, finchè la nostra attenzione viene richiamata da uno strano ticchettio.
Sembra provenire da uno strano buco nel pavimento.
"Ophmet, se sei tu lì sotto fatti vedere - mostrati a noi" gridiamo.
Dopo un po', dal buco appare un eneorme verme, per metà di carne e per l'altra di metallo.
Il concetto di tempo e spazio sembra essere mutato: vediamo il verme fare mosse strane, contorcersi nello spazio, assumere forme e dimensioni irrazionali.
Le nostre stesse mutande ci sembrano come dei filamenti di che si allungano nello spazio.
Il verme - Ophmet probabilmente - si dirige verso di noi, ci gira attorno, ci chiede di offrirgli qualcosa ma noi non facciamo nulla.
Alla fine si dirige verso il provero Arold e lo ingoia.
Sarà sicuramente un effetto della droga - pensiamo.
Il verme si ritira nel suo buco; cerchiamo invano di trattenerlo.
L'effeto della droga svanisce, il fumo e l'odore acre scompaiono.
Siamo solo io e Faust.
Al posto di Arold c'è un cumulo di carne maciullata e sanguinante.
"Brutto vecchio bastardo, dovìè il nostro amico Arold.
Se l'è mangiato quel cazzo di verme e ora c'è solo questo cumulo di carne! Riportalo qui!" gridiamo al capo della setta.
"Che onore, che fortuna essere stato scelto da Ophmet" esclama lui.
Siamo turbati, incazzati.
Arold non c'è più ed al suo posto c'è solo carne marcia e sangue.
Ci raggiunge John il quale, con abile mossa, sferra qualche cazzotto al capo della setta per farlo tacere dai suoi splroloqui.
Siamo ancora sconvolti per la mancanza di Arold.
John sta fracassando le ossa di quello stronzo del capo della setta quando la nostra attenzione viene colta da una strana cassa posta in fondo alla stanza in cui siamo.
E' una grossa cassa di legno, senza aperture, senza cerniere, senza una chiave.
Cerchiamo di aprirla e, forse per bravura o forse per fortuna, scopriamo che, premendo in un punto, si aziona un congegno che porta in vista uno strano tappo cilindrico con una maniglia sopra.
Tirando la maniglia il tappo si solleva leggermente, senza sganciarsi dalla cassa, e sotto di esso troviamo 3 ruote di legno riportanti dei numeri da 0 fino a 9.
Cerchiamo di capire come risolvere questa strana combinazione finchè non ci sovviene che il dottor Fog aveva una combinazione numerica.
Ragionandoci sopra ed andando a tentativi cerchioamo di aprire la cassa usando quella strana sequenza.
Il capo della setta si riprende dalla saccagnata di botte di John e si dimostra impaziente.Sembra aver notato che usiamo sempre gli stessi numeri..
"Sapete qualche cosa che non mi avete detto? Voi avete una seuqnza in mano... ditemela e vi aiuterò ad aprire la cassa."
Noi, stressati dalla sua insistenza e dai nostri insuccessi, gli diamo una sequanza numerica leggermente sbagliata, in modo tale da capire la logica utilizzata per decifrare la strana sequenza.
Una volta decifrata la logica di lettura del codice, utilizzando la giusta sequenza numerica, sblocchiamo il tappo della cassa.
Il tappo è grande circa 30 cm di diametro.
Il capo della setta, che peserà si e no 30 kg, ci confessa che tutti loro sono magri perchè il loro scopo è quello di entrare all'interno di quella cassa.
Guardiamo dentro la cassa e lì troviamo altri numeri.
Ci saranno circa 50 cerchi pieni di numeri... ci dovrà essere un'altra sequenza numerica da qualche parte!
Il capo9 della setta, intanto, viene fatto entrare nella cassa:
"Ma non è possibile" esclama "altri numeri... datemi la giusta sequenza ... non può essere così!!!"
sabato 14 febbraio 2009
Il dubbio
Dopo essere usciti dall'ufficio, io e John ci mettiamo alla ricerca della strumentazione.
Subito una macchina sipalesa dietro di noi.
Decidiamo di lasciare la macchina e prendere la metropolitana.
Con nostra grande sorpresa i tizi non ci segueno.
Così abbiamo tutto il tempo di recuperare tutto il necessario e, dopo aver preparato il furgone, ci appostiamo all'esterno dell'abitazione.
Per molte ore non accade nulla, nessun suono e nessun movimento. La casa sembra essere vuota.
Proprio mentre stiamo pensando di tornare all'ufficio vediamo gli altri arrivare alla villa, accompagnati da due degli strani tizi.
Suonano e arriva il padrone di casa ad aprire la porta.
Così cominciamo a spiare la conversazione.
Prima le solite cose su questo dio, sul cubo... un altro fanatico.
Poi la sorpresa: Beatriz ci ha manipolato per fare strada all'interno della setta.
Proprio mentre io e John stiamo pensando di andare da lei e metterla sotto torchio per farci dire la vaerità, gli altri nella casa vengono invitati a incontrare Olphmet.
Da quello che sentiamo si stanno muovendo in un'altra stanza.
Ora il dubbio: andare da Beatriz o stare qui nel caso servisse il nostro aiuto?
Subito una macchina sipalesa dietro di noi.
Decidiamo di lasciare la macchina e prendere la metropolitana.
Con nostra grande sorpresa i tizi non ci segueno.
Così abbiamo tutto il tempo di recuperare tutto il necessario e, dopo aver preparato il furgone, ci appostiamo all'esterno dell'abitazione.
Per molte ore non accade nulla, nessun suono e nessun movimento. La casa sembra essere vuota.
Proprio mentre stiamo pensando di tornare all'ufficio vediamo gli altri arrivare alla villa, accompagnati da due degli strani tizi.
Suonano e arriva il padrone di casa ad aprire la porta.
Così cominciamo a spiare la conversazione.
Prima le solite cose su questo dio, sul cubo... un altro fanatico.
Poi la sorpresa: Beatriz ci ha manipolato per fare strada all'interno della setta.
Proprio mentre io e John stiamo pensando di andare da lei e metterla sotto torchio per farci dire la vaerità, gli altri nella casa vengono invitati a incontrare Olphmet.
Da quello che sentiamo si stanno muovendo in un'altra stanza.
Ora il dubbio: andare da Beatriz o stare qui nel caso servisse il nostro aiuto?
giovedì 12 febbraio 2009
Ophmet esiste...
Paul
Il cubo ci affascina.
E' uno strano strumento che sembra avere un non so che di magnetico per noi; ci attira a se.
Anche William decide di provare a risolverlo.
Anche lui, purtroppo, fa la stessa fine di Paul e Arold, ovvero rischia di impazzire.
Forse il cubo non è la soluzione del problema ma solo un mezzo per estraniare l'utilizzatore dalla realtà.
Ci muoviamo verso la casa dove abbiamo visto il rito del Dio Ophmet.
Ci accorgiamo di essere seguiti ma, con abile mossa, ci liberiamo degli inseguitori.
Perlustrando la casa da cima a fondo scopriamo un pezzo di carta con un indirizzo... non ce ne eravamo accorti l'ultima volta.
Usciti dalla casa andiamo verso questo indirizzo dove ci accoglie un tipo strano e misterioso, il quale ci insospettisce per il suo aspetto ed i suoi modi.
"Forse in questa casa troveremo la soluzione ai nostri problemi"
Ci suddividiamo in 2 squadre: William e John cercheranno dei sistemi di intercettazione per tenere sotto controllo la casa, mentre Arold, Faust e Paul cercheranno di entrare nella casa stessa.
Arold, Faust e Paul riescono ad entrare nella casa e riescono ad ottenere udienza dal padrone di casa, mentre John e William sono appostati fuori ad ascoltare le loro conversazioni.
I 3 vengno portati al cospetto di uno starno tizio, non giovanissimo, magro, scavato in volto, con una grossa cicatrice in faccia.
Sembra essere il capo di questa strana setta di fanatici che venerano Ophmet.
Costui sostiene di parlare con Ophmet, di sapere tante cose che noi sappiamo, di sapere che noi abbiamo un cubo a casa, uno identico a quelli che lui ha in casa.
Parliamo con lui del Professor Fog e di Beatriz e rimaniamo allibiti quando il capo afferma che anche Beatriz fa parte della setta.
Pare che lei ci abbia assoldati con un unico scopo: creare scompiglio nella setta, uccidendo qualcuno della setta stessa, affinchè lei possa assurgere ad alte sfere in breve tempo.
Ci ha mentito per tutto questo tempo.
Ci ha usato e sfruttato.
Forse è lei stessa la causa della morte di suo padre.
Presi da questi turbamenti e dubbi, la nostra attenzione viene richiamata da una domanda del capo della setta:
"Volete conoscere Ophmet?"
"Sì, così vedremo se davvero esiste questo fantomatico Dio" è la nostra risposta, e ci incamminiamo in strane stanze seguendo il capo della setta.
Il cubo ci affascina.
E' uno strano strumento che sembra avere un non so che di magnetico per noi; ci attira a se.
Anche William decide di provare a risolverlo.
Anche lui, purtroppo, fa la stessa fine di Paul e Arold, ovvero rischia di impazzire.
Forse il cubo non è la soluzione del problema ma solo un mezzo per estraniare l'utilizzatore dalla realtà.
Ci muoviamo verso la casa dove abbiamo visto il rito del Dio Ophmet.
Ci accorgiamo di essere seguiti ma, con abile mossa, ci liberiamo degli inseguitori.
Perlustrando la casa da cima a fondo scopriamo un pezzo di carta con un indirizzo... non ce ne eravamo accorti l'ultima volta.
Usciti dalla casa andiamo verso questo indirizzo dove ci accoglie un tipo strano e misterioso, il quale ci insospettisce per il suo aspetto ed i suoi modi.
"Forse in questa casa troveremo la soluzione ai nostri problemi"
Ci suddividiamo in 2 squadre: William e John cercheranno dei sistemi di intercettazione per tenere sotto controllo la casa, mentre Arold, Faust e Paul cercheranno di entrare nella casa stessa.
Arold, Faust e Paul riescono ad entrare nella casa e riescono ad ottenere udienza dal padrone di casa, mentre John e William sono appostati fuori ad ascoltare le loro conversazioni.
I 3 vengno portati al cospetto di uno starno tizio, non giovanissimo, magro, scavato in volto, con una grossa cicatrice in faccia.
Sembra essere il capo di questa strana setta di fanatici che venerano Ophmet.
Costui sostiene di parlare con Ophmet, di sapere tante cose che noi sappiamo, di sapere che noi abbiamo un cubo a casa, uno identico a quelli che lui ha in casa.
Parliamo con lui del Professor Fog e di Beatriz e rimaniamo allibiti quando il capo afferma che anche Beatriz fa parte della setta.
Pare che lei ci abbia assoldati con un unico scopo: creare scompiglio nella setta, uccidendo qualcuno della setta stessa, affinchè lei possa assurgere ad alte sfere in breve tempo.
Ci ha mentito per tutto questo tempo.
Ci ha usato e sfruttato.
Forse è lei stessa la causa della morte di suo padre.
Presi da questi turbamenti e dubbi, la nostra attenzione viene richiamata da una domanda del capo della setta:
"Volete conoscere Ophmet?"
"Sì, così vedremo se davvero esiste questo fantomatico Dio" è la nostra risposta, e ci incamminiamo in strane stanze seguendo il capo della setta.
martedì 10 febbraio 2009
Incontro con Franklin
Dopo una lunga ricerca Paul e gli altri vengono a sapere che colui che paga le spese di quelli che li seguono abita poco distante dalla villa.
Per un giorno intero inizia un gioco di inseguimenti e fughe con gli uomini che ormai gli stanno sempre più alle spalle.
Un biglietto li avvisa che continuare a investigare potrebbe essere deletrio per la loro salute.
Il gruppo non si perde d'animo e in un pomeriggio di ottobre riesce, tramite manovre abili, a farsi invitare a casa del loto "nemico"
Franklin
I tre vacano la sogli con una baldanza spropositata.
Pensano di essere i padroni?
Sciocchi.
Falli entrare e parla con loro.
Il brusio lo spinge a farli entrare.
I tre lo seguono fino allo studio e qui iniza la giostra delle domande stupide e delle risposte celate.
Chiedigli cosa sanno
"Perchè investigate su di noi?"
I tre raccontano la storia del Dr. Fog.
"Non mi credete? Non credete al mio dio?"
Paul palesa la sua incredulità, si fa beffe della fede di Franklin.
Digli che mi possono vedere.
"Volete vedete il mio dio?"
La domanda li colpisce come un pugno.
Quest'uomo è così folle da cercare di mostrarci qualcosa che non esiste?
Cos'ha in mente?
Con un filo di voce Paul risponde:
"Si..."
Per un giorno intero inizia un gioco di inseguimenti e fughe con gli uomini che ormai gli stanno sempre più alle spalle.
Un biglietto li avvisa che continuare a investigare potrebbe essere deletrio per la loro salute.
Il gruppo non si perde d'animo e in un pomeriggio di ottobre riesce, tramite manovre abili, a farsi invitare a casa del loto "nemico"
Franklin
I tre vacano la sogli con una baldanza spropositata.
Pensano di essere i padroni?
Sciocchi.
Falli entrare e parla con loro.
Il brusio lo spinge a farli entrare.
I tre lo seguono fino allo studio e qui iniza la giostra delle domande stupide e delle risposte celate.
Chiedigli cosa sanno
"Perchè investigate su di noi?"
I tre raccontano la storia del Dr. Fog.
"Non mi credete? Non credete al mio dio?"
Paul palesa la sua incredulità, si fa beffe della fede di Franklin.
Digli che mi possono vedere.
"Volete vedete il mio dio?"
La domanda li colpisce come un pugno.
Quest'uomo è così folle da cercare di mostrarci qualcosa che non esiste?
Cos'ha in mente?
Con un filo di voce Paul risponde:
"Si..."
venerdì 6 febbraio 2009
L'essere
L'essere li segue con gli occhi mentre lasciano e tornano nella stanza.
Quello alto e bello non lo ha visto, si è limitato a sentire sulla pelle la sua presenza, come una presenza di insetti che sciamano.
L'altro invece seppure per breve tempo lo ha "intuito".
La cosa è interessante.
La mente dei due è molto debole e l'essere la può plagiare a piacimento, lo sente e questo lo diverte.
Sono bastate poche parole per scatenare il caos.
Adesso non sanno cosa fare: portare via il cubo o usarlo.
L'essere ruota gli occhi e segue la bizzarra scena.
C'è ne un'altro con loro, uno che adesso si è messo a giocare col cubo.
L'essere adesso vede che quest'ultimo si sta attardando, sta per rimanere solo.
Basterà un istante, un solo battito di ciglia per divorare la sua volontà e trascinarlo verso il baratro e quando avverrà gli altri lo seguiranno.
Quello che sembra essere un medico è il più suscettibile alla presenza dell'essere e questo lo rende guardingo.
Maneggia per pochi istanti il cubo e sempre con molta circospezione.
L'ultimo, quello muscoloso, invece non degna neppure di uno sguardo il cubo, si limita a riempire il posacenere e a sentenziare che il tutto è una cazzata.
L'essere rotea il corpo su se stesso, come un enorme lombrico strappato dalla terra e assapora l'istante che lo separa dalla cena.
Quello alto e bello non lo ha visto, si è limitato a sentire sulla pelle la sua presenza, come una presenza di insetti che sciamano.
L'altro invece seppure per breve tempo lo ha "intuito".
La cosa è interessante.
La mente dei due è molto debole e l'essere la può plagiare a piacimento, lo sente e questo lo diverte.
Sono bastate poche parole per scatenare il caos.
Adesso non sanno cosa fare: portare via il cubo o usarlo.
L'essere ruota gli occhi e segue la bizzarra scena.
C'è ne un'altro con loro, uno che adesso si è messo a giocare col cubo.
L'essere adesso vede che quest'ultimo si sta attardando, sta per rimanere solo.
Basterà un istante, un solo battito di ciglia per divorare la sua volontà e trascinarlo verso il baratro e quando avverrà gli altri lo seguiranno.
Quello che sembra essere un medico è il più suscettibile alla presenza dell'essere e questo lo rende guardingo.
Maneggia per pochi istanti il cubo e sempre con molta circospezione.
L'ultimo, quello muscoloso, invece non degna neppure di uno sguardo il cubo, si limita a riempire il posacenere e a sentenziare che il tutto è una cazzata.
L'essere rotea il corpo su se stesso, come un enorme lombrico strappato dalla terra e assapora l'istante che lo separa dalla cena.
mercoledì 4 febbraio 2009
Il Cubo
Paul
Le nostre ricerche sembrano a non aver portato a nulla.Nessuna informazione in merito a questo fantomatico Dio Ophmet, al cubo, niente di strano nella vita del Dr. Fog e in merito a foto segnaletiche dei tizi morti nello scontro a fuoco in villa.
Temiamo di essere finiti in un vicolo cieco quando ci sovviene che la maga cieca, che aveva analizzato il cubo in una pseudo seduta spiritica, ci aveva detto che alcune facce del cubo erano più ruvide di altre.
Portiamo il cubo in università da un giovane ragazzo che risponde al cognome di Rubik e, mediante l'ausilio di un rugosimetro, determiniamo la rugosità delle singole facce del cubo.A casa cewrchiamo di portare tutte le facce con la medesima rugosità sullop stesso lato del cubo ma inutilmente... il tutto sembra essere troppo complicato ..
Per fortuna che Arold ha portato della mescalina...
Paul ne prende un po' e, dopo circa 30 minuti, è in botta completa...
Guarda il cubo, ci parla insieme, cerca di mettere le facce del cubo a posto ...
"Paul ... PAul ... sacrifica qualcosa per me ....."
Il cubo sembra parlare a Paul... gli chiede di fare qualche sacrificio ... chissà se è vero che il cubo gli sta parlando o se è solo l'influsso della droga.
Il cubo, dopo una sonora scazzottata, viene tolto a Paul, il quale si ritrova drogato e legato come un salame.
La cosa strana, però, è che le facce del cubo sembrano quasi a posto ... manca poco per completarlo.
Anche Arold, di nascosto, prende della mescalina e si mette a giocare col cubo."Arold ... Arold ... sacrifica qualcosa per me ..."
Anche Arold è in piena crisi... afferma persino di vedere un eneorme verme gigante con tante fila di denti che cerca di morderlo.
Anche nel suo caso gli viene sequestrato il cubo poco prima di averlo completato.
Analizzando bene il cubo notiamo che ci sono alcuni pezzi di metallo che, strisciando tra di loro, tendono a scaldarsi ed a rilasciare uno strano liquido, forse una droga o qualcosa di simile ... anche la maga ci aveva detto di sentire qualcosa di bagnato sul cubo ...
Forse il cubo rilascia davvero qualche droga che non ti fa sentire dolore e che ti provoca allucinazioni, allucinazioni tali da poterti persino portare all'autoflagellazione.... all'autoflagellazione come i tizi visti nella villa....
Le nostre ricerche sembrano a non aver portato a nulla.Nessuna informazione in merito a questo fantomatico Dio Ophmet, al cubo, niente di strano nella vita del Dr. Fog e in merito a foto segnaletiche dei tizi morti nello scontro a fuoco in villa.
Temiamo di essere finiti in un vicolo cieco quando ci sovviene che la maga cieca, che aveva analizzato il cubo in una pseudo seduta spiritica, ci aveva detto che alcune facce del cubo erano più ruvide di altre.
Portiamo il cubo in università da un giovane ragazzo che risponde al cognome di Rubik e, mediante l'ausilio di un rugosimetro, determiniamo la rugosità delle singole facce del cubo.A casa cewrchiamo di portare tutte le facce con la medesima rugosità sullop stesso lato del cubo ma inutilmente... il tutto sembra essere troppo complicato ..
Per fortuna che Arold ha portato della mescalina...
Paul ne prende un po' e, dopo circa 30 minuti, è in botta completa...
Guarda il cubo, ci parla insieme, cerca di mettere le facce del cubo a posto ...
"Paul ... PAul ... sacrifica qualcosa per me ....."
Il cubo sembra parlare a Paul... gli chiede di fare qualche sacrificio ... chissà se è vero che il cubo gli sta parlando o se è solo l'influsso della droga.
Il cubo, dopo una sonora scazzottata, viene tolto a Paul, il quale si ritrova drogato e legato come un salame.
La cosa strana, però, è che le facce del cubo sembrano quasi a posto ... manca poco per completarlo.
Anche Arold, di nascosto, prende della mescalina e si mette a giocare col cubo."Arold ... Arold ... sacrifica qualcosa per me ..."
Anche Arold è in piena crisi... afferma persino di vedere un eneorme verme gigante con tante fila di denti che cerca di morderlo.
Anche nel suo caso gli viene sequestrato il cubo poco prima di averlo completato.
Analizzando bene il cubo notiamo che ci sono alcuni pezzi di metallo che, strisciando tra di loro, tendono a scaldarsi ed a rilasciare uno strano liquido, forse una droga o qualcosa di simile ... anche la maga ci aveva detto di sentire qualcosa di bagnato sul cubo ...
Forse il cubo rilascia davvero qualche droga che non ti fa sentire dolore e che ti provoca allucinazioni, allucinazioni tali da poterti persino portare all'autoflagellazione.... all'autoflagellazione come i tizi visti nella villa....
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