giovedì 8 aprile 2010

Un vecchio amico

Dope le controversie interne al gruppo, quasi involontariamente, ci dividiamo.
Paul, Blaise e Faust tornano a Parigi, io e gli altri rimaniamo in Scozia per cercare il castello in cui Liliana aveva fatto il rito utilizzando per la prima volta gli antichi simboli.

Prima di partire per il castello, Antonhy ci racconta la verità sul suo (loro) viaggio ad Avignone. Ci dice che in realtà hanno incontrato Teodor e che gli ha raccomandato di non interferire con Barker, Arcer o Robert. Che è Robert a comandare tutto e tutti perché ha immensi poteri e che tutti, se potessero, si sottrarrebbero al suo controllo ma è talmente potente che nessuno ci riesce.

Apresa questa notizia, partiamo a cavallo. Dalle mie conoscenze sono due i castelli che corrispondono a quello visto da Barker così, sotto una pioggia battente, in una mezza giornata arriviamo al primo ma non c'è nulla. Così, dopo un breve sopralugo, ci rechiamo al secondo. Qui la nostra attenzione viene attirata da due cose: una costruzione enorme, tutta in metallo alle spalle dei ruderi del castello e una piccola casa da cui esce del fume nelle vicinanze.
Ci rechiamo alla casa e qui, con piacevole sorpresa scopro che c'è Elmut, il mio vecchio maestro non che padre di Vivian.

Ci mettiamo un pò a parlare con lui e scopriamo che è stato lui a costruire quella cosa e che gli è stata commisionata da un uomo, sui 50 con gli occhiali... dalla descrizione e calcolando il periodo capiamo che è stato Joseph. I 2 giorni in cui noi siamo stati su GEA, non si sa bene come, lui era in Scozia a far costruire questa cosa.

La costruzione sorge vicino alla porta di metallo creaa dall'ombra evocata da Liliana.
Elmut dice che aspetta un pezzo dal fabbro per poterla finire.
Così lo aiutiamo a completare e collegare il tutto.

Arold tenta di aprire la porta col solito metdo ma non riesce

Un fulmine colpisce la struttura e la porta viene letteralmete strappata dal telaio.
Al di là è tutto buio.

domenica 4 aprile 2010

Arold - Pensieri

Scritto da Eol88

Maledizione non riesco a prendere sonno...quello che è succeso ieri mi ha veramente scioccato, forse è per quello anzi...sicuramente.

Prendo la mia pipa e il mio tabacco e esco da questo buco di locanda.
Carico il bracere, esco dalla porta e comincio a camminare...

Non avrei mai pensato di arrivare a questo punto, fino a pochi mesi fa non avrei mai fatto un'azione così avventata e sconsiderata.
Sto cambiando, è inutile che tento di nasconderlo agli altri e tanto meno a me stesso, ma come? Sicuramente non in meglio...Quando sono stato nel 2012 e mi sono sentito parlare ho avuto paura di me stesso, non potevo concepire di ragionare in quel modo...ma adesso non ne sono più così sicuro.
Quello che è successo non è altro che il primo passo.

Però si ok...a combinare questo casino sono stato io, ma il problema non sono SOLO io, anche gli altri come me non sono disposti a fare un passo indietro e a ragionare con calma, quanti di loro metterebbero da parte ciò che secondo loro è più importante di altro...non lo so...
So solamente che arrivati a questo punto devo darmi una calmata e tornare aessere utile al gruppo come lo ero prima altrimenti non si va da nessuna parte...ad agire da soli si diventa come Franklin e io non voglio diventare così, ma non vorrei neanche trovarmi un giorno a usare i miei amici per quelli che porebero diventare i miei scopi come fa Barker...no no NO!
Devo restare calmo e tentare di non pensare a me stesso...senza pretendere di sapere e conoscere tutto subito...è follia...
Pensandoci bene...non ho frettà di conoscere...ho davanti ancora un sacco di tempo...

martedì 30 marzo 2010

Le riflessioni di un uomo solo

Le vicissitudini mi hanno riportato nella mia Scozia. La mia terra tanto amata.
Gli ultimi eventi mi hanno portato ad allontanarmi dai mie compagni e questo mi permette di stare solo con me stesso e di riflettere e ripensare un pò a tutto.

Dopo molto tempo mi trovo a ripensare alla mia Vivian, alla mia fuga a Londra, poi a Parigi... e adesso, finalmente, di nuovo a casa. Il calore della mia famiglia e del mio popolo mi sono mancati molto più di quello che pensavo. Solo ora mi rendo conto di quello che ho lasciato.

Forse fino ad ora non ci pensavo perché con gli altri le cose andavano bene e non c'erano mai state particolari controversie.

Ora però alcuni di loro stanno cambiando. Sembra che qualcuno cerchi risposte alle sue domande seguendo quelle che sono le sue priorità. Sembra che qualcune stia iniziando a mentire agli altri, ad agire per conto suo o in gruppetti e non più all'unisono come un tempo.

Sembra che Jimbo, come me, sia quello che riesce a mantenere un certo distacco dal potere.
Proverò a parlare con lui per capire se le mie sensazioni sono proprio sbagliate o se, anche sta volta, il mio intuito mi sta mettendo in guardia da qualcosa di strano che stavolta viene dal nostro interno.

Barker, Robert, Arcer e questo nuovo capo, Liliana... sempre più persone si intrecciano coi nostri destini, persone che cercano di manipolarci per avere il sopravvento le une sulle altre. E riescono molto bene a manipolarci, troppo bene.

Più ci penso più vedo che molti di noi stanno perdendo il raziocigno. Arold che manda il treno e Toropolis e si fa toccare dall'ombra per sedare la sua sete di conoscenza, Paul che spezza un cubo di cui si ingoranvano i poteri con che conseguenze...???
John, Blaise e Antony... non la raccontano tutta. Antony fino a poco fa avrebbe ucciso per Elisabet e ora non fa nemmeno un tentativo per fermare Barcker che vuole far nascere il bimbo e quindi far morire lei.
E poi se non hanno trovato quello che cercavano perché stare via addirittura un giorno in più?
Poi c'è la malattia di Joseph...

Troppe cose troppo caos. Invece qui c'è la mia terra, la mia gente... qui c'è la mia pace.
Forse dovrei valutare l'idea di...

-Toc Toc-

Forse è toranto Jimbo.

lunedì 29 marzo 2010

L'essere uniti e l'agire da soli

John, Antony e Blaise sono lontani da Parigi.
Gli altri sono al treno.
Tentano in ogni modo di farlo partire, ma non funziona nulla.
Stanchi di provare a vuoto decidono di incidere i siboli sul legno del pianali, così come li avevano visti nella visione di Barker.
Il treno scompare.
Per loro è solo uno spostamento d'aria, vengono sbalzati a terra e il treno è sparito!
E' come se si fosse spostato talmente veloce che li ha disarcionati.
Dove può essere andato?
William dice:
"Io stavo pensando alla Scozia, la mia terra. Nella visione di Barker il treno correva senza nessuno a bordo in una distesa di prato verde... e se fosse davvero la?"
"Andiamo in Scozia" dice Jimbo.
Prima di andare però, dato che devono attendere i 3 che se ne sono andati, decidono di usare ancora lo specchio.
Arrivano alla villa di Barker ma la trovano vuota.
Entrano e nella casa c'è solo lo specchio.
Arold lo vuole usare.
Decide di scoprire come tradurre i simboli.
Tocca lo specchio e quello che vede lo inquieta.
Nessuna visione, solo un campo bianco e un'ombra con gli occhi di fuoco che lo guarda.
"Così sei tu che usi lo specchio. Dopo tanto usarlo devi pagare il prezzo."
L'ombra con una visione gli indica che deve fare qualcosa a Robert per pagare il pegno.
Ucciderlo?
Parlarli di qualcosa?
Nel frattempo Paul torna a Louvre e spezza il cubo antico che li era conservato.

Dopo 3 giorni arrivano i 3 ma sono molto vaghi su ciò che hanno visto e cioè che gli è capitato.
La squadra parte per la Scozia.
Dopo varie vicissitudini trovano il treno, ma tentando di usarlo di nuovo uno di loro pensa a Thoropolis e il treno sparisce nella terra.
Questo fa infuriare William che abbandona il gruppo.
In alcune ore lo riescono a ritrovare, ma lui non vuole più parlare con loro.
Alla squadra la sue reazione sembra esagerata, ma assecondano la cosa per evitare che possa succedere qualcosa di peggio.
Mentre attendono che la rabbia passa a William la squadra incontra un uomo con i capelli rossi che dice di essere una persona che lavora per Liliana.
Dice di evitare di usare i simboli se non si sa come funzionano.
"I simboli sono una gabbia che può impirigionare l'enità che permette a Liliana e ad altri di avere la capacità di non invacchiare, se voi usate i simboli aprite la gabbia e potrebbe succedere che l'ombra fugga."
Chi è questa misteriosa ombra che sembra essere connessa con tutte le cose?
E' un bene o un male che si stia interessando a loro?
Mentre discutono Antony dice:
"Fino a poco tempo fa il gruppo era un entità compatta, una essenza di emozioni e volontà che agiva per una direzione comune, adesso stiamo correndo il rischio che le motivazioni personali rompano il nostro connubio. Mettiamo da parte le nostre intenzioni e le nostre ambizioni e ricordiamo che se siamo uniti e per agire come un gruppo non come singoli.
Altrimenti rischiamo davvero di perderci."
Mente parla mescola il mazzo di carte, poi si ferma.
Guarda gli altri ed estrae la Torre.

mercoledì 24 marzo 2010

L'incontro di Barker

Una settimana prima

Come tutte le mattine Richard si reca al Louvre.
Il fatto che Arold, un uomo che dice di essere suo amico, gli ha trovato quel lavoro lo rende utile.
Un uomo che lentamente recupera pezzi della memoria e che è relegato su una sedia a rotelle, senza quel lavoro, si sentirebbe davvero inutile.
Saluta il vecchio guardiano.
Entra nella sua sala da lavoro e inizia a riordianre i libri negli scaffali più bassi.
Ogni tanto si trova dei libri da mettere negli scaffali alti.
Ogni volta che accade li mette da parte, pensando che prima o poi ci arriverà.
Un bussare alla porta lo distoglie dal suo lavoro.
"Avanti" dice.
La porta si apre ed entra un uomo sui trent'anni.
"Salve Mr. Barker."
"Buongiorno, ci conosciamo?"
"Per ora no, ma la conosce l'uomo che mi manda qui. Dovrei parlarle e farle fare un giro ad Avignone."
"Avignone?"
"Si."
L'uomo sui trenta si avvicina.
"So che devo farle vedere questo."
Dalla tasca della giacca estrae una lettera e la porge a Richard.
"Posso chiamarla Richard?"
Barker prende la lettera e velocemente la legge.
"Si, credo di si..."
"Si al nome o ad Avignone?"
"A tutte e due."

Oggi

Richard entra nel louvre ed entra nella sua stanza di lavoro.
Da un occhio alla pila di libri.
Prende tutti quelli che ha messo da parte, e li sistema sui loro scaffali.

martedì 23 marzo 2010

Il ritorno di Barker

Decidiamo di tornare a Parigi con Dustin per cercare una cura al suo male.
Ma mentre cerchiamo di partire arrivano i militari e con loro hanno una donna.
Vogliono fare uno scambio.
La donna per Dustin.
All'inizio non capiamo poi tutto è chiaro: la donna è la moglie di John.
Sembra che ora la scelta è vincolata.
Facciamo lo scambio e torniamo a Parigi con la moglie di John.
Mentre siamo nella nostra casa a parlare sul da farsi si sente bussare alla porta.
Apriamo e rimaniamo a bocca aperta.
"Salve" dice l'uomo e noi rispondiamo in coro: "Barker"
Barker è davanti a noi, coscente di quello che è, ma sopratutto in piedi.
Insieme a lui c'è un certo Philippe Arcer che ora è un suoi collega, ha un nuovo capo e il suo compito è cercare di fare nascere il figlio di Anthony.
Non capiamo come faccia a essere lì e come faccia a essere tornato come nuovo.
Mentre ci domandiamo il come e il perchè lui chi chiede: "Posso riprendermi lo specchio?"
Discutiamo sul da farsi e decidiamo di fare un altro scambio.
Lo specchio per tre risposte.
Prendiamo lo specchio e andiamo da Barker.
Intanto cerchiamo le domande da fare a lui o allo specchio.
Una volta arrivati partiamo con le domande.
La prima è come funziona il treno.
Lui scrive qualcosa sulla mano e poi tocca lo specchio.
Passano alcuni secondi in cui Barker cade in trance e poi ci dice che il treno va grazie a dei simboli che bisogna segnare su di esso e non come funzionano normalmente i treni.
Ci scrive i simboli e sono li stessi che si sono sui nostri orologi.
I nostri occhi si illuminano e chiediamo subito cosa sono quei simboli
Barker fa la stessa cosa di prima, tocca lo specchio e cade in trance.
Dopo pochi secondi ci dice che la prima volta che furono tracciati era nel medioevo, da una donna con i capelli neri e ricci di nome Liliana.
Quando li ha tracciati era in un castello e pronunciava delle parole a lui incomprensibili.
Vicino a lei c'era un cavaliere con i capelli rossi.
Una volta che ebbe tracciato i simboli all'interno di essa camparve un ombra. E dopo aver chiesto a Liliana se era conscia del prezzo che chiedeva loro.
Alla risposta affermativa della donna l'ombra si avvicina al muro, lo tocca ed ecco comparire una porta di metallo
Una delle famose porte di metallo.
E subito il cavaliere invecchia ediventa polvere e si sentono dei gridi nel castello.
Dopo di ciò Barker ci dice che l'ombra si è girata nella sua direzione fissandolo e lui ha staccato la mano dallo specchio mentre vedeva la donna che passava attraverso la porta.
Una volta che ci ha raccontato questo ha perso i sensi per pochi attimi, stremato dalla fatica.
"Mi serve del tempo prima della terza domanda" dice lui appoggiandosi a dei servitori.
"Possiamo usare lo specchio nel mentre?" chiede Paul e lui un po' restio acconsente dicendo che andrà a riposarsi nell'altra sala.
Con noi rimane Philippe che ci guarda disisnteressato.
Io mi avvicino a lui e mentre mi appoggio alla parete Paul ha già scritto qualcosa sulla mano e sta già toccando lo specchio.
"Sai quello che stai facendo?" chiede Philippe e Paul sorridendo "No!" e tocca lo specchio
Passano trenta secondi e già non si regge in piedi. William lo prende e lo stacca di forza dallo specchio.
È stremato.
Paul non fa in tempo a dirci quello che ha visto e subito John ha la mano sullo specchio.
Arcer sembra sconsolato. "Qualcuno fermi questa follia" dice appoggiando la testa fra le mani.
Questa volta Jimbo afferra John pochi secondi dopo la sua caduta in trance, ma sembra che anche lui abbia visto qualcosa.
Mentre tutti cercano di far riprendere Paul e di trattenere John, il nostro compagno Joseph il bibliotecario ha la mano sullo specchio.
Mentre anche lui cade in trance e il suo corpo cede seduta stante alla fatica io chiedo ad Philippe: "Bello il giubbotto! È Pelle?" e lui: "Sì è molto bello ed è di pelle?", lo incalzo "Dove lo hai trovato?" e lui alzandosi "Non in questo tempo" ede sce dalla stanza.
Afferriamo Joseph che ormai stremato era crollato a terra, lo sepcchio è evidentemente troppo per la sua età.
Ci riprendiamo un po' tutti da quello che sta succendendo e Jimbo propone di andare a provare il treno. Subito William è con lui come quasi tutti gli altri.
Ma John, Anthony e io decidiamo di fermarci qui, vogliamo parlare con questo Philippe Arcer.

giovedì 18 marzo 2010

Il ritorno

Dopo la parentesi nel futuro ci ritroviamo nella nostra sede con delle "belle" novità.

Jimbo ha scoperto come funziona lo specchio, sappiamo che quando Faust sviene ci proietta in tempi e realtà che ci aiutano a capire e scoprire i nostri poteri col rischio però di rimanere intrappolati in queste realtà...

Ora dobbiamo decidere che cosa fare. Valutiamo tra le varie possibilità e decidiamo di divederci gli incarichi.

Io e Jimbo ci dedichiamo al recupero dei pezzi del treno, gli altri continuano ad indagare sulla morte dei due operai nelle catacombe.

Dopo circa 1 mese si sa che nelle catacombe c'è un mistero che aleggia, come un'ombra che non si sa cos'è e della quale nessuno vuol parlare.

Mentre i pezzi del treno sono stati quasi tutti recuperati. Già quasi. Mancano 4 ruote che sono state usate sul treno della prima metropolitana a Londra.

Così, senza esitazione, torniamo nella nostra Londra.
Scopriamo che sono cambiate molte cose. Nuove costruzioni hanno rimpiazzato quelle rase al suolo dai militari. Facciamo un giro per quelle che un tempo erano le nostre strade e ci assale un pizzico di malinconia.

Ma non abbiamo tenpo da perdere, siamo qui per uno scopo.

Andiamo a vedere questo strano treno che chiamano metroplitana e saliamo. Facciamo tutto i lpercorso parlando e facendo domande al loquace macchinista.
Così vediamo la galleria dove lo parcheggiano la notte. E' un posto appartato e incustodito; è presto deciso che, la notte stessa, avremmo preso le ruote.

Nel frattempo qualcuno di noi va a fare un giro per il porto per vedere de c'è ancora la cassa.
Con grande stupore scoprono che qualcuno l'ha rubata.
E non è la sola cosa che scoprono. Mentre si aggirano per i vicoli bui si sentono seguiti e scoprono ceh sulle loro tracce c'è un mostro umanoide.
Un paio di loro hanno un duro scontro con essa.
L'ultimo a lottare con questa creatura è John. La cosa sorprendente è che questo essere lo conosce, lo chiama per nome e chiede il suo aiuto.

Così, mentre alcuni portano le ruote in una locanda fuori città per poi portarle a Parigi il mattino seguente, altri si ridirigono al porto per cercare e aiutare questa creatura.

Oltre a lei ci sono anche dei militari che cercano di ucciderla ma, con l'aiuto di John, i militari vengono messi in fuga.

Così ci ritroviamo alla locanda con 4 ruote di treno e un essere mostruoso.
John ci racconta che è un suo ex commilitone, un certo Dustin, che si è trasormato così dopo la missione di recupero in Idia.

Il nostro breve ritorno a Londra è finito ma, di certo, non ce ne andiamo a mani vuote.

martedì 16 marzo 2010

Il volto nello specchio

L'orologio di Barker ferma il tempo...
Questo pensa Jimbo mentre osserva il grigio spazio immoto della città che il meccanismo dell'orologio ha cristallizzato in un tramonto interminabile.
Gli uccelli sopra la Senna sono bloccati in evoluzioni che sembrano essere scolpite da un abile mano.
Jimbo fa due passi.
Gli oggetti sono inamovibili, il tempo bloccato ne impedisce il movimento, anche se lui cerca di spostarli a forza.

Lo specchio sembra reagire al blocco del tempo e se Jimbo lo sfiora, come un metallico fiore, si apre e mostra il suo segreto: la possibilità di scrutare il mondo!
Basta pensare a qualcosa e lo specchio lo mosta.
Jimbo muove le lancette e lo specchio, docile, mostra ciò che è avvenuto prima e forse, se Jimbo lo volesse mostrerebbe anche quello che avverà dopo.
Ma l'uomo con la bombetta, tempo addietro, aveva detto di non giocare con il tempo, e Jimbo non vuole rischiare.

Mentre parla con gli altri di quello che ha scoperto il suo sguardo viene catturato dal vetro di una finestra, al suo interno sembra essere riflesso un volto.
E' solo un istante, ma Jimbo ne è certo, qualcuno li spiava!

Torno a scrutare il tempo con lo specchio, manda le lancette indietro fino al momento in cui ha intuito il volto nella finestra e lo vede.
Un volto d'ombra con profondi occhi rossi.
Gli occhi di un cacciatore.
Un brivido scende lungo la schiena di Jimbo.
Forse giocare col tempo ha richiamato l'attenzione di esseri che loro non possono combattere.
Jimbo osserva il volto e con sua immenso terrore, mentre tutto il tempo è fermo, l'essere si volta verso di lui!
Jimbo si stacca dallo specchio e fa riprendere il moto del tempo.
Mio dio, quella cosa non è vincolata la tempo!
Jimbo mette via l'orologio e si promette di essere molto, molto cauto.

mercoledì 10 marzo 2010

Il meccanismo del tempo

Continuo a controllare sui monitor quello che sta accandendo, ma una volta che i miei compagni sono entrati nella stanza non riceviamo più loro notizie e non osserviamo alcuna attività sospetta. Dopo un po' di tempo che sono fermo a non fare nulla decido di andare a vedere, prendo una pistola e mi alzo dirigendomi verso il corridoio. Così fa anche la nostra compagna, ma una volta sulla porta tutti gli schermi diventano neri e sull'unico rimasto acceso vi sono solo dei numeri: 4.00 - 3.59 - 3.58 - 3.57 - ...
Nella mia testa si palesa un pensiero che si tramuta in orrore, guardo l'orologio o mi precipito all'interno della stanza. Entro e davanti a me si apre un cunicolo scavato nella roccia e, senza chiedere ne come ne il perchè, mi fiondo all'interno di questo e finisco in una grotta. William giace morto e i miei compagni sono tutti presi da una discussione. Arrivo e li avviso che nella stanza comandi è comparso un countdown. Loro mi guardano rattristiti e mi spiegano come stanno le cose.
Nella stanza a fianco c'è un sorta di buco nero e sempre nella stessa stanza c'è un tipo che sprigiona un forte magnetismo, qualche volta anche repulsivo.
Decidiamo di parlare con questo tizio. Lui sembra quasi lobotomizzato e l'unica informazione che riusciamo ad avere è quella che il professore ha istallato delle cariche esplosive per tutta la struttura. Così il mio compagno Anthony si lega alla sua pistola e si getta nel buco nero, subito lo segue Joseph. Uno dopo l'atro sia Faust che John li seguono e così decido anche io di fare il salto.

Da allora solo il buio.


Il buoi si dirada e ci ritroviamo ancora nel labirinto. Faust sta ancora precipitando e noi siamo accerchiati da questi guardiani. Uno di essi ci chiede il motivo della nostra visita e noi diciamo di essere in cerca di Toropolis. Lui ci guarda e ci dice che non possiamo raggiungerla.
Facciamo delle domande a questo guardiano ma non ne caviamo un ragno da un buco, così lui ci dà due alternative, o rimanere qui per sempre o andarcene. Senza pensarci troppo prendiamo le nostre cose e torniamo a casa.
La troviamo Faust che dorme beato e una volta sveglio ci spiega che tutte le volte che lui sviene o si addormenta involontariamente ci fa ricordare momenti dimenticati delle nostre vite. Un po' quello che ci aveva detto Robert circa il linguaggio di Gea, ma da lì a capirci qualcosa il passo è lungo.

Mentre riflettiamo Jimbo nota che l'orologio di Barker diversamente dai nostri ha la possibilità di regolare l'ora.
Noi gli diciamo di provare e lui prova, insistiamo e lui ci risponde che lo ha già fatto.
Il tempo si è fermato quando lui ha staccato l'orologio ed è ripartito quando lo ha riattaccato, ma noi non ce ne siamo minimamente accorti.

Jimbo si alza e fa alcune prove e dopo una di essa torna con la barba. Noi un po' allarmati gli chiediamo che cosa è successo e lui ci risponde: "Ho capito come funziona lo specchio"

martedì 2 marzo 2010

La base nei ghiacci

Polo Sud - Novembre 2009
Jimbo si risveglia con l'acqua calda che gli brucia le mani.
"Sembra che funzioni tutto.."
La ragazza alle sue spalle è vestita con abiti da esplorazione antartica.
Il labirinto è solo un vago ricordo, come un sogno.
Adesso Jimbo è nel 2009 e sta cercando risposte alla morte di alcuni esploratori.

Per tutto il gruppo il 1863 nn è altro che un vago sentore che rimane in fondo al cervello.
Come un fugace ricordo di un'altra vita.

La spedizione ha lo scopo di capire chi, o cosa, ha ucciso 11 scienziati che si trovavano nella base antartica.
Hanno solo pochi indizi:
Primo: il capo spedizione, il dott. Lewis, sembra essere impazzito ed ha sfogato la cosa in una sorta di grafomania che lo ha portato ha scrivere cifre e date sui muri del suo laboratorio.
Secondo: la spedizione era li per studiare un fenomeno magnetico che si origina sotto la superficie terrestre, a circa 100m di profontità.
Terzo: le registazioni audio identificano la presenza di un' "ombra" che i ricercatori sembrano avere visto aggirarsi nei corridoi
Quarto: I computer sono stati tutti formattati e tutti i dati della ricerca sono stati persi.

Esplorano la base e scoprano che è completamente vuota.
Attivano in sequenza le telecamere scoprono che a volte ci sono dei cali elettrici in alcune zone della base.
Durante questi cali elettrici nell0ochio delle telecamere appare un'ombra indistinta.
Qualcuno pensa a fenomeni magnetici, altri ad un virus informatico..

Tre di loro armati di coraggio si nascondono nei corridoi.
Appena i compagni li avvisano di un calo elettrico corrono nella zona per vedere se l'ombra esiste realmente.
La vedano!
John lancia una torcia di segnalazione nella sua direzione e la luce illumina il corpo fisico di un uomo.
E' il professor Lewis!
Appena lo vedono il professore scompare come nel nulla e torna la luce.

Controllano le registrazioni delle telecamere:
l'immagine non viene registrata correttamente, come se l'ottica non riuscisse a catturarla, ma la cosa più sconvolgente è che nel momento della scomparsa gli orologi delle telecamere sembrano avere fatto un salto di 19 secondi!

venerdì 19 febbraio 2010

Si ricomincia

Ancora una volta ci troviamo a misurarci con qualcosa di inaspettato e di sconvolgente. Che, sin dall'inizio, sta mettendo a dura prova le nostre capacità e la nostra resistenza.

Scendere nel cuore della Terra è qualcosa di molto difficile sia fisicamente che mentalmente. Passare tutto qul tempo nell'oscurità rpofonda, con l'aria quasi irrespirabile e nel quasi totale silenzio ha messo a dura prova le nostre menti. Se fossi sceso solo credo sarei impazzito.

Quello che abbiamo scoperto è a dir poco inquietante.
Un intreccio di scale che sembrano "muoversi" slegate dalle normali leggi fisiche e architettoniche. A cosa porterà questo labirinto? Da chi o da cosa vuole tenere lontani i più deboli o i meno coraggiosi?

Mentre ci stiamo facendo queste domande nell'incredulità dello spettacolo che si dipana davanti ai nostri occhi, John ci fa spostare la nostra attenzione su una persona che si profila all'orizzonte. Su una delle innumerevoli scale c'è in piedi un uomo. Dall'abbiglaimento sembrerebbe un monaco. Vesito con un saio, cinto da una corda e dei sandali ai piedi.

Il tempo di dare un'ultima ochhiata e poi capiamo che le nostre forze psicofisiche ci stanno abbandonando. Non possiamo fare altro che risalire.
Dopo una faticosissima e lunghissima risalita finalmente rivediamo la luce e ricominciamo a respirare aria buona. Ci abbandoniamo a un sonno pieno di incubi.
Poi ci rechiamo nell'agenzia e risporfondiamo nel sonno.

Al nostro risveglio un biglietto sotto la porta ci intima di stare lontani.

Ora, come sempre, dobbiamo decidere cosa fare.

martedì 16 febbraio 2010

Il Labirinto

Due settimane di tempo per sistemare la nuova casa fornita dal museo.
Due piani tutti loro per installare una nuova agenzia investigativa.
L’unico lavoro che sanno fare.
Ficcare il naso è il loro unico modo per tirare avanti.
Ficcando il naso Paul scopre una cosa interessante.
Durante uno scavo sono stati scoperti una serie di cunicoli sotto Mont-Parnasse.
Due operai sono morti in circostanze misteriose.
Visitano lo scavo.
Scoprono, nei cunicoli, un passaggio che scende in profondità.
Scendono.
Una scalinata antica li porta in un antro profondo sotto la città di Parigi.
L’oscurità è opprimente.
Qualcuno prima di loro è sceso ad esplorare i cunicoli.
Un esploratore di nome Jerarde La Valle ha passato un mese nel 1979 in quell’antro cercando una cosa che lui chiama “IL LABIRINTO”.
Dalle incisioni che La Valle ha inciso sul muro capiscono che il labirinto è abitato.
Ma da chi?
Trovano il labirinto e la loro mente ha un collasso.
Nel labirinto sembra che le dimensioni verticale e orizzontale si fondano e perdano senso.
E’ troppo.
Lasciano il labirinto incapaci di esplorarlo.
Troppe domande sul quel luogo li affliggono.

mercoledì 10 febbraio 2010

Casa, Dolce Casa

La grande stanza era tetra e cupa, illuminata solo da una candela posta su un antico tavolo in legno massiccio. L'uomo, assorto nel suo lavoro, parlava da solo.

Non è pazzo, ma quando è nervoso perchè non riesce a venir a capo di qualche problema, parla da solo. Un brutto vizio che si trascina da più di trent'anni. E passa..

"Maledetto Robert! Non sono ancora diventato pazzo, forse vecchio, ma non pazzo.. Sono stra sicuro di non aver messo io quell'orologio nella mia tasca e non ho idea di come ci sia finito, dato che anche i miei compagni erano sorpresi quanto me."

"Pffffhhhhhhhhhhhh!" "Sgrat, sgrat"
Il bibliotecario concentrato e assorto nei suoi pensieri soffiava la polvere e puliva nervosamente le copertine di alcuni testi antichi. Intanto la sua mente vagava agli avvenimenti
degli ultimi tempi.

"Vabbè, a quanto pare, d'ora in poi dovrò abituarmi a stranezze di tutti i tipi; e forse stranezze ancor peggiori di quel felino maledetto che mi voleva far diventare un involtino."

Una mano gli andò inconsciamente al petto, dove il lungo taglio trasversale si stava lentamente cicatrizzando. In effetti la sua è stata proprio una brutta avventura.

"le cose ora sembrano comunque andare per il meglio, o no, mio caro e vecchio Roger?"

Il gatto sollevò il capo, lo guardò con aria assonnata, agitò la coda e riprese a dormire.

"E comunque è stata geniale l'idea di chiedere l'uso del palazzo antistan
te il Louvre al direttore del museo. Ho dovuto lasciargli quel bellissimo pugnale d'oro e la punta di lancia della prima era, ma amen. Grazie a quel posto avremo accesso diretto ai sotteranei e alle stanze che utilizzeremo come base per le nostre operazioni - quali che siano ... mi sembra che si brancoli un po' nel buio con le idee.."

Sospirò passando al volume successivo.

"Ehi! Questo libro è proprio conciato male.. altro che pulizia, bisognerebbe trascriverlo.. Ma temo che nel prossimo futuro non avrò troppo tempo da dedicare ai miei amati libri."

"MEEEOOOWHHHHHHHHHHHH!"
Il gatto strillò e scappò sotto uno scaffale quando un piccolo scopino dal manico ricoperto da sottili lacci di cuoio lo colpì in pieno sulla testa:

"Roger! Maledetto pelandrone! vattene a cacciare i topi che mi rosicchiano i libri al posto di poltrire tutto il giorno!"

Mentre il gatto lo stava osservando in cagnesco con le orecchie tese, il vecchio studioso iniziò a sistemare i libri su uno scaffale vuoto e polveroso lì vicino.

"Bisogna trovare una soluzione: dobbiamo inventarci il modo di ottenere informazioni a livello planetario e quasi in tempo reale.. e direi che senza i mezzi strambi che hanno i miei nuovi compagni, sia proprio impossibile.. Ed il bello Roger è che manco loro sanno in che modo farlo!"

Il felino in tutta risposta soffiò nella sua direzione e, come se volesse volutamente ignorarlo, dedicò tutti i suoi sensi acuti e la sua attenzione ad un movimento sotto le assi del pavimento.

"Si potrebbe.. si potrebbe fare.. No! che non si potrebbe, maledizione!"

E rimase assorto nei suoi cupi pensieri e nel suo lavoro finchè la candela non si spense in uno sfrigolio..

martedì 2 febbraio 2010

Un nuovo capo?

Dopo aver ulteriormente indagato capiamo che non possiamo uccidere il guardiano e che, forse, il solo modo per far tornare il villaggio alla sua vita tranquilla è quello di far allontanare le due persone a cui il guardiano da la caccia. Il maniscalco e il bibliotecario.
Loro sono le sole persone che hanno toccato la stele senza averne il permesso e quindi sono una minaccia da eliminare

Così parliamo col maniscalco e col borgomastro e, anche loro, convengono con noi su questa soluzione.

Nel giro di qualche ora il maniscaclo è diretto a nord sul suo carro con la sua famiglie.
Noi invece ci rechiamo alla stazione del villaggio vicino e, dopo una breve consulto decidiamo tornare in Austria da Robert l'orologiaio.

Dopo qualche ora di treno in cui cerciamo di recuperare le energie, arriviamo a Vienna. Il locandiere vuole essere certo della perdita della sua locanda e così è.
Quindi ci rechiamo da Robert con il solito nugolo di domande che ci attanaglia la mente.

Quando arriviamo alla casa siamo subito colpiti dalla torre dell'orlologio che svetta al centro.

Ci faciamo annunciare e veniamo indirizzati proprio verso la torre.
Quando iniziamo a salire le scale quasi tutti noi dell'agenzia, iniziamo ad avere strani malori.

Ci rechiamo in uno studio con Robert e, quando gli chiediamo dei malori, dice di non conoscerne la causa ma è palese ceh stia mentendo.
Gli raccontiamo l'accaduto e lui si presenta con un antichissimo tomo scritto nell'antica lingua egizia. La stessa che parlava il guardiano.
Ci spiega chi e cosa sono i guardiani, di questa lingua antica delle porte che conducono a Gea e, da quel che sembra, sa molto più di quello che ci dice.
Come al solito e come accadeve con Barker, l'uomo con la bombetta... la maggior parte delle noste domande cade nel vuoto.
Forse ci sono cose che non siamo pronti a conoscere, o forse la nostra sete di conoscenza è il loro modo di tenerci al loro servizio.

Con Barke fuori gioco sarà Robert il nostro nuovo vapo?

venerdì 29 gennaio 2010

Il Guardiano


La mente dell'essere non è costruita per pensare in maniera filosofica o morale.
La mente dell'essere è fatta per pensare a difendere.

Quando l'uomo tocca la stele la mente del guardiano si attiva e lui, dopo anni torna ad aprire gli occhi.
Il richiamo della pietra è un grido che gli spezza la mente.
Sente la pietra che vuole essere usata e lo urla senza ritegno.
Lo urala a orecchie umane che non possono sentire il suo grido.
Non è così per le orecchie dell'essere.
Un rapido movimento e il muschio che copriva il suo corpo si sbriciola.
Erano anni che era immobile, in attesa che servisse di nuovo.
Pochi balzi ed è nei pressi della roccia.
Ci sono due uomini che parlano.
Uno dei due tocca di nuovo la roccia e questa urla di nuovo.
Il grido ferisce l'essere per metà uomo e per metà gatto.
Nei suoi occhi le figure dei due sono avvolte da un alone rosso.
Rosso è male, rosso è non la puoi toccare.
L'essere si muove senza alcun rumore e arriva a pochi passi dai due.
La foresta difende la sua figura e le ombre della sera lo celano agli sguardi distratti dei due.
Un nuovo urlo.
Un balzo ed è tra i due.
Rimane immobile.
I due uralano e scappano.
L'essere prova un fendente ma va a vuoto.
Uno dei due spara.

Deve aver pensato:
Ce la posso fare, sono quasi al villaggio.
Già deve avere pensato così.
Adesso che è riverso nel canalone, sventrato da due colpi di artiglia sa che quello che ha pensato era sbagliato.
L'essere lo annusa e lo osserva.
Nessun alone.
Nessun alone è minaccia cessata.

L'altro uomo arriva a casa, chiude la porta di colpo e la spranga.
Non dovevamo andare li!
Le ossa, eccoco cosa erano, un avviso.
Mio dio che mi succederà adesso.
Dio mio, fa che non mi torvi!

mercoledì 27 gennaio 2010

Prede o cacciatori?


Si va a Caccia

La creatura che ci siamo messi a cercare è qualcosa di strano.
Fino a qui non c'erano dubbi, ma di cosa si tratti realmente non lo sappiamo ancora.
Ci sembra strano che si tratti di un lupo, le artigliate ci indicano un'altra fiera.
Magari un orso, o una qualche strana bestia uscita da qualche parco zoologico.
L'unica cosa che sappiamo che è molto grande.
Decidiamo di tornare al villaggio per passare la notte.
Ci barrichiamo nella locanda insieme a tutta la poca popolazione del villaggio. E mentre cerchiamo di riposarci il più possibile in questo nostro fortino improvvisato riceviamo una sorprendete visita.
John dice che c'è qualcosa vicino al villaggio.
Guardando bene vediamo una figura umanoide sul limitare del bosco.
Il militare, più svelto di tutti noi a prendere decisioni, con un pezzo di carne si arrampica sul tetto.
Dopo aver gettato la bistecca nei pressi dell'essere e dopo che questo non si interessa a essa fa esplodere un colpo dal suo fucile.
Colpito in pieno l'animale due di noi, Jimbo e Antony, scendono e cercano di avvicinarsi all'essere. Sembra un incrocio tra un animale e un uomo.
L'essere proferisce parola in una lingua a noi incomprensibile e poi sparisce nella foresta.
Alla mattina parte la battuta di caccia.
Con i cani e alcuni del villaggio ci inoltriamo nel bosco.
Dirigendoci verso le montagne troviamo un a sorta di recinto composto da corde a cui sono appese ossa umane.
I villani e i cani non vogliono proseguire oltre, dunque decidiamo di proseguire da soli.
Camminando avanti a noi troviamo dei menhir. Su uno di essi riusciamo a riconoscere i simboli e il disegno di una porta come quella da noi trovata nel deserto dai due soli.
Mentre Arold e il nostro fido archivista analizzano questa pietra io, Jimbo e William torniamo al villaggio a fare provviste per la notte, ma durante la nostra assenza succede il finimondo.
Dai racconti di Faust riusciamo a ricostruire i seguenti avvenimenti.
È cosparsa la creatura. Un incrocio tra un gatto e un uomo. Un essere veramente strano.
Questo si avvicina all'archivista, senza calcolare minimamente gli altri nostri compagni.
Tutti stanno fermi. Vogliono cercare un rapporto pacifico con la creatura.
Tutti tranne l'essere che colpisce con una zampata il nostro compagno. E qui John più veloce che mai risponde al colpo con la sua pistola.
Inizia il combattimento in cui John con l'aiuto della corda di Antony riescono ad avere la meglio. Ma la creatura sembra non subire troppo i colpi.
Sembra rigenerare le sue ferite. Così Arold, Faust e l'archivista fuggono verso il villaggio.
Stanotte credo che ci sarà lo scontro.
Le uniche notizie che riusciamo ad avere sono le seguenti.
La creatura parla in una lingua che sembra essere molto antica.
Sembra che protegga la porta.
Attacca solamente l'archivista.
I dubbi si aprono strada nella nostra mente, ma, mentre ognuno di noi fa le proprie congetture, carichiamo i fucili in attesa di una notte di fuoco.

martedì 19 gennaio 2010

Cadere in una nuova vita

È strano come la vita ti giochi dei brutti scherzi. Un giorno stai gestendo la locanda dei tuoi sogni e quello dopo sei a prendere fucilate degli zombie.
Ieri servivo birra e abbacchio, ora cammino in un deserto.
Ma non è un deserto normale.

Già, perchè quando il mio nuovo amico Antony ha preso in mano la maschera del faraone ed essa si è sbriciolata tutto è cambiato.

Tutti i tesori spariti, gli zombie con loro e il mio orologio ha smesso di funzionare correttamente. Decidiamo di uscire attraversio il passaggio del muro e ci troviamo in un deserto.
Nulla di strano fino a qui, finchè qualcuno di noi alza gli occhi al cielo e vede due soli.

Ebbene sì, due soli.

Non so dove sia comparso l'altro, non so che cosa sta succendendo.
L'unica cosa che so è che fa stramaledettamente caldo e avere due soli non aiuta affatto.

Camminiamo nel deserto per circa due ore in direzione delle montagne quando avvistiamo un oasi. Per fortuna non è un miraggio, è tutto vero. Corriamo verso l'acqua e le palme.
Ci riposiamo un po', beviamo, recuperiamo le scorte d'acqua e mangiamo delle noci di cocco. Finalmente un po' di pace o almeno così sembrava.
Mentre William si stava bagnado i piedi ecco che alcuni tentacoli tutti neri escono dall'acqua e cercano di afferrarlo senza riuscirci.
Ci allontaniamo subito da questa pozza che sembrava il paradiso, ma poteva trasformarsi nell'inferno.

Riprendiamo il nostro viaggio verso le montagne. Sulla nostra strada sembra che le dune siano in realtà piramidi ricoperte, ma non riusciamo ad approfondire il discorso.

Finalmente riusciamo a raggiungere le montagne, che per nostra sfortuna si dimostrano essere un costone verticale lunghissimo che non lascia speranze di scalate.
Mentre discutiamo sul cosa fare alcuni di noi esplorando il dintorni trovano due statue di Anubi, il dio dei morti egizio. Abbiamo trovato qualcosa che ricorda il nostro mondo.
Ci fermiamo a riposare ai piedi di una di queste statue quando si mostrano davanti a noi dieci figure uomanoidi tutte bardate di vesti per non fare passare la sabbia, del tutto simili ai nostri beduini, ma alte quatro metri.
Questi estraggono un diapason gicante e lo perquotono. Cinque di noi cadono storditi mentre io e altri due miei compagni riusciamo a resistere a quel suono. Queste creature non capiscono la nostra lingua noi non capiamo la loro, ma ci fanno intendere che dobbiamo seguirli.

Attraversiamo insieme a loro il deserto a bordo di lucertole giganti e ci portano in una piramide nascosta dalla sabbia dove ci fanno accomodare in una stanza.
Siamo finiti in una sorta di carcere.
Ad un tratto uno di loro ci "chiama" per "parlare" con noi.
Il nostro archeologo cerca di comunicare attraverso ideogrammi da lui conosciuti.
Questi sembrano capire, o meglio sembrano averli già visti, e ci conducono dove ci sono questi segni.
Prima in una sorta di anfiteatro dove, nel centro, è riprodotta una serie di simboli che ai miei amici dicono qualcosa mentre a me non dicono assolutamente nulla.
Poi a una colonna su cui è raffigurata una porta con delle scritte.
I miei nuovi compagni discutono mentre passa l'intera giornata;alla fine tramontano entrambi i soli e Arold dice delle parole.
La porta diventa traslucida, come di lego.
Lui la tocca e sparisce.
Gli altri fanno lo stesso.
E io non posso fare altro che imitarli.

Apro gli occhi ed è notte, siamo in una foresta e non troppo lontano c'è un villaggio.
Il sole quando sorge è uno, siamo in Germania e siamo nel 1863.
Finalmente a casa.

La Locanda

Robert pensa:
Chissà cosa farebbero se li portassi davvero alla piramide...
E la locanda svanisce.
Nessuno nota l'assenza di quello che fino a prima c'era sempre stato, nessuno ne serba il ricordo.
Per tutti li, la locanda non c'è mai stata.

Il vento spazza la sabbia sulle pareti della locanda che oramai è abbandonata e vuota.
Dentro le sale che fino a poche ore prima erano gremite di gente adesso c'è solo il silenzio.
Il silezio e la sabbia.
Lentamente e inesorabilemte la sabbia inizia a consumare le parti.
I cardini di metallo della porta sono i primi a cedere, consumati delle stagioni.
La travi che reggono i piani superiori lentamente si seccano e le tempeste di sabbia le spazzano, fino a farle cedere.
Le tegole del tetto vengono strappate via e disperse lontano, sulle dune.
In pochi anni della locando non rimane che un guscio di vecchie assi spezzate e sparse.

L'uomo avvolto negli abiti neri ferma il cammello e guarda il GPS.
Dovrebbe essere qui.
Procede per qualche passo, fino a che il suo stivale non colpisce le assi coperte di sabbia.
Bingo!
Toglie lo zaino e ne estrae un vecchio PC portatile, un paio di candele bitorzolute e nere e una manciata di monetine di rame.
Accende il PC.
Accende le candele e dispone le monetine di rame a cerchio attorno al computer.
Le dita fanno suonare i tasti del computer con un ritmo quasi ipnotico.
Poi le luci delle candele iniziano ad aumentare di intensità.
L'uomo vestito di nero si ferma e si toglie la stoffa che protegge il suo viso.
La sabbia del deserto si alza per una folata di vento.
I suoi occhi osservano il vento aumentare di intensità fino a formare un vortice e dal vortice iniziare ad emergere una forma di legno.
La locanda inizia a riprendere forma.
Che bastardo funziona davvero!
Chiude il PC e rimette tutto nella sacca.
Risale sul cammello e prende un cellulare dalla sella.
"Signore, ho fatto. Non credevo che..."
Pausa di silenzio
"Certo, come vuole."
Mette via il cellulare ed inizia ad allontanarsi.

giovedì 14 gennaio 2010

La tranquilla vita di un oste di città

Oramai ci sono dentro fino al collo.
Sono caduto in questo mondo strano insieme a questi stranieri e devo trovare per forza un modo per uscire da questo mare di merda.
Ma un detto diceva che non sempre chi ti mette nella merda lo fa per farti del male, mentre non sempre chi ti toglie dalla merda lo fa per farti del bene.
Non lo so, ma l'unica cosa che ho in mente ora è quella di tornare a Vienna per essere risarcito della mia locanda.
Ma prima devo trovare un modo per uscire da questa tomba e tornare a casa dall'Egitto. Sì, sono in Egitto.
Fino a qualche ora fa stavo chiudendo la mia taverna a Vienna, che mi è costata tanta fatica, e ora mi ritrovo a uccidere dei mostri in un'antica tomba egizia, mentre la mia taverna è finita in mezzo a un deserto.

Ma andiamo con ordine.

Ieri sono arrivati degli inglesi nella mia locanda a Vienna.
Hanno chiesto di Robert, un fabbricante di orologi della zona, e si sono dati appuntamento alla mia taverna.
Questi non la finivano di parlare con Robert.
Parlavano di tizi a me sconosciuti: Barker, Bourden, Elisabeth, Franklin, uomini pelati, santoni indiani.
Parlavano di città grige e di porte.
Mostri, vermoni e dei.
Non ci capivo niente, non che abbia ascoltato molto, ma non erano cose a me molto comuni. Sta di fatto che questi tizi decidono di andare in Egitto.
Bene, buon per loro.
E invece dopo pochi istanti mi ritrovo in Egitto con questi straniere e con tutta la mia locanda, letteralmente sradicata dal suolo viennese e finita nel deserto.
Che razza di magia o stregoneria abbia potuto fare questa cosa rimane a me oscura.
Ma ora sono qui.
Non mi resta che seguire questi stranieri.
Imbraccio il mio fucile e li seguo.
E subito finiamo in una tomba dimenticata da Dio e dagli uomini.
Superiamo trappole e arriviamo al sarcofago.
E lì ci accolgono calorosamente dei mostri.
Scheletri, zombie o non so diavoleria siano.
Sta di fatto che o li facevo fuori io o loro facevano fuori me.
Allora grazie al mio fucile ne ho stesi tre.

Ora non mi resta che tornare a casa.

Ma da quello che ho capito non è per nulla facile.
Adesso devono spiegarmi che cosa è successo.
Non ci sto capendo niente in questo immenso mare di merda.

giovedì 7 gennaio 2010

Bene o Male?

Sogno 1
Come primo passo la squadra cerca di ritrovare Barker.
Faust entra di nuovo nei suoi sogni e scopre che è ancora nella città.
Qualcuno lo insegue ma Faust non riesce a capire chi.
Barker si nasconde in un enorme palazzo di vetro.
Nella sommità del palazzo una stanza piena di specchi, ne manca solo uno!

Sogno 2
Faus cerca Elisabeth ma non la trova.
Al suo posto trova un uomo, alto e calvo.
La sua statura supera i due metri, e anche lui è un viaggiatore onirico.
Dice che è lui a tenere Elisabeth nascosta, e che non la lascerà andare dalla città perchè c'è gente che la cerca, gente che cerca il figlio che li porta.
Parlare con lui è una fatica immensa per Faust e le sue enrgei finiscono in breve e si risveglia.

Decidono di andare a parlare con Arold nel futuro.
Lui non invecchia, quindi nel 2012 sarà ancora vivo.
Decidono che lui nel 2012 sarà a Notre Dame e così convincono l'uomo con la bombetta a farli attraversare la porta.
William resta con Barker cheè ancora incosciente.

Trovano Arold, è come aveva detto a Notre Dame.
Nella chiesa ci sono diverse opere d'arte, libri e altre diavolerie che un equipe di persone sta conservano e restaurando, forse per sottrarle alla follia che c'è fuori.
Arold si trova in penombra e non si fa vedere volentieri, mostra solo per un atimo il suo volto invecchiato per fare capire che è davvero lui.
Dice che Barker ha fatto bene a fare quello che ha fatto.
Dice che il mondo aveva bisogno di questo perchè la gente messa davanti all'orrore da il meglio di se e alcuni riescono addirittura a scoprire che sanno fare cose che pensavano incredibili.
Lo scopo dell'organizzazione era portata a galla i poteri dei singoli, per formare un gruppo che potesse mostrare la via ad altri...
John sembra dare ragione all'Arold del 2012: il mondo è pieno di periodi neri che sono il modo che ha l'umanità per rialzarsi gli altri però non sembrano convinti.
Che sia un bene o un male la mossa di Barker?